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Lezione 8: Timing: Suonare Avanti, Indietro o sul Beat
di Marcello Zappatore
marcellozappatore@yahoo.it

Ogni essere umano ha una sua interpretazione del timing unica e personale, ovvero un proprio modo di collocare le proprie note rispetto al beat o meglio rispetto a un'ipotetica ''griglia'' in cui dovrebbero esserci i posti ''esatti'' dove piazzare le note.

Prendiamo l'esempio di un'unica nota: anche concentrandosi nel piazzare la propria nota esattamente sul beat (sia esso il battito del metronomo o la pulsazione della band o il momento virtuale o immaginario in cui si dovrebbe trovare la nota se, per ipotesi, la facessimo suonare quantizzata ad un computer), ogni musicista tende a suonare (spesso sempre in egual modo) la nota leggermente avanti (cioè in anticipo) o dietro (cioè in ritardo) sul tempo. E' una cosa normale, biologica, che spesso rende anche più piacevole l'esecuzione (soprattutto se raffrontata alla freddezza di una sequenza midi o comunque quantizzata).

C'è da dire però che il suonare avanti o dietro rappresenta anche, a mio avviso, espressione di un proprio modo di essere dal punto di vista culturale e/o razziale; culturalmente parlando, noi europei abbiamo tutto il retaggio della musica classica (spesso votata al virtuosismo o comunque alla valorizzazione del singolo esecutore o gruppo di esecutori) che ci porta inevitabilmente a suonare avanti rispetto al battito del metronomo. Nell'ambito invece della musica africana (e di tutto ciò che da essa deriva), l'esperienza musicale è un'esperienza di gruppo che si impronta alla condivisione, in cui è molto labile la separazione tra esecutori e pubblico (differenza fortissima rispetto all'elitarietà di buona parte della musica classica), e in cui è importante godersi il momento della comunanza musicale affinché duri il più a lungo possibile: è per questo che è molto probabile che un nero, anche istintivamente, vada dietro (in ritardo) rispetto al beat.
Per quanto riguarda il punto di vista razziale, avete mai notato la differenza che c'è nel modo di camminare di un nero e di un bianco? Si tratta di una pesante generalizzazione, però in linea di massima una persona bianca cammina con passi stretti e rapidi, come a volersi sbrigare, mentre un nero si molleggia su falcate più ampie e meno frequenti. Probabilmente anche questo fattore porta una persona ''non europea'' a collocarsi dietro rispetto al beat.

Ora non vorrei essere accusato di razzismo al contrario, però credo che almeno da questo punto di vista (e non solo) abbiamo tutto da imparare dai neri, per il semplice fatto che tutta la musica che si suona (eccezion fatta per la musica classica, che comunque oramai è più che altro un'esperienza archeologica) deriva -soprattutto ritmicamente - dal blues afroamericano: il jazz deriva dal blues, il pop deriva dal blues, il rock deriva dal blues, il metal deriva dal blues (anche se tutti questi macrogeneri hanno mescolato la matrice del blues con elementi armonici o melodici - poco spesso ritmici - del mondo classico). Dunque è bene essere in grado di suonare dietro il beat con naturalezza, e ciò richiede un grandissimo lavoro dato che noi italiani nasciamo con una propensione più o meno elevata ad andare in anticipo rispetto al beat.

C'è da dire anche che spesso si suona avanti (prima del beat) quando si è nervosi o quando ci si trova al cospetto di un passaggio di un brano in cui si ha paura di sbagliare: il timore dell'errore ci induce a suonare nervosamente e più in fretta (a ''correre'') come se non vedessimo l'ora di superare quel momento: ciò capita sovente ai musicisti alle prime esperienza in studio di registrazione o alle prime esperienze davanti a un pubblico. Spesso si suona avanti anche quando non si è soddisfatti dal proprio suono (magari per problemi tecnici legati al proprio strumento o all'impianto o ad un fonico di palco non troppo preparato).

Inoltre è frequente che si suonino avanti solo le prime note di un fraseggio o di un passaggio, ovvero ''quando si attacca'': ciò deriva dal fatto che cerebralmente e dal punto di vista motorio il corpo non riesce subito ad azzeccare la postura per eseguire le note desiderate; in fase di studio per correggere questa problematica è necessario immaginare già prima di suonare ciò che si dovrà suonare, magari anche facendo dei movimenti a vuoto (tipo pennate di chitarra o colpi a vuoto di bacchette per i batteristi) prima di entrare realmente: avete mai visto i batteristi che prima di entrare in un brano per beccare il groove giusto cominciano a muovere le spalle o le bacchette o la testa già qualche battuta prima del proprio ingresso? Inoltre bisogna studiare più spesso frasi e passaggi con note e pause (per abituarsi a smettere-cominciare) anziché lunghe sequenze di note prive di pause.

Per essere però in grado di suonare dietro rispetto al beat bisogna innanzitutto esercitarsi nell'essere precisi sul beat (il che poi spesso coincide con l'esercitarsi a non suonare avanti - e personalmente ci lotto da anni).

Un ottimo esercizio è quello di esercitarsi a tempi metronomici incredibilmente lenti (ben sotto i 30 bpm - procuratevi un buon metronomo che scenda molto in giù come velocità): provate a suonare semiminime (una nota ogni quarto) a 15 bpm o giù di lì, non è terribilmente più difficile che suonarle a 250 bpm? Il discorso si basa su questa teoria: ognuno di noi ha un margine di errore rispetto al beat che generalmente si può misurare rispetto al tempo di metronomo più basso al quale in genere si suona o si studia: se chiamiamo questo margine X (lo sapevo che la matematica prima o poi mi sarebbe servita a qualcosa...) e consideriamo, per ipotesi, 60 bpm la velocità più bassa di metronomo al quale spesso studiamo o suoniamo, avremo come corollario (e vi invito a verificare su voi stessi magari misurando i risultati con un qualsiasi software di registrazione) che a 120 bpm il nostro margine sarà (approssimativamente, sia ben chiaro!) X diviso 2, a 240 sarà X diviso 4 (ed è per questo che più sale la velocità metronomica - o più riferimenti ritmici ci si crea in tempi larghi - e più si ha l'impressione di essere precisi sul tempo) e, se ci capitasse di suonare per una volta a 30 bpm, il nostro margine sarebbe X per 2 - il doppio! Se invece ci abituiamo per un po' a studiare e suonare, ad esempio, a 30 bpm, sarà lì che si attesterà il nostro margine x, e quindi suoneremo a 60 bpm con un margine x diviso 2, e dunque più ci esercitiamo su velocità lente, e più facciamo sì che a velocità ''normali'' la nostra esecuzione sarà pressoché perfetta sul beat (essendo il nostro margine infinitesimalmente piccolo). Per lo stesso motivo è utile studiare (in un tempo di quattro quarti, giusto per fare un esempio) col metronomo che scandisce solo il due e il quattro della battuta (dato che son quelle le pulsazioni forti della musica afroamericana) oppure solo l'uno di ogni battuta o addirittura l'uno ogni due o quattro battute (il che richiede moltissima concentrazione, ma vi assicuro che poi suonare a tempo sarà molto più semplice).

Una volta raggiunta questa ''consapevolezza ritmica'', cioè nel momento in cui si sa bene dove sta il beat, è più semplice poi essere in grado volutamente di suonare un po' più avanti e, soprattutto, un po' più dietro, in base al tipo di sensazione che si vuole creare con il proprio timing e in base al tipo di linguaggio musicale che si vuole adottare o rappresentare. E non ci sarà più nessuno che vorrà raddrizzarvi le note con Pro Tools...

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COMMENTI
Inserito il 8/2/2010 alle 16.52.30 da "solojazz"
Commento:
Mah non sono d'accordo sul fatto della distinzione che i bianchi suonano up e i negri down.
Al massimo e' proprio al contrario. Altrimenti come si spiegherebbe che il jazz "suona" sempre un po' avanti e il jazz è per definizione una musica afroamericana
 
Inserito il 9/6/2010 alle 13.19.29 da "alecriscino"
Commento:
Io invece son proprio d accordo.Anche perche' l'esempio palese e' Elvin Jones.Quindi pensare un tempo in down-beat non vuole dire andare fuori tempo,ma essere particolarmente dotati e quindi caratterizzato anche da un fattore culturale.
 
Inserito il 12/1/2011 alle 9.42.18 da "mic2704"
Commento:
Ottima lezione, grazie. Chiedo solo se fosse possibile aggiungere esempi di tracce che confrontino i fraseggi in avanti al beat con quelli indietro al beat.
 

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Data pubblicazione: 01/04/2007

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