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I poeti e gli scrittori afro-americani del XIX e XX secolo, nel tentativo di consolidare una voce unica che esprimesse la loro consapevolezza razziale e che contenesse i desideri del proprio popolo, hanno cercato di costruire una tradizione estetica che affermasse la loro identità attraverso un linguaggio adatto ad esprimere i principi culturali della loro razza. Sicuramente il desiderio di libertà, in tutte le sue sfaccettature, ha permeato la letteratura Afro-americana dalla schiavitù fino ai tumulti degli anni '60, quando anche i poeti espressero il forte disincanto verso i valori del mondo occidentale bianco abbracciando quei valori culturali provenienti dall'Africa e dalla diaspora africana.
Nel XX secolo si continuò a dare voce alla protesta sociale, rivendicando diritti civili e contribuendo al cambiamento della società americana intera. Tutto questo su un corpo poetico cresciuto da radici folkloristiche che legittimano anche l'uso della poesia come "performance", attività interattiva che si basa su una tradizione estetica in cui primeggiano, inventiva, musicalità ed improvvisazione. Più che nella letteratura il vero linguaggio della massa nera sembra quindi risiedere nella Musica: perché mentre la letteratura attinge da modelli di stampo coloniale, la musica nasce direttamente dalla Black Soul, e costituisce una tradizione che viene portata avanti dal popolo. La storia ufficiale della letteratura afro-americana inizia non con la poesia e non direttamente dalla tradizione popolare, ma con la prosa: molto prima che scoppiasse la Civil War, libelli, petizioni e altri pamphlets furono per i neri gli unici mezzi per rendere pubbliche le loro proteste contro il sistema oppressivo. Anche questi testi, però, sentono fortemente l'impronta della tradizione musicale, dal momento che ne sono stati autori predicatori e pastori neri. Le chiese erano ancora gli unici luoghi di raduno dove si poteva parlare con una certa libertà anche di problemi sociali. Dalle chiese nascono anche diversi giornali, tutti però con tirature limitatissime per il fatto che la maggioranza dei neri era ancora analfabeta. Si sviluppa così un genere che è caratteristicamente nero, quello dell'Autobiography e dell'Esemplarity, in cui lo schiavo fuggitivo, o chi era comunque riuscito a migliorare la sua posizione sociale, scrivendo la propria autobiografia, dava un esempio a chi ancora non ce l'aveva fatta [2]. Di pari passo con l'autobiografia, con la nascita di una borghesia nera, si sviluppa anche il genere del saggio, e nascono diversi movimenti sociali dove si affermano i primi leaders neri, dando inizio al lungo dibattito circa l'integrazione, l'emancipazione e il nazionalismo nero. Ma la Black Literature, soprattutto nel romanzo, è stata per molto tempo l'espressione della Working Class e della borghesia nera, ed è stata spesso una letteratura fatta ad imitazione del modello bianco. Per questo motivo essa difficilmente può essere rappresentativa di una condizione popolare, ma piuttosto va considerata quale espressione dell'Intelligentia nera. Il romanzo, infatti, come genere, non appartiene neppure alla tradizione puramente africana.
Prima ancora della nascita ufficiale del Jazz, si può già delineare storicamente l'idea che le diverse forme di ispirazione vocale e musicale provenienti dalla cultura afro-americana sono state l'espressione dello stato d'animo dei neri di fronte al sistema oppressivo dei bianchi, un'espressione di una sincerità e spontaneità molto più profonde di quanto potessero esprimere gli scrittori, i romanzieri ed i poeti afro-americani. La Black Music diede così vita ad almeno due generi letterari importanti: i testi dei blues e le "autobiografie narrate al magnetofono", lo storytelling, per tacere sugli esperimenti linguistici della gente comune [4]. Lo sviluppo della tradizione poetica afro-americana seguì parallelamente lo sviluppo di un'elaborata tradizione orale che racchiude ogni aspetto ed ogni attitudine di black life. La connessione tra Storytellers e Folk Music è ovviamente molto stretta, perché le canzoni popolari interrompono e fanno parte integrante dello sviluppo narrativo. L'arte dello storytelling non è fatta soltanto di inventiva, ma anche di forti capacità imitative. La mimica, il dialogo vivo, le alterazioni di tono, i suoni ritmici, le grida di animali, i rumori dei luoghi stregati e delle macchine, della ferrovia, le voci in falsetto: tutto gioca un ruolo decisivo nella narrazione, e il linguaggio idiomatico conferisce un carattere particolare alla storia. Molti degli scrittori e dei poeti neri che verranno in seguito sono stati senza dubbio degli ascoltatori e, in alcuni casi, anche degli imitatori degli Storytellers.
I canti del Sud contengono il lamento dello schiavo, ed un nero che li sente anche per la prima volta li riconosce subito come suoi, come facenti parte anche della sua esperienza privata di uomo. Du Bois riconosce il gran valore della musica per il suo popolo, affermando che soltanto nella musica e attraverso di essa il nero può recuperare l'autenticità africana delle sue tradizioni. Nel saggio elenca anche i dieci spiritual da lui preferiti.
La poesia afro-americana
cominciò a fiorire proprio quando la black voice fu riconosciuta ed individuata
nel folklore. Il lettore di un'opera africana o afro-americana partecipa al significato ogni volta che legge o ascolta l'opera, perché è portato dalle caratteristiche dell'opera stessa a sviluppare un certo grado di interpretazione di quel significato. L'atto stesso di leggere una poesia contribuisce, cioè, alla formazione del suo significato secondo l'esperienza (unica) che il lettore sta vivendo in quel preciso istante. Diversamente dalla tradizione occidentale, il significante non è legato ad un preciso significato, e il simbolo non è mai statico, ma si plasma, cambiando forma secondo stimoli di natura emozionale. Succede così in poesia quello che per gli afro-americani già succede in musica: il predicatore spiritual, il cantante blues, il solista jazz, e il poeta black interagiscono con il proprio pubblico, il quale, rispondendo, instaura il feeling tra artista e audience. I primi poeti che esplorarono le risorse della tradizione (folkloristica-musicale) per trovarvi grande fonte d'ispirazione furono James Weldon Johnson, Langston Hughes, e Sterling A. Brown.
J. Weldon Johnson è anche ricordato come l'autore dell'inno "nazionale" nero, Lift Every Voice and Sing [9] (1900).
Hughes riconosce la funzione collettivizzante del Jazz, descrivendolo come un linguaggio in continua trasformazione, punto sostanziale di riferimento, legame di continuità con il tam-tam africano. Harlem è una comunità in continua trasformazione, e il Jazz "è il suo linguaggio, ma anche il suo heartbeat, che rappresenta l'unione tra coscienza e ribellione" [10].
Nella poesia Ma Rainey della sua prima raccolta Southern Road (1932), Brown combina insieme le forme della ballad e del blues, e, dimostrando la sua geniale inventiva, crea la blues-ballad, che è allo stesso tempo un ritratto del venerato bluesman, del cantante blues, ed una cronaca della sua performance.
"Yet
do I marvel at this curious thing: provocarono non poche reazioni e polemiche: in realtà Cullen fu uno dei pochi ad esprimere una sorta di paradosso culturale, che era sicuramente contro la tendenza della maggior parte degli intellettuali afro-americani del periodo. Rappresentò il rovescio della medaglia e fu attaccato anche da Hughes [12], ma in realtà seppe cogliere lo stesso dilemma comune a tutti gli afro-americani, da un punto di vista però opposto. Ci sono poi alcuni romanzieri, affermatisi nel secondo dopoguerra, che sono riusciti ad esprimere anche in prosa l'importanza del linguaggio musicale per gli afro-americani.
Wright ha sempre ripudiato l'autorità della critica bianca che accusa di non fare altro che speculare sulla tragedia nera. L'interlocutore privilegiato delle sue opere fa parte senza dubbio della sua gente, e per questo motivo la sua arte non è mai fine a se stessa, ma è sempre protesa ad aiutare la comunità. Come in Black Boy (1945), il nero deve reagire, ribellarsi, e avere la forza, le basi culturali per poter dire di no al bianco, soprattutto del Sud, ma deve anche saper dire di no al proprio simile che guarda la realtà con "gli occhi dei bianchi". La sensibilità del nero è per Wright storicamente e socialmente condizionata.
In contrasto con Ellison i musicisti di Baldwin illustrano e personificano la disperazione della solitudine piuttosto che la possibilità di reintegrazione con la comunità secondo espressioni personali: essi incarnano l'alienazione e l'estraniamento, e la musica diviene il veicolo per l'esplorazione delle sofferenze storicamente condizionate del popolo Afro-americano. Con i poeti del Black Arts Movement, movimento politico-culturale detto anche Black Aesthetic Movement, si arriva ad una consapevolezza dello spirito rivoluzionario della Black Music. Ispirati dai suoni di Coltrane, Ayler, Rollins, Shepp, Davis ed altri [14], i nuovi scrittori cercano un lessico vivo, autenticamente nero come il linguaggio musicale. La scrittura, la poesia, diventano più ricche e complesse, piene di espressioni e di forme sintattiche prese dalla strada, dal jive talk, dagli hipsters, dalla tradizione orale, dal canto religioso, dal toast, dallo scatting, dai dirty dozens. Questi poeti indirizzano i loro messaggi principalmente agli afro-americani ed alla gente africana coinvolta nella diaspora. Basandosi sulle teorie politiche del nazionalismo nero (Black Power) essi cercano di creare una forma d'arte popolare che promuova l'idea del separatismo nero attaccando tutti i valori della classe medio-borghese bianca e rigettando le convenzioni poetiche di origine occidentale. Si enfatizzò così il verso libero e la sperimentazione linguistica. Lo sforzo del Black Arts Movement, come quello di Malcolm X, è stato quello di riuscire ad imbrigliare il caos della condizione della vita del popolo nero in una vera forza rivoluzionaria. La musica non è più il modello, ma lo scopo stesso della poesia: andando oltre il concetto di Black Music come perfetta metafora di vita nera, se ne afferma l'esatta coincidenza, e cioè che la Black Music è la vita nera. Il musicista nero è il più alto rappresentante del suo popolo, ed assume un ruolo evangelico e rivoluzionario, e il suo messaggio, dato dalle esplosive vibrazioni della musica, si unisce al suo pubblico nero dando origine alla Black Nation. La Fisk University diviene il luogo della cultura nera. Di tutte le forme d'espressione e di arte dei neri americani, è la loro musica, soprattutto il Jazz, la sola ad essere contemporaneamente prestigiosa e rappresentativa. Il compito principale è quindi quello di restituire ai neri la propria musica, riconoscendone l'autenticità e purgandola dalla confusione e dall'intorbidamento che l'uomo bianco ha creato per il propri interessi, pensando esclusivamente allo sfruttamento commerciale. Leroy Jones (Amiri Baraka),
con l'avvento del movimento nazionalista nero, si dedica allo studio della cultura
e delle arti afro-americane e alla loro diffusione
[15]. Le sue opere rappresentano il primo generico contatto con il movimento free [16], con la storia e l'evoluzione del Jazz e dell'influenza socioculturale della musica sul "popolo del Blues" [17].
Sin dagli anni '70 i poeti afro-americani contemporanei hanno sviluppato una forma comune di performance artistica, che si avvicina molto a ciò che Stephen Henderson [18] ha definito black music e black speech come unici e significativi referenti poetici. Il lavoro del poeta evidenzia un totale assorbimento di forme musicali come il blues ed il jazz, le forme di call and response, i versi improvvisati, toni evocativi, ritmo e struttura formale presi dalla tradizione folk, l'abilità oratoria dei sermoni dei predicatori neri, il rap, le dozens, il signifiyng, il toast. Poeti come Jayne Cortez, Sonia Sanchez, Haki Madhubuti, Amiri Baraka, Nikki Giovanni, Askia M. Touré, Sun Ra, e Ted Joans scoprirono come trasformare la poesia stampata in una performance in cui si libera appunto l'eleganza e la potenza della black music e del black speech.
Ancora da ricordare sono la poetessa Nikki Giovanni che ha raggiunto la popolarità con l'album Truth Is On Its Way del 1971, dove declama versi accompagnata da musica gospel, e Haki Madhubuti, col suo esplosivo e profetico stile rap, che è stato uno dei poeti più imitati dai giovani artisti. Per sottolineare l'importanza ed il valore della performance poetica a cui è arrivata la poesia afro-americana, si considerino allora anche le parole di un poeta come Alvin Aubert (Lutcher, LA, 1930), che, nonostante si sia ispirato raramente alla musica, concepisce la poesia come qualcosa che deve essere in grado di "perform itself on the page" [20]. Ras Baraka, Kevin Powell, Jabari Asim e Esther Iverem, ponendosi nell'orbita del Black Arts Movement e nella tradizione della lotta artistica, ideologica e politica, parlano della costruzione di una Hip-Hop Nation. Al termine del XX secolo un senso di rinnovamento percorre la cultura afro-americana, tant'è che c'è qualcuno che parla addirittura di "Third Reinassance". Nel 1994 i maggiori poeti e scrittori afro-americani si sono incontrati alla Furios Flower Conference tenutasi alla James Madison University in Virginia per leggere, discutere e celebrare la poetica afro-americana. La conferenza, dedicata a Gwendolin Brooks, ha riunito tre generazioni di poeti, simboleggiando la continuità dell'espressione poetica afro-americana e dando segnali per le nuove tendenze. Furios Flower è divenuta una metafora per esprimere 250 anni di storia dell'estetica afro-americana, fatta di richiami all'umanità e ricerca della bellezza attraverso la magia e la musicalità del linguaggio. [1]
- F. Douglass, The Life and the Narrarive of F.Douglass, an American Slave. Written
by Himself, Anti-Slavery Office, Boston, 1845. © 2002 Jazzitalia.net - David Treggiari - Tutti i diritti riservati
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