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Il Bebop: Il Jazz prima del Bebop (cap. II)
di Antonio Fraioli
antonio.fraioli@libero.it

Il jazz fece la sua apparizione nei primi anni del Novecento, ma aveva una preistoria già secolare: i suoi diretti antecedenti si possono infatti rintracciare nel folklore musicale dei neri nel Sud degli Stati Uniti della seconda metà del XIX secolo e i suoi presupposti nei primitivi canti che i braccianti neri intonavano nelle piantagioni nei tempi lontani della schiavitù. Tipici del periodo precedente la nascita del jazz sono i canti collettivi (work songs) che aiutavano gli uomini di colore nelle fatiche quotidiane, scandendo il ritmo dei loro lavori e che, spesso, erano caratterizzati dalla forma responsoriale (alternanza di frasi solistiche e risposte corali) che influenzò non poco la musica nera. I canti divennero via via più articolati e complessi, trasformandosi in spirituals e jubilees (di argomento religioso) e in ballads e blues (di carattere profano). Sarà proprio il blues, canto in cui è rispecchiata la squallida esistenza del nero ai margini della società e nel quale si fusero sempre più motivi melodici e ritmi di chiara origine africana, a svolgere un ruolo rilevante nella nascita e nella crescita del jazz.

Il jazz comincia ad essere un movimento artistico autonomo dal momento in cui, intorno al 1900, i blues vocali divennero anche strumentali e furono inseriti nel repertorio delle fanfare di New Orleans (città nella quale il jazz nasce e muove i primi passi) assieme a spirituals e pezzi di ragtime. Determinante per la definizione del linguaggio del primo jazz fu, tuttavia, l'adozione da parte dei neri degli strumenti musicali lasciati un po' dovunque, nel Sud, dagli eserciti che avevano combattuto la Guerra di Secessione: cornette, trombe, clarinetti, tromboni, bassi-tuba e tamburi
Grazie ai bassi costi di questi strumenti si costituirono numerose fanfare (
brass bands) che divennero, nei primi anni del Novecento, uno dei più tipici elementi di colore della città di New Orleans. Le più apprezzate erano la Excelsior Band (di George Baquet, clarinetto, New Orleans 1883 - 14 gennaio 1949), la Tuxedo Band (di Oscar "Papa" Celestin, Napoleanville, 1 gennaio 1884 - 15 dicembre 1954), la Imperial Orchestra (attiva dal 1901 al 1908) (di Manuel Perez, cornetta, New Orleans 28 dicembre 1873 - 1946), la Superior Band e le diverse Reliance Brass Bands (1885 circa) (di "Papa" Jack Laine, New Orleans, 21 settembre 1873 - 1 giugno 1966).



In queste bands e nelle orchestrine che suonavano nel secondo decennio del Novecento nelle sale da ballo e nei cabarets di New Orleans militavano i pionieri della musica jazz, tra i quali i cornettisti Charles "Buddy" Bolden (cornetta, New Orleans, 6 settembre 1877 - 4 novembre 1931), Freddie "King" Keppard (cornetta, New Orleans, 27 febbraio 1890 - 21 dicembre 1933), Joe "King" Oliver (cornetta, New Orleans, 11 maggio 1885, 10 aprile 1938), i clarinettisti Alphonse Picou (New Orleans, 18 ottobre 1880 - 4 febbraio 1961) e Sidney Bechet (New Orleans, 14 aprile 1897 - 14 aprile 1959), il pianista Ferdinand "Jelly Roll" Morton (nato Ferdinand Lamothe, New Orleans, 20 ottobre 1890 - 10 luglio 1941), il trombonista Edward "Kid" Ory (La Place, 25 dicembre 1886 - 23 gennaio 1973), il batterista "Papa" Jack Laine (New Orleans, 21 settembre 1873 - 1 giugno 1966).

Buddy Bolden's Blues (Titolo probabile) (via RedHot Jazz)

Lo strumento prediletto a livello melodico fu il clarinetto i cui esecutori svilupparono rapidamente una tecnica esecutiva di alto livello solistico.

I componenti delle brass bands e delle orchestrine dell'epoca suonavano quasi tutti ad orecchio e spesso, quando si stancavano di eseguire le loro parti sempre allo stesso modo, le variavano più o meno radicalmente, improvvisando secondo l'estro del momento sulle armonie del tema prescelto: si sviluppò così l'improvvisazione che rimarrà una prerogativa essenziale del jazz e che contribuirà allo sviluppo della tecnica strumentale.

Fino al 1917 il jazz rimase praticamente confinato a New Orleans, nonostante qualche musicista come Jelly Roll Morton si fosse già spinto prima della guerra in California, a Chicago, a New York e in altre città. I campioni di jazz si erano moltiplicati e, accanto ai pionieri, si affermò una seconda generazione di musicisti tra i quali la parte del protagonista principale sarebbe toccata, per oltre vent'anni, a Louis "Satchmo" Armstrong (New Orleans, 1 agosto 1901 - 6 luglio 1971) che, dopo aver imparato a suonare la cornetta in un riformatorio, fu subito conteso dalle migliori orchestre della città fino a diventare uno dei solisti di tromba più innovativi di tutta la storia del jazz. A New Orleans, però, la situazione per i musicisti divenne improvvisamente più difficile: le innumerevoli risse, il crescente numero di delitti spinsero la Segreteria della Marina degli Stati Uniti a ordinare, nel novembre del 1917, la chiusura immediata e lo sgombero di tutte le case di piacere e di gran parte dei locali pubblici. I musicisti che come Oliver e Sidney Bechet erano già partiti alla volta delle grandi metropoli del Nord fecero sapere ai colleghi che a Chicago la loro musica piaceva a molti e così la maggior parte dei musicisti di New Orleans, con il lavoro che scarseggiava, lasciò nel giro di qualche anno la città per trasferirsi nel Nord. 

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el
1922 King Oliver, che stava ottenendo uno strepitoso successo con la sua Creole Jazz Band, chiamò a Chicago Louis Armstrong con il quale, l'anno successivo, incise i primi dischi. Si può dire che allora sia cominciato il secondo periodo della storia del jazz, quello di  Chicago, città dove i numerosi gangster presenti sul territorio contribuirono al proliferare dei locali notturni. A giudizio di molti fu questa l'epoca d'oro della nuova musica americana. Nella città dell'Illinois, infatti, si ritrovarono nei primi anni Venti tutti i migliori musicisti di jazz venuti dal Sud e si cominciarono ad incidere quei dischi che sarebbero diventati classici esempi dello «stile New Orleans». Tra questi si segnalano i dischi delle varie formazioni di Oliver, quelli dei New Orleans Rhythm Kings, le incisioni dei gruppi riuniti in studio d'incisione da Jelly Roll Morton sotto il nome di Red Hot Peppers e, soprattutto, quelli degli Hot Five e Hot Seven di Louis Armstrong. Intanto, grazie all'opportunità di ascoltare i solisti di colore che dominavano nei locali notturni del South Side di Chicago negli anni del proibizionismo, un gruppo abbastanza numeroso di bianchi aveva cominciato ad avvicinarsi a quella musica. Tra i musicisti bianchi residenti a Chicago si affermò in particolare il clarinettista  Benny Goodman (clarinetto, nato Benjamin David, Chicago, 30 maggio 1909 - 20 giugno 1986). Sempre a Chicago si distinsero i pianisti di boogie-woogie ed il trombettista Leon "Bix" Beiderbecke (Davenport, 10 marzo 1903 - 6 agosto 1931).

Oltre a Chicago, che rimane la città più importante del jazz negli anni Venti, New York divenne contemporaneamente un centro di grande importanza per la nuova musica afro-americana grazie all'attività pionieristica del nero James Reese "Jim" Europe (Mobile, Alabama, 22 febbraio 1881) che diresse grandi orchestre di ragtime e lanciò il fox-trot. Qualche anno più tardi nella comunità nera newyorkese, si affermarono alcuni pianisti tra i quali James Price Johnson (New Brunswick, New Jersey, 1 febbraio 1894 - 17 novembre 1955), Willie "The Lion" Smith (Goshen, New York, 25 novembre 1897 - 18 aprile 1973) e il giovane Thomas "Fatz" Waller (New York, 21 maggio 1904 - 15 dicembre 1943) che si distinsero come esponenti di un particolare stile, lo stride piano, in cui si conciliarono il ragtime venuto dal Missouri e il blues, caratterizzato dal poderoso, martellante accompagnamento della mano sinistra impegnata a suonare alternativamente i bassi, note di solito isolate, e gli accordi. 
A New York, tra l'altro, nasce il jazz orchestrale per merito anzitutto di James Fletcher Henderson (Cuthbert, Georgia, 18 dicembre 1897 - 28 dicembre 1952) e del suo primo arrangiatore, Donald "Don" Redman (Piedmont, West Virginia, 29 luglio 1900 - 30 novembre 1964), i quali nel
1924
cominciarono a mettere a punto un primo modello di orchestrazione-esecuzione jazzistica per grande formazione. Gli elementi dell'orchestra non erano più di dieci nelle prime compagini di Henderson, ma andarono gradualmente aumentando sino a comprendere 5 trombe, 5 tromboni, 5 sassofoni e ritmica, realizzando la classica big-band
Nelle orchestre di Fletcher Henderson, con cui nel
1925 militò anche Louis Armstrong, mossero i primi passi molti musicisti che ebbero in futuro un ruolo importante nella definizione del linguaggio del jazz come il trombettista, clarinettista, alto sassofonista, pianista Bennett Lester "Benny" Carter (New York, 8 agosto 1907), strumentista versatile e ottimo compositore e Coleman Hawkins (Sait Joseph, Missouri, 21 novembre 1904 - New York, 19 maggio 1969), uno dei primi suonatori di sax tenore, strumento del quale esplorò a fondo risorse e possibilità tecniche. Tutte le compagini orchestrali che nacquero in quel periodo furono in qualche modo debitrici di Henderson, ma il musicista che più degli altri sviluppò le possibilità espressive della big band fu Duke Ellington (Washington, 19 aprile 1899, New York, 24 maggio 1974) che colse i primi successi, dal 1927 in poi, al Cotton Club, il più elegante cabaret di Harlem frequentato dalla buona società bianca.

Ellington, pianista, direttore e compositore dallo straordinario talento, arricchì il repertorio jazzistico di temi di grande bellezza, nonché di parecchie composizioni di largo respiro in forma soprattutto di suites, conferendo alla sua formazione nei cinquant'anni di ininterrotta attività, uno stile inconfondibile e sempre alla ricerca di innovazioni. Con Ellington il jazz assunse un carattere più spettacolare di quello che negli stessi anni si poteva ascoltare a Chicago.

Quella che può essere considerata l'epoca eroica del jazz si concluse bruscamente, alla fine del 1929, con la grande crisi economica che ridusse in miseria anzitutto la popolazione nera (e quindi gran parte del pubblico del jazz) e che fece sentire subito i suoi effetti sul mondo dello spettacolo. Pochi mesi furono sufficienti a far perdere il lavoro alla maggioranza dei musicisti e, durante gli anni Trenta, l'autentico jazz si poteva ascoltare essenzialmente in qualche grande locale newyorkese (come il Savoy, New York, Lenox Street, e il Roseland, New York, 52nd Street) e nei cabaret grandi e piccoli del quartiere nero di Kansas City, nel Missouri, città nelle quale la vita notturna era più prosperosa che mai essendo protetta dalla amministrazione corrotta facente capo a Tom Pendergast (1872 - 1945), un affarista senza scrupoli. A Kansas City prese forma uno stile di jazz con caratteristiche peculiari, influenzato dal blues ed esaltato da musicisti quali  William "Count" Basie (Red Bank, New Jersey, 21 agosto 1904 - Hollywood, 26 aprile 1984) e il giovane tenorsassofonista Lester Young (Woodville, Mississippi, 27 agosto 1909 - New York, 15 marzo 1959), destinato a un futuro da protagonista.

Con la crisi del 1929 Chicago perse praticamente ogni importanza nella storia del jazz: quasi tutti i musicisti che avevano animato la vita notturna dovettero lasciare la città per cercare fortuna altrove. Riuscirono a cavarsela meglio alcuni musicisti bianchi cui era più agevole l'accesso agli studi di registrazione e radiofonici, tra i quali il clarinettista Benny Goodman, il trombonista Tommy Dorsey (Shenandoah, Pennsylvania, 19 novembre 1905 - Greenwich Connecticut, 26 novembre 1956) e suo fratello Jimmy (Shenandoah, Pennsylvania, 29 febbraio 1904 - 12 giugno 1957), clarinettista e altosassofonista, il trombonista Alton Glenn Miller (Clarinda, Iowa, 1 marzo 1904 - 15 dicembre 1944), tutti attivi a New York nei primi anni Trenta.

Paradossalmente, mentre il jazz attraversava negli Stati Uniti il suo momento di massima difficoltà, in Europa qualcuno cominciò ad interessarsi a questa musica seriamente, pubblicando libri sull'argomento e importando un sempre maggiore numero di dischi che fecero conoscere al pubblico del Vecchio Continente i solisti e le grandi orchestre d'oltreoceano. Da questo momento l'Europa comincerà ad accogliere e apprezzare il jazz che troverà, negli anni successivi, credito ed esecutori in una nuova terra.

Negli Stati Uniti bisogna attendere gli anni successivi al 1935 per dare nuova vita al jazz, momento in cui una grande orchestra costituita e diretta da Benny Goodman ottenne una strepitoso successo, grazie anche agli arrangiamenti di Fletcher Henderson. Clarinettista di eccezionali capacità tecniche, brillante caporchestra e profondo conoscitore dei gusti del pubblico, Goodman divenne in breve un idolo per la gioventù americana la quale non chiedeva altro che una musica eccitante e divertente per dimenticare gli anni della crisi. Sull'esempio dell'orchestra di Goodman altre compagini del genere si costituirono: era ormai cominciata l'era dello swing e del jazz commerciale. Parallelamente all'attività della sua orchestra Goodman esaltò altri piccoli complessi come il trio, il quartetto, il sestetto, nei quali figurarono solisti di classe quali il pianista Teddy Wilson (Austin, Texas, 24 novembre 1912 - New Britain, Connecticut, 31 luglio 1986), il batterista Gene Krupa (Chicago, Illinois, 15 gennaio 1909 - Yonkers, New York, 16 ottobre 1973), il vibrafonista Lionel Hampton (Louisville, Kentucky, 20 aprile 1909) e il chitarrista Charlie Christian (Bonham, Texas, 29 luglio 1916 - New York, 2 marzo 1942). 

Oltre alle già citate orchestre di Ellington e Goodman si affermarono presto le grandi formazioni di Tommy e di Jimmy Dorsey, di Jimmie Lunceford (sax alto, flauto, Fulton, Missouri, 6 giugno 1902 - Seaside, Oregon 12 luglio 1947), di Chick Webb (batteria, Baltimora, Maryland, 10 febbraio 1902 - 16 giugno 1939) , di Artie Shaw (Arthur Arshawsky, 1910) e quella di Count Basie arrivata al Nord da Kansas City nel
1936. In realtà durante l'era dello swing ci furono scritture e applausi un po' per tutti: furono riscoperti i pianisti di boogie-woogie,  furono apprezzati per il loro giusto valore musicisti attivi da tempo come Fats Waller e Art Tatum (Toledo, Ohio, 13 ottobre 1909 - Los Angeles, California, 5 novembre 1956) e venne riesumato il jazz tradizionale di New Orleans e Chicago, ribattezzato dixieland e proposto anche in versione orchestrale. Fu il momento dei primi grandi successi anche per le cantanti di colore Billie Holiday (Philadelphia, Pennsylvania 7 aprile 1915 - New York, 17 luglio 1959) e Ella Fitzgerald (Newpoert News, Virginia 25 aprile 1917 - Los Angeles, California, 15 giugno 1996).

La grande popolarità del jazz in quel periodo ebbe, però, anche qualche effetto negativo: per rendere facile l'ascolto al grande pubblico, molti capiorchestra bianchi ricorsero a scritture di facile effetto, standardizzarono gli arrangiamenti e le improvvisazioni dei solisti. Questi effetti negativi si accentuarono durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale che videro il successo delle compagini di Harry James (Albany, Georgia, 15 marzo 1916 - Las Vegas, Nevada, 5 luglio 1983), Lionel Hampton e, soprattutto, di quella di Glenn Miller, che contribuì a tenere alto il morale delle truppe esibendosi con la sua orchestra dell'Aeronautica sui vari fronti del conflitto.

Eravamo ormai alle porte della grande «rivoluzione» del Be-bop.

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Data pubblicazione: 15/09/2001





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