Lezione 18: Come non suonare come nessunaltro (+ o -). Da 3 a 5 miserabili e dolorosi anni di Wayne Kranz, 1998
trad. Francesco Bonfanti
All'inizio tutti vogliamo suonare come i musicisti che ammiriamo. Questo
è il modo in cui iniziamo il nostro percorso di crescita musicale: "imitando" ed
estrapolando da qualsiasi musicista si sia in grado di recepire qualcosa.
Solitamente, dopo che abbiamo provato a camminare
nelle scarpe dei nostri vari "idoli" per un certo numero di anni copiando i loro
licks (aka patterns), il look (certi casi relativi al periodo adolescenziale, altri
più gravi in quanto la causa è la mancanza o assenza di personalità...), il suono,
ò'approccio all'improvvisazione ecc...può capitare di accorgersi di desiderare un
modo più personale di suonare.
Questa sensazione si può manifestare in diversi modi che vanno dal semplice
disgusto nel suonare il riff di Country Love per la 71ma volta...al senso
di nausea nel sentire solo pronunciare il nome di quest'ultima. In dipendenza del
nostro coinvolgimento nella suddetta situazione è comunque possibile cominciare
a valutare il nostro stato d'animo e le nostre varie convinzioni sulla questione.
Tenendo quindi a mente questi fatti ho elencato qui alcuni suggerimenti.
Se sentite che nell'intera prospettiva il vostro modo di suonare è dettato
completamente dallo stile di altri musicisti è perchè comunque non c'è un cosiddetto
"modo" di suonare la chitarra. Personalmente mi sono trovato con Pat Metheny
nel 1980. No, lui non suonava
come me, ero io che suonavo come lui. Quando ho realizzato questo, non mi sono sentito
soddisfatto ed ho quindi smesso di ascoltare la sua musica. Questo rappresenta il
primo passo (che è più o meno la croce di questo articolo): il senso di tutto ciò
è che per avanzare di grado a un livello musicale superiore, è necessario lasciare
quello che amiamo, perchè ciò che amiamo non ci rende migliori. Tutto questo ci
porta indubbiamente in una sorta di prigione che tuttavia, in molti casi, stimola
la nostra creatività. Ora, diciamo di avere accettato e superato il primo punto
e che quindi avete "bruciato" tutti gli album dei vostri idoli e volete continuare
l'"esorcismo". Cos'altro quindi?
Secondo passo doloroso: considerare il proprio modo di suonare portandolo
oltre ogni contesto, analizzare ogni aspetto accuratamente, mettere tutto in discussione.
Cominciate con il suono, potreste variarlo in modo da non emulare i soliti clichè?
Cambiare tipo di chitarra? Cambiare amplificatore? Chiedervi se aggiungere al vostro
suono ulteriori effetti, unità di ritardo, più distorsione, se utilizzare un finale
a transistor o valvolare, vintage o avanguardia sonora? ecc...
Ponetevi in una posizione di apertura mentale in cui possiate decidere,
e iniziate a costruire il vostro contesto. Avere un proprio ensemble nel quale sia
possibile cambiare le composizioni, scegliere su ampio range di vari strumentisti,
elaborare l'arrangiamento delle composizioni sia originali che standard, in modo
che non si evochi costantemente il "nome" (lo stile...) di altri.
Considerate la vostra improvvisazione, le vostre linee separatamente dalle
vostre conoscenze accordali. Valutate se possono divenire più o meno bop, fusion,
rock, funk ecc...
Esaminare l'equilibrio tra gli elementi del vostro modo di suonare è un
processo reazionario. Si valuterà quello che avete in comune tra le vostre varie
influenze improvvisative e se ne abbandonerà il più possibile mantenendo solo l'indispensabile.
Niente è dovuto...l'unica cosa che l'ascoltatore si aspetta da voi è che
suoniate bene, non che suoniate come qualcun altro, anche se questo a volte è difficile
ricordarlo...
Bene, ora quindi avete considerato tutti gli aspetti positivi del vostro
modo di suonare e vi siete lasciati alle spalle tre note e un vecchio Cry Baby...
Terzo passo doloroso: tornate adesso al momento presente, guardandovi
dentro, fate un esame di coscienza e ricercate la vostra personalità musicale. Per
me fu la mia immaginazione ritmica, ma potrebbe essere qualsiasi cosa, piccola o
grande: un'armonia, uno stato emozionale, un colore, una melodia ecc...qualsiasi
cosa.
Una volta che avrete chiarezza nella vostra mente provate ad esprimere
questa nuova consapevolezza, musicalmente, rispetto a quanto detto sopra. Lavorate
su questo concetto sviluppandolo ed espandendolo il più possibile. Le parole non
possono descrivere dove questo vi può portare.
Se queste misure vi sembrano estreme, sarà comunque possibile valutare
e scegliere ciò che più si adatta ai vostri goal in ogni momento.
Un altro punto interessante su cui potete lavorare: piuttosto che copiare
un pattern da qualcuno che ammirate, provate a impiegare le "informazioni" che avete
conquistato e acquisito, utilizzandole nelle vostre improvvisazioni e applicatele
a tutte le strutture armoniche che vi si presentano.
In primo luogo quindi cercate di capire perchè vi piace quella linea, dopodichè
contestualizzatela e analizzate dettagliatamente il suo andamento melodico e ritmico
e i concetti armonici che vi soddisfano.
Provate a improvvisare tenendo sempre a mente questi concetti. Questo
è un ottimo modo di apprendere da altri musicisti senza necessariamente suonare
come loro. Cambiare direzione alle solite consuetudini improvvisative permette inoltre
ai nostri eventuali ascoltatori di apprezzare la vostra musica senza essere costantemente
rimandati a citazioni altrui e ai soliti clichè. Tutto questo non deve essere finalizzato
a sforzarci di evocare (senza il nostro controllo...) blues, jazz, rock ecc...nelle
nostre improvvisazioni. Semplicemente perchè questi idiomi sono, oggi, di dominio
pubblico. Imponendoci di suonare sempre un determinato stile, sentirò solo me stesso
di suonare con la voce di un altro specifico individuo.
Questo va ad interferire con la mia ricerca della verità, che fondamentalmente
è basata sul mio pensiero e sulle mie emozioni a riguardo di un determinato stile
e/o corrente musicale.