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Questo volta indugiamo ancora sull'aspetto "biografico" della fisarmonica nel jazz con una sua breve cronologia proposta in parallelo alla storia ufficiale del jazz. Sottolineo come in realtà i fisarmonicisti non sono mai stati veramente protagonisti del jazz e per certi versi hanno sempre manifestato la loro appartenenza ad una corrente piuttosto che un'altra con qualche anno di ritardo. Dalla loro però la forte stilizzazione che lo strumento consente anche se ritengo, tranne che per pochi casi (Gorni Kramer, Art Van Damme, Peppino Principe e Richard Galliano) il timbro dello strumento sia sempre stato utilizzato male e con effetti a volte nocivi a tutto il nostro mondo. L'articolo ci viene proposto dallo studente Salvatore Cauteruccio,
un ragazzo preso dalla musica popolare, che per sua fortuna non ha mai frequentato
organizzazioni fisarmonicistiche tradizionali e come tale non pensa allo strumento
come ad un qualcosa da esibire o di cui sentirsi al di sopra degli altri: lui suona
perché gli piace… e sicuramente sarà uno di quelli che lo farà per tutta la vita.
Nonostante questo scritto rappresenti il suo primo articolo denota comunque una
visione ben organizzata dell'argomento. Tradizionalmente la Fisarmonica é stata considerata uno strumento marginale destinato soprattutto alla musica popolare e d'intrattenimento. Nonostante tutto è riuscita col tempo ad avere una maggiore identità e a proporsi in numerosi ambiti come strumento colto.
All'inizio l'uso della fisarmonica nel Jazz fu prevalentemente orchestrale, fra il 1929 e il 1932 - primi anni dell'epoca dello Swing e quindi delle Big Bands - Buster Ira Moten, pianista oltre che fisarmonicista, si esibiva nella Big Band di suo zio Bennie. In seguito, affermatisi gli arrangiamenti orchestrali, Cornell Smelser (Budapest, 7 ago 1902 - 1931) registrò con Duke Ellinghton e Benny Goodman che furono i più imponenti arrangiatori del tempo. Nel successivo periodo incontriamo Charlie Magnante che fu un compositore, arrangiatore e didatta fecondissimo; egli era infatti impiegato in quasi tutte le sedute di registrazione jazzistiche newyorchesi in cui occorresse una fisarmonica; non possiamo parlare di lui però come di un improvvisatore puro. Parallelamente la fisarmonica Jazz trovò spazio in Europa, soprattutto in Francia, dove si affermò il celebre "swing musette" francese, un termine che peraltro indicava una scuola fisarmonicistica; tra i maggiori esponenti ricordiamo: Louis Richardet e Tony Murena (1916-1985) che furono stilisti di grande eleganza nonché compositori produttivi. Anche in Italia si iniziò a parlare di fisarmonica jazz, grazie all'eccezionale Gorni Kramer (Rivarolo Mantovano, 22 lug 1913 - Milano, 26 ott 1995) che scoprì il jazz mediante i maestri americani non fisarmonicisti ed esprimendosi quindi in un linguaggio tutt'altro che usuale. Kramer, diplomato in Contrabbasso ma fisarmonicista dall'infanzia sotto le cure paterne, disponeva di un naturale talento musicale che gli permise di imporsi oltre che come jazzista anche come autore di canzoni di successo e direttore d'orchestra.
Fra il 1940 e il 1950 si affermò un'altra corrente Jazzistica il Bebop, una sorta di opposizione dei musicisti di colore alla commercializzazione dello Swing; fra i fisarmonicisti che maggiormente rappresentarono questo nuovo stile musicale citiamo: Alice Hall (1917), ritenuta la prima fisarmonicista bop, con un ardito senso dell'improvvisazione e June Garner che faceva parte dell'orchestra di Earl Hines in cui suonavano Charlie Parker e Dizzy Gillespie.
Antonello Salis invece, nato come fisarmonicista e poi divenuto pianista, nel 1989 la riscopre e realizza con "Quelli che restano" un intenso lavoro per fisarmonica sola; è infatti adesso ricercato più come fisarmonicista che come pianista. Richard Galliano è il fisarmonicista più conosciuto al momento; anche se diplomato in trombone, approda allo strumento accompagnando vari cantanti dell'epoca. Nel 1991 incide in quartetto "New Musette" con l'intento di rimodernare la tradizione musette attraverso l'espressività della musica jazz, operando allo stesso modo in cui Astor Piazzolla, suo Maestro e amico, aveva fatto con la tradizione del tango. Attualmente il più influente fisarmonicista d'avanguardia è l'americano di origine slovacca Guy Klucevsek. In Italia troviamo un giovane movimento di fisarmonicisti che rappresentano un nuovo approccio allo strumento tecnicamente/armonicamente superiore al passato seppur con differenti direzioni e sono: Luciano Biondini (che segue con personalità il filone del Galliano pensiero), Simone Zanchini (che segue la direzione più etnico/sperimentale e quella del Bop puro) e Renzo Ruggieri (anche didatta molto impegnato, che segue la direzione della scrittura per grosse formazioni oltre ad un quartetto più tradizionale; risulta molto interessante il suo Solo Accordion Project dove esplora l'improvvisazione totale).
A.Bazzurro, La Fisarmonica Nel Jazz, articolo tratto dalla rivista "Music Jazz", Rusconi editore, Milano, Giugno 1995. R.Ruggieri, Elementi di Musica Jazz, Bèrben Edizioni Musicali – Ancona 1998. © 2005, 2006 - Jazzitalia.net - Renzo Ruggieri - Tutti i diritti riservati
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