Jazzitalia - Lezioni - Voce: Ondina Sannino - Lezione VI: Come si canta uno Standard: (alcune) istruzioni per l'uso
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Lezione VI:
Come si canta uno Standard: (alcune) istruzioni per l'uso

di Ondina Sannino

Da un po' di tempo a questa parte la mia mente si interroga spesso su quali siano le caratteristiche stilistiche da prediligere nel momento in cui si canta un qualunque brano di jazz o per chiarire meglio il mio pensiero, quali caratteristiche sono più salienti di altre nell'interpretare un brano, o ancora cosa fa più "jazz" quando si canta.
Ho ascoltato e tuttora ascolto tantissimi cantanti di jazz, sia le grandi star del passato che quelle attuali, e anche altri interpreti meno "geniali" e famosi, apprezzabili in maniera maggiore o minore a seconda dei casi e del proprio gusto personale. Se possibile vado ai concerti. Cerco video su You Tube.

Sono molto curiosa di conoscere e ascoltare tutto e tutti, perché sicuramente in un modo o nell'altro si impara qualcosa dagli altri, e se c'è un principio in cui credo è proprio il fatto che non si smette mai di imparare, altrimenti come potremmo "crescere" artisticamente, evolverci in questa o quella direzione, trovare nuovi stimoli?

Certo, con gli anni ho scoperto che non tutti gli artisti sono sempre persone pignole alla ricerca della "perfezione" o del massimo come la sottoscritta (che ovviamente non ci riesce), anzi, ce ne sono molti che vivono la loro passione per la musica in modo più "spensierato" (non intendo in senso negativo!) ed immediato, senza porsi troppi interrogativi "filosofici", e forse sono più sereni di me, ma comunque ognuno a seconda del proprio carattere e delle esperienze di vita sceglie la sua strada ed io nella mia mi sento perfettamente a mio agio, anzi, ci provo gusto a studiare e cercare di fare sempre meglio il mio lavoro.

Non c'è sensazione più piacevole che quella di riuscire con le proprie forze, a volte dopo mesi, altre dopo anni e anni, a fare qualcosa che fino ad un po' di tempo fa ti sembrava impossibile….
Ogni tanto su questa terra nascono talenti artistici fuori dal comune (non è ovviamente il mio caso), personaggi talmente pieni di talento che anche con le sole doti naturali riescono ad offrire al pubblico irripetibili momenti di pura arte, ma costoro purtroppo fanno parte solo di una piccola schiera di eletti.
Il "resto", ossia la maggior parte dei "talentuosi", ha bisogno per emergere di studiare (da autodidatti o con altri insegnanti) e tra individuo ed individuo i risultati possono essere estremamente variabili. Per esempio, ci sono talenti importanti che possono venir fuori solo realizzando un serio percorso di studi, e magari raggiungere vette di eccellenza artistica di pari importanza a quelle di un grandissimo talento "naturale". Altre persone meno dotate possono a loro volta trarre vantaggio da un carattere volitivo e determinato, col quale supplire ad un talento in origine meno "stupefacente" e col tempo, la pazienza e la costanza nello studio raggiungere a loro volta traguardi artistici importanti. Sono doti che contano anche nella ricerca del lavoro….

Le variabili individuali dunque sono tante, i fattori caratteriali ed esperienziali insieme al percorso di studi si mescolano in vario modo col talento artistico, dando esiti diversissimi a seconda dei casi. Ma alla luce di quanto esposto, quale consiglio potrebbe essere più adeguato sul da farsi? La mia risposta è sempre la stessa: il talento può essere maggiore o minore, i percorsi di vita ed i caratteri delle persone diversi, ma comunque chiunque può trarre vantaggio ad essere un musicista competente e preparato nella sua professione.

Potrebbe mai qualcuno affermare che studiare musica FA MALE ALLA MUSICA? Beh, non credo proprio….

Ma torniamo all'argomento oggetto del presente articolo, col quale spero di essere utile a chi vuole dei suggerimenti pratici (senza presunzione di "completezza") per orientarsi sul come affrontare l'interpretazione di uno standard. Voglio chiarire che quanto esporrò è frutto dei miei studi, delle mie esperienze lavorative e di vita, e dei lunghi anni di "ascolti" di musicisti e cantanti jazz del presente e soprattutto del passato. Sono comunque delle opinioni personali, non "leggi universali", ed in quanto tali opinabili e criticabili, anzi spero sempre di trovare degli interlocutori per discutere su quanto esprimo nei miei articoli.Premesso ciò, cominciamo da quello che per me è un "nodo" fondamentale.

IL TEMA VA SEMPRE CANTATO COSI' COME E' STATO COMPOSTO IN ORIGINE?

FINO A CHE PUNTO E' LECITO "STRAVOLGERE" IL TEMA SIA DAL PUNTO DI VISTA RITMICO CHE MELODICO?

Scrivo questo perché colpita dalla eterogeneità di "esposizioni" dello stesso tema da parte di cantanti diversi. C'è chi si attiene abbastanza fedelmente a quello che dovrebbe essere la melodia concepita dall'autore e chi invece offre riletture molto distanti dall'originale…senza voler entrare nel merito di quali strade possano offrire le soluzioni artisticamente più valide, è possibile trovare dei "principi" ai quali riferirsi in linea di massima in sede di studio onde evitare di fondarsi esclusivamente sul proprio istinto?

Tanti musicisti vengono attratti dalla "libertà" espressiva offerta dal jazz e questo è valido sia per gli strumentisti che per i cantanti. L'improvvisazione è ovviamente il momento più creativo, ma anche nell'esposizione del tema si notano le variazioni personali, sia da un punto di vista ritmico che melodico. Per lo strumentista di jazz, l'improvvisazione su un brano è un must, mentre in realtà moltissimi cantanti non praticano lo scat per cui, volendo esprimere la propria creatività, l'artista è più portato a concentrarla esclusivamente sul tema. Ora, l'interrogativo che mi sono posto precedentemente, ossia fino a che punto possiamo modificare a nostro piacimento il tema, entra nel vivo.

Avrete notato che ho usato l'espressione "fino a che punto" il che vi fa intuire che parto dal punto di vista (opinabile!) di chi ritiene che il tema debba essere pur con delle variazioni riconoscibile dal pubblico. Le mie affermazioni sono supportate dall'osservazione fatta ascoltando i "grandi" musicisti e cantanti jazz che sembrano di solito rispettare questa "regola", anche se qualche lodevolissima eccezione la troviamo.

Avete mai ascoltato la meravigliosa Betty Carter? Chi più di lei "rivoluzionava" gli standards? E con quali stupefacenti risultati?

Una scelta usuale (e credo sensata) nei cantanti è di solito un tema iniziale più aderente alla scrittura originale ed un tema finale più o meno "libero" rispetto a quello iniziale. Ho ascoltato anche interpreti che sfruttano la parte armonica del brano come pretesto per proporre un esposizione molto distante dal tema originale e su quella sfogare la loro creatività. Niente vieta che la propria creatività usata anche in maniera più "esasperata" possa dare ottimi esiti artistici, unita magari ad altri artifici tecnico-espressivi, come dinamiche, uso dei risuonatori per ottenere variazioni di sonorità nel timbro, ecc. La mia opinione a riguardo è che, specialmente nelle prime fasi dello studio, conviene conoscere e imparare molti standards, utilizzando come prima fonte uno spartito con una trascrizione "affidabile".

La lettura della musica scritta fornisce un punto di riferimento "sicuro". Se diamo temporaneamente per certo che dobbiamo cantare solo le note che sono scritte sullo spartito, oltre a conoscere con precisione il tema, possiamo lavorare sulla parte ritmica, definendo per esempio una corretta pronunzia degli accenti all'interno del testo (cosa per me importantissima), lavorare frase per frase scegliendo dei punti in cui usare le dinamiche, ecc. ecc., un tipo di lavoro che è impossibile fare se ogni volta che cantiamo un tema lo modifichiamo all'istante. Se la nostra attenzione si concentra troppo (e soltanto) su quest'ultima possibilità, potrebbe succedere di trascurare molti aspetti interessanti all'interno di un brano. Certo, qualcuno a questo punto obietterà: ma questo è jazz, non è proprio del jazz essere così "rigidi" nel riferirci ad un modello, ed in realtà sono anche io d'accordo su ciò. Questo modo di studiare il pezzo non esclude affatto di poterlo cantare in modo diverso, ma credo sia un modo più corretto di avvicinarsi alla conoscenza del brano cercare PRIMA di apprenderlo così come (trascrizione fedele permettendo) è stato composto dal suo autore.

Non dimentichiamo la grandezza di autori come Porter, Gershwin, Ellington, ecc. Se le loro melodie sono rimaste nella storia della musica non è certo un caso….sono così belle che tutti le ricordano, e allora vale la pena di conoscerle se possibile così come sono state create. Nella costruzione delle melodie di un grande compositore, e del testo ad esse legato, vi è una grande abilità nell'utilizzo delle ritmiche e delle note da abbinare alle parole, così come nella scelta delle armonie, c'è un senso di equilibrio tra le parti e di padronanza sullo sviluppo della melodia…perché non approfondire i vari aspetti ed analizzarli per trarne utili insegnamenti?

Quindi io suggerirei, dopo la prima fase di approfondimento, di provare a fare delle variazioni sul tema, cercando inizialmente di non distaccarsi troppo dalla melodia e di creare cose molto semplici. Si possono "arricchire" dei versi o delle frasi di una canzone utilizzando ad esempio il cromatismo, o modificando il profilo melodico in fine di verso (cioè modificare la direzione della melodia alla fine di un verso o frase concludendola con una modifica della melodia in senso ascendente o discendente, coerente con lo sviluppo della "forma" del brano). Solo in un secondo momento, se il proprio gusto personale ed una certa sicurezza acquisita man mano lo fanno ritenere opportuno, "allargarsi" maggiormente, cercando una maggiore "indipendenza" dalla melodia originaria.
Dovremmo tutte le volte che è possibile cercare di registrare le nostre performances dal vivo o in fase di studio, e valutarle serenamente per capire dove e come lavorare per migliorare la qualità.
Spesso si tende ad "esagerare", a fare "troppe" cose, ed a cercare soluzioni "complicate", utilizzando ad esempio fraseggi con intervalli il più dissonanti possibili, o a tentare vari esercizi di "funambolismo" vocale. Invece spesso le cose più semplici, più orecchiabili, in apparenza elementari, diventano particolarmente efficaci nell'impressionare l'uditorio, MOLTO più di quanto si pensi. Me ne sono resa conto trascrivendo gli assoli di Chet o di Ella.

Le PAUSE sono anch'esse MUSICA, e contano molto più di quanto comunemente si creda. A volte si canta (o si parla) TROPPO.

L'ansia di voler fare bene, di impressionare il pubblico, di "imitare" i grandi musicisti cui ognuno di noi si ispira, porta spesso cantanti ancora acerbi artisticamente a fare cose al di là delle proprie capacità. La maturità umana ed artistica che ti consente di far bene il tuo lavoro senza ansie o tensioni nocive, provando la pura e semplice gioia di fare una cosa che ti piace, non di pensare cosa potrebbe PIACERE AGLI ALTRI, di pensare alla musica e non al proprio ego, è una grande (e difficile) conquista per un artista ed è la condizione giusta per esprimersi al meglio delle proprie capacità, e se queste includono grandi doti musicali o vocali TANTO MEGLIO, ma solo se vengono usate in modo spontaneo e per così dire "non voluto", come MEZZO e non come FINE a sé stesse.
La mia personale scelta di stile, che potrei definire in un certo senso "minimalista", (che non è detto sia l'unica possibile o la migliore) sta nel cantare il tema con grande semplicità, con poche variazioni specialmente nella prima esposizione, e curando molto come suggerivo prima la ritmica, l'espressività, le dinamiche, lavorando frase per frase per eliminare eventuali problemi tecnici, ecc.

Il mio modello preferito è Ella Fitzgerald, ma non disdegno molte altre sue illustri colleghe/i, come Anita O'Day e Chet.

Non sono attratta da interpretazioni troppo "caricate" di effettini vocali o "atletiche" o "autocelebrative" anche se sono sicura che artisti con un carattere e dei gusti diversi dai miei possano comunque fare cose egregie con modalità stilistiche molto diverse da quelle da me predilette. Apprezzo in particolare Ella tra le grandi interpreti perché la trovo elegante nella sua (solo apparente) semplicità. Senza sembrare "spremersi" più di tanto, riesce con piccole ma geniali sfumature espressive (ed infinite, raffinatissime variazioni sia ritmiche che melodiche) ad interpretare magistralmente qualunque brano. Nei live rispetto ai cd si "diverte" ad esprimersi con più libertà e snocciola fantastici scat, sempre con risultati eccellenti.

Ritrovo la stessa "essenzialità" nelle interpretazioni di Anita O'Day, sulla quale la collega Sandra Evangelisti ha scritto molte cose interessanti qui su Jazzitalia. A differenza di Ella, dotata vocalmente e con una estensione non comune, e nonostante gli evidenti "limiti" di una voce stressata da abusi di alcool e droghe, Anita ha un grandissimo swing, un senso del ritmo raro tra i musicisti (che mi ha particolarmente colpito) ed una grande efficacia nello scat.
Per motivi simili sono rimasta molto colpita da Chet cantante (oltre che dal trombettista), altro esempio di voce non proprio "perfetta" dal punto di vista dell'emissione e della timbrica, per non parlare dei suoi fantastici scat. Penso che questi cantanti in particolare (rispetto ad altri egualmente importanti) per le loro caratteristiche possano essere degli ottimi punti di riferimento stilistici per l'allievo che voglia intraprendere questa carriera musicale.

Ma torniamo al discorso lasciato in sospeso in precedenza sul come agire per cominciare a "creare" variazioni rispetto ad un tema.

Se all'inizio cerchiamo di non perdere troppo il contatto con la melodia originale, potremo con maggiore facilità evitare nel variare di usare note "stonate", abituando gradualmente il nostro orecchio a lavorare sulla struttura armonica. Ho parlato di orecchio, perché devo immaginare che non tutti i cantanti conoscano l'armonia e sappiano cosa fare con determinati accordi.
Se il nostro approccio al brano è puramente istintivo dobbiamo affidarci solo all'orecchio, ma se invece vogliamo prendere coscienza, musicalmente parlando, delle possibilità che abbiamo di scegliere melodie alternative a quella originale, dobbiamo avvicinarsi allo studio dell'armonia, approfondire gli accordi, le scale, le cadenze, ecc. e "farle nostre" musicalmente, attraverso l' EAR TRAINING (comunque come vedete sempre di "orecchio" si tratta!).

E' praticamente lo stesso lavoro che faremmo se invece di cantare un testo, volessimo lavorare sullo scat, con la differenza che siamo vincolati a delle parole, per cui nelle variazioni dobbiamo fare in modo di adattarle perfettamente ai cambiamenti estemporanei, cosa se ci pensate bene non proprio facile, visto che cantiamo tra l'altro in una lingua che non è la nostra. Provarlo a fare prima a casa non significa che poi dobbiamo rifarlo "uguale" quando cantiamo, semplicemente facciamo in modo che tanti "esperimenti" che facciamo da soli entrino inconsciamente a far parte di un "repertorio" al quale attingere senza pensarci, quando sul palco diamo libero sfogo alla nostra fantasia ed alle emozioni del momento. Allo stesso modo la padronanza a livello ritmico di cui vi ho parlato nelle precedenti lezioni è fondamentale per dare maggiore energia e slancio alle vostre interpretazioni, e successivamente avere incisività ed efficacia maggiore nel fraseggio di uno scat.

Nel cantare delle variazioni ritmiche in un tema, bisogna stare molto attenti alla "quadratura" da un lato e dall'altro alla "sicurezza" nella pronunzia degli accenti che sono "incorporati" nei versi che cantiamo. Anche in questo caso una musicalità istintiva può trovare delle soluzioni valide ritmicamente, ma a parte i soliti "geni" che la natura ci regala ogni tanto, i più potrebbero trovare grandissimo giovamento nell'approfondimento della parte ritmica del solfeggio. Mi è capitato di ascoltare cantanti che ad esempio iniziano un verso di una canzone "ritardandolo" senza riuscire a terminarlo bene, perché nello "spostamento" non si è riusciti a suddividerlo appropriatamente sul tappeto armonico, per cui alla fine o si avverte questo "ritardo" eccessivo, o la mancanza di appoggio "a tempo" su determinati accenti rende la cosa piatta o senza "energia". Qui mi riferisco alla percezione dell'ascoltatore, che di solito non è un musicista e non sa niente di solfeggio ritmico, però può avvertire questo senso di piattezza e classificare l'interpretazione come monotona o semplicemente poco interessante, anche se non sa spiegarne razionalmente il perché.
Tutti gli spettatori al contrario avvertono chiaramente quando un musicista è forte sul piano ritmico, quando il "groove" diventa così coinvolgente che viene la voglia di battere i piedi, le mani o addirittura di ballare insieme al musicista!

La consapevolezza di un cantante sul piano ritmico regala all'interprete una "sicurezza" che non lo fa mai "perdere" sul ritmo, o perlomeno lo fa "cadere in piedi" se capita di sbagliare….succede a tutti, anche ai migliori, ogni tanto.

Per il momento ci fermiamo qui. Buon lavoro a tutti!

(Continua nelle prossime lezioni)






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23/05/2005

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18/09/2004

LEZIONI (voce): Attrazione e repulsione: tutto qui! (Sandra Evangelisti)

28/04/2004

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LEZIONI (voce): Nuovo spazio didattico a cura di Sandra Evangelistidal titolo "Dipingere con la voce". Prima parte dedicata al colore.

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LEZIONI (Trascrizioni): Summertime un solo eseguito dal grande Chet Baker con classe e maestria. (M. Fazzi)

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LEZIONI (voce): Seminario sulla voce - seconda parte. Trascrizione integrale di un interessante seminario tenuto da Laura Pigozzi presso il "Circolo Culturale Linea Musicale" di Bra. (Laura Pigozzi)

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LEZIONI (voce): Seminario sulla voce - prima parte. Trascrizione integrale di un interessante seminario tenuto da Laura Pigozzi presso il "Circolo Culturale Linea Musicale" di Bra. (Laura Pigozzi)

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Il sistema respiratorio (Ia parte) (voce)

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inaugurata la sezione di voce con Laura Pigozzi.





Video:
Ella Fitzgerald Live Jazz festival in Cannes 1958 part II
Fore the Others Parts contact me...
inserito il 15/07/2011  da lounisproduction - visualizzazioni: 2668
Ella Fitzgerald and Oscar Peterson Live Paris Olympia 63 part II
Contact me for The Others parts...
inserito il 13/07/2011  da lounisproduction - visualizzazioni: 2820
Ella Fitzgerald and Duke Ellington Orchestra - Milan , Italy 1966
Ella Fitzgerald and Duke Ellington Orchestra - Milan , Italy 1966...
inserito il 01/07/2011  da RareJazzVideos - visualizzazioni: 2564
Chet Baker live in Isernia 1981 - "Just Friends" (Exclusive - Very Rare Live Version)
La sera del 24 ottobre 1981, presso il Cinema-Teatro "Fasano" di Isernia, Chet Baker si esibì in un memorabile concerto, accompagnato d...
inserito il 04/06/2010  da HandEyeFamilyMusic - visualizzazioni: 5035
BETTY CARTER TIGHT with Branford Marsalis.mpg
BETTY CARTER TIGHT SCAT with Branford Marsalis on The Tonight Show...
inserito il 13/03/2010  da HandEyeFamilyMusic - visualizzazioni: 1848
Department Of Good And Evil - feat. Rachel Z Ueffilo Jazz Club - Gioia del Colle (Ba) 2010 (3/3)
Department Of Good And Evil feat. Rachel Z, al Ueffilo Jazz Club - Gioia del Colle (Ba) 14/02/2010 , , Rachel Z - piano e voce,, Rodney Holmes - Drums...
inserito il 14/02/2010  da nicolacoviello - visualizzazioni: 3151
Department Of Good And Evil - feat. Rachel Z Ueffilo Jazz Club - Gioia del Colle (Ba) 2010 (1/3)
Department Of Good And Evil feat. Rachel Z, al Ueffilo Jazz Club - Gioia del Colle (Ba) 14/02/2010 , , Rachel Z - piano e voce,, Rodney Holmes - Drums...
inserito il 14/02/2010  da nicolacoviello - visualizzazioni: 2345
Arrivederci, Chet Baker.
Arrivederci, Chet Baker. Tratto da "Urlatori alla sbarra" Sorgente: chetbakertribute.com...
inserito il 26/10/2009  da cicodelanga - visualizzazioni: 2845
Chet Baker - I Remember You
Il grande Chet Baker interpreta con grazia dolce ed intensa il celebre standard jazz "I Remember You" (di cui riporto il testo originale, in...
inserito il 07/10/2009  da dicky85 - visualizzazioni: 3220
CHET BAKER - ESTATE
Bruxelles Settembre 1983 CHET BAKER alla tromba PHILIP CATHERINE alla chitarra JEAN-LOUIS RASSINFOSSE al basso...
inserito il 23/09/2009  da rdamaestro - visualizzazioni: 2957
Locus 2009 - Omaggio a Chet Baker
Filippo Timi & Fabrizio Bosso Quartet in "Come se avessi Le Ali". Produzione speciale Locus Festival. Locorotondo, 1 agosto....
inserito il 02/09/2009  da basscultureagency - visualizzazioni: 1684
Sammy Davis Jr. and Ella Fitzgerald (uncut)
Sammy Davis Jr. and Ella Fitzgerald on the Ed Sullivan show from 1964....
inserito il 24/08/2009  da 5saxman7 - visualizzazioni: 2101
Sammy Davis Jr. and Ella Fitzgerald (uncut)
Sammy Davis Jr. and Ella Fitzgerald on the Ed Sullivan show from 1964....
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Bing Crosby & Ella Fitzgerald - Children songs
Jazz•Street / Bing Crosby & Ella Fitzgerald - Children songs...
inserito il 10/06/2009  da TheJazzStreet - visualizzazioni: 2462
Bing Crosby & Ella Fitzgerald - Children songs
Jazz•Street / Bing Crosby & Ella Fitzgerald - Children songs...
inserito il 10/06/2009  da TheJazzStreet - visualizzazioni: 2287
Ella Fitzgerald - "Summertime" (TV Special 1968)
Ella Fitzgerald sings "Summertime" (from "Porgy and Bess" - George and Ira Gershwin) in a TV Special from 1968., (From Globo TV, B...
inserito il 16/03/2009  da Gringoverdeamarelo - visualizzazioni: 2847
elvis costello & chet baker - I?m a fool to want you
elvis costello & chet baker live...
inserito il 23/02/2009  da vangelis1978 - visualizzazioni: 2398
Let's Get Lost - Chet Baker - Bruce Weber film
Beautiful documentary masterpiece on Chet Baker by Bruce Weber. I am posting this as a petition to get it reissued on DVD in the United States. It was...
inserito il 22/02/2009  da tokyorose5 - visualizzazioni: 2808
Chet Baker - I fall in love too easily
Chet Baker - I fall in love too easily...
inserito il 15/02/2009  da nadziejaszek - visualizzazioni: 2447
Chet Baker: "The Old Dog"
Tutte le note non fanno che incorniciare il silenzio" (Miles Davis)...
inserito il 04/02/2009  da francesco5012004 - visualizzazioni: 2774
Chet Baker - Bye Bye Blackbird [fiesta panitz]
Uma musica para balancar o esqueleto neste dia FELIZ NIVER!!!!!!!!!!!...
inserito il 01/02/2009  da gedhynaton - visualizzazioni: 2187
"Arrivederci" - Chet Baker
Chet baker's performance in the italian, movie "Urlatori alla sbarra"., , Song by Umberto Bindi., , Please,don't cancel this clip., There's ...
inserito il 19/01/2009  da tutariello - visualizzazioni: 3395
Chet Baker - Interview - Norway 1979
Chet Baker - Interview - Norway 1979...
inserito il 08/01/2009  da ChetBakerFoundation - visualizzazioni: 2655
Chet Baker - Almost blue
Amazing Jazz song Almost Blue by Chet Baker / Lyrics : Almost blue, Almost doing things we used to do, There's a girl here and she's almost you, Almos...
inserito il 06/01/2009  da Sweetydu972M - visualizzazioni: 2459
Ella Fitzgerald, Nancy Wilson, & Al Jarreau Performs
20th NAACP Image Award-1988 Amazing performance from Nancy Wilson and Al Jarreau. Also Ella Received the President's Award and gave an outstanding per...
inserito il 03/01/2009  da Rmasai - visualizzazioni: 2246
Ella Fitzgerald, Nancy Wilson, & Al Jarreau Performs
20th NAACP Image Award-1988 Amazing performance from Nancy Wilson and Al Jarreau. Also Ella Received the President's Award and gave an outstanding per...
inserito il 03/01/2009  da Rmasai - visualizzazioni: 2325
BABY,IT'S COLD OUTSIDE / LOUISE JORDAN & ELLA FITZGERALD
????????????...
inserito il 28/12/2008  da knuckletc - visualizzazioni: 1699
Chet Baker Live (Belgium 1964) : Time After Time
This Is for MUSS...
inserito il 09/12/2008  da nidale86 - visualizzazioni: 2732
Chet Baker - My Funny Valentine
Chet Baker - My Funny Valentine...
inserito il 06/12/2008  da agehabutter - visualizzazioni: 2708
Fabio Concato - Ballando con Chet Baker
Fabio Concato dallo Studio di Registrazione al Concerto...
inserito il 15/11/2008  da trentunozerocinque - visualizzazioni: 2721
Ella Fitzgerald and Joe Pass - Cry me a river (1975)
Ella Fitzgerald and Joe Pass together in this magnificent performance of "Cry me a river"....
inserito il 19/10/2008  da bretodeau - visualizzazioni: 2786
Chet Baker - But Not For Me
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Chet Baker - I get along without you very well
I get along without you very well by Chet Baker...
inserito il 16/10/2008  da betttyblue - visualizzazioni: 2701
Chet Baker Day (prima parte)
L'evento-tributo al grande musicista, nel ventennale della scomparsa, s'inserisce nell'ambito del Winter Festival edizione 2008 organizzato dalla Prov...
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Doc. Chet Baker 1963
documentário em alemão...
inserito il 23/07/2008  da tweick - visualizzazioni: 2242
Ella Fitzgerald, Caterina Valente, Perry Como
Ella Fitzgerald and Caterina Valente are joined by Perry Como...
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Trio TestaAltarocca Mignatti al Chet baker club MVaccari
Il Trio Testa, composto da Massimo Testa piano, Alessandro Altarocca contrabbasso, Filippo Mignatti alla batteria, si esibisce al Chet Baker club di B...
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M.Testa A.Altarocca F.Mignatti C.Atti at Chet Baker club
Live at Chet Baker jazz club in Bologna. Massimo Testa (piano)plays music in trio with Alessandro Altarocca(contrabass) e Filippo Mignatti(drum), gues...
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Trio Testa Altarocca Mignatti Chet Baker club live MVaccari
Live at Chet Baker jazz club in Bologna. Massimo Testa (piano)plays music in trio with Alessandro Altarocca(contrabass) e Filo Filippo Mignatti(drum),...
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Ella Fitzgerald - A-Tisket, A-Tasket http://www.imdb.com/title/t......
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Betty Carter: How High The Moon
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inserito il 29/03/2007  da diegodobini2 - visualizzazioni: 1679
Betty Carter
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inserito il 14/02/2007  da jazzyvocalfan - visualizzazioni: 1622
Ella sings "Stormy Weather" with Joe Pass, Hannover 1975
Ella sings "Stormy Weather" with Joe Pass, Hannover 1975...
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Jazz Icons: Chet Baker- Live In '64 & '79 Preview
The Jazz Icons: Chet Baker DVD, released Sept. 26, 2006, features two concerts by the foremost interpreter of the West Coast school of cool jazz. Film...
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Data pubblicazione: 13/05/2012

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