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Registrare le percussioni
Consigli tecnico - ambientali per una ripresa microfonica ottimale degli strumenti a percussione
di Peppe Consolmagno
info@peppeconsolmagno.com

foto by: Elio Guidi e Tiziano Barbieri

Oggi il musicista deve sapersi muovere con conoscenza, deve avere esperienza in pubbliche relazioni, nei rapporti con la stampa, con il fax, il telefono, le poste, sapere come si fa un contratto, ancora meglio se sa usare il computer, internet e se conosce le lingue straniere. E' innegabile che la buona riuscita di un concerto o di una registrazione è frutto della coesione, del rispetto e della esperienza di tre elementi: musicista, organizzatore e fonico. Cose queste che interessano sia l'interprete che il fruitore, vale a dire colui che fa la musica e colui che la ascolta.

Per questo motivo, il musicista che entra in uno studio di registrazione deve interessarsi ad alcuni aspetti che sono fondamentali per la buona riuscita del lavoro e che non riguardano solamente la buona esecuzione. La conoscenza  del proprio strumento e la coscienza  delle proprie capacità devono infatti rapportarsi all'ambiente, alle persone e alle macchine che costituiscono lo studio. Questa è l'ottica con cui questa volta abbiamo deciso di affrontare l'argomento "registrare le percussioni".

L'ANIMA DELLO STRUMENTO A PERCUSSIONE
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uando uno strumento musicale che fa parte di una determinata cultura viene suonato in maniera impropria, senza conoscere la sua collocazione, la sua forma, le sue fibre, suona male. E' estremamente limitativo considerare solo l'approccio ritmico, escludendo così una visione più ampia, che tenga conto della spazialità, della gestualità, del timbro, della parola, degli stessi simboli che si incontrano nelle funzioni rituali. In alcuni Paesi esiste proprio la filosofia del "gesto musicale", intere famiglie si dedicano alla costruzione degli strumenti musicali, fino ad acquisire uno stato mentale. Gli strumenti musicali, considerati come fonte sonora, contribuiscono a formare il sistema musicale, il quale a sua volta viene caratterizzato dal fatto sonoro. Questo tipo di evento, necessita per la sua comprensione di due punti di ascolto: espressivo e percettivo. Solamente la coincidenza di questi due punti può aumentare l'effetto suggestivo e comunicativo. Ogni genere musicale si differenzia da un altro e quello che lo caratterizza non è solo il tempo metronomico, ma la pulsazione, l'anima. Non si può ricondurre tutta la musica ad un solo diapason. In occidente è necessario rivalutare questi princìpi, riscoprirli. In altri Paesi fanno parte del quotidiano, della vita.

NON SOLO TECNICA
La trasmissione del materiale musicale sia scritta che orale è regolata da codici – sfumature (per quanto il lavoro di scrittura sia utile, l'anima ed il sentimento non si possono trascrivere). Claude Debussy (1862 - 1918) sottolineava egregiamente che ci sono in giro per il mondo dei sistemi musicali, trasmessi oralmente, che fanno sembrare insignificanti certe opere occidentali.

Ogni tipo di musica come la cultura a cui appartiene si distingue anche attraverso i suoi strumenti musicali. Somiglianti nei materiali e nella forma, hanno in realtà un loro nome, una loro tecnica di costruzione, un loro suono e un loro modo di essere suonati. Molti di essi, in particolar modo quelli a percussione, sono anche un tramite per mettersi in contatto con le divinità; non a caso vengono consacrati, vestiti, viene loro assegnato un nome, vengono messi a riposo dopo l'uso e suonati dai sacerdoti.

I materiali utilizzati e la loro scelta sono altrettanto importanti per la realizzazione degli strumenti musicali. Costruirsi uno strumento aiuta a conoscerlo, a capirlo, a rispettarlo. Passando attraverso le sue fibre si riesce a comprendere come si esprime. Costruire qualcosa che produce un suono non è difficile, costruire uno strumento musicale è complicato ma non impossibile. Il costruttore di strumenti musicali deve fare da ponte fra la creatività spontanea e la necessità di soddisfare le esigenze immediate del musicista.

Il silenzio ha un suo valore e va rispettato. Un tempo esistevano luoghi sacri alla quiete e luoghi deputati al silenzio. Esistevano luoghi come chiese, biblioteche, sale di concerto, vere oasi di silenzio. Era sottinteso che l'uomo avesse diritto alla pace. La quiete è utile per ristabilire l'equilibrio del proprio essere. Anche qui l'ambiente ha il suo ruolo: il mare, la montagna, la campagna, la neve ecc. sono luoghi sacri alla quiete. Il silenzio in musica … è la miglior musica. Basterebbe concentrarsi nell'equazione: più silenzio, meno note.

Il rumore è quel determinato fenomeno sonoro indesiderato. Il limite tra suono e rumore è piuttosto sottile. Se ad esempio un rumore viene fatto entrare in musica, cessa di esserlo per diventare suono.

I simboli sono la rappresentazione dell'esperienza dell'uomo. Considerare pertanto un evento sonoro come simbolo è molto affascinante, i termini effetto – effettistica, spesso associati alle percussioni, lo sono molto meno. E' bello ricordare quello che ha detto Munir Bashir (uno dei principali interpreti della musica irachena, virtuoso di Ud – liuto arabo -, 1930 - 1997): "Se la musica non esce dall'anima, resta solo il rumore".

Il timbro in uno strumento musicale è determinato da una serie di armonici che conferiscono il colore, vale a dire la qualità del suono. E' lo strumento che con il suono fondamentale e i suoi armonici chiede spazio per essere ascoltato. La spazialità in musica è rappresentata dalla melodia, dall'armonia e dal timbro. E' proprio da quest'ultimo che si viene proiettati verso dimensioni intimistiche essendo legato alle emozioni. Saper dosare il timbro e la cassa di risonanza permette di far parlare lo strumento.

Il ritmo è vita, è allegria. Finalizzato a sé stesso produce solo agitazione, disagio. E' più interessante quando viene pensato come parte integrante di una struttura. E' utile riflettere sul fatto che il ritmo agisce sulla sfera intuitiva dell'uomo.

Rapporto con lo strumento: dosare delicatamente i suoni ed i timbri che hanno un carattere proprio lasciando che gli strumenti possano, senza dover spiegare niente, "parlare per pensare" a beneficio del silenzio, del respiro, dell'improvvisazione, dell'apertura, dove il ritmo è necessariamente presente ma non prevaricante.

A CIASCUNO IL SUO SET
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a competizione aumenta la creatività, ma la concorrenza ha sempre dato luogo ad una creatività il più delle volte priva di significato. Saper scegliere gli strumenti a percussione e fare un proprio set non è facile. E' necessario mettersi nell'ottica che avere un buon strumento musicale vuol dire essere disposti a spendere in maniera adeguata … molto! Si paga o la propria esperienza (tempo, investimenti, viaggi, esperimenti) o quella degli altri che hanno già fatto tutto al nostro posto. 
Artigianale o preso tra il vasto e disorientante assortimento fornito dalle chilometriche liste di marche e sottomarche, comunque sia per scegliere i propri strumenti musicali è necessario affidarsi alle esigenze personali. Nelle varie culture musicali ogni percussionista suona il suo strumento e l'insieme di vari percussionisti forma la cosiddetta "batteria" del gruppo. Oggi per varie esigenze al percussionista viene affidato un ruolo più ampio: deve saper suonare molti strumenti ed anche allo stesso tempo, creandosi così la figura del multipercussionsta. Se questi appartiene per tradizione o per preferenza alla scuola cubana, il suo set sarà composto da:
tumba, conga, quinto, timbales, bongoes, batà, campane, guiro e maracas, ecc.; se a quella brasiliana da: surdo, repinique, tarol, tamburine, pandeiro, agôgô, reco-reco, cuica, zabumba, triangolo, berimbau ecc.; se a quella indiana da: tabla, kanjra, mridangam, ghatam, tavil, ecc.; se a quella africana da: djembé, doun-doun, sabar, bolom, ecc.; - solo per citare le più divulgate -. Chi invece ama avere una propria identità, abbastanza fuori dagli schemi convenzionali, si crea un proprio set .

ENTRIAMO NELLO STUDIO
Chi siamo e cosa vogliamo
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olti problemi, anche durante la registrazione, derivano dalla maniera con cui lo strumento viene scelto e suonato. L'elemento chiave è sempre l'esecuzione musicale. Affidarsi alla marca di un prodotto o al nome del fonico, o a quello dello studio di registrazione, non è garanzia di ottimi risultati. Avere le idee chiare di cosa  si sta adoperando, di cosa si vuole ottenere e sintonizzarsi nell'ambiente dove ci si trova a lavorare, vuol dire conoscere la propria espressività. Dal momento che sono vari gli elementi  che compongono un set di strumenti a percussione, sia la loro amplificazione, che la loro registrazione richiede più attenzione ed esperienza di qualunque altro strumento musicale, compresa la batteria. Normalmente il percussionista è vittima di se stesso. Considerando qualunque cosa una fonte sonora, finisce per diventare o un collezionista (meglio farne una professione autonoma), o un esibizionista  (meglio convogliare questa indole nell'allestire negozi o fiere del settore, lavoro peraltro altrettanto utile). In ogni caso anche quando il set è stato scelto con criteri ottimali (dimensione e qualità), gli strumenti adoperati sono sempre tanti e costituiscono un problema per il tecnico del suono.

L'ambiente e i tecnici di studio
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o studio di registrazione e l'ambiente dove è collocato, permettono al musicista ed ai tecnici di lavorare nella maniera più libera possibile. Lo studio deve creare una atmosfera rilassante, garantendo nel contempo una attrezzatura di elevata qualità e completezza. Soltanto le persone dotate di capacità comunicative, di disponibilità a capire i problemi e le necessità di ciascuno, possono riuscire a realizzare un buon lavoro. Doti che si raggiungono solo attraverso la conoscenza personale. Le fasi di registrazione comportano tempi molto lunghi, pertanto è utile che il titolare dello studio ed i tecnici del suono creino una armonia con i musicisti e le loro capacità creative, ed  il produttore e i musicisti decidano i ritmi di lavoro. La capacità di un tecnico del suono sta nel saper interpretare e tradurre tecnicamente le idee e le preferenze di un musicista. Ci sono tecnici che avendo in testa un loro suono, ti portano solamente verso quello che sanno fare; ci sono musicisti  che hanno un pessimo suono e si aspettano che il tecnico gli dia quello che loro stessi non hanno; ci sono musicisti con un suono ottimo e tecnici che glielo rovinano; ci sono musicisti che danno al tecnico delle informazioni troppo difficili da interpretare e questo comporta da parte sua di doversi arrangiare o di attingere alla propria esperienza. Di certo è meglio ripetere il suono il più pulito possibile: elaborare troppo un suono vuol dire togliere cose che poi non si riesce più a ridare. Individuare lo studio secondo le proprie necessità è un punto fondamentale. I requisiti che lo studio deve avere sono: predisposizione per spazio ed attrezzature per registrare gli strumenti musicali  acustici, investimenti in professionalità, parco microfoni ben fornito, validi tecnici ed assistenti, solida esperienza, dimestichezza coi vari generi musicali (non esistono solo il pop ed il rock) e costi accessibili.

Le attrezzature necessarie
MARCHI CITATI










I
l microfono è il primo orecchio pronto ad ascoltare quello che si esprime, voce o strumento musicale che sia. E' necessario prenderci confidenza tenendo conto delle sue qualità. Occorre riflettere su ciò che si vuole dire, capire quel determinato microfono e vedere se risponde alle esigenze timbriche del proprio strumento. Se ad esempio si registra lo strumento a lamelle africano, (Kalimba, M'bira, Likembe ecc.), dipenderà dal tipo di microfono e dalla distanza-angolazione tra microfono e strumento l'evidenziare di più il tocco metallico delle lamelle, oppure il wha-wha della cassa armonica. Considerazione questa che vale per tutti quegli strumenti, voce compresa, che possono essere spostati rispetto all'asse di ripresa del microfono.

Ma quali microfoni scegliamo? 
Gli elementi che entrano in gioco nella registrazione di uno strumento musicale, nel particolare quello a percussione, sono molti. E' riduttivo limitarsi all'indicazione di una specifica marca. Il microfono sta all'interno di una catena complessa. Per prima cosa, è collegato a un preamplificatore, che deve essere di ottima qualità, il quale a sua volta è collegato a un mixer, che invia il segnale direttamente sul supporto di registrazione, il cui ritorno è inviato di nuovo nel banco, per il riascolto e mixaggio. Ci sono ottimi preamplificatori situati all'interno dei banchi (per esempio i costosi Neve o SSL) e altri esterni (per esempio Apogee). Si può scendere di qualità a proprio rischio o addirittura costruirseli da soli.

I microfoni "sentono" in maniera diversa a seconda delle direzioni da cui provengono i suoni. I loro diagrammi polari indicano come essi sentono. I microfoni omnidirezionali "sentono" allo stesso modo da tutte le direzioni, altri invece, preferiscono i suoni provenienti da una sola direzione (unidirezionali) o da due (bidirezionali). I microfoni da studio sono strumenti di precisione ad alta qualità. Utilizzano trasduttori a condensatore o dinamici a due vie e presentano una risposta in frequenza in grado di coprire tutto lo spettro audio offrendo, nel contempo, un'ottima risposta ai transienti (capacità di un microfono di seguire eventi sonori improvvisi-percussivi). Nello studio di registrazione predomina la ripresa a distanza ed a questo scopo i microfoni a condensatore sono i più adatti. In ogni caso la tecnica di ripresa microfonica è una questione di esperienza (di tentativi ed errori).

La cuffia è un problema altrettanto serio. Durante le fasi di registrazione l'ascolto di quello che si sta facendo è delegato alle cuffie. Come l'ascolto dai monitor sul palco non rispecchia quello della sala, anche l'ascolto dalle cuffie non riproduce esattamente quello che sta accadendo durante la registrazione. Comunque sia, se la risposta sonora e le loro capacità sono buone, il musicista viene messo in condizione di interagire meglio e la musica sarà il prodotto dell'equilibrio tra risposta microfonica, esecuzione ed ascolto in cuffia.

Tutte le volte che si passa attraverso un microfono, bisogna fare i conti con l'elettronica. Fa parte della nostra vita ed anche in musica la convivenza è necessaria ed utile. La tecnologia che si ha a disposizione ci permette tramite le registrazioni di fare tantissime cose. L'utilizzo di una strumentazione super avanzata ci consente di poter analizzare la musica che stiamo registrando con lo svantaggio immediato di perderne l'anima e la compattezza, ma se si lavora a fondo prendendo confidenza con riverberi ed echi, si può ricondurre l'ascolto ad una dimensione immaginaria, ma che allo stesso tempo rispetta la propria realtà. Molte registrazioni fatte sul campo sono tecnicamente un disastro, sono "sporche", ma riescono a trasmettere una straordinaria autenticità ed energia. Anche se si lavora in studio, l'autenticità va ricercata.

METTIAMOCI AL LAVORO
L
e foto riprodotte in questo articolo mostrano i microfoni  ed alcuni miei strumenti a percussione (da me costruiti) durante le fasi di registrazione nello Studio Axis di Trarivi di Montescudo (RN), avvalendomi dei consigli del tecnico del suono Enzo Geminiani (SwanSound - Coriano RN - 39-0541-658283) e dello "sguardo" del fotografo Elio Guidi.

Vediamo in maniera schematica, come e con quali microfoni  abbiamo ripreso ciascun strumento.

STRUMENTO: vasi sonori in terracotta, originari della Nigeria del Sud, chiamati Udu e suonati dalle donne della tribù Igbo.
MICROFONO: AKG C414 B-ULS condensatore con diagramma cardioide.
DISTANZA: 40-50 cm.

Il C414 è un microfono a condensatore a grande diaframma, con la possibilità di scelta fra 4 diagrammi polari. La dimensione della capsula è determinante quando si deve scendere al di sotto di frequenze molto basse. Il suo livello di riproduzione è molto alto ed è esente da distorsioni. Risulta molto sensibile su tutta la gamma da 30 a 20000 Hz ed è pertanto indicato per quegli strumenti, come gli Udu, che hanno poca dinamica. Contrariamente ad una pelle percossa, la quantità di aria mossa dei vasi sonori è poca e lenta.

STRUMENTO: Gong con mammella centrale, originario della Birmania.
MICROFONO: ELECTRO-VOICE PL20 dinamico.
DISTANZA: 50-60 cm.

Il PL20 è un microfono dinamico. La sua peculiarità costruttiva è quella  di avere una grossa superficie  frontale di ripresa, capace di scendere nelle basse frequenze, integrata da una superficie di ripresa laterale. E' adatto per uno strumento di grande dinamica come il Gong birmano. Il microfono a condensatore in questo caso è sconsigliato perché andrebbe in saturazione (clip).

 

STRUMENTO: Caxixi, strumenti a scuotimento (materiale di intreccio, base in zucca e semi all'interno), di origine africana.
MICROFONO: 2 AKG C451 EB con CAPSULA CK1 a condensatore con diagramma cardioide.
DISTANZA: 1m.

I due C451 sono stati messi in configurazione stereo (xy) ed angolati uno all'altro di 60° con il centro rivolto verso gli strumenti. Dotati di capsula piccola e di ottima definizione nei registri medio-alti ed alti, questi microfoni permettono di registrare la dinamica dello strumento e la dinamica del movimento.

STRUMENTO: Bubboli, Semi, ecc., origine varie.
MICROFONO: 2 AKG C451 EB con CAPSULA CK1 a condensatore con diagramma cardioide.
DISTANZA:  1m.

I due microfoni sono posizionati come nella figura precedente. Tutti gli strumenti a percussione usati in maniera espressiva, necessitano di microfoni "attenti".

STRUMENTO: Berimbau, arco sonoro portatile a zucca, originario dell'Africa, viene utilizzato in Brasile anche per accompagnare la danza-lotta Capoeira.
MICROFONO: AKG C1000 S, a condensatore con diagramma cardioide.
DISTANZA: 20-30 cm.

Il C1000 è un microfono a condensatore, la cui capsula è modificabile da cardioide a hypercardioide. Generico, ma di ottima qualità. 
La ripresa microfonica del Berimbau può richiedere altri microfoni aggiuntivi. Come mi suggeriva Carlo Tedeschi, si può usare un Sennheiser MKH40 (condesatore-cardioide) per la zucca ed un Sennheiser ME66 (condensatore-hypercardioide), per l'arco. L'argomento rimane come sempre aperto a discussione.

Sennheiser MKH40     Sennheiser ME66

STRUMENTO: Kalimba, lamellofono di origine africana, chiamato anche M'bira, Sanza, Likembe ecc..
MICROFONO:
AKG C391B (Modulo di alimentazione SE300B con capsula CK91), a condensatore con diagramma cardioide.
DISTANZA:
20-30 cm.

Il SE300B (Blue line) è un microfono a condensatore che garantisce una risposta in frequenza estremamente lineare e versatile. Arricchito della capsula cardioide (ne ha in dotazione otto differenti), rappresenta il classico microfono da studio. Permette come tutti i microfoni cardiodi di eliminare i suoni fuori asse (180°).

STRUMENTO: Tamburi ad acqua, di origine africana, sono costituiti da mezze zucche secche capovolte in recipienti contenenti acqua.
MICROFONO:
NEUMANN U87 condensatore a diagramma cardioide.
DISTANZA:
1m.

Sennheiser MD421Shure SM58L'U87 è un prestigioso microfono a condensatore di conosciutissime qualità. L'uso di due U87 è consigliato nel caso in cui i due microfoni appartengano alla stesso periodo di fabbricazione. L'utilizzo, come in questo caso, di un solo microfono, permette una ripresa uniforme (frequenze medie). Nel caso si voglia utilizzare più dinamica è consigliabile un microfono per ciascuna zucca.

Per gli strumenti a percussione più convenzionali come ad es. le congas, sono molto validi i Audix D2 microfoni dinamici (cardioidi) come i Sennheiser MD421 (le famose saponette) e gli Shure SM58 (imbattibili), oppure gli Audix D2 (sempre dinamici, ma hypercardioidi). Per chi utilizza il set  da tavolo e strumenti a tastiere sono validi due o più microfoni a condensatore panoramici e alcuni dinamici per riprendere strumenti che spostano più volume di aria come quelli a pelle.

 

 

PEPPE CONSOLMAGNO
Strada Serre , 7
61010 TAVULLIA (PU) Italia
Tel/fax: 0721 476230
E-mail: info@peppeconsolmagno.com
http://www.ejn.it/musicians/consolmagno.htm

Articolo apparso sulla Rivista Strumenti Musicali  n. 213 ottobre 1998, pag. 61-68
http://www.strumentimusicali.jackson.it/testo.asp?art=2910&n=21

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COMMENTI
Inserito il 16/2/2008 alle 18.54.09 da "guglielmo.turri"
Commento:
Ho Conosciuto questo sito per caso, ma ho letto con particolare interesse. saluti e Buon Lavoro. Guglielmo Turri
 
Inserito il 7/3/2008 alle 0.51.00 da "nuoriacien"
Commento:
Ciao Beppe e un saluto allo staff di Jazzitalia. In cerca di maggiori informazioni per confermare le mie scelte in materia di microfoni per set di percu ho notato questo buon articolo ben redatto. Utile, e del mio parere esauriente nella sua essenzialità.
Grazie.
Paul DABIRE'
 
Inserito il 29/11/2008 alle 5.39.05 da "primosuono_V"
Commento:
Ciao Peppe,Sono Vincenzo Castellana.
Utilissime le nozioni,chiare e dirette.
Un validissimo aiuto.

A 'gnurànza di stà terra s'arrunchia,
quannu ca la Musica ni ìnchi
e nni sdùnchia.

(L'ignoranza della terra si ritira,
di fronte alla Musica che ci riempie
e ci sgonfia.)
 
Inserito il 28/12/2008 alle 13.24.53 da "info"
Commento:
Ciao Paul, mi fa piacere di esserti stato di aiuto. ciao, Peppe
 
Inserito il 11/4/2010 alle 17.59.15 da "eva.aiollart"
Commento:
ciao a tutti per caso mi sapete dire il microfono adatto per un vibrafono e per una marimba in un concerto live?
 
Inserito il 25/11/2010 alle 0.49.32 da "cassafrquenzaservice"
Commento:
é stato molto bello leggere l'articolo, tanto utile fresco e dinamico!senza mettersi in bocca troppi paroloni...Grazie per questa lezione gratuita!
Luca.
 

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Data pubblicazione: 07/05/2001





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