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INDICE LEZIONI

Il Berimbau
di Peppe Consolmagno
info@peppeconsolmagno.com

"Quando uno strumento, che fa parte di
una religione o cultura o filosofia,
è suonato male, senti che il suono è falso.
Mi ha sempre dato fastidio vedere
gente che suonava tutto indistintamente:
gli strumenti devono essere capiti
nel contesto della cultura in cui sono nati.
In alcuni paesi esiste proprio la filosofia
del "gesto musicale". Si studia per anni, 
intere famiglie si dedicano alla costruzione
di strumenti, fino all'acquisizione di 
uno stato mentale. Il musicista è rispettato
e lo strumento è amato: suonare male 
uno strumento tipicamente "religioso",
è come bestemmiare."

Peppe Consolmagno

Ascolta il suono del Berimbau suonato da Peppe Consolmagno (MP3 676KB)

PREFAZIONE
Il libro di André Schaeffner, sull'origine degli strumenti musicali, è certamente uno dei testi più recenti, ricco di notevoli informazioni, ma una citazione colpisce in particolar modo, è quella di Claude Debussy che agli inizi del 1913 scriveva:

"Sono esistiti, ed esistono tuttora, malgrado i disordini che la civiltà reca, piccoli deliziosi popoli che appresero la musica con la semplicità con cui si apprende a respirare. Il loro conservatorio è: il ritmo eterno del mare, il vento tra le foglie, e mille piccoli rumori percepiti con attenzione, senza mai ricorrere a trattati arbitrari. Le loro tradizioni vivono negli antichissimi canti associati alla danza, in cui ciascuno, durante i secoli, ha rievocato il suo rispettoso contributo. Tuttavia la musica giavanese osserva un contrappunto accanto al quale quello della Palestrina non è che un gioco da ragazzi. E se si ascolta, spogli di ogni preconcetto europeo, il fascino della loro "percussione" si è costretti a constatare che il nostro non è che un suono barbaro da circo equestre...". (3)

INTRODUZIONE
La scienza moderna delle ricerche musicali ed etnomusicologiche ci ha portato a risultati che ci permettono di intravedere il tempo in cui la musica cominciò ad entrare a far parte della vita umana, e quali furono gli strumenti primordiali allora in uso per i vari tipi di espressione sonora. Primo fra tutti è l'arco sonoro (musicale). Da esso, come principio, sono andati poi sviluppandosi man mano tutti gli strumenti a corde, tanto che la loro storia presenta un albero genealogico il cui apice è costituito appunto dall'arco sonoro (24). Pur essendo uno strumento primitivo, considerato il padre delle cetre, dei salteri, delle chitarre, dei liuti, degli archi, dei clavicembali e dei pianoforti cosiddetti, in alcune aree culturali ha ancora un ruolo ben definito. Lo si può incontrare dal Messico alla Patagonia, all'Africa centrale e del sud ed in Brasile.

L'ARCO MUSICALE
C'è stata, e c'è ancora, una lunga discussione sull'origine dello strumento. Che esista una certa affinità nella forma, con l'arco da caccia, è indiscutibile (H. Balfour), ma sembra che l'arco musicale non abbia nulla a che vedere con esso (C. Sachs), e che anzi abbia vita propria e probabilmente sia nato ancor prima (Montandon).
Di certo, come dice K. Shaffer (3), 

"l'arco musicale era già in uso 15.000 anni a.c., come testimoniano le raffigurazioni trovate in una caverna nel sud-est della Francia, dove veniva raffigurato un uomo vestito di pelle di bisonte, che imbracciava un oggetto assomigliante ad un arco, vicino al viso".

Un altro elemento che fa ritenere l'arco musicale più antico dell'arco da caccia, è che esso non si trova mai associato alle credenze ed ai rituali di caccia. Come dice C. Sachs (2): 
"Presso i Cora del Messico, la zucca adottata a risuonatore sulla quale l'arco poggia, vale come sacro emblema della Dea della Terra e della Luna; in molte tribù soltanto le donne suonano gli archi musicali; nella Rhodesia sono questi strumenti ad essere adoperati nelle cerimonie di iniziazione delle fanciulle e gli Uasambara dell'Africa orientale dicono che un uomo non troverà moglie se gli si sia spezzata la corda dell'arco musicale che sta costruendo."

Una definizione alquanto romanzata ma precisa nei dettagli, a differenza di come trascrive E. Bassani (4), è del Padre Filippo Bonanni nel suo testo "il gabinetto armonico", scritto nel 1723, che evidenziava una forma di arco musicale che riunisce in sé molte "africanità": doppi suoni (lamelle in vibrazione secondarie), decorazione, percussione, diteggiatura (arpa, cetra etc.). Così egli dice nella Tavola "CXLV Arco de' Cafri" (vedi foto).

"Il secondo istromento quanto diverso da quantunque, altro tanto dilettevole al pari d'ogni altro. Ornano di fiori i due capi d'un arco, dà quali vien distesa una, e più corde distribuendole una superiore all'altra; indi raccomandate con altra corda nel mezzo del detto arco, le percuotono con la punta d'una penna di cigno ripiena nel grosso d'essa di piombo, ò di legno, e ornata, similmente di fiori, sonagli, e lamine. Preparato così l'Istromento con la sinistra prendono l'arco in tal modo, che il pollice dia le dovute consonanze col tasteggiare la corda di mezzo premendola più, o meno fuori dell'arco, ed armano la mano destra della penna, che mentre batte in diverse parti delle corde secondo il tuono (sic), che devono rendere, oltre all'armonia delle corde, eccita un acuto romore ne' sonagli, e lamine, di cui và ornata. Tanto conferma chi ha veduto, e sentito tal'Istromento".

Un altro punto fermo e molto interessante, è come dice sempre con grande esattezza C. Sachs: 

"L'arco musicale è uno dei primi strumenti ad allontanarsi da un uso strettamente comunitario, sociale, per una destinazione personale e per conciliare la meditazione. Gli Akamba dell'Africa orientale, come pure i Maidu della California centrale, lo reputano il più efficiente strumento per ottenere una comunicazione con gli spiriti. Il suono debole, smorzato dell'arco musicale, che ben si intona a un tal compito evocativo…"

TIPI DI ARCHI MUSICALI
Esistono diversi tipi di archi musicali e diversi modi di essere suonati, ma qualunque sia il modo, vista l'esiguità dei suoni da loro prodotti, necessitano di una cassa di risonanza.
Vediamo per ordine: gli archi musicali si possono distinguere tra quelli "non portatili" e quelli "portatili". Questa suddivisione è utile per introdurre
l'aspetto corporale della musica.

ARCHI MUSICALI NON PORTATILI
A questa categoria appartengono "l'arco o arpa di terra" e la "cetra di terra".

In questi casi lo strumento è vincolato dal terreno dove si trova anche la cassa di risonanza.

Figura n. 1
l'arco di legno viene piantato nel terreno, ad un suo capo viene attaccata una cordicella, la quale a sua volta viene fatta passare attraverso un pezzo di corteccia d'albero. Quest'ultima viene appoggiata su di una buca preparata nel terreno e ricoperta di sassi per trattenerla in posizione. Il suonatore pizzica la corda e flettendo l'arco di legno, ne varia l'altezza del suono. Per questo motivo viene chiamato anche "arpa" di terra, cioè strumento con manico dove la corda è perpendicolare alla cassa di risonanza. E' possibile tra l'altro, che mentre il suonatore pizzica con il pollice e l'indice la cordicella, un secondo suonatore possa percuotere l'arco con una o due bacchette, oppure la corda possa essere sfregata con le dita cosparse di resina vegetale… (e da qui si vedano, per esempio, le evoluzioni degli strumenti a frizione come il putipù, la puità o la cuica etc).

Figure n. 2-3-4
questi tre esempi vengono definite "Cetre di terra", cioè strumenti a corde ma che sono sprovviste di manico. Esse però hanno in comune il fatto che le corde siano tese sopra di un corpo unico (orizzontale) sia piano (vedi sviluppi storici in cetra, salterio, pianoforte etc.), sia cilindrico - vedi canna sonora - (come la Valiha del Madagascar). Questi tipi di strumenti, a differenza dell'arpa introducono l'elemento del "ponticello".

Vediamoli uno per uno:

Figura n. 2

è un arco di legno o di giunco, "di spessore di circa un centimetro e lungo 3 o 4 metri, le due estremità sono fissate al suolo per mezzo di due picchetti, fra l'uno e l'altro, al centro, è scavata una piccola fossa di risonanza, coperta da una tavoletta sulla quale appoggia verticalmente un pezzetto di bambù che determina anche il sollevamento del centro dell'asta di giunco: quindi quest'ultima è percossa da due bacchette, ogni sua vibrazione viene trasmessa alla tavoletta che ha funzione di ponticello". Questo strumento viene ancor oggi utilizzato dai bambini come giocattolo.

Figura n. 3
in questo caso l'asta di giunco non è più fissata al terreno, ma sospesa da due paletti di bambù, disposti alle due estremità; alla tavoletta della fossetta di risonanza è legata una cordicella che tira l'arco di giunco flettendola e trasmettendo ogni vibrazione dell'arco. Questo, pur essendo cetra, si avvicina per sua forma ad un violino capovolto (è il legno, tramite la corda, a trasmettergli il suono), oppure è da considerarsi uno strumento a corda capace di riprodurre il suono di un grande "tamburo" (si può ottenere l'effetto tamburo anche percuotendo la tavoletta che copre la buchetta armonica).

Figura n. 4: questo è un altro tipo di cetra, costruito e suonato sempre dai bambini. Esso è costituito da un pezzo piatto di pietra che copre una buchetta nel terreno. Una corda viene messa in tensione sostenendola su cinque bastoncini ficcati nel terreno, lo strumento ha sempre circa quattro metri di lunghezza. Il suono viene sempre trasferito alla cassa di risonanza dal picchetto centrale. Lo strumento viene percosso con bacchette da due persone o più.

ARCHI MUSICALI PORTATILI CON RISUONATORE INDIPENDENTE

Do quest'interpretazione perché in questo caso la corda è tesa con un procedimento diverso da quello dell'inserimento del ponticello. Contrariamente a tutto ciò che abbiamo visto sinora, non è il corpo sonoro a curvarsi al di sopra del risuonatore, è la flessibilità del manico che tende la corda e che permette a quest'ultima di disegnare una linea retta, non spezzata, almeno in origine. (3)

I
n questi casi l'arco di misura grande (3 o 4 metri), o piccole (50/80 cm.), viene fatto poggiare su di un vaso risuonatore che può essere di latta, di ceramica, di zucca, etc.


Nelle Figure 5-6-7 la corda viene percossa o pizzicata con una mano mentre l'altra la stoppa con un dito, o un coltello, o un bastoncino: ecco che riappare il concetto del ponticello.

ARCHI MUSICALI PORTATILI
Di misure più contenute, da 50 a 120 cm, utilizzano come cassa di risonanza: "la bocca" e la "zucca".

Ma andiamo per gradi:

MUSICA CORPORALE

"Appare evidente che l'origine della musica sia da ricercarsi nel corpo umano. E' così anche nella danza. Quest'ultima è però unica, mentre la musica si divide in vocale e strumentale. Da una parte il canto, prodotto, così come il linguaggio, dall'apparato vocale; dall'altra la musica strumentale è nata con la danza, dal movimento del corpo. Si possono quindi cogliere due coppie tra loro simmetriche: linguaggio e canto, danza e strumenti.
Originariamente la musica strumentale si trova unita alla danza assai strettamente; il canto può forse esistere senza l'invenzione del linguaggio, non così per la musica strumentale che, nelle sue forme più primitive, presuppone sempre la danza; essa è danza. L'uomo batte il suolo coi piedi o con le mani,
percuote il suo corpo in cadenza, lo agita parzialmente o interamente per animare gli oggetti e gli ornamenti sonori che indossa. Queste sono le prime musiche strumentali senza dubbio esistite; fuse con la danza rivelano un carattere assai diverso da quello del canto." (2)


Questo della musica corporale comporterebbe un capitolo intero, ma per dare solo qualche input elencherò una serie di situazioni, come ad esempio:

1) il battito delle mani, lo schiocco delle dita, il percuotimento delle cosce e delle braccia, del ventre (tamburo), delle natiche, le mani che battono l'acqua, il battito dei piedi sul suolo o su di un materiale che può risuonare. Il corpo che si copre di musica, che si muove per battere i piedi o per agitare sonagli legati alle caviglie, alle braccia, alla cintura.

2) Timbro della lingua di un popolo, risonanza delle vocali, effetto percussivo delle consonanti, frizione, vibrazione delle semi-vocali.

3) Nasalizzazione, colpi di glottide, la castrazione, suoni a bocca chiusa, grida, ansiti, sibili.

4) Colpi sul pomo di Adamo o sul torace.

5) L'amplificazione o la deformazione della voce con l'uso di maschere, di scudi, della mano, delle cavità nasali, tali, quest'ultime, da dare al canto una fisionomia strumentale.

Così la bocca può anche non avere più il suo legame con l'apparato vocale, ma lo scopo di rafforzare i suoni che vibrano all'interno della sua cavità naturale.
Ecco allora, come l'arco musicale si possa servire della bocca semiaperta come cassa di risonanza (arco a bocca).

L'ARCO A BOCCA
Come già detto, è la bocca dell'esecutore a funzionare da cassa di risonanza, modificando l'apertura delle labbra, aumentando la possibilità di variazione del suono. La corda può essere tenuta tra i denti, o accolta nella cavità buccale, oppure è il legno stesso che è tenuto vicino alle labbra.

Figura n. 8
il suonatore tiene la corda dentro la bocca e con una mano la pizzica e con l'altra, afferrando il legno e la corda ne varia la tensione (vedi rif. arpa da terra).

Figura n. 9
il suonatore tiene la corda vicino alle labbra, con una bacchetta percuote la corda, e con l'altra mano, munita di un pezzetto di legno o di metallo, la tocca per aumentare di un tono o la lascia libera per risuonare a tono aperto (vedi rif. fig. 7).

Figura n. 10

la bocca in questo caso appoggia sul legno flessibile, la mano pizzica la corda vicino alla bocca, (ricordando lo scacciapensieri).
Ne esistono di due tipi, uno è la versione più recente dell'altro, entrambi ancora esistenti: iodoglotti ed eteroglotti. Gli scacciapensieri iodoglotti, sono per definizione, così ottenuti dal sollevamento di una parte di materiale che fa da telaio allo strumento (per esempio sollevando un filo di corteccia dal legno o dal bambù, lasciandone attaccata una o due parti) (fig. 11).
Gli scacciapensieri eteroglotti, sono formati da una linguetta che è fissata ad un telaio in metallo per una estremità. "La grande elasticità della linguetta favorisce un suono più netto e consistente, ed è per questa ragione che alcuni popoli orientali giudicano lo scacciapensieri in metallo troppo rumoroso per poter conciliare il tranquillo stato di meditazione richiesto da uno strumento così intimo e personale" (2). (fig. 12)

ARCO MUSICALE A ZUCCA
"Nell'arco con risuonatore solidale - a zucca s'è detto - all'arco sta attaccata una zucca che funziona da risuonatore. La zucca è tagliata in alto e perciò aperta e viene premuta dall'esecutore contro il proprio torace o contro l'addome per accrescerne l'intensità di risonanza. La zucca entra in risonanza solo per il suono prodotto dalla corda vuota dell'arco per il quale è stata tagliata; quando viene suonata un'altra nota la zucca deve essere allontanata dal corpo del suonatore onde non favorire interferenze tra il suono della corda e la risonanza della zucca. Questo spostamento della zucca non è un espediente per ottenere una variazione in altezza del suono, come molti osservatori hanno creduto e affermato". (2)

L'ARCO MUSICALE IN BRASILE (BERIMBAU)

Il problema della probabile origine dell'arco musicale in Brasile è ricco di incertezze. D'altra parte la conoscenza della cultura indigena prima della fine del XVIII secolo è quasi inesistente. Al tempo in cui il Brasile fu scoperto, i Portoghesi constatarono che gli Indios non erano "buoni" schiavi, non riuscivano a sostenere i lavori pesanti, erano molto suscettibili, morivano facilmente. Per questo i colonizzatori cominciarono ad importare schiavi africani, traffico che del resto i Portoghesi gestivano già dal XVI secolo.
Esiste la probabilità che il berimbau sia uno strumento di origine africana e introdotto in Brasile dagli schiavi. L'unica cosa certa è che alla fine del XIX secolo documentazioni rivelano lo strumento africano e quello brasiliano uguali nella costruzione e forma e nella maniera di assicurarlo e suonarlo.

ORIGINE DEL NOME
I
l problema successivo è l'origine del nome per questo strumento. In Brasile quando due berimbaus vengono suonati insieme, quello con il suono più grave è chiamato "Gunga", mentre quello con il suono più acuto "Viola".

H
o trovato e sentito chiamare a Bahia una forma intermedia chiamata "Berra-boi". (Il berra-boi in Brasile è anche un piccolo strumento costituito da una piccola cassa di risonanza a cui è legata una cordicella appesa ad un piccolo manico. Esso viene agitato per aria dal suonatore e produce un ronzio molto forte, simile ad un muggito (boi); viene chiamato Urra-boi o Berra-boi, ma dagli scrittori è chiamato generalmente "Zumbidor". E' quello che noi chiamiamo rombo, anch'esso uno strumento primitivo di largo impiego, di utilizzazione e funzione quasi sempre a carattere magico.

Esiste, documentata, una enormità di nomi che stanno ad indicare l'arco musicale:
Urucungo, Ricungo, Rucumbo, Lucungo, Hungo, M'Bolumbumba, Bucumbumba, Bucumbumga, Gunga, Gobo, Gubo, N'Stende, Violam, Viola de Arame, Marimba, Marimbau, Brimbao, Brimbau, Birimbao, Birimbau, Berimbau, ed altri.

Di certo molti di queste hanno una certa somiglianza e probabilmente sono la stessa parola. La difficoltà di articolare le parole africane per uno straniero, rotacismo e lambdacismo, l'uso di tramandare il nome oralmente e quindi la possibilità di interpretarlo male, sono tutti elementi che hanno contribuito a creare questa confusione.
Ma GUNGA, VIOLA, MARIMBA, MARIMBAU, BIRIMBAO e BERIMBAU sono invece termini che si differenziano ed hanno un'origine un po' particolare. 

GUNGA:
che oggi questo termine sia utilizzato per il Berimbau dal suono grave, potrebbe essere la conseguenza di Ru-gungo etc., ma potrebbe essere derivato invece dal nome Gongo, un tipo di Chocalho di vimini con dentro conchiglie (che oggi in Brasile si chiama caxixi).

VIOLA:
oggi in Brasile viene dato, al Berimbau che ha un suono acuto, il nome appunto di Viola. Da alcune descrizioni antiche, i viaggiatori hanno identificato lo strumento con il nome di: Viola de arame (Gallet), Violâm (Dias de Carvalho), o Viola (Garcia Simões), con il Berimbau.

V
ediamo rapidamente l'evoluzione: nel mondo arabo già da molto tempo erano presenti diversi tipi di archi musicali. In genere questi strumenti vengono chiamati Rabab (nel mondo islamico); poi questo strumento all'inizio del XV secolo incominciò ad essere conosciuto in varie parti dell'Europa, cambiando leggermente il nome. In Francia nel XII secolo esisteva uno strumento derivato dal Rabab, che nell'antica lingua provenzale aveva il nome di Viola. Questo strumento suonato con l'arco prese piede in Germania ed in Italia. Nel secolo XII in Spagna la "Chitarra latina", che sembra avere origine dal Rabab, aveva il nome di Vihuela, trasformatasi per sua grande popolarità nella moderna chitarra, "eccezionalmente in Portogallo il nome più comune è Viola, mentre in Brasile esiste una differenziazione tra il Violão e la Viola" (6). "Il problema è come la chitarra, in Portogallo, iniziò a essere chiamata viola, nome usato nel resto dell'Europa per uno strumento suonato con un arco, e come questo passò ad essere usato in Brasile per un Berimbau più acuto in un duo di berimbaus" (6), ma come dice Kay Shaffer: "questo è un problema che richiede una ricerca in sé, e sarà quel che sarà lasciandolo al futuro".

MARIMBA
anch'essa sta ad indicare l'arco musicale (probabilmente in maniera impropria), o la Sanza (vedi Marimba de Cafri) (4).


MARIMBAU:
in Brasile esiste ancora uno strumento dal nome di Marimbau. Ha in effetti una somiglianza con il berimbau, è una variante intermedia tra berimbau de barriga (figura 14) e berimbau de bacia (figura 7). Io stesso ho incontrato questo strumento in Brasile, a Recife (Balé Popular do Recife), e a Salvador-Bahia (Oficina de Investigação Musical). Esso utilizza una tavola o un arco flessibile a cui sono collegate e messe in tensione una o tre corde, e tra la base ed il filo vengono collegati due o più risuonatori di zucca o di latta (figura 13).

BIRIMBAO O BERIMBAO:
è il termine che sta ad indicare nel mondo latino quello strumento che in italiano viene chiamato genericamente scacciapensieri, in tedesco maultrommel, in inglese jew's-harp o trump, in francese guimbande o guimbarda. Si tratta in ogni caso di uno strumento a forma di ferro di cavallo alla cui estremità ad anello è attaccata una linguetta di metallo. Secondo informazioni fornite da Caetano Ricci, Felippe Scariata ed altri italiani, domiciliati nella capitale bahiana, il Berimbao era comune in Italia (23) e negli anni 40/50 il suo uso venne proibito dalla polizia, dal momento che poteva essere trasformato in arma bianca. Come riferisce Albano Marinho de Oliveira: il birimbao fino alla prima guerra mondiale non veniva fabbricato a Bahia. Era importato con certezza dall'Europa. Nel primo quarto di questo secolo esistette a Rua Chile, un negozio di articoli musicali "A Milanesa" che li vendeva a prezzi molto bassi (23). Pare che il nome berimbao derivi dal termine francese brimbale che originò brimbaler (traballare-oscillare). Pertanto secondo il lessicologo portoghese Candido Figueiredo l'espressione più corretta sarebbe brimbau o brimbao. Il nome di berimbau dato in Brasile all'arco musicale non deve essere molto antico.

IL BERIMBAU DE BARRIGA
Il Berimbau o più propriamente
Berimbau de Barriga (testualmente berimbau di pancia) è costituito da un pezzo di legno flessibile tenuto in forma di arco da un filo di metallo e con una zucca allacciata nella parete inferiore. E' suonato con una moneta, una bacchetta e un chocalho chiamato Caxixi.

"Di pancia perché lo strumento viene appoggiato appunto alla pancia e, allontanando o avvicinando la zucca si altera il volume dello strumento (figura 14). 

Ma andiamo ora a vedere le parti che costituiscono il berimbau (da qui in avanti citerò la parola berimbau per indicare il berimbau de barriga, per semplicità di trascrizione):

IL LEGNO (A MADEIRA):
vengono utilizzati per la costruzione dello strumento diversi tipi di legno chiamati generalmente pau pombo, come il "Tapirira" (albero delle anacardiacee chiamato Tapirirà Guianensis). A Bahia normalmente vengono chiamati "pau pombo" i legni che sono molto leggeri (pau=palo, pombo=colombo).

Sicuramente un legno molto buono è il
Biriba (albero delle Anonacee-Dugueita Macraviana). E' un legno non facilissimo da incontrare, anche in virtù del prezzo che ha sul mercato, relativamente alto. Importante è trovare un ramo diritto e utilizzarne la parte migliore, cioè quella centrale. 
Per quanto riguarda la misura, essa è variabile in base alla preferenza del "Mestre" (Maestro). Può variare tra i 110 e i 150 cm. Una volta scelto il palo bisogna scortecciarlo ("tirar a casca": togliere la corteccia) e lisciarlo; alcuni lo passano sopra il fuoco per evitare il "bicho" - il tarlo -, oppure lo spalmano con del grasso animale.

CONNESSIONI PER IL FILO :
un tempo quando in Brasile c'erano problemi con la polizia (nel periodo della schiavitù), il Berimbau veniva preparato con una delle estremità a forma di punta. In questo modo poteva essere smontata la corda e rapidamente poteva diventare un'arma di difesa. Oggi l'estremità inferiore viene preparata piatta, con un piccolo peduncolo per afferrare il filo, mentre l'altra estremità, sempre piatta, viene rivestita di un pezzetto di cuoio per fare da resistenza alla tensione del filo che potrebbe danneggiare il legno.

IL FILO (O ARAME):
all'origine veniva utilizzato un pezzo di filo di liana, oggi invece (dal 1920-30 circa), quello di acciaio recuperato dalle gomme di automobili. Viene utilizzato anche il filo per pianoforti, ma ha il problema di rompersi frequentemente. Dopo aver tagliato un pezzo di lunghezza un po' superiore al palo, vanno preparati due occhielli di misure differenti che permettono di agganciare da un lato il filo alla parte inferiore dello strumento, e dall'altro di creare un presupposto per poter essere legato con una cordicella che, attorcigliata intorno al legno tenuto curvo, blocca e rende teso il filo. La tensione del filo deve essere quella che dà il miglior suono.

LA ZUCCA (A CABAÇA) :
ci sono due tipi di zucca che vengono utilizzate come cassa di risonanza: quella a forma di palla (cabaça), e quella di forma ovale (coité o cuité). Essi sono frutti di una pianta rampicante. Esistono in verità anche zucche prodotte da alberi. La zucca, ben secca, viene tagliata, ripulita all'interno dalla pellicola e dai semi e lisciata dentro e fuori compresa la bocca che si è creata dopo il taglio. Nel fondo della zucca vanno fatti due fori che serviranno per il passaggio di un pezzo di corda (barbante) che a sua volta assicurerà la zucca all'arco. La grandezza della zucca e dell'apertura, influenzeranno notevolmente la qualità del suono e del "wah-wah" che caratterizza il Berimbau.

IL CAXIXI:
anche il nome caxixi ha origini poco conosciute. Caxixi, Mucaxixi, sono certamente di origine africana, considerata ancora oggi la loro diffusione in Africa.
Viene costruito a forma di piccolo cesto di "vimini" (termine generico, dal momento che esistono materiali diversi) intrecciato con la base ricavata da un pezzo di zucca ed il manico in cima a forma di "U", al cui interno vengono collocati sassi, conchiglie o semi. Così fatto è riconoscibile come strumento tipicamente brasiliano.
Ne esistono, come già detto, altri modelli con varianti in Africa, per esempio: il fondo può essere di vimini, di latta o di zucca all'interno ed il manico lo si incontra quasi sempre a collo unico (ad occhiello o diritto). 
Il caxixi viene associato all'uso del berimbau, o utilizzato anche per alcune cerimonie animiste come nel Candomblè.

LA MONETA (A MOEDA O DOBRÃO):
essa serve per modificare la nota prodotta dal percuotimento del filo. Viene tenuta tra pollice ed indice della mano sinistra (per mancini a destra). In Africa, nei "fratellini" del berimbau (Bombe, Urucungo, Gubo, Muduri, Kakulumbumbwa, Umuduli etc.), viene utilizzato il dito indice per lo stesso scopo. (Figure 15/16/17/18/19).
La moneta può essere un antico doblone piuttosto grande d'oro o di rame equivalente a 40 Reis dell'epoca. Oggi non sono facili da trovare perché fuori commercio. Sempre allo stesso scopo viene utilizzata una pietra, mentre altri materiali non danno un suono altrettanto soddisfacente.

LA BACCHETTA (A VARETA):
chiamata anche "vaqueta", viene ricavata da un pezzo di biriba. Vengono utilizzati anche altri materiali ma questo è quello autentico. La lunghezza, lo spessore e la forma sono strettamente individuali.

LA PITTURA (A PINTURA):
la pittura del berimbau è di acquisizione piuttosto recente: intorno al 1940. Il primo che iniziò a scortecciare e verniciare al naturale i berimbaus fu
Mestre Bimba, ma la prima persona che li pitturò fu Mestre Waldemar Da Paixão. Egli, iniziando la costruzione di berimbaus per venderli, ne fece uno di colore azzurro, chiamato appunto Azulão. Lo stesso Governo Do Distrito Federal, Secreteria de Cultura e Esporte, Fundação Cultural do Distrito Federal, ha fatto una pubblicità-immagine di Salvador-Bahia, che recita:

"Na vadiação, a capoeira se juntou com o berimbau. P'ra festejar a aliança Da Paixão, Waldemar pintou o arco musical (ah'essa negra mania baiana de tudo enfeitar, de tudo misturar!) de repente, assim: a cor e o som cabaça em sua maõs Odara! O berimbau se trasformou no arco-iris musical." Trad.: "Nel vagabondare la capoeira si unì con il berimbau. Per festeggiare l'alleanza Waldemar Da Paixão pitturò l'arco musicale. (Ah questa mania negra baiana di abbellire tutto, di mescolare tutto!). Così all'improvviso: il colore ed il suono della zucca nelle sue mani - Odara! Il berimbau si trasformò in un arcobaleno musicale."

Mestre Ezikiel, dice che è corretto pitturare il berimbau, perché sia agli indios che agli africani piacciono i colori vivi (basta pensare come dipingono i loro corpi!).

PREPARAZIONE DELLO STRUMENTO:
tirando con la mano il filo al palo, si inserisce dalla parte inferiore il legaccio della zucca. Il suono varia in acuto o in basso, in base al punto dove viene collocata, in posizione alta o bassa, la zucca. E' certo che interferiscono sul suono sia lo spessore che la lunghezza e la qualità del legno, così come la qualità e la tensione del filo, come pure la misura del legaccio, la grandezza e l'apertura della zucca. Ogni arco ha uno o due punti dove si può trovare un buon suono.

COME SI TIENE:
il berimbau si tiene collocando il dito mignolo sotto la cordicella che tiene la zucca e con l'anulare appoggiato sul legno. La moneta si tiene in posizione orizzontale, tra l'indice ed il pollice. Sull'altra mano si tiene, come una penna, la bacchetta e si infila il manico a "U" del caxixi dentro l'indice ed anulare.

COME SI SUONA:
la prima cosa da fare per uno studente, sono gli esercizi di equilibrio con lo strumento in mano. Tenendolo stretto con la mano, muoverlo a destra e a sinistra, in alto ed in basso. Certamente all'inizio il dito mignolo "starà un po' male"!. Con la bacchetta si percuote il filo dell'arco perpendicolarmente. Successivamente è importante imparare ad appoggiare la moneta al filo, ad utilizzare l'effetto wha-wha della zucca ed a suonare il caxixi contemporaneamente al colpo o da solo. E' estremamente vero che la grande varietà di suoni che il berimbau è capace di produrre, provoca un effetto sorpresa ad una persona che lo vede e lo sente per la prima volta. E' altrettanto vero quello che diceva
Mestre Canjiquinha

"Tocar berimbau-tudo mundo bate. Tocar berimbau è muito dificil. Tocar e distinguer è muito dificil." (Trad.: "Tutti percuotono il berimbau. Suonare il berimbau è molto difficile. Suonare e distinguere i colpi è molto difficile". 

E' interessante anche notare che i colpi sul berimbau seguono un andamento ritmico-melodico dovuto alle due note che questo strumento è capace di produrre. Lo stesso professore dell'Università di New York, Curt Sachs, diceva: 

"La percussione di note a coppie con accenti contrastanti e altezze diverse, è il primo passo verso una melodia strumentale….Può darsi che siano passate diverse migliaia di anni prima che la musica strumentale giungesse ad adottare schemi di tre note….ed il successivo stadio è una rigorosa accordatura secondo una scala" (2).

BERIMBAU E CAPOEIRA:
il berimbau oggi è conosciuto per l'associazione con la capoeira. In realtà, anche lo stesso Waldeloir Rêgo, nel suo libro "Capoeira Angola" che è uno dei massimi scritti nel suo genere, dice che "la capoeira iniziò ad essere praticata verso l'inizio del XIX secolo. Ma non si sa se questa veniva esercitata con il berimbau, certamente era accompagnata da tamburi". Anzi spesso le stampe mostravano il berimbau usato in associazioni di vendita, per attirare l'attenzione o per chiedere l'elemosina. Io stesso ho incontrato a Salvador-Bahia, nel 1985, un anziano negro-baiano che camminava cantando per il centro storico accompagnandosi con il berimbau, molto simile per dimensioni a quello illustrato nella figura 19. E' impressione comune che l'associazione del gioco della capoeira con il berimbau risalga alla fine del XIX secolo. (Per saperne di più, vedi mio articolo su World Music precedente).

DOVE SI COMPRA IL BERIMBAU:
se siete nell'aeroporto di Rio de Janeiro e vedete un turista con in mano un berimbau, siete certi che ha visitato Salvador-Bahia. La soddisfazione dell'acquisto termina al momento di imbarcarsi per il volo diretto verso il proprio Paese di origine. Il berimbau è lungo e la zucca è molto fragile, così viene smontato, il filo perde la sua tensione, la zucca nella migliore delle ipotesi finisce tra i vestiti, la bacchetta, la moneta ed il caxixi chissà dove. Quei pochi strumenti che riescono ad arrivare sani, vengono rimontati in maniera approssimativa . Quasi sempre la zucca viene inserita nel lato sbagliato, la moneta viene regolarmente persa, la bacchetta è rotta ed il caxixi lo troverete da qualche altra parte della casa. Augurandomi che questa monografia possa servire anche a questo scopo, chi volesse acquistare un berimbau bello e fatto, lo può trovare facilmente. 

Un luogo certo a Salvador-Bahia è il Mercado Modelo (un intero ed efficiente palazzo costruito negli anni 40 dopo l'incendio del precedente: 'Agua de Meninos) che ospita un ristorante abbastanza tipico e artigianato baiano. Dentro e fuori il Mercado, pullulano bancarelle che vendono berimbaus. Se ne incontrano di tre misure (a parte quella mignon da tavolo): grande, medio e piccolo, sia al naturale che dipinti. Quasi sempre i venditori, lo sono davvero, vi racconteranno le mille fatiche per costruire lo strumento. Fatica ne fanno, ma per spillare più soldi dal "gringo" (siete voi… e non andatene fieri). Non per questo si incontrano strumenti giocattolo, anzi, sapendo bene cosa si vuole se ne possono trovare buoni e abbastanza professionali. Ci sono altri luoghi dove si può acquistare il berimbau ed assistere ad alcune esibizioni di capoeira (ricordatevi di lasciare qualche obolo): Il Terreiro de Jesus, così come tutto il Pelourinho dove è collocato, offre alcune possibilità. Rimanendo in zona ci sono un paio di negozi con annesso un serio laboratorio: quello di
Bira Reis (Oficina de Investigação Musical) e quello di Lua (salutatemeli).

Per chi invece vuole costruirselo da solo, può partire da lontano con un pacchetto di sementi: uno per la pianta e uno per la zucca. Cercare la materia prima non è in effetti altrettanto semplice, ma non è detto. Buona fortuna!.

BIBLIOGRAFIA
1) Oneyda Alvarenga: Musica Popolare Brasiliana. Ed. Sperling & Kupfer. Milano 1953
2) Curt Sachs: La Storia Degli Strumenti Musicali. Ed. Mondadori. Milano 1980
3) Andre' Shaeffner: Origine Degli Strumenti Musicali. Ed. Sellerio. Palermo 1978
4) Ezio Bassani: Gli Antichi Strumenti Musicali Dell'africa Nera.. Ed. Zanibon. Padova 1978.
5) Ary Vasconcelos: Raizes Da Musica Popular Brasileira. Ed. Rio Fundo. Rio De Janeiro 1991.
6) Kay Shaffer: Monografias Folclorica 2 O Berimbau De Barriga E Seus Toques. Ed. Funarte. Rio De Janeiro 1977.
7) Odorico Tavares: Bahia Imagens Da Terra E Do Povo. Ed. Ediouro. Rio De Janeiro 199?
8) Nei Lopez: O Negro No Rio De Janeiro E Sua Tradição Musical. Ed. Pallas. Rio De Janeiro 1992.
9) Faustinho Rodriguez Vale: Elementos De Folclore Musical Brasileiro. Brasiliana Vol.57. Ed. Companhia National/Mec. São Paulo 1978.
10) Claus Schreiner: Musica Popular Brasileira.. Ed. Tropical Music. Darmstadt 1985.
11) Jos Gansemans-Barbara Schmidt-Wrenger: Musikgeschichte In Bildern-Zentral Africa.. Ed. Veb. Leipzig 1986.
12) Gerhard Hubik: Musikgeschichte In Bildern-Ostafrica. Ed. Veb. Leipzig 1980.
13) Gerhard Hubik: Musikgeschichte In Bildern-Westafrica. Ed. Veb. Leipzig 1980.
14) J.H.Kwabena Nketia: La Musica Dell'africa. Ed. Sei. Torino 1986.
15) Loris Francesco Lenti: Dizionario Enciclopedico Degli Strumenti A Percussione. Ed. Musicali Rodi. Bologna 1986.
16) Guido Facchin: Le Percussioni. Ed. I Manuali Edt/Sidm. Torino 1989.
17) Andrea Centazzo: Guida Agli Strumenti A Percussione, Storia Ed Uso: Ed. Il Formichiere . Milano 1979.
18) Andrea Centazzo: Strumenti Per Fare Musica.. Ed. Gammalibri. Milano 1982.
19) Giulia Farina - Claudia Morra: Ding Dang Deng Doeng Dong. (Viaggio Nell'universo Della Musica Extraeuropea). Ed. Ricordi. Milano 1974. 
20) Franchino Falsetti - Giampaolo Salbego: Quale Percussione? Ed. Ricordi. Milano 1987.
21) Diagram Group: Gli Strumenti Musicali Di Ogni Epoca E Ogni Paese. Ed. Fabbri. Milano 1997.
22) Febo Guizzi - Alessandro Sistri: Uomini E Suoni. Strumenti Musicali Del Museo Arti Primitive "Dinz Rialto". Ed. La Casa Usher. Firenze 1985.
23) Albano Marinho De Oliveira: Berimbau O Arco Musical Da Capoeira Na Bahia. Revista Do Instituto Geografico E Histórico Da Bahia. N°80. Salvador-Bahia 1956.
24) Nikolaus Schimmel - Gütter Batel: Dall'arco Musicale Al Pianoforte. Ed. Schimmel. Braunschweig 1987.
25) Carlos Pereira (Charles) Mönica Böri: Cantos E Ladainhas Da Capoeira Da Bahia.. Ed. Via Bahia. Salvador-Bahia 1992.
26) Luciano Bosi: Suoni E Colori Lontani: Ed. Comune Di Modena 1998.
27) Cosv: Africa La Terra Dei Suoni. Ed. In Proprio 199?
28) Marco Boccitto: Mother Africa E I Suoi Figli. Ed. Theoria 13 Ritmi. Roma/Mlano 1995.

Articolo pubblicato sulla Rivista World Music AnnoVIII n.33 Agosto 1998 pag.44-52 

Fai click qui per leggere la recensione del CD 'BERIMBAU' di FRANÇOIS KOKELAERE


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COMMENTI
Inserito il 27/2/2008 alle 22.54.28 da "pusikiko"
Commento:
Posso dire che dall'età di 10 anni la capoeria è diventata la mia più grande passione.. quello che mi piacerebbe tanto scoprire è come si descança un berimbao.. se hai come aiutarmi leggo costante! grazie
 

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Data ultima modifica: 01/03/2007





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