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INDICE LEZIONI

Seminario sulla voce - Prima parte
di Laura Pigozzi
laura.pigozzi@fastwebnet.it

Organizzazione:
di Daniela Caggiano

15 MARZO 2003
C
IRCOLO CULTURALE LINEA MUSICALE di BRA

Trascriviamo qui di seguito la sbobinatura della prima parte della registrazione del seminario di Laura Pigozzi, tenuto a Bra il 15 marzo scorso.

Laura Pigozzi: Buongiorno e benvenuti. E' una vera gioia vedere tante persone giovani. Dunque, come procedere? Potrei parlarvi della voce per giorni interi, "stonandovi" completamente, ma evidentemente non lo voglio fare. Vorrei invece fare insieme con voi un percorso mirato alle vostre esigenze, curiosità, dubbi e a tutto quello che avete necessità, bisogno e desiderio di sapere sull'argomento voce. Quindi direi che possiamo insieme fare un discorso interattivo: sulla base delle domande io costruisco un discorso in modo da potervi rispondere, inserendo nella spiegazione anche quelle che sono le basi teoriche della voce, sia funzionali che di comunicazione e di passaggio dell'emozione. Allora vediamo se ci sono dei primi coraggiosi che vogliono cominciare a fare delle domande, in modo da poter avviare un dialogo comune.

MARIO ARMANDO: io canto sia in un coro polifonico che gospel e faccio serate. Ho notato, ascoltando Sanremo ed altri concorsi, che ci sono molti cantanti con voci anche bellissime, ma che danno poca importanza alla tecnica vocale, perché dicono: "tanto ho la voce, la tecnica non mi serve" …anche nel coro è così non si vuole mai fare riscaldamento per esempio… come mai questa cosa? C'è poca cultura in Italia? Oppure qualcuno si sente superiore e pensa di non aver necessità di fare tecnica?

Laura Pigozzi: Ti ringrazio molto per questa domanda così importante. Se ci fossimo mai visti prima (ma è la prima volta che ci incontriamo), sembrerebbe quasi "preparata" perché è proprio la classica questione da inizio seminario! La questione della tecnica è infatti la questione centrale, nel senso che purtroppo la tecnica in Italia è un argomento ingiustamente considerato di secondo piano, nel senso che si tende a privilegiare –come diceva giustamente Mario- l'individualismo vocale - non nel senso dell'unicità della voce, di cui parleremo – bensì nel senso più deteriore del ‘fai da te'. Una voce che si utilizza per cantare in maniera continuativa, non può essere lasciata senza un supporto tecnico adeguato, pena l'andare incontro a deterioramento, anche in tempi brevi. E' vero anche nei cori c'è la cattiva abitudine di non fare spesso un sufficiente riscaldamento. Il riscaldamento è invece fondamentale: dovete pensare alla vostra voce come un organo, in un certo senso, atletico. Nessun atleta si sognerebbe mai di fare una gara senza essersi prima riscaldato i muscoli. Lo stesso vale per la voce: non ci si può mettere a cantare con uno strumento freddo, perché questo darà al nostro canto povertà di suono e alle nostre corde vocali un inutile stress. Gli stress si accumulano e fanno ammalare la voce. Spiace dirlo ma fa parte del malcostume italiano quello di considerare la tecnica qualcosa di superfluo. La tecnica è fondamentale. Le cantanti americane passano ore in allenamenti quotidiani. Le nostre cantanti purtroppo no. E si sente. Noi in Italia abbiamo delle ottime scuole, abbiamo delle/degli ottime insegnanti, ma spesso snobbate da chi canta. C'è da dire che chiunque cominci a cantare in maniera professionale o semiprofessionale, ed in ogni caso continuativa, sente il bisogno del supporto della tecnica, sia per stancarsi meno che per evitare effetti nocivi. La voce è un dono, certamente, ma proprio per questo occorre onorare questo dono cercando di conservarlo, allenarlo, svilupparlo ed evitarne i deterioramenti. Perché chi non studia tecnica vocale non va lontano e può incorrere in seri problemi. Io ho visto con i miei occhi, all'ospedale di Melegnano (un piccolo centro vicino Milano), dove c'è un reparto di foniatria e logopedia all'avanguardia, ho visto, dicevo, cose terribili: ho visto ragazzi giovani, di 18-20 anni, con noduli, alcuni da operare, altri no, ma per tutti c'era un percorso difficile e doloroso che imponeva un arresto dell'attività vocale per un certo periodo ed un lungo training di ristabilimento. Ma ho visto anche casi in cui le condizioni dell'organo vocale erano tali da lasciare poche speranze sul proseguimento dell'attività canora.

La voce è un dono e va curata perché…. noi non siamo nati per cantare! E' questa, mi rendo conto, una formulazione un po' provocatoria. Mi spiego meglio. La laringe è un organo che, sul piano biologico, non è nato per cantare, ma con altre funzioni:

  • la laringe è l'ultima parte della trachea, ha dunque un'evidente funzione respiratoria, per prima cosa;
  • ed ha una seconda funzione: è dotata di un meccanismo di occlusione automatico che ci permette di non fare entrare il cibo nei polmoni - quando questo succede diciamo che "è andato qualcosa di traverso" - quindi ha una funzione definita sfinterica;
  • questa occlusione sulle corde vocali provoca anche una pressione interna al corpo: significa che noi utilizziamo l'accollamento delle corde vocali tutte le volte che facciamo uno sforzo, come sollevare un peso e nell'espletamento della funzione defecatoria, che si attiva appunto anche con l'occlusione della laringe.

Quindi si può dire che l'uomo che ha sviluppato il canto come prodotto più ‘culturale' che ‘naturale'. Il canto dunque non è una funzione naturale ed è per questo che la tecnica deve insegnare alle corde ed al corpo come lavorare. Questo il primo motivo per cui è necessaria la tecnica.

Il secondo motivo è che imparare a cantare significa imparare a respirare. O meglio ‘reimparare' a respirare: occorre in qualche modo ripristinare una funzionalità respiratoria, che è quella del neonato. Il neonato ha una voce potentissima se pensiamo alla sua dinamica vocale, al volume di questo esserino piccolissimo, non c'è proporzione con la voce espressa dal corpo di un adulto. Cioè ha una voce che è spropositata, dal nostro punto di vista di corpo adulto, rispetto al suo corpicino di bambino. Questo perché il neonato usa tutto: il diaframma, i polmoni che vengono riempiti completamente; usa tutto alla massima potenza. Canta, o meglio urla, usa la voce insomma con tutto il corpo, esattamente come si dovrebbe fare. Questa capacità che è naturale, nel corso della vita delle persone si spegne. La nostra vita è fatta di ritmi innaturali che producono stress e questa fretta porta la respirazione alta, cioè ci permette di respirare solo con la parte cosiddetta clavicolare dei polmoni, mentre dobbiamo invece cercare di riempirli completamente. La tecnica, dunque, serve a ripristinare una funzione che l'adulto ha perduto, cioè la capacità di cantare con tutto il corpo. Quindi si capisce bene che una persona, anche vocalmente dotatissima, se non studia bene la tecnica, non darà mai tutto ciò che può dare; secondariamente può utilizzare male questa sua capacità di base perché non è in grado di utilizzare l'appoggio del suono, che è una cosa molto complicata ed il cui apprendimento richiede l'insegnante vicino che controlla e assiste affinché l'esercizio sia corretto. Il riscaldamento è indispensabile ma il primo passo della tecnica è la respirazione, per imparare a riempire bene i polmoni, distendere bene il diaframma in modo che possa essere la base per l'appoggio del suono.

La terza funzione della tecnica è quella di estendere la voce. Noi nasciamo soprani, mezzosoprani, baritoni, contralti, ecc..nasciamo con delle corde vocali particolari, chi più sottili, chi più grosse, chi più corte, chi più lunghe, ecc… questa conformazione delle corde ci determina come tipi canori però, anche qui, purtroppo, l'evoluzione della nostra vita, può avere un po' cancellato quelle che sono le nostre caratteristiche di base, per cui non è raro trovare dei soprani che sono occultati dietro contralti o dei tenori che sembrano dei baritoni, … quindi la tecnica serve a svelare la propria identità vocale e la svela proprio nel momento in cui riesce a mostrare fin dove la natura delle corde può arrivare. Dico questo soprattutto per le donne vittime di un certo mal costume vocale: spesso, anche a lezione, arrivano ragazze, che a tutti i costi vogliono arrivare al ‘mitico' DO5! Non è detto che il DO5 sia sempre una conquista perché, se non si hanno le corde adatte, ci si arriva solo a corde tirate e non, come dovrebbe essere, con una voce ricca di armonici che ammorbidiscono il suono. Ed ora, anche tra i ragazzi, purtroppo, si assiste al proliferare di questa tendenza. Ognuno deve invece coltivare e ritrovare, attraverso la tecnica, la propria voce perché è con quella che si deve cantare ed è con quella che, eventualmente, ci si può far strada nel mondo della musica. Questo non vuol dire arrivare a Sanremo, ma significa, più ‘sanamente', trovare il proprio posto nella musica. Ognuno ha la sua "grana" di voce e questa va rispettata.

MARCELLA BALESTRO: Un bambino, per non perdere questa capacità naturale, a che età deve cominciare a prendere lezioni?

Laura Pigozzi: I bambini sono meravigliosi perché loro sanno senza saper di sapere. Non hanno bisogno di tecniche specifiche. Quindi è meglio invitare un bambino a frequentare un gruppo di canto, possibilmente impostato sul gioco, in modo che alleni la voce senza pensare alla performance: avrà tutta la vita per pensarci!

I bambini sono oggi troppo tartassati: hanno la scuola di equitazione, la scuola di ballo, ecc… facciamogli fare meno attività e soprattutto in maniera più ludica e non in maniera performativa. Insegnare ai bambini la performatività, cioè il dover dare una prestazione, possibilmente competitiva, non è consigliabile: occorre farli apprendere facendoli giocare. Mi riferisco anche alla ragazzina di 12 anni che, inopportunamente, ha dichiarato a Sanremo, che ha cominciato a studiare tecnica vocale da quando aveva 6 anni. Questa cosa è terribile intanto perché a sei anni non hai ancora bisogno della tecnica degli adulti. Probabilmente avrà fatto scuole di canto dove giustamente l'hanno fatta giocare con la voce, attraverso filastrocche, che poi alla fine sono sempre strutturate su vocalizzazioni, solo che anziché fare un vocalizzo senza parole, come gli adulti, il bambino può cantare una storia. Quindi la tecnica che questa bambina ha fatto, spero per lei, probabilmente non è la tecnica come la intendiamo normalmente per gli adulti. Altrimenti sarebbe terribile, anche sul piano umano. I bambini hanno la capacità naturale di avere una voce sana. Occorre quindi creare un ambiente dove possano giocare con la voce, sperimentarla e tenerla in allenamento. Inoltre il fatto di non stressarli tecnicamente e performativamente, li rende più sereni e più lontani dalla voce contratta e dalla respirazione alta che affligge tanti adulti. Creiamo a questi bambini un humus più naturale: si hanno 6 anni una volta sola!

ARMANDO MARIO: … in effetti anche per gli adulti è pesante la tecnica… Per esempio quando faccio le prove con il coro nessuno vuole mai fare i vocalizzi…

Laura Pigozzi: Effettivamente cantare bene presuppone un lavoro. Cantare è facile, cantare bene è molto difficile perché tra il cantare e il cantare bene c'è un lavoro da fare. A maggior ragione se gli adulti fanno fatica a vocalizzare figuriamoci i bambini! Facciamoli giocare perché stanno facendo ugualmente tecnica mentre giocano. Non snaturiamoli troppo con i nostri bisogni, perché spesso sono i nostri bisogni di adulti che proiettiamo sui nostri figli. E questo non va bene per noi, e tanto meno per loro.

ENNIO CANU: Purtroppo mi sono imbattuto in insegnanti che non mi hanno dato quello che avrei voluto, probabilmente perché la loro preparazione di base era diversa da quella che io mi aspettavo, quindi ho avuto anche false promesse che sono poi in cadute nel nulla. Tecnica va bene, ma qualunque tecnica, relativa a qualunque genere? Per quel che ho potuto vedere, ogni insegnante spiega una cosa in modo diverso dall'altro; perfino la respirazione l'ho fatta in modi diversi ed è una cosa che mi ha completamente disorientato. Poi un'altra domanda: la tecnica deve essere strettamente legata alla scelta di un genere? La tecnica jazz non sarà come quella lirica o come quella destinata a chi vuole cantare soltanto pop o heavy metal.

Laura Pigozzi: Io vi ringrazio: fate delle domande veramente intelligenti. Occorre dire subito una cosa importante sull'insegnamento del canto: il fatto che la tecnica possa venire spiegata in maniera diversa – a prescindere dall'improvvisazione che può esserci nel settore – dipende anche dalla natura intrinseca dell'organo vocale. A differenza di altri strumenti - una chitarra, un piano, una batteria - dove io vedo lo strumento e sono in grado di operare su di esso (se sul pianoforte schiaccio un tasto, ottengo esattamente la nota che avrei voluto ottenere), con la voce questo non si può fare. E' molto faticoso per un cantante nel senso che la voce è sì una cosa naturale (si può cantare senza conoscere la musica, per quanto sia sempre meglio conoscerla!), ma è anche qualcosa su cui non esercito un controllo diretto. La voce non si vede e non si tocca. Occorre lavorarci per interposizione della nostra capacità di immaginare e di simbolizzare. Ecco dunque il fiorire di metafore per spiegare sensazioni propriocettive di difficile individuazione. Un'abilità dell'insegnante consiste dunque anche nel sapere utilizzare o inventare metafore efficaci.

Una volta un allievo mi ha detto: "la mia insegnante precedente diceva di spingere sugli acuti come quando vado al gabinetto, e io non capivo …"…(risa nel gruppo)…capite bene l'infelicità di questa metafora…. Suppongo che questa insegnante voleva semplicemente dire che per produrre un acuto è necessario che le fasce muscolari della pancia siano tenute, questo non vuol dire comunque spingere, ma tenere.

ENNIO CANU: una volta un'insegnante mi ha spiegato l'acuto non come una ricerca verso l'alto ma come una ricerca all'indietro, come l'andar su un'altalena, perché diceva, in fondo le corde vocali, nel momento in cui cercano l'acuto non salgono ma basculano. Qundi creare mentalmente l'idea dell'altalena secondo questa insegnante dovrebbe agevolare nella ricerca dell'acuto.

Laura Pigozzi: C'è certamente una buona intenzione nella metafora usata dalla tua insegnante, nel senso che esplicita i movimenti laringei. Però noi non abbiamo una sensibilità laringea così forte da condizionarne il movimento e, se posso permettermi, creare una metafora diretta sull'organo può risultare inefficace sul piano pratico. Secondo me, la metafora va creata non tanto sull'organo, che tanto tu non senti, ma su esempi presi dalla vita quotidiana, dopo ve ne farò qualcuno.

Per tornare alla prima domanda di Ennio, diciamo che la respirazione di base corretta è una sola, la facciamo noi, la fanno gli insegnanti di yoga, ed è quella che tiene conto della fisiologia del corpo umano. In più per i cantanti si tratta oltre che di riempire bene i polmoni, anche di aprire lateralmente la cassa toracica. Ecco vi faccio uno schemino alla lavagna: tronco, collo, laringe, polmoni, diaframma….il diaframma deriva il suo nome dal fatto di separare le parti alte ‘nobili', da quelle ‘basse'…(risatine nel gruppo…)

FLAVIO PIOVAN:…parti inutili nel canto……

Laura Pigozzi:..eh, non tanto….

ENNIO CANU:..noi possiamo percepire le vibrazioni armoniche con qualunque parte del corpo….

Laura Pigozzi: esatto. Ci sono a questo proposito degli esercizi che arrivano dall'oriente. Non è necessario essere fanatici dell'oriente, per constatare che la cultura orientale tiene maggiormente conto di alcune parti del corpo. Nella tradizione tantrica, ad es, alla copulazione pertiene un certo modo di respirare. Ci sono degli esercizi che noi facciamo, che provengono da quella tradizione e che ho raccolto nei miei viaggi in Oriente ed in particolare inTibet. Non so se avete mai avuto modo di ascoltare i monaci tibetani. Loro hanno dei bassi così incredibili, che quasi non si capisce da dove provengano e che fanno vibrare anche chi ascolta. Gli esercizi presi da questa tradizione, aiutano a far vibrare le varie parti del corpo, tra cui il pube appunto: per esempio la nota Do3 farebbe vibrare proprio questa zona. Questo significa anche certamente avere un rapporto più naturale e più sano con il nostro corpo. Ci sono delle corrispondenze tra parti del corpo e le frequenze delle note musicali. Questo aiuta la voce.

Chiudiamo questa parentesi e ritorniamo alla domanda di Ennio su respirazione e tecniche diverse.

Parliamo della respirazione. Quando inspiriamo, l'aria che entra deve riuscire a scendere e riempire bene i polmoni. La gabbia toracica si apre lateralmente, aiutata in questo movimento dai muscoli dorsali, e il diaframma, disponendo, così di più spazio, si distende. Quindi il diaframma, che solitamente sta a forma di cupola, avendo più spazio lateralmente, si può distendere. Questo è importante perché, cosa succede? Ve lo spiego con una metafora: diventa una specie di vassoio che sostiene la colonna del suono. Quando il suono è così "appoggiato", si può tenere un acuto, un finale, fare delle scale abbastanza comodamente, fare cioè tutte quelle cose difficili che necessitano di una sicurezza e quindi un appoggio.

L'aumento dell'estensione della voce, insieme alla corretta respirazione, è un altro obiettivo comune a tutti i generi. Parliamo ora dell'intonazione: spesso pensiamo di essere intonati perché ci vengono bene alcune canzoni. E' buona cosa testare questa intonazione provando anche a cantare altri generi. Infatti chi viene a lezione da me o da Daniela, sa che deve passare da questa forca caudina: deve provare a cantare qualunque cosa, dal pezzo lirico, al jazz, al blues, al pop, al rock. Ci sarà senz'altro un genere che riesce meglio, ma bisogna provare a cantare qualunque cosa ed in modo decente. Per esempio oltre ai classici esercizi ad intervalli regolari (ad es. 135, cioè tonica terza e quinta), è molto utile far fare esercizi con intervalli irregolari per far sì che si alleni l'orecchio melodico e per migliorare l'intonazione ‘fine' del cantante. Sulla questione intonazione, occorre rilevare che le donne hanno un problema in più durante il ciclo mestruale, periodo in cui sono sottoposte a tempeste ormonali e questo fa si che la loro voce possa essere sfibrata e calante, ovvero l'intonazione può non essere perfetta, ed è per questo che in quei giorni occorre utilizzare la tecnica in maniera ancora più efficace.

Lavorare su respirazione, estensione e intonazione è identico per tutti i generi di canto. Poi però, ad un certo punto, si aprono delle differenze.

Per capirci meglio parliamo anziché di tecniche differenti, di differenti qualità della voce. Cioè, uno che ha un'impostazione lirica può anche cantare pop, Bocelli per esempio lo fa, quanto al risultato, è una questione di gusto. Si può dire che i lirici fanno più e meno fatica dei moderni. Fanno più fatica nel senso devono far lavorare di più la loro laringe, però non hanno il problema del passaggio, difficilissimo scoglio del cantante moderno e jazz.

Parliamo dunque delle diverse qualità della voce.

Qualità parlata. Come dice la parola, è quella usata quando parliamo. E' pure caratteristica, per esempio, dei cantautori, che puntando di più sulla significazione del testo e meno sulla vocalizzazione, possono tranquillamente usare la qualità parlata.(es. Battisti, De Andrè, il rap …). Ed è usata sempre, da qualunque cantante quando sta nel registro medio, medio-basso. Qui la laringe è nella sua posizione naturale.

Cos'è la laringe? La laringe è un organo mobile formato da cartilagini e al cui interno sono collocate le corde vocali. Che a loro volta, accollandosi, vibrano con un movimento che ricorda il battito d'ali delle farfalle. Questo movimento è quello che produce il suono, trasformando l'aria che passa tra le corde. Quando le corde vocali sono staccate siamo in silenzio e stiamo respirando. Quando sono accollate e vibrano, stiamo producendo suono. La laringe è mobile nel senso che è un organo che può muoversi verticalmente rispetto al cavo faringeo e basculare. A seconda della posizione che assume, avremo delle qualità vocali differenti. La voce parlata viene anche chiamata voce piena.

Prima di passare alle altre qualità della voce, apro una parentesi sulla questione delle casse armoniche, della testa e del petto. Per usare una metafora, si può dire che noi suoniamo in stereo, abbiamo due casse in un certo senso ‘specializzate': una specializzata maggiormente sugli alti (testa) e una sui bassi (petto). Queste due casse sono connesse dal collo. Un buon suono, di qualunque altezza, è un suono che contiene sia alti che bassi. Perché l'estensione è importante? Perché se io estendo bene gli alti, avrò dei bassi più nitidi, più sonori. E, di converso, se estendo bene i bassi, anche i miei alti saranno più corposi, meno striduli, per intenderci. E' come se noi cercassimo di pensare il nostro corpo come una specie di violoncello. Il collo purtroppo è una zona di tensione pazzesca (è anche uno dei motivi per cui tanta gente soffre di forme di cervicale). Quindi la prima cosa che occorre fare è rilassare chi canta. Chi canta bene è una persona rilassata e la respirazione serve anche a questo. E' per questo motivo che bisogna evitare la "prestazione" nei bambini perché crea loro solo tensione: dobbiamo insegnare il ‘godimento' del canto al bambino, non la performance.

Così, tutto il lavoro della respirazione, del passaggio, della tecnica deve servire anche ad aprire il nostro collo, a liberarlo dalle tensioni in modo che la nostra laringe possa lavorare bene e in modo che il nostro suono sia ‘comunicante', cioè prodotto da casse armoniche in comunicazione. Se il nostro collo è rigido non avremo mai un buon suono. I nostri alti saranno orribili (provate a togliere i bassi dal vostro stereo e vedrete come vi assicurerete in breve tempo un bel mal di testa…). Quello che dà la piacevolezza del suono sono sempre i bassi, ciò che dà la brillantezza sono gli alti. Quindi smettiamola di cercare ossessivamente di andare sempre più in alto ed impariamo a non maltrattare i nostri bassi, a lasciarli vibrare aprendo e distendendo il nostro collo. Questo collo va aperto altrimenti sarebbe come inserire in un violoncello una tavoletta di legno trasversalmente…

La qualità parlata è una qualità che tiene il collo senza tensioni, perché non c'è fatica. I problemi arrivano dopo. La seconda qualità della voce è la:

Qualità opera o qualità lirica. Viene anche chiamata voce girata o impostata; è ottenuta con la tecnica tradizionale; la laringe è in posizione basculata.

Queste sono le due qualità fondamentali e vanno studiate entrambe, da tutti. Arrivati a questo punto i lirici vanno avanti su questa strada e lavorano solo a laringe basculata, mentre per i cantanti moderni le cose si complicano, perché quello che noi usiamo, soprattutto nei passaggi impegnativi è la:
Qualità mista, che è la madre di tutti i problemi! Per raggiungere questo obiettivo ci vuole il suo tempo e non è per tutti uguale. E' la qualità che si usa sul passaggio. Il passaggio, che è in un punto diverso per ognuno, è quel gruppo di note, generalmente non più di 2 o 3 semitoni, dove la voce non sa che fare: o si va in lirico, ed è eccessivo, o in parlato ed abbiamo un suono inascoltabilmente stridente. Ci sono persone che hanno una buona qualità lirica, una buona qualità parlata, ma sul passaggio non sanno che fare o vanno in lirico ma è troppo presto, o vanno ‘in parlato', provocando noduli e problemi.

ENNIO CANU: rientra in questo discorso del passaggio, il virtuosismo e l'agilità vocale, ad es. penso a M. Carey? E che esercizi si utilizzano, quelli con intervalli irregolari?

Laura Pigozzi: Tutto il canto moderno non è fattibile se non attraverso lo studio del passaggio.

Per lavorare sul passaggio ci sono degli esercizi specifici che lavorano su delle emissioni vocali dove si usano specialmente le sillabe "VI" e "VO", perché la "V" aiuta moltissimo a mettere il suono avanti alto, cioè direziona il suono, purchè ben pronunciata. Ci sono quindi degli esercizi specifici per il passaggio: generalmente sono noiosi, difficili e frustranti. Comunque vanno fatti, fino alla nausea.

Se si vuole cantare bene non c'è alternativa ma soprattutto bisogna accettare la frustrazione. La frustrazione va messa in conto. Se non vi sentite un po' frustrati vuol dire che non state imparando.

LETIZIA COLLA: Mi sono sempre chiesta se le cantanti come W.Houston e M.Carey hanno una voce molto potente perché sono dotate naturalmente. Volevo sapere se l'estensione è una dote prima di tutto innata e poi con la tecnica si migliora oppure solo con la tecnica si può arrivare a fare certe cose? Riguardo al passaggio se io non ci arrivo a fare un acuto di gola ma devo passare in testa questo passaggio non si deve sentire? Queste cantanti che ho citato hanno un dono naturale da non aver bisogno di fare tecnica o utilizzano la tecnica del passaggio?

Laura Pigozzi: Qualcuno di voi scia? Solo due? Allora, è come nello sci: c'è chi nasce ben dotato c'è chi deve imparare sudando di più. Ovviamente c'è una fisicità di base, cantare è una cosa corporea, quindi il corpo c'entra, eccome. Ed il rapporto che abbiamo col nostro corpo c'entra con il canto. Non si canta con la gola, si canta con il corpo…

ARMANDO MARIO: Quanto conta la struttura fisica? Una buona struttura fisica aiuta? Mina, ad esempio?

Laura Pigozzi: Sì, può aiutare ma non è così determinante. Quello che è determinante è il rapporto col proprio corpo. Quando Mina si è ritirata dalle scene -questa è la mia ipotesi- non è tanto perché era grassa…una col suo fascino se ne poteva certo fregare (la Fitzgerald non era certo bella ed esile ma quando cantava aveva il mondo in ginocchio). Forse Mina si è ritirata quando il rapporto col suo corpo è esploso in una crisi incontenibile. Ma questa è puramente la mia ipotesi.

E' sempre importante avere un buon rapporto con il corpo per poter cantare bene ed anche per poter stare in scena. Anche la presenza scenica è importante. Anche qui qualcuno già ce l'ha e qualcuno invece deve trovarla. Come per tutte le cose: si nasce già con una dotazione che va potenziata. Per esempio, a volte uno pensa di essere un soprano e magari canta strozzata e si riscopre essere invece un magnifico contralto, ed è meglio essere un buon contralto che un cattivo soprano. Oggi poi le tradizionali classificazioni non sono più attendibili perché le voci degli uomini in questi ultimi 30 anni si sono alzate moltissimo e quelle delle donne si sono abbassate: se vi capita di ascoltare un vecchio film vi accorgerete immediatamente di questo. La cosa importante è che ognuno trovi la sua dimensione del suono.

Torniamo al passaggio, anche per completare la risposta alla domanda di Letizia. Quando cantiamo pezzi di musica moderna, ci accorgiamo che quasi sempre gli acuti arrivano esattamente sulla zona del passaggio. E' quindi impensabile non affrontare questo argomento.

Se per una cantante alle prime armi il passaggio comincia ad arrivare tra il La3 e il Do4, per una cantante un po' più esperta arriva fra il Do4 e il Mib4, per le più dotate magari tra il Mib4 e il Fa#4 (molto raro). Aumentando l'estensione si sposta in alto automaticamente anche il passaggio.

FLAVIO PIOVAN: Si intende un passaggio di tonalità?

Laura Pigozzi: Non è un propriamente un passaggio di tonalità, perché si ha anche quando la tonalità in un pezzo non cambia. Si chiama passaggio perché indica le note di passaggio tra quelle da prendere in qualità parlata (laringe ‘normale') e quelle da prendere in qualità lirica (laringe ‘basculata'). Nelle note di passaggio dunque il movimento della laringe che passa dalla posizione ‘normale' a quella ‘basculata', deve attestarsi ad una posizione intermedia. E' questa la cosa difficile, proprio perché la laringe non è un organo che si può comandare con un effetto di immediatezza. Si comincia a bascularla correttamente già dopo due o tre mesi di studio, ma la cosa difficile è poi la posizione intermedia che dà come effetto la qualità mista. Questo si fa per ottenere un certo tipo di suono, cioè un suono limpido come la voce parlata e pieno di colore e potenza negli acuti, come della voce lirica. La voce mista che si ottiene in questo modo, evita l'acuto strangolato. Questo è un argomento su cui non pensate di cavarvela con qualche mese di scuola.

GIUSEPPE COLUCCIO: C'è un'età per cominciare a studiare canto?

Laura Pigozzi: A parte i bambini la cui voce va tutelata, come si diceva prima, si può iniziare a studiare canto ottenendo buoni risultati a qualunque età. Qualche mese fa è uscito un disco di una mia allieva cinquantenne. Questo per dirvi che non c'è età per cominciare e per avere soddisfazioni canore. Si è sempre tempo. Lei ha iniziato con me 4 anni fa. Per esempio è bellissimo lavorare con le persone che vanno in pensione, che hanno finalmente di nuovo tempo di gustarsi la vita e fare cose che magari hanno sempre desiderato fare. Effettivamente è anche molto soddisfacente insegnare a queste persone. L'unico vero problema è quando si vogliono far fare gli adulti ai bambini, questo no, va impedito.

Parliamo ora di altre tecniche.

Avete mai sentito parlare del Voicecraft?

ARMANDO MARIO: ho frequentato un corso di Voicecraft che è durato un anno con Demo Roberto, un patito del jazz, l'unico genere che a me non piace molto, ma è stato molto interessante perché ti spiega come sei fatto dentro..

Laura Pigozzi: e cos'altro hai imparato? L'evoluzione della tua voce qual è stata?

ARMANDO MARIO: La conosci meglio e la sai usare meglio…

Laura Pigozzi: E come qualità vocale cosa ti è sembrato sia cambiato?

ARMANDO MARIO: La voce è più calda c'è più colore, non è il classico acuto freddo e il basso è bello pieno.

Laura Pigozzi: Bene. Un'altra domanda: hai trovato che rispetto alle tecniche precedenti c'è un lavoro corporeo maggiore?

ARMANDO MARIO: Si!

Laura Pigozzi: Il Voicecraft è una tecnica nuova e interessante. Anche se osteggiata da parte dei puristi del canto. Con questa tecnica si ottiene la qualità belting ovvero un acuto non in voce mista (passaggio), ma in voce piena. Con laringe in posizione normale o seminormale. In questo caso le corde sono molto strette compresse ed è una tecnica che fa molto uso di sforzo corporeo. Si tratta di una qualità molto in voga oggi e molti cantanti la utilizzano. E' una qualità però che - a mio avviso - non tutti possono approcciare perché è una tecnica un po' pesante sulle corde vocali. E' una tecnica che andrebbe un po' dosata, quindi è, a mio parere, più utile farla a completamento di un percorso di studio, piuttosto che all'inizio. Dunque, Voicecraft sì, ma con prudenza. Cosa ne pensi, Mario?

ARMANDO MARIO: si, sono d'accordo. Dopo un anno ho smesso per motivi di lavoro e perché era molto impegnativo..

ENNIO CANU: non mi è tanto chiaro l'acuto voce piena. Per esempio quando Celin Dion fa un acuto e lo sostiene, il modo in cui lo sostiene lei sembra sia fatto naturalmente.

Laura Pigozzi: certamente lo sostiene, a mio parere usando la qualità mista della voce. Quando è fatta bene la qualità mista non si sente, non si distingue dalla voce normale. E' infatti questo l'obiettivo del lavoro sul passaggio. Il passaggio va cancellato in modo che la voce piena non si distingue da quella mista. La vera difficoltà è lavorare bene il passaggio.

…CONTINUA…. (fai click qui per leggere la seconda parte)


Intervento di Laura Pigozzi a Radio24 nella trasmissione Essere e Benessere di Nicoletta Carbone







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Inserito il 4/5/2003 alle 16.42.14 da "marco.m84"
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Cantare è fantastico!!Lo studio da qualche anno,e ora sto facendo un po' di corsi "specialistici" su jazz, blues, country e gospel, e ne avrei di cose da chiederle.. ma come si fa, data la distanza? ;) Io sono di roma.. Lascio intendere!! Marco.
 
Inserito il 9/12/2003 alle 3.59.30 da "jupiter.uo"
Commento:
Dipende da che punto viene vista la musica, la tecnica vocale spesso rischia di snaturare una voce, è giusto insegnare la respirazione e la protezione della propria voce con riscaldamento e cure, per il resto però preferisco vivamente sentire una voce propria, selvaggia, totalmente naturale coi suoi difetti. Il diaframma serve a non stonare o "strozzarsi", ma è il cuore il vero organo da far funzionare quando si canta. Bob Marley non ha mai fatto lezioni di canto, ma è stato maestro di vita grazie alla sua musica.
 
Inserito il 9/12/2003 alle 22.25.49 da "postadipietro"
Commento:
mi sono soffermata a leggere la parte 1 del seminario ed è risultata molto interessante soprattutto perchè mi ha chiarito diversi punti sull'uso della voce forse perchè mi sono ritrovata in alcune situazioni analzzate come il temuto "passaggio".Sono stata per 12 anni corista soprano e devo dire che il maestro mi ha insegnato tanto come la voce in "maschera"facendomi lavorare quindi sulla qualità lirica ma secondo me ho perso nella voce piena-mista.Sono insegnante elementare e sto preparando i bambini nei canti di natale della recita.Grazie.
 
Inserito il 10/12/2003 alle 10.28.29 da "laura.pigozzi"
Commento:
Risposta a postadipietro_NOSPAM_@virgilio.it
Cara amica soprano, quel che rilevi è giustissimo. La voce in maschera è importante, ma è soprattutto importante collegarla con la voce naturale del registro medio. A questo è teso il lavoro sul passaggio. Spesso ho visto che le esigenze dettate dal canto corale, privilegiano solo alcuni aspetti delle singole voci, enfatizzando quelli che servono appunto alle esigenze della divisione delle parti nel coro. Non è strano,infatti, incontrare soprani corali da rieducare nell'uso della laringe che, in questi casi, spesso assume una posizione, bloccata, troppo in alto. Non intendo criticare, con questo appunto, ciò che si fa nei cori -ce ne sono di validissimi- ma in effetti la parte tecnica è, generalmente lasciata alla cura dei singoli.
Un augurio per il tuo lavoro coi bambini!
Laura Pigozzi
 
Inserito il 10/12/2003 alle 15.44.20 da "laura.pigozzi"
Commento:
Risposta a jupiter.uo_NOSPAM_@inwind.it
Caro amico, dici che la tecnica vocale spesso rischia di snaturare una voce. Questo è vero solo quando la tecnica è scorretta o parziale, quando, ad esempio, mira solo all'estensione della voce, senza cura per il collegamento tra la voce di petto e quella di testa. Lavorare su questo passaggio, mentre migliora estensione e qualità di emissione, permette di mantenere il colore del suono individuale. Una tecnica corretta infatti esalta la timbrica della singola voce, la sua 'grana', il suo carattere unico.
Il diaframma serve a non stonare, dici. Certo l'appoggio diaframmatico permette al suono di non calare e, soprattutto, mantiene l'emissione corretta e senza stress alle corde.
Certamente il cuore è importante: chi non ha emozioni non le può trasferire nel suo canto. Ci sono, è vero, come dici, molti cantanti famosi che non hanno mai preso lezioni di canto, ma ce ne sono anche moltissimi che ne hanno prese e ne prendono: sono quelli che hanno voglia di continuare a cantare nel corso degli anni, di invecchiare cantando....!
Un caro saluto,
Laura Pigozzi
 
Inserito il 21/7/2004 alle 1.08.58 da "matosm"
Commento:
Laura Pigozzi:
Grazie mille per le sue preziose lezioni.
M. Elena
 
Inserito il 31/3/2006 alle 4.22.49 da "unoDieci100Nessuno"
Commento:
sono un baritono senza esperienza alcuna, mai cantato in bublicom e mai preso lezioni di canto e cercavo qualche consiglio sulle tecniche di respirazione mi sono imbattuto in questo forum,ho visto che comunque di tutto si parla tranne che di una cosa... metteteci lanima la voce vi seguira a ruota...è qualcosa che ho imparato da solo...e credetemi fa miracoli :) cia
 
Inserito il 11/1/2007 alle 2.09.42 da "sarahandrea1"
Commento:
canto da circa un anno,e mi piace moltissimo.l'unica cosa che mi lascia perplessa è che delle volte riesco a prendere note molto alte altre volte no!!!so gia che non ho una buona respirazione e cio influisce molto,ma come posso scoprire se sono un contralto ho un soprano?avvolte mi dicono che sono un soprano altre volte che sono un contralto,sapreste dirmi la differenza tra un soprano e un contralto?
 
Inserito il 11/1/2007 alle 2.15.20 da "sarahandrea1"
Commento:
mi scuso ....il mio giudizio non è scarso,ancora non so dirvelo.ho notato adesso che dovevo inserirlo.
 
Inserito il 5/3/2007 alle 18.01.28 da "RocketTobi"
Commento:
Ciao a tutti, e ciao a Laura Pigozzi..
Ho un problema che mi sta facendo venire l'ansia da praticamente una settimana, e mi serve una risposta se è possibile al piu presto..
Dunque:
Io canto da circa 7 anni ormai, sono un baritono tenorile (con punte da tenore, per lo meno è quello che mi hanno sempre detto).. Però mi sono ritrovato ad avere un falsetto molto esteso, con il quale posso toccare note abbastanza alte.
Bene.. Ho imparato ad unire entrambe le "voci" solo qualche mese fa, anche se il passaggio ancora nn mi riesce bene ed ero/sono molto contento in ogni caso.
Avevo però un problema fastidioso, una sorta di affonia dovuta piu che altro a del catarro che persisteva nella gola. Ho iniziato ad espellerlo da qualche settima.. E appunto da qualche settimana le note acute in voce mista non le ho piu, insomma il falsetto è afono nelle note piu acute.
E' possibile che espellendo il catarro abbia irritato la gola?? come posso fare per rimediare??..
Chiedo risposta al piu presto!!
La ringrazio!!

Gianluca.
 
Inserito il 10/6/2009 alle 3.00.41 da "nancyd"
Commento:
salve mi chiamo Nancy tutto ciò che ho letto è interessantissimo sono 25 anni che sento questi discorsi, spiegazini ed insegnamenti ora però so solo che ho un grandissimo bisogno di aiuto e non so a chi rivolgermi x poter ripristinare la mia respirazione che si è completamente sballata... canto un giorno e rimango senza voce x 1 settimana. non trovo strtture convenzionate e principalmente preparate .Sono stata a Padova quando c'era il prof. Croatto che è stato x me un salvatore ora purroppo non so più a chi rivolgermi sono disperata aiutatemi vi prego grazie Nancy
 
Inserito il 10/6/2009 alle 8.33.12 da "laura.pigozzi"
Commento:
Risposta di Laura Pigozzi a Nancy:
Buongiorno Nancy, comprendo la sua angoscia. La respirazione è il centro dei problemi e delle riuscite del canto. Sono d'accordo con lei che sulla respirazione c'è tanta confusione, e anche in strutture qualificate. Un esempio (ma non è l'unico): tempo fa è venuto da me un clarinettista (gli strumenti a fiato hanno gli stessi temi respiratori dei cantanti) diplomato in conservatorio in Italia e perfezionato a Parigi. Bene, si era accorto che la sua tecnica di appoggio era imperfetta ed aveva in programma un importante concerto in cui doveva eseguire brani di Paganini. Sono bastati tre incontri perché le sue note, prima stimbrate e impastate, acquisissero brillantezza e forma individuale (se conosce Paganini può capire quanto questo sia importante).
Quel che non si insegna quasi mai è la sinergia che il diaframma e i muscoli addominali devono avere per lavorare bene insieme nel sostegno, e soprattutto la "misura" di questo lavoro: basta mettere un po' di forza in più o un po' in meno e il risultato si perde.
Durante l'estate al Lago di Garda, in una meravigliosa cornice, tengo delle giornate di full immersion individuale di canto, dedicate proprio a chi vuole approfondire aspetti precisi della propria vocalità e desidera un orecchio attento dedicato esclusivamente ai propri problemi.
Un caro saluto,
Laura Pigozzi
 

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Data pubblicazione: 01/05/2003

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