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Ciao a tutti. Parliamo in questo articolo di alcuni aspetti dell'emissione che concorrono a modificare l'aspetto e la qualità del nostro suono, rendendolo, a seconda dei casi, più bello, più aggressivo, più "strano" o anche, perchè no....più "brutto". Non potevamo che iniziare col vibrato. Il vibrato è, in sostanza, una modulazione dell'intonazione (e quindi della frequenza) della nostra nota, in quantità pero non udibile distintamente, ovvero nell'ascoltare un buon vibrato non dobbiamo avere la sensazione di una nota che "stoni ciclicamente". A questa modulazione del pitch si accompagnano anche una certa modulazione in ampiezza e timbrica, componenti non quantificabili ma che concorrono a definire la qualità del nostro vibrato. Si esegue effettuando degli spostamenti verticali dei denti inferiori, in pratica "masticando" leggermente, chiudendo ed aprendo lo spazio tra l'ancia e la punta del bocchino, variando così la portata della colonna d'aria che immettiamo nello strumento ma sopratutto il pitch della nota: perchè stringendo ed allentando, seppur in maniera leggerissima, flettiamo l'ancia e sappiamo che questo determina uno spostamento verso l'alto o verso il basso (a seconda del movimento) dell'intonazione. Tale spostamento deve essere, come già detto, inudibile in maniera definita, noi sappiamo che c'è ma se è nelle giuste proporzioni ci regala un bel vibrato, colorando in positivo la nostra nota, se eccessivo, ovvero se lo spostamento del pitch è chiaramente udibile e definibile diventa qualcosa dall'aspetto "caprino", decisamente poco desiderabile (fermo restando il fatto che può rappresentare comunque un "effetto", tant'è che Phil Woods e Sonny Rollins, solo per citarne due, ogni tanto ne fanno uso). Un buon vibrato andrebbe eseguito, partendo dalla nostra posizione abituale, rilasciando e stringendo, rilasciando e stringendo... avendo cura dopo il rilascio di tornare nella nostra posizione corretta ed intonata. Si può anche effettuare un doppio movimento, oltrepassando in alto il pitch corretto della nota rendendola quindi alternativamente calante e crescente, calante e crescente.....etc. Questo presuppone una imboccatura rilassata
(che è poi quella consigliabile e giusta), perchè se abbiamo una impostazione
troppo "stretta" difficilmente avremo margine per far salire la nota,
specialmente sugli acuti e comunque la cosa ci costerebbe molta molta fatica. Quello che conta è sempre la musicalità
dell'esecuzione, ad esempio spesso nel jazz si usa vibrare più lentamente,
specialmente nelle ballads. Resta quindi uno strumento da usare a propria discrezione. Ascoltiamo un frammento del concerto in Mib per sax alto ed orchestra di Glazunov:
Esempio vibrato Concerto in Mib di Glazunov
Nel jazz invece il suo utilizzo è molto più vario e articolato, legato in parte agli stili ed ai periodi storici oltre che al momento espressivo del singolo musicista. Ascoltiamo il vibrato bello e sensuale di Lester Young (I'm confessin con O. Peterson, B. Kessel, R. Brown, J.C. Heard) Oppure quello maschio e già un po' più compatto di Sonny Rollins (There is no greater Love con Ray Brown e Shelly Manne) Cannonball ne fa un uso maggiore e ben evidente (Flamenko Sketches alt. Take da Kind of Blue)
Esempio vibrato Cannonabll Adderley
Steve Lacy preferisce a volte tenere le note dritte ed applicare un leggero e cortissimo vibrato in uscita. (Art da Findings, il suo doppio cd didattico, con Bobby Few) Ecco infine un breve esempio di vibrato "pecoreccio" eseguito ovviamente in modo volontario e utilizzato a fini espressivi da David Liebman (In the mean time da Trio + one con Dave Holland, Jack De Johnette e Caris Visentin oboe) Da questi brevi ascolti si capisce come il modo e i tempi del vibrato siano legati strettamente allo stile del musicista, anzi il vibrato stesso è una componente essenziale del sound di tutti i saxofonisti. L'unica regola che si può dare è quella di non vibrare contemporaneamente all'attacco della nota ma di lasciarla dritta per un breve lasso di tempo prima iniziare a vibrare. Ricordiamoci infine che nell'esecuzione di un buon vibrato è più che mai fondamentale il controllo del flusso d'aria che deve essere omogeneo, definito e costante nella portata e noi sappiamo che questo si ottiene solo con una corretta e ben padroneggiata respirazione diaframmatica. Non mi stancherò mai di ricordare questo aspetto "essenziale" dell'emissione: fate in modo di respirare sempre col diaframma, anche quando non suonate, esercitatevi a farlo sull'autobus, a scuola, mentre guidate, vi farà bene comunque come tecnica di rilassamento e concentrazione (pensate a quanto è importante la respirazione nel training, nello yoga etcc) ma, sopratutto arriverete al punto in cui respirerete naturalmente usando il diaframma e questo farà si che quando sarete alle prese con una parte difficile, da leggere e da suonare, avrete un problema risolto alle spalle e non un qualcosa in più da ricordare. Infine vediamo, e sentiamo, una piccola lista delle cose che, normalmente accadono quando si inizia lo studio del vibrato e che non bisogna fare (pur tenendo conto che in ogni caso il fine espressivo consente qualsiasi cosa): Evitiamo un vibrato: troppo accentuatoL'articolazione Se ci pensate bene, ciò che distingue un saxofonista dall'altro oltre al timbro ed alle scelte armonico-melodiche in fase di improvvisazione è ciò che si chiama articolazione, ovvero il modo in cui concepisce l'esecuzione di una frase. Stiamo parlando del susseguirsi di staccati-legati-inflessioni-acciaccature-abbellimenti etc, combinati tra loro in modo diverso e personale per ogni esecutore. Parleremo qui di staccato, legato, accento. Il legato è semplice, credo che non abbia bisogno di molte parole, le note si susseguono senza soluzione di continuità, con un unico fiato, come vedremo sotto nel gruppo di esempi dedicato allo staccato. Lo staccato è il modo di eseguire una serie
di note facendo in modo che siano separate tra loro da una piccolissima pausa e
che quindi ogni nota venga "chiamata" come si dice in gergo, ovvero
ogni nota ha un suo attacco che la separa dalla precedente. Provate anche a pronunciare sillabe diverse (tu, te, to, ti) scoprirete come la qualità del vostro suono subisca delle piccolissime variazioni timbriche e nel pitch molto interessanti. Questo perchè le diverse vocali portano il labbro inferiore ad assumere posture leggermente diverse. Distinguiamo tre tipi di staccato, a seconda della durata della nota (una volta attaccata col colpo di lingua). Un esempio chiarirà meglio la faccenda. Per cominciare, qui abbiamo un frammento di scala eseguito legato: Attaccheremo la prima nota della frase con un colpo di lingua e terremo un unico fiato fino alla fine della legatura, senza "chiamare" le note poste sotto di essa. Qui abbiamo lo stesso esempio eseguito staccato:Attaccheremo la prima nota col colpo di lingua e così anche per le successive, nella scrittura jazz in questi casi può apparire sulla nota il trattino
ad indicare che la nota va
staccata ma mantiene il suo intero valore, questo per distinguere questo tipo di
esecuzione da quella che segue... come sopra ma la nota viene troncata subito
dopo l'attacco durando circa la metà del suo valore.. Qui invece abbiamo una via di mezzo ovvero lo staccato-legato: In questo caso attaccheremo la prima nota col
solito colpo di lingua mentre le successive le "chiameremo" leggermente con un leggero tocco dato con la punta della lingua ma senza
interrompere l'emissione e quindi senza creare pause tra una nota e l'altra. L'accento si indica col simbolo >
e ci dice che la nota sulla quale è
posto va enfatizzata rispetto alle altre, va suonata in sostanza ad un volume
maggiore e con un attacco leggermente più definito. Nell'esempio sopra il simbolo di accento appare combinato col punto. Infatti tutti i segni sin qui illustrati possono combinarsi tra loro a rendere ancora più vario e interessante il modo di eseguire i nostri fraseggi o semplicemente un tema. Vediamo in una tabella riassuntiva i segni principali e alcune combinazioni
In questa sede ho tralasciato tutta
un'altra serie di simboli e tecniche che
possiamo annoverare nella categoria abbellimenti (trilli, gruppetti,
acciaccature, mordenti, etc..) i quali pur facendo parte molto raramente della
scrittura jazzistica, nella pratica esecutiva vengono spesso usati. Qualche considerazione: questo tipo di notazione viene utilizzata
generalmente (ma non sempre) nella scrittura per big bands, dove le sezioni
fiati debbono arrivare velocemente allo stesso concetto esecutivo della parte.
Molto si potrebbe parlare in merito al discorso articolazione, proprio
perché nell'articolazione è racchiuso il segreto dello stile personale, dello
swing, del fraseggio fluido e professionale. Lo Slap Avanzate leggermente coi denti inferiori,
portate la lingua sotto l'ancia ma di piatto, in modo da prenderne tutta la
parte che vibra. Lo slap ha una funzione ovviamente percussiva ma non solo, dato che la depressione che si crea nello strumento all'atto del rilascio da allo schiocco una leggera intonazione. Se poi aggiungiamo un filino d'aria... Se aggiungiamo invece tanta aria... Divertente no? Buon divertimento e alla prossima! Nel prossimo articolo cercherò di esaudire altre Vostre richieste parlando di graffiato (growl), multiphonics ed "effetto sirena". Ciao,
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