Jazzitalia - Lezioni Voce: Voce e silenzio: ovvero l'importanza di cantare da soli
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Voce e silenzio: ovvero l'importanza di cantare da soli
di Sandra Evangelisti
evasama@tin.it

"Se la pittura ha bisogno di luce per essere apprezzata, la musica ha bisogno di silenzio"
Reynaldo Hahn (1)

Quando ci si avvicina allo studio di uno standard è importante, a mio avviso, tener conto di alcuni passaggi fondamentali.

P
rima di tutto è necessaria una "memorizzazione approssimativa" del brano. Cosa che, come abbiamo visto in una lezione precedente (2), è possibile realizzare studiando con il supporto dei CD. Una simile modalità di lavoro, avremo modo di vedere, può andare dal semplice ascolto all'applicazione di tecniche sempre più elaborate. Quindi come già avevo detto sempre nella stessa lezione è utile, dopo aver memorizzato il brano cantandolo ripetutamente insieme al CD, spegnere il lettore CD e provare a "riprodurre" il brano da soli. Questo modo di procedere non va sottovalutato. Avremo modo di appurare, infatti, nel corso di lezioni successive quanto esso sia importante ai fini di un migliore e più consapevole apprendimento di quanto stiamo studiando.

Prima di procedere vorrei, tuttavia, riprendere quanto detto in un'altra mia lezione (3) a proposito della "trascrizione orale". A proposito, cioè, dell'apprendimento dei brani mediante il cantare ripetutamente insieme ai CD. In altre parole, a proposito dell'apprendimento di un brano per via imitativa. A mio avviso "nel momento in cui riproduciamo un brano simultaneamente al lettore CD noi non stiamo riproducendo quanto ascoltiamo, quanto, cioè, viene riprodotto, in quello stesso momento, dal lettore CD, ma stiamo, invece, riproducendo ciò che abbiamo registrato in memoria attraverso l'ascolto" (4).

Ovvero l'immagine mentale che abbiamo del brano.

"Mentre all'inizio la nostra attenzione è, infatti, più concentrata su quanto stiamo ascoltando al fine di memorizzarlo man mano che tale processo di memorizzazione si consolida essa si stacca gradualmente dall'ascolto del brano per rivolgersi ad altri aspetti dell'esercizio. Ad esempio, l'ascolto e la verifica di quanto noi stessi stiamo riproducendo" (5). Più ci stacchiamo dall'ascolto del brano più, cioè, si definiscono i contorni dell'immagine che abbiamo del brano, migliore sarà la riproduzione che ne facciamo.

"La funzione del CD diventa a questo punto, unicamente, quella di richiamare alla nostra memoria una serie di informazioni precedentemente codificate. Se si continua, infatti, nel lavoro di trascrizione, si finisce con il memorizzare definitivamente il brano o la frase che ci interessa trascrivere e, quindi, si è in grado di riprodurlo/la anche senza il supporto del CD" (6).

Del resto non sto dicendo niente di nuovo.

In Negri/Marchesi, per esempio, si consiglia di scegliere le frasi da studiare dalle esecuzioni dei propri jazzisti preferiti (7), quindi di "cantarle, fischiettarle, ripeterle, memorizzarle". "Dopo averle fissate mentalmente" si consiglia di riprodurle sul proprio strumento anche se le prime volte soltanto per tentativi (8).

Mi limito qui a citare Negri/Marchesi ma ritengo sia possibile affermare che questa particolare modalità di apprendimento sia praticamente "consigliata" in quasi tutti i manuali finalizzati all'apprendimento e/o all'insegnamento della musica jazz e non solo.
"Quanto detto fin qui è molto importante ai fini dell'apprendimento perché molto spesso si pretende di cantar bene senza aver prima educato la propria memoria a registrare in modo adeguato quanto si decide di riprodurre vocalmente" (9).
"Una delle funzioni principali degli esercizi di trascrizione sia orale che scritta sta proprio in questo: allenare la memoria a codificare in modo sempre più preciso brani o parte di brani al fine di poterli, poi, riprodurre adattandoli alle proprie esigenze stilistiche" (10).

Sempre secondo Negri/Marchesi le tre fasi attraverso le quali si dovrebbe sempre passare sono:

PENSARE CANTARE SUONARE (11).
Anche se io apporterei una leggera modifica, aggiungendo a queste tre fasi quelle: dell'ASCOLTARE, del MEMORIZZARE e del RIPRODURRE (voce/strumento).

Ottenendo la sequenza:
ASCOLTARE
MEMORIZZARE/PENSARE
RIPRODURRE (CANTARE/SUONARE)

Tuttavia, in linea con quanto detto sempre da Negri/Marchesi, c'è da precisare, a proposito del riprodurre, che "quando diciamo ‘cantando' il termine cantare può assumere un significato vario ad esempio fischiettare o anche semplicemente cantare mentalmente" (12). Per cui, a mio avviso, la sequenza precedentemente indicata andrebbe riscritta nel seguente modo:

ASCOLTARE
MEMORIZZARE
RIPRODURRE (PENSARE/CANTARE/SUONARE)

In quanto ritengo che il "pensare", inteso qui nel senso di produrre immagini mentali siano esse di tipo visivo o acustico o altro, sia già una forma di riproduzione e come tale non deve essere confuso con il memorizzare che invece, sempre a mio avviso, è un processo "di transizione".

"Ebbene sì" dice Raynaldo Hahn nel suo libro lezioni di canto "il vero lavoro del canto è mentale" (13).

"La maggior parte dei cantanti d'oggi" aggiunge "pensano al canto soltanto quando è venuto il momento di cantare. Pensano allora, con ansia, a quella tal nota che temono di non riuscire a prendere, a quel fiato che non possono assolutamente dimenticare di tenere. Siccome non hanno mai curato di ripassare mentalmente il lavoro vocale, non sanno renderlo meccanicamente spontaneo. Credo che, più che cantare, il cantante quando studia dovrebbe lavorare a mente" (14).

Chiaramente "lavorare a mente" o "ripassare mentalmente" non significa intellettualizzare… ma rinforzare le tracce di memoria che abbiamo del brano ricostruendone mentalmente "l'immagine sonora" che ce ne siamo fatti. In altre parole "riascoltare" mentalmente quanto da noi precedentemente memorizzato senza necessariamente riprodurlo empiricamente sul nostro strumento. Ma non solo questo. Le neuroscienze sostengono che nel momento in cui noi pensiamo o ascoltiamo una melodia impostiamo il nostro corpo come se la stessimo effettivamente cantando o riproducendo su uno strumento. Di questo, tuttavia, ne parleremo in modo più dettagliato in una delle prossime lezioni.

Ma a proposito di memoria e di immagini mentali, dice sempre Reynaldo Hahn "il canto è un mistero che svanisce nello stesso momento della sua apparizione". Ed è per questo che bisogna imparare a "ritrovare col ricordo ciò che s'è disperso". Ma per fare questo "bisogna innanzitutto ascoltare" ed è soltanto "dopo aver ascoltato, dopo aver colto con emozione la bellezza del canto", che è possibile ricordare (15).

A tale proposito, premesso che, parafrasando ancora Reynaldo Hahn, "non mi voglio citare a modello ma solo ad esempio" (16), ci terrei a segnalarvi un esercizio che faccio spesso quando mi accosto, per la prima volta, ad un brano.

Comincio con il trovare una posizione comoda che mi permetta di rilassare il corpo e quindi inizio ad ascoltare il brano dapprima in modo molto naturale poi seguendo con la mente il "percorso" della melodia; talvolta mi viene di visualizzare delle immagini, talvolta mi limito semplicemente ad ascoltare.

Quindi comincio a cantare, mentalmente, insieme al CD.

A questo punto c'è da dire che se si conoscono le parole del brano, ai fini del rilassamento, è meglio… anche se, devo riconoscere, che quando non conosco il testo e quindi mi avvalgo dello spartito, tendo a distrarmi molto di meno.

Quindi comincio a cantare anche con la voce.

Mi fermo di nuovo e riprendo a cantare mentalmente insieme al CD, poi mi fermo e mi limito a seguire il percorso con la mente.

E poi di nuovo semplicemente ad ascoltare… e così via di seguito.

Talvolta l'esercizio mi riesce facile talvolta tendo, invece, a distrarmi frequentemente. Ma, nel complesso, devo dire che funziona.

A questo punto spengo il lettore CD e provo a cantare il brano da sola. Voce e silenzio, appunto.

Se ci sono dei punti che mi rendo conto di non avere memorizzato a dovere… o cerco nella mia memoria frasi alternative che, a mio avviso, "funzionano" con il resto del brano oppure riaccendo il lettore CD e mi concentro sulla memorizzazione di quella frase specifica.

A tale proposito oserei dire che questa fase di "transizione" del brano dal disco alla nostra memoria è da considerarsi una delle fasi più interessanti e stimolanti del processo di apprendimento.
È questo, infatti, uno dei momenti in cui la nostra mente è più attiva. Ritengo, dunque, che non bisogna sforzarsi di memorizzare subito al meglio il brano su cui si sta lavorando ma che bisogna dare, invece, alla nostra creatività la possibilità di prelevare dalla "banca dati" della nostra memoria quanto necessario per "tappare i numerosi buchi" che, inevitabilmente, si presenteranno in questa fase iniziale del processo di memorizzazione.

Ritornando all'esercizio, quando mi rendo conto di aver più o meno memorizzato il brano o la parte del brano su cui mi interessa lavorare comincio a registrarmi per valutare, in base al mio gusto, quelli che sono i tratti che mi interessa conservare e quelli, invece, che preferirei modificare. Se si ha la possibilità di effettuare una registrazione video è molto meglio.

Come dicevo in una lezione precedente (17) questo modo di procedere, all'inizio, potrà creare delle difficoltà in quanto il nostro senso critico potrebbe non essere ancora ben sviluppato.
Tuttavia, sarà proprio questo modo di lavorare, che ci consentirà di sviluppare questa funzione di fondamentale importanza per la nostra crescita in ambito musicale. Se questa modalità di lavoro risulta troppo difficile allora è consigliabile lasciarsi andare e limitarsi ad ascoltare… il cervello e la voce faranno il resto.

Ascoltandoci o, ancora meglio, osservandoci dall'esterno con il tempo ci sarà possibile affinare la nostra capacità di giudizio permettendoci di crescere in base al nostro gusto, di cantare nel modo che più ci aggrada ma, soprattutto, con la voce che a noi piace anche se in contrasto con i canoni estetici vigenti.

Ascoltare, dunque ma anche ascoltarsi moltissimo!!!

Mi raccomando ascoltate senza giudicare. Essere critici, infatti, non vuol dire giudicare. Ma che cosa accade a livello cerebrale durante lo svolgimento di questo esercizio? Nelle prossime lezioni avvalendomi di quanto appreso dalla lettura di articoli scientifici che affrontano i temi da noi toccati mi propongo di analizzarne le diverse fasi in maniera più approfondita.

E per oggi mi fermo qui.

A presto,
Sandra Evangelisti

NOTE:
(1) Reynaldo Hahn, Lezioni di canto: Parigi 1913, Venezia: Marsilio Editori, 1990 (1957), pp. 113-114.
(2) Sandra Evangelisti, "Unisono o non unisono?!?"
(3) Sandra Evangelisti, "'Sbariando' si impara"
(4) ibidem.
(5) ibidem.
(6) ibidem.
(7) Sandro Negri, Silvio Marchesi, Manuale pratico di jazz, Milano: Ricordi, 1993, p. 9.
(8) ibid., p.11.
(9) Sandra Evangelisti, "'Sbariando' si impara", op.cit.
(10) ibidem.
(11) Sandro Negri, Silvio Marchesi, op.cit., p.12.
(12) ibid., p. 49.
(13) Reynaldo Hahn, op.cit., p.31.
(14) ibid., p. 31.
(15) ibid., pp.113-114.
(16) ibid., pp.35-36.
(17) Sandra Evangelisti, "Unisono o non unisono?!?", op.cit.





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Data pubblicazione: 08/03/2009

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