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Charlie Christian: Flying Home
(De Lange-Goodman-Hampton)
di Pietro Nicosia
pietronicosia@alice.it

La versione di "Flying Home" di cui ci occupiamo è stata registrata, come quella di "Stardust" precedentemente analizzata, il 2 Ottobre del 1939 nei Columbia Studios di New York. La formazione è quella ormai nota del primo sestetto di Goodman con Fletcher Henderson al pianoforte.

Anche "Flying Home" (che entrerà, come "Stardust", nel repertorio di Lionel Hampton è uno standard AABA di trentadue battute. Si hanno notizie abbastanza sicure sul fatto che il vero autore di questo brano sia Lesile Sheffield, pianista e polistrumentista nero di Oklahoma City, autore di numerosi brani tra i quali forse "Air Mail Special", eroe del jazz rimasto in ombra. [1]

Le sezioni A sono tutte caratterizzate da un'armonia fissa di Mib7 che viene evidenziata e trainata dalla melodia discendente del basso mib reb do sib, che compare come primo elemento musicale nell'introduzione pianistica di Henderson. L'andamento del tema ed in generale della sezione A ha un'accentazione ritmica in due ed in questo caso l'andamento (in particolare del basso) in stile "New Orleans" è certamente molto più evidente di quanto non lo fosse in "I've Found a New Baby". L'accompagnamento del basso nella sezione A cambia sempre alla settima ed all'ottava battuta del tema, dove ritorna in quattro per sottolineare la diversità della frase melodica che si conclude sulla settima minore e che conclude la sezione A. La progressione armonica della sezione B è la stessa di "Honeysuckle Rose": I7 / IV / II7 / V7. L'andamento ritmico della sezione B diventa pienamente accentato su tutti i quarti creando quel tipico senso di contrasto ritmico tra due strutture armonicamente diverse, elemento tipico degli arrangiamenti che abbiamo affrontato. Questa struttura ritmica retta dal basso e dal pianoforte è mantenuta per tutto l'arrangiamento. Il tema (sezione A) è suonato all'unisono da clarinetto vibrafono e chitarra mentre nella sezione B, come spesso accade in molti brani strumentali durante l'era dello swing e del bebop, la parte melodica è affidata all'improvvisazione del solista. Anche in questo arrangiamento ha una grande importanza l'elemento del riff che oltre ad essere presente nel tema e nel riff polifonico delle ultime tre sezioni A del brano qui trascritto

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è presente, in forme molto semplici ed elementari, nella funzione di sostegno alla parte improvvisativa, prima di Charlie Christian e poi di Lionel Hampton. Abbiamo già visto in diverse situazioni quali sono le diverse funzioni del riff nel sestetto di Goodman. Nel caso di questa analisi un aspetto interessante è senza dubbio quello di approfondire gli elementi di differenza tra l'improvvisazione melodica di Goodman e Christian nella sezione B della struttura armonica di "Flying Home". Per questo motivo ho inserito anche la trascrizione della seconda sezione B improvvisata da Goodman.

Armonia:
Il principio fondante dell'improvvisazione della sezione B1 e B2 di Benny Goodman è quello dell'imitazione di ben precise e riconoscibili cellule melodiche e della discesa della settima di dominante sulla terza dell'accordo successivo. Nella sezione B1 l'imitazione melodica e ritmica tra le battute 17/18 e le battute 21/22 è rigorosissima, quasi matematica se si conta la specularità intervallare tra le battute 17 e 21, a testimonianza degli approfonditi studi classici del clarinettista ma anche del suo perfezionismo per quanto riguarda l'aspetto dell'esecuzione, sempre curato nei dettagli.[2] Va inoltre evidenziato il movimento melodico discendente in gran parte cromatico dalla terza di I7 che con la settima di dominante reb risolve sulla terza di IV (sol, solb, fa, mib, reb che risolve su do); fenomeno analogo tra battuta 21 e 23 con un cromatismo in più: quel mi sensibile della dominante secondaria che scende sul mib (settima della dominante secondaria) per risolvere sulla sensibile della tonalità di mib maggiore. Sulla cadenza V7 / I Benny Goodman utilizza sia in B1 che in B2 la pentatonica maggiore di Sib (sib, do, re, fa, sol) mettendo l'accento sulla terza e la quinta della tonalità di mib maggiore. Nella sezione B2 l'imitazione c'è (tra battuta 1 e 5) ma è molto meno rigida. Anche nella sezione B2 la logica nella tensione melodica è la stessa: uso della sensibile e della settima di dominante (esempio lampante a battuta 3) nel modo più classico. Tra battuta 3 e 4 bisogna notare l'intervallo di sesta minore tra sol e quel si naturale (dove è segnato quel portamento discendente) che trova una risposta nel successivo intervallo di sesta maggiore a battuta 7.

Nell'improvvisazione della sezione B di Charlie Christian oltre al principio di imitazione c'è la ricerca di intervalli poco comuni come la settima maggiore di battuta 50 e ancora di più la quinta di battuta 51. Anche l'utilizzo sulla cadenza I7 / IV dell'arpeggio di reb minore con la settima maggiore e la sesta maggiore (che non è altro che il tipico uso melodico del IV minore su un accordo di settima di dominante che risolve sulla tonica) è un elemento da mettere in luce. Sull'armonia di II7 c'è una lunga frase tipicamente cromatica di Christian e a battuta 55 l'utilizzo della quinta aumentata, tipicamente bebop.

Fraseggio Melodico e Ritmico:
Per quanto riguarda il fraseggio del solo di Christian abbiamo due diversi tipi di andamento melodico. Nella sezione A le frasi sono circoscritte da un piccolo riff di quattro note, sono piccoli episodi costruiti sull'uso della pentatonica maggiore con l'aggiunta della settima minore, arricchiti dall'uso dell'ottava sulla tonica e dal bicordo di quarta aumentata (tipicamente chitarristico). Il fraseggio della sezione B (più scorrevole e libero) entra ritmicamente in contrasto con quello della sezione A (più orecchiabile e formato da frasi circoscritte sempre negli stessi limiti ritmici).



[1] Peter Broadbent, Charlie Christian. Solo Flight-The Seminal Electric Guitarist, Ashley Mark Publishing Company, Blaydon On Tyne 2003, pp. 75-77.

[2] Si veda il primo capitolo di Gunther Schuller, Jazz, L' Era dello Swing, I Grandi Maestri, EDT, Torino 1999, pp. 1-49.




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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