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Libri e Trattati.
In questo capitolo non si troveranno libri che trattano solo il clarinetto ma anche testi da me caldamente consigliati, anche a musicisti già con una certa preparazione, che affrontano altri argomenti. Indubbiamente questo è uno dei capitoli destinati ad essere aggiornati col tempo. Nei testi qui citati si può scendere nei particolari su argomenti che tratterò volutamente in maniera poco approfondita per non "scopiazzare" questo o quel trattato.
Un libro che approfondisce bene le problematiche del strumento è senza dubbio
"Il Clarinetto" di Jack Brymer (clarinettista classico di livello internazionale) edito da
Franco Muzzio & C. Solo una pecca: il taglio "classico" che l'autore dà al libro pur dimostrando una grossa apertura mentale e preparazione. All'interno del libro si può trovare anche un elenco di altri trattati che parlano del clarinetto nello specifico o dei fiati in genere. A tale scopo citiamo:
"Le origini del Clarinetto" di A.Gabucci
"The Clarinet" di O. Kroll
"The Clarinet" di F. G. Rendall
"Clarinet and Saxophon Expirience" di S. Richmond
"The Twentieth Century Clarinettist" di A. Siegel
"The clarinet and Its Music" O. Street
"The Art of Clarinettistry" di W. Stubbins
"Storia degli strumenti musicali" di C. Sachs
"Woodwind Instruments and Their History" di A. Baines
"Clarinettist’s Compendium" di Daniel Bonade, G. Leblanc
Corporation. "Cambridge Companion to the Clarinet" by Colin Lawson, Cambridge
University Press. "The Clarinet and the CLarinet playing" by David Pino,
Dover Pubblications. "Clarinet Acoustic" by O. Lee Gibson, Indiana
Press. "Making Clarinet Reed by Hand", By Walter Grabner disponibile sul sito
www.clarinetxpress.com
Bisogna subito fare una considerazione: a differenza di altri strumenti musicali molto utilizzati nel jazz, per il clarinetto è veramente difficile reperire dei metodi per il jazz e la musica moderna specifici per lo strumento. Di conseguenza lo studio sul moderno, per quanto mi riguarda, diventa una
fusione tra metodi classici (per la tecnica in genere), metodi per altri fiati
(preferibilmente per saxofono) ed un piano di lavoro personale creato su misura per le proprie esigenze musicali.
Per avvalorare questa tesi vorrei ricordare che molti grandi clarinettisti di ieri e di oggi hanno una matrice classica, infatti:
Benny Goodman aveva suonato in duo con Bartòk Béla e aveva inciso il concerto di
Mozart diretto da Toscanini ed inoltre anche Eddie Daniels
spesso concede grandi performance classiche sia in incisione che in
concerto, senza dimenticare certo Woody Herman o M. Portal.
Per quanto riguarda i metodi per il classico elenchiamo ora il programma ministeriale dei Conservatori italiani che, in linea di massima, è:
"Metodo per clarinetto" di Magnani (ottimo per formare tecnicamente chi parte da zero e portarlo sino ad un livello intermedio)
"Metodo Completo per Clarinetto" di Klosè
"Metodo per Clarinetto" di Lefèvre
"21 Capricci" di Gambaro Ed. Ricordi
"20 Studi di Genere e di Meccanismo" di Klosè
"12 Capricci" di Gambaro Ed. Ricordi
"30 Studi in tutte le tonalità" di Muller
"12 Capricci in forma di Studio" di Blatt
"20 Studi Caratteristici" di Klosè
"12 Esercizi" di Barmann
"24 Studies in all tonalities" di Stark Ed. International Music Company
"30 Capricci" di Cavallini Ed. Ricordi
"10 Studi di Perfezionamento" di Marasco Ed. Ricordi
"Dix études-caprices de grande difficulté" di Magnani Ed. Alphonse Leduc
"24 Virtuosity Studies Opus 51" di Stark Ed. International Music Company
"16 Studi Moderni" di P. Jeanjean Ed. Alphonse Leduc editore.
Gli ultimi sei libri richiedono delle prestazioni tecniche-meccaniche molto avanzate. Due
considerazioni vanno ancora fatte: la prima è che questo programma viene ampliato da altri libri di tecnica ancora più avanzata, da libri per la lettura a prima vista ed il trasporto, da estratti di melodrammi e sinfonie da cui prendere i passi "a solo" da studiare, da brani del
repertorio solistico del clarinetto; la seconda considerazione è che è molto triste notare che in questo programma si esalti solo un'estetica fondata su un virtuosismo spesso fine a se stesso a discapito si uno dei pregi più grandi dello strumento ovvero la voce e la capacità melodica (vedi le Sonate di Brahms).
Per il resto non è certo mia intenzione andare oltre un semplice accenno
ad un programma comunque destinato a cambiare e sicuramente non utile più di
tanto ad un sito focalizzato sul jazz. Qui, come detto, anche se poca musica, si
può trovare ciò che può servire per quella preparazione tecnica che si accennava
prima.
Per quanto riguarda il jazz ed il "moderno" in genere dovrà essere stesso lo strumentista, meglio se già abbastanza preparato tecnicamente e teoricamente, a crearsi col tempo uno studio che unisce libri per altri strumenti e un piano di lavoro modellato per se stessi e per i traguardi che ci si prefigge. A tale scopo vorrei sottolineare che: il sax come strumento ad ancia semplice battente è il più vicino al clarinetto; ci saranno poi
lezioni in cui esporrò il mio piano di lavoro sul "moderno" ed il mio approccio all'improvvisazione.
Per ora posso sicuramente segnalare la catena "Play-A-Long Book & Recording
Set" di Jamey Aebersold (su cui io e tanti jazzisti abbiamo studiato e studiamo ancora) dove, tra le decine e decine di volumi, si può lavorare sui
II-V7-I in tutte le tonalità, su i blues maggiori e minori
in tutte le tonalità, i "rhythm change" in tutte le tonalità oltre ad una grandissima serie di volumi dedicati alle composizioni dei maestri del jazz eseguite da veri grandi musicisti.
Tra i tanti libri di "pattern" per i diversi strumenti, suggerirei "Pattern
for Improvvisation" di Oliver Nelson (Noslen Music Company). Sempre
di Aebersold: "Charlie Parker Omnibook", temi e soli di "Bird" con
accordi il tutto disponibile in "C", "Bb", "Eb" e ottimi per approfondire ed
assimilare un tipo di "linguaggio" ed accenti che appartengono ad un concetto
(come lo chiama Nelson) melodico-legato del jazz che non può essere, a mio
avviso, superficialmente riassunto e ridotto ad una figura ritmica come croma,
punto e semicroma.
Per
chi poi ha già un'ottima padronanza di accordi, scale, arpeggi e modi può
allargare la sua conoscenza ed aggiungere altri "colori" alle sue sonorità
magari direzionandosi su approcci più dissonanti e con più tensione studiando il
libro: "A Chromatic Approach to Jazz Harmony and Melody" di
David Liebman, ed. Advance Music.
Per quanto riguarda lo studio extraclarinetto ci saranno maestri di Armonia e
Composizione, di Storia ed Estetica della Musica, di Didattica della Musica
che sicuramente vi potranno consigliare meglio di me su testi che affrontano l'armonia, la storia e la cultura musicale in genere. Per ora mi sento solo di segnalare un trattato che ho scoperto grazie all'amico
M° Mario Buonafede (ottimo pianista e didatta). Il titolo è: "Elementary Training for
Musicians" di Paul Hindemith edito da Suvini Zerboni-Milano
col titolo "Teoria Musicale e Solfeggio". Ottimo per formare
l'orecchio, il senso ritmico, la cultura e la preparazione degli allievi.
All'avanguardia, allora (1946) come oggi rispetto ai programmi di
Teoria e Solfeggio dei conservatori, è estremamente stimolante sia per gli allievi che per gli insegnanti a cui è dedicata tutta la seconda parte formata da esercizi che stesso il maestro deve suonare al pianoforte o cantare per far esercitare gli allievi sul dettato melodi e ritmico. Tutta una serie di concetti espressi dall'autore già nella prefazione, il piano di lavoro basato sulla continua esecuzione cantata e suonata, ritmica e melodica, con gli altri allievi e
con l'insegnante il tutto basato sulla sua esperienza diretta alla Yale
University, ne fanno un metodo estremamente attuale che dovrebbe avere molto più spazio e dovrebbe essere studiato anche da musicisti già con una certa esperienza.
Infine, per gli "artisti" che vogliono leggere qualcosa di "filosofico", consiglio:
"Musikalishe Haus und Lebensregeln" ovvero "Regole di vita per il
musicista" di Robert Shumann a cura di Bruno Rossi edizioni musicali
Pizzicato. Qui si troveranno tanti consigli e risposte alle problematiche che accompagnano il musicista da sempre.
Ottima, poi, anche una delle migliori riviste dedicate al clarinetto: "The
Clarinet", magazine trimestrale frutto di ICA (International Clarinet
Association) organizzatrice, tra l'altro, anche del Clarinetfest. Altre riviste sono "Clarinet & Saxophone" by the
English clarinet Association (www.clarinetandsaxophone.co.uk).
Si segnala inoltre il
sito: "The
Clarinet Pages" www.sneezy.org/clarinet
ed
il libro "The rough Guide to Clarinet" by Hugo Pinksterboer, Pubblished
by Rough Guides LTD dove si possono trovare molte informazioni e consigli utili
anche a professionisti oltre ad una buona tavola per le posizioni e glossario
presenti anche sul sito www.tipbook.com
La Respirazione
Questo è un argomento troppo spesso trascurato dagli insegnanti e dagli allievi.
La verità è che respirando bene sicuramente ne giovano le nostre prestazioni musicali e non solo.
Tutto ciò sembra ovvio, ma nessuno lo insegna perchè non gli è stato insegnato e, alla fine, si lascia al caso la risoluzione del problema o ci si autoconvince che quei movimenti di stomaco che facciamo mentre suoniamo sia un utilizzo
corretto del diaframma.
Lì dove è possibile, consiglio ai miei allievi di frequentare qualche lezione da uno specialista che conosce queste tecniche utili specialmente ai cantanti soprattutto per salvaguardare le corde vocali. Si potrà così evitare di arrivare ad un certo momento della propria carriera dove ci si accorge che non si sfrutta a pieno il
diaframma pur avendolo utilizzato abbastanza bene sino ad allora.
Per esperienza personale, ci si accorge, arrivati a questo punto, che le prestazioni vengono compromesse dalla mancanza di fiato e dalla stanchezza e deconcentrazione che ne consegue. Consiglio dunque
quattro esercizietti che io stesso faccio tutti i giorni (anche solo un quarto d'ora al giorno) da eseguire
in piedi o seduti con la schiena ben dritta: inspirare con la bocca molto lentamente controllando che si gonfi la parte dello stomaco appena sopra il pube in maniera graduale e senza sbalzi, mantenere il fiato anche solo per dieci secondi e poi espirare sempre molto lentamente controllando che si sgonfi sempre gradualmente la zona del corpo sopracitata.
Gli altri esercizi non sono altro che variazioni di quest'ultimo dove si inspira prima col naso e si espira con la bocca oppure si inspira col naso e si espira sempre col naso. Altra variazione è quella dove si inspira col naso e si espira con la bocca emettendo questa volta un leggero sibilo: è importante
controllare che il suono emesso sia costante e che non abbia sbalzi dinamici o vibrazioni irregolari.
Questi esercizi, che sono solo una parte di un discorso più amplio, sono meno facili di quello che sembrano e, fatti bene, porteranno dei lievi miglioramenti già dopo qualche giorno.
Il corretto uso del diaframma è importante perchè è con esso che si eseguono gli accenti tipici del jazz (vedi Parker), si controlla meglio l'intonazione soprattutto degli acuti, si eseguono frasi con suoni omogenei tra loro, si suonano meglio i legati ecc.. Per un attacco molto dolce o piano, invece, meglio utilizzare i polmoni.
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