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Seminario sulla voce - Seconda parte
di Laura Pigozzi
laura.pigozzi@fastwebnet.it

Organizzazione:
di Daniela Caggiano

15 MARZO 2003
C
IRCOLO CULTURALE LINEA MUSICALE di BRA

Trascriviamo qui di seguito la sbobinatura della seconda parte della registrazione del seminario di Laura Pigozzi, tenuto a Bra il 15 marzo scorso.

VALERIA BELLA: Io canto in due gruppi e spesso mi succede di dovere fare molte prove anche per 4 o 5 ore di seguito e a volte provo tutti i giorni. Ci sono dei giorni in cui arrivo alla fine con un gran mal di gola, può anche venirmi l'afonia, nel senso che la voce mi esce afona. Allora mi sforzo o altrimenti devo alzare di molto i microfoni. Allora volevo sapere se è solo una questione di respirazione - non avendo io alcuna tecnica, non uso il diaframma - oppure se può dipendere anche una cosa nervosa. Io somatizzo parecchio, infatti ho problemi di schiena, dolori muscolari ecc…

Laura Pigozzi: Che genere fai?

VALERIA BELLA: Mi sono molto dedicata al genere melodico, ma adesso sono in un gruppo pop rock e in nell'altro faccio progress, ma mi piace tutto. A casa, tanto per scaldarmi, canto soprattutto Giorgia che mi piace molto.

Laura Pigozzi: Allora ragazzi, 5 ore di sala prove scordatevele! Quanti pezzi hai in repertorio?

VALERIA BELLA: Adesso circa quindici, ma c'è sempre qualcosa da mettere a posto, infatti spesso dico ai musicisti di provare il pezzo solo strumentale …

Laura Pigozzi: Brava. I nostri musicisti vanno un po' "educati", nel senso che non essendo la voce il loro strumento, possono non sapere quanto delicata sia la voce. Se a loro provare 10 volte un pezzo fa solo bene all'agilità delle dita, a noi no…

VALERIA BELLA: è vero! Invece loro dicono tanto anche a te fa bene usare la voce.. ma cinque ore…

Laura Pigozzi: No, non è così che si educa una voce, non è così che si fa. Certamente non in sala prove e per 5 ore di fila. Innanzitutto così tante ore di sala prove non si fanno, gli strumentisti possono anche provare per conto loro un pezzo che va ripetuto. Puoi aiutarti alzando molto il microfono. Questa è un'altra cosa importante: imparate ad usare il mixer perché nei gruppi è raro che un musicista alzi il canale della voce. Ciascuno alzerà quello del proprio strumento e, a meno di non avere a disposizione sempre un bravo tecnico del suono, a voi toccherà urlare.

VALERIA BELLA: Io smetto di cantare quando alzano troppo i loro volumi…

Laura Pigozzi: Perfetto! Tu usa una voce piana non urlata se loro hanno bisogno di capire l'andamento melodico..

VALERIA BELLA: Sì, infatti loro dicono anche che senza linea vocale è difficile …

Laura Pigozzi: Se ogni singolo pezzo lo rifai una volta o due, pur avendone per es. quindici, ne canterai venti o anche di più.

Detto questo, naturalmente, se tu hai due gruppi e poi anche le serate e non fai tecnica….. io ti caccio !!!

…risate nel gruppo…

VALERIA BELLA: Sì, è vero. Io canto da quando avevo tredici anni, adesso ne ho ventidue e ho perso, ho perso da allora. Non riesco più a fare dei pezzi che facevo quando avevo quindici anni. La voce adesso è diversa.

Laura Pigozzi: La voce, crescendo, cambia. Ma tecnicamente, se seguita, migliora. Per esempio l'estensione di una cantante matura, che studia, è più ampia di quella che la stessa cantante aveva nell'età dell'adolescenza.

VALERIA BELLA: Io sento di avere la voce ma a volte non riesco a tirarla fuori, a volte mi sembra bloccata, ed è molto frustrante.

Laura Pigozzi: Bisogna studiare. Anche studiare è frustrante, nel senso che è impegnativo e i risultati vanno conquistati. Però è una frustrazione che porta poi alla gioia di una voce che ci segue in quel che vogliamo farle fare. Mentre senza studio, una voce che viene sfruttata a lungo, perde tutto, si sfibra, può velarsi, possono formarsi protuberanze tra le due corde, le corde stesse possono diventare ipotoniche… Quando si formano delle protuberanze tra le corde, l'accollamento tra loro non è più perfetto; si produce quindi un piccolo "sfiatino" che - si dice - "vela" la voce nel senso che si mischia troppo fiato al suono, cioè non tutto il fiato riesce a trasformarsi in suono. Il risultato è un suono che perde in limpidezza.

Ricordatevi che un conto sono certi effetti "soffiati" che si vogliono dare sul piano interpretativo, un conto è non poter cantare che con voce "soffiata". In questo caso può esserci un problema.

Molti pensano che studiare canto sia cantare. Senz'altro un buon allenamento è cantare 20-30 minuti al giorno, ma non è sufficiente. Questo è una sorta di mantenimento tra una lezione e l'altra. La voce va allenata anche su parametri e intervalli diversi da quelli che il tuo genere ti porta a cantare. Inoltre argomenti come la respirazione e l'appoggio raramente possono essere affrontati da soli, senza una guida. Quando la voce è appoggiata si fa meno fatica a cantare. Una volta che imparate la tecnica dell'appoggio, la vostra voce vola e cantare risulta meno faticoso. Allora a quel punto potete anche permettervi di fare un pezzo in più. Se però arrivi a fine serata e non hai più voce, c'è qualcosa nella tua tecnica che non va.

VALERIA BELLA: Per fortuna il mattino torno a posto, però…

Laura Pigozzi: Certo, il sonno è il grande alleato della voce. Ricordatevi che chi canta bene, riposa bene … non ci sono altre strade: il canto è faticoso, la tecnica è una rottura di scatole, però se vogliamo preservarci la voce e migliorarla, dobbiamo studiare.

VALERIA BELLA: Io ascolto tanto e cerco di copiare non tanto il cantante ma la tecnica che usa.

Laura Pigozzi: Non puoi copiare una tecnica se non conosci le basi della fonazione, andrai per imitazione del suono. Ma non va bene: per esempio, quando io faccio lezione, non faccio quasi mai sentire l'esercizio all'allievo o lo faccio sentire una volta sola, altrimenti l'allievo imita il suono e non cerca il meglio del suo proprio suono.

Copiare un suono è non rendersi conto di ciò che l'apparato vocale fa per produrlo. Inoltre ogni apparato vocale, pur essendo funzionalmente identico, è differente sul piano della morfologia e dunque delle risonanze che producono un suono unico e diverso da tutti gli altri. Voi sapete che i più sofisticati sistemi di sicurezza sono basati sul riconoscimento vocale che sembra essere ancora più preciso dell'impronta digitale. Pensate a Shakespeare, la scena del balcone in cui Giulietta, nell'oscurità più totale, riconosce Romeo dalla voce. L'altro viene, cioè, riconosciuto solo dalla voce.

MARIO ARMANDO: A proposito di riconoscimento e riconoscersi, come mai quando ci sentiamo registrati non ci piacciamo quasi mai o non ci riconosciamo? Ci chiediamo sempre: "ma sono io"?

…brusio di assenso tra i partecipanti….

Laura Pigozzi: quando noi ci ascoltiamo, sentiamo sia con l'orecchio esterno, così come gli altri ci ascoltano, sia con l'orecchio interno, che raccoglie le vibrazioni interne del suono. E naturalmente ascoltandoci, mentre cantiamo o parliamo, la nostra voce ci pare più bella di quella registrata (che coincide piuttosto con quella che gli altri sentono), perché il nostro suono sentito da noi è arricchito anche dalle vibrazioni interne dell'orecchio. Operiamo dunque questa presa di coscienza: dobbiamo sempre sapere che, quando cantiamo o parliamo, l'altro sente un suono meno ricco di quello che noi pensiamo di emettere.

Quindi noi sentiamo anche le vibrazioni interne della nostra voce, cosa che gli altri non sentono. Si ovvia a questo inconveniente con apparecchi tipo l'eco, che sono nati per dare questo tipo di supporto. Se noi ci registriamo con un registratore qualunque, distorsioni tecniche a parte, difficilmente ci piacciamo.

L'ultima qualità di cui volevo parlarvi, e che manca nella nostra carrellata sulle qualità vocali, è il Twaing che è la voce nasalizzata. Da non confondere col difetto della voce nasale che è, invece, da correggere. Molti e molte cantanti che arrivano alle loro prime lezioni di tecnica, cantano con il naso. Se la voce nasalizzata "selvaggia", per così dire, è orribile, la nasalizzazione della voce come ricerca tecnico-interpretativa, viene molto usata nel canto moderno. E' una questione di gusto, può piacere o meno, così come il "soffiato". L'importante è non eccedere mai in artifizi tecnici e cercare di variarli il più possibile.

Spesso i cantanti alle prime armi spingono la voce nel naso perché, non sapendo come usare il diaframma, sostengono il suono nasalmente, ma così facendo, lo impoveriscono. Capite bene che un conto è sostenere un suono con il diaframma e un conto è sostenerlo con il naso… per quanto grande uno lo possa avere, si tratta sempre di una compressione del suono. In questi casi sono suoni piccoli, noiosi, fanno venire il mal di testa.

MARIO ARMANDO: Ci sono dei generi popolari dove si usa il naso…gli artisti cantano normalmente ma ad un certo punto staccano e cantano con il naso ed è una cosa bella.

Laura Pigozzi: Certo quando è una modalità ricercata da qualcuno che sa cosa sta facendo, il risultato è bello. Quando invece uno canta in questo modo perché non sa in che altro modo cantare, è un difetto che va corretto.

LETIZIA COLLA: C'è anche chi, di natura, ha un bel timbro di voce e non ha mai fatto tecnica. E ci sono alcuni casi in cui, studiando tecnica, hanno cambiato il timbro ed è come se fosse diventato un timbro, non so come dire, confezionato… Tutte le tecniche rischiano, se fatte male, di guastare il suono oppure ci sono tecniche e tecniche?

Laura Pigozzi: Allora, facciamo l'ipotesi che la tecnica insegnata sia corretta. La tecnica, ricordiamo, serve a tirar fuori la nostra voce. E la "nostra" voce non è necessariamente quella che sentiamo all'inizio dello studio. In realtà non sappiamo com'è la nostra voce veramente. Cosa succede quando noi cominciamo a studiare? Si comincia a lavorare sulla qualità lirica prima di lavorare sulla qualità mista, e questo per dare agilità e movimento alla laringe. La qualità lirica va poi abbandonata, o per meglio dire, trasformata per i cantanti moderni e jazz in qualità mista. Solo a questo livello, cioè quello di qualità mista, noi abbiamo ottenuto tutte le sfumature del nostro timbro. Ed è solo a questo punto che, di nuovo, lo riconosciamo come nostro. Se invece ci si arresta prima di arrivare a questo traguardo, quello della qualità mista, certamente il cantante sente una voce che non gli piace e che non riconosce. Ma è proprio qui che occorre andare avanti. E, purtroppo, questo è un punto dove molti cadono! Se ci si arresta a questo punto può capitare di avere due voci: un timbro per i bassi e i medi e uno diverso per gli alti!

Per quanto riguarda l'aver fiducia nella tecnica insegnata, è vero che ci sono delle tecniche non corrette e non rigorose, ma imbattersi in un cattivo insegnate non è un rischio maggiore che imbattersi in un medico mediocre. Sono cose che possono capitare. Fanno parte dei rischi della vita. Dobbiamo anche imparare a sentire se l'altro ci dà fiducia, impariamo ad ascoltarci. Perché noi, in fondo, lo sappiamo se dell'altro ci fidiamo o no. A volte il fatto che l'altro abbia una certa autorità fa sì che noi ci fidiamo completamente, bisogna invece ascoltare le nostre sensazioni, che spesso sono vere, per riuscire ad orientarci nella scelta. Ascoltiamoci.

ENNIO CANU: Voglio sottoporti un dubbio che mi porto dietro da un po' di tempo e riguarda i melismi, le agilità vocali particolari, molto usate nel canto americano. Si dice che per noi è un po' impossibile ottenere queste abilità, perché non fa parte della nostra cultura usare la voce in quel modo. Quindi là dove noi andiamo a vocalizzare, utilizziamo scale tipiche nostre e non entriamo in sistemi modali diversi, tipici del blues e del jazz.. è vero questo? Perché io noto che in questo campo si rimane sempre sull'imitazione. Il che vuol dire che là dove si vuole osare un melismo, lo si fa generalmente copiando rigorosamente il cantante di turno. Quindi far diventare tutto questo proprio, fa parte dello studio del canto, oppure no? Generalmente sono più le donne che desiderano vocalizzare…Non mi viene in mente alcun esempio maschile di questo.

Laura Pigozzi: Avete compreso tutti la sua domanda? E' una questione importante. Innanzitutto, per rispondere subito all'ultima parte della tua domanda, possiamo dire che tradizionalmente c'è questa distinzione: gli uomini sono vocalmente più potenti e le donne più agili. Naturalmente nulla toglie alle donne di essere potenti e agli uomini di prendere agilità.

Allora veniamo al discorso delle scale modali: si tratta di scale alterate. Chi di voi conosce la musica?

…si alza qualche mano (sette o otto persone)…

E' molto importante per chi canta avere nozioni di teoria musicale, se non per leggere a prima vista, almeno per poter studiare una partitura musicale. E' importante anche per avere un linguaggio comune con i nostri musicisti, per poter farci intendere, per avere un controllo sulle tonalità usate, sull'estensione vocale dei pezzi che scegliamo, per poter anche fare da soli, a casa, gli esercizi che abbiamo imparato a lezione (sempre con l'approvazione dell'insegnante), ecc… Conoscere la musica ci serve per sapere cos'è una scala ad esempio.

Negli esercizi di preparazione dell'orecchio degli allievi si lavora spesso sulle scale modali che sono scale alterate.

Scale che non sono naturalmente nel nostro orecchio a meno che fin da piccoli non ci abbiano abituato ad ascoltare alcuni generi che le usano, come il jazz. E' importante allenare l'orecchio su cose che non si è abituati a sentire. Soprattutto perché i generi contemporanei sono contaminati tra loro. Dunque non è concepibile che un allievo faccia vocalizzi solo sulle scale regolari.

Lavorare sulle scale modali è il primo passo per poter affrontare l'improvvisazione vocale. Improvvisazione che è meglio iniziare quando il passaggio e la qualità mista della voce, siano state acquisite. Imparare a improvvisare è una cosa difficile, ma necessaria non solo per chi fa jazz. Infatti, anche nella musica pop ormai si improvvisa sempre molto. L'improvvisazione si può, in qualche modo, ‘insegnare', benché questo sia, in un certo senso un paradosso. Si possono insegnare alcune tecniche d'improvvisazione, esattamente come avviene per la pittura nelle scuole d'arte. Un'altra cosa importante: quando studiate un pezzo cercate di procurarvene diverse versioni. Oggi è facilissimo col web, procurarsi diverse versioni di uno stesso pezzo. Ve le registrate una accanto all'altra e ve le ascoltate. Chi canta bene, è sempre anche un buon ascoltatore. Nutritevi di cose diverse, imparate ad ascoltare cose strane, di altre culture, cose che non ascoltate abitualmente, imparate ad essere curiosi: questo allargherà i vostri orizzonti vocali. Ascoltate anche musica classica, e questo anche se poi cantate heavy metal. Ascoltate tutto, nutritevi di tutto.

MARIO ARMANDO: volevo fare una domanda sulla dizione: io sono piemontese e si sente molto l'accento. E' consigliabile fare un corso di dizione? Se uno canta cantautori può servire? Per esempio noi abbiamo la "e" …

..risa nel gruppo…

Laura Pigozzi: è una questione di gusto. Io non credo che sia sempre necessario ‘ripulire' completamente la voce dalle inflessioni, se queste non sono ovviamente eccessive. Un po' di inflessione dà un certo colore. Parlando di cantautori pensiamo alla pronuncia emiliana di Guccini o napoletana di Bennato. Inoltre, quando canti in realtà stai già facendo un piccolo corso di dizione: non so se sei d'accordo ma quando canti, l'inflessione dialettale si sente sempre meno di quando parli.

ANDREA ABBA': In effetti quando ho fatto teatro, mi dicevano come pronunciare alcune parole, tipo ‘cuore' o ‘amore'. Ho studiato dizione per anni ed ho imparato a chiudere alcune vocali. Poi però succedeva che a scuola di canto non riuscivo a cantare perché stringevo la bocca, non riuscivo ad aprirla su alcune lettere.

FLAVIO PIOVAN: io per esempio ho la ‘s' che sibila un po' ….

Laura Pigozzi: questo è un difetto che fa corretto. Ci sono esercizi appositi di logopedia che sono da fare. Inoltre, ricordatevi sempre che il canto è comunque un buon correttore dei difetti della parola. Pensate ai balbuzienti che spesso possono cantare. Uno di loro mi ha confessato che provava a contenere il suo problema cercando di affrontare la frase come se dovesse cantarla.

Comunque ricordatevi che in generale le cosiddette ‘imperfezioni' della vostra voce, sono la vostra storia. Sono ciò che la fa unica e irripetibile. Tutto quello che avete vissuto è entrato nella ‘grana' della vostra voce e passa nella comunicazione. Anche se l'altro che ascolta non lo decifra consapevolmente, lo sente. Nella ‘grana' della vostra voce sente qualcosa di voi.

Ci sono, come forse sapete, alcune voci che curano: pensate alle persone in coma a cui si fa ascoltare continuamente la voce della madre o della persona più cara… ed alcune sono state effettivamente risvegliate, forse proprio dall'ascolto di queste voci.

Come ci sono alcune voci che troviamo irritanti, ad es. voci piene di tensioni, di ‘staccati', di modulazioni spezzate, che ci irritano e che ci stressano.

Ricordiamoci che spesso, nei concerti che facciamo, veniamo applauditi non per la nostra tecnica (indispensabile supporto), ma per la comunicazione che la ‘grana' della nostra voce stabilisce con chi ascolta.

FLAVIO PIOVAN: significa cantare col cuore?

Laura Pigozzi: Allora parliamo di come dare emozioni, di come stare sul palco. Scusate ma faccio una parentesi sulla postura del cantante: piedi paralleli, ginocchia morbide (come quando si scia), addome tenuto, cassa toracica aperta, spalle basse, collo eretto e rilassato, tutto perfettamente in asse.

Ma il lavoro vero che si fa sul palco è un lavoro mentale. Un lavoro di concentrazione. Questo è molto importante. Solo se siamo concentrati in quel che stiamo facendo possiamo ‘esserci' davvero dentro il pezzo e far passare qualcosa della nostro lavoro all'altro che ascolta. Bisogna essere concentrati sul pezzo, sulla frase, sulla parola e sulla nota che si sta cantando in quel momento. Concentrati significa che io in quel momento ‘divento' quella canzone, quella frase, quella parola. Tutto il mio essere in quel momento è lì, dentro quella nota.

Ci sono degli accorgimenti per aiutare questa concentrazione. Ancora quando il pezzo è in fase di studio devo cercare di capire che cosa quel pezzo significa per me. Se, ad esempio, ci sono delle parole che, per me, per la mia storia, mi fanno risuonare qualcosa come un vissuto o un'esperienza. Bene, quelle parole vanno sottolineate nel testo. Cerchiamo queste parole che evocano qualche cosa di personale. Facciamo anche un piccolo commento vicino al titolo, diciamo i sentimenti che il pezzo evoca per noi. Perché è questo che passa all'altro quando cantiamo, il sentimento, non la voce in sé stessa, ma la voce in quanto veicola un sentimento che l'altro può percepire.

ENNIO CANU: A me è stato detto che è bene prima di cantare, recitare il testo che va cantato.

Laura Pigozzi: certo, questa è un'altra tecnica utile…Leggerlo prima. Forse non è inutile dire che un pezzo in inglese va tradotto prima di studiarlo, per sapere che cosa state cantando.

Quando cantiamo un testo è come se facessimo resuscitare le parole scritte (che infatti si chiamano ‘lettera morta'); le facciamo resuscitare in parola viva, in canto. E quando ritraduco così, cantando, aggiungo qualcosa di mio, qualcosa del mio vissuto, che è nella grana della mia voce. Ogni volta che voi cantate un pezzo, state cantando qualcosa di voi. Per questo è tanto difficile cantare, perché è come mettersi a nudo. E' più difficile della velina che si scoscia: la velina fa vedere una coscia, chi canta, invece, mostra l'anima. E possiamo essere feriti in questo. Ecco perché chi canta è tanto vulnerabile, ed ha paura.

(FINE)



Intervento di Laura Pigozzi a Radio24 nella trasmissione Essere e Benessere di Nicoletta Carbone







Le altre lezioni:
03/07/2009

LEZIONI (voce): Cosa ascoltiamo quando sentiamo una voce? (Laura Pigozzi)

19/02/2006

LEZIONI (voce): La voce, l'emozione, la pulsione. Sintesi di un seminario tenutosi presso il Centro Studi Impara L'Arte di Cherasco (Laura Pigozzi)

12/02/2005

LEZIONI (voce): Seminario sulla voce 2004 - seconda parte (Laura Pigozzi)

18/09/2004

LEZIONI (voce): Trascrizione del nuovo seminario sulla voce che Laura Pigozzi a tenuto a Bra nel quest'anno.(Laura Pigozzi)

19/03/2004

LEZIONI (voce): I problemi della voce e la cavità di risonanza: due lezioni per imparare a conoscere meglio l'anatomia che regola lo "strumento voce". (Laura Pigozzi)

01/05/2003

LEZIONI (voce): Seminario sulla voce - prima parte. Trascrizione integrale di un interessante seminario tenuto da Laura Pigozzi presso il "Circolo Culturale Linea Musicale" di Bra. (Laura Pigozzi)

23/09/2001

Voce di testa e voce di petto, il falsetto e il "passaggio". (voce)

08/09/2001

Il sistema laringeo: la laringe e le corde vocali. La laringe è la fonte di produzione del suono... (voce)

23/12/2000

Il sistema respiratorio (Ia parte) (voce)

27/11/2000

inaugurata la sezione di voce con Laura Pigozzi.







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COMMENTI
Inserito il 9/6/2003 alle 14.00.01 da "lombardogiovanna"
Commento:
Molti complimenti a Laura Pigozzi per gli ottimi consigli e per la sensibilità e simpatia che traspirano anche dalla sola lettura.
Ciao
Giovanna Lombardo
 
Inserito il 6/12/2003 alle 21.33.35 da "info"
Commento:
Da neofita ritengo le spiegazioni offerte, assolutamente comprensibili.
La chiarezza dell'esposizione corredata da una competente esperienza personale, rendono a Laura il merito che spetta a chi ha deciso di aprire la propria conoscenza per metterla al servizio degli altri.
Grazie. frank..........
 
Inserito il 9/12/2003 alle 15.41.52 da "laura.pigozzi"
Commento:
Risposta a info_NOSPAM_@francomarassi.it
Caro Franco, ti ringrazio molto per il tuo commento. In effetti io credo che la circolazione del sapere sia il modo migliore per arricchire ed, al tempo stesso, per arricchirsi. Quel che dai torna sempre, come la tua lettera dimostra. Grazie!
Laura Pigozzi
 
Inserito il 30/3/2004 alle 17.00.05 da "alfr20012003"
Commento:
Grazie Laura!
La tua competenza, unita a una grande sensibilità, sono doni preziosi e di grande risonanza per chi considera la voce come fonte di ricerca e di espressione umana prima che artistica. Argomento difficilissimo e molto dibattuto, che dà origine a prese di posizione e didattiche a volte contraddittorie se non opposte (tecniche di canto naturale in contrapposizione al canto impostato e "di spinta"), il canto è la materia stessa della nostra relazione con l'esterno e pertanto va diffuso e trattato con grande serietà e semplicità. Io ho cominciato a insegnare da pochissimo tempo, dopo aver studiato per tanti anni con una cantante-logopedista e aver cantato tantissime canzoni, e ti ringrazio per aver rafforzato alcune mie convinzioni, maturate nel corso di una lunga ricerca su me stesso portata avanti applicando al canto tecniche di Taiji Quan, che pratico da dieci anni. Le tue indicazioni sulla postura, per citare un solo esempio, coincidono perfettamente con quello che ho assimilato con la pratica del Taiji e mi danno ulteriori spunti di ricerca su tutto ciò che riguarda la vocalità. Grazie per quello che stai facendo, che è davvero prezioso tanto più perché è donato agli altri con semplicità e generosità. E' la prima volta che mi collego a questo sito e certamente ti seguirò con attenzione, sperando quanto prima di poter partecipare direttamente a qualche tua lezione o concerto!
Alfredo Rocca
 
Inserito il 31/3/2004 alle 17.25.26 da "laura.pigozzi"
Commento:
Risposta a Alfredo Rocca.
Caro Alfredo, ti ringrazio davvero per le cose belle che scrivi. La tua testimonianza è stata molto importante per me. E' importante comunicare anche il modo di lavorare, non solo il contenuto tecnico di quel che sappiamo. Grazie per aver colto tutto questo! Anch'io spero di conoscerti presto.
Un caro saluto.
Laura
 
Inserito il 24/10/2004 alle 18.51.07 da "lothar79"
Commento:
Decisamente un gran sito, ricco di consigli spiegati bene.
 
Inserito il 29/10/2004 alle 18.34.37 da "voceecanto"
Commento:
Ciao Laura, complimenti, sono un'insegnate di canto moderno di Napoli, ho letto con grande piacere le tue pagine, dove ritrovo una grande sensibilità ed una visione del canto che condivido in pieno, consiglierò ai miei allievi di visitare il sito e leggerle con attenzione. Avrei un grandissimo piacere ad incontrarti di persona per scambiare idee e riflessioni.Gabriella Rinaldi - www.voceecanto.it -
 
Inserito il 1/11/2004 alle 17.43.36 da "laura.pigozzi"
Commento:
Risposta a Gabriella Rinaldi:
Carissima Gabriella,
mi fa davvero molto piacere il tuo commento. Terrò il tuo indirizzo a portata di mano da girare a persone della tua città che mi scrivono per avere consigli circa scuole a Napoli. Anche a me farebbe un gran piacere incontrarti: speriamo se ne presenti presto l'occasione!
Ciao,
Laura
 
Inserito il 2/2/2005 alle 18.48.38 da "roshiros"
Commento:
Ciao laura, il mio nome e' robertoschi e sto studiando canto da autodidatta,complimenti per la tua professionalita'.Volevo chiederti 2 consigli e se puoi rispondimi , il primo consiglio e' come si fa a capire se le corde vocali si stanno irritando di edemi o altro,il secondo consiglio e che non ho capito benissimo riguardo (la respirazione) quando devo prendere fiato e come
espirarlo durante il corso di una canzone.Grazie per avermi dato l'occasione di poter esprimere le mie idee.
 
Inserito il 14/3/2005 alle 9.53.35 da "laura.pigozzi"
Commento:
Risposta a roshiros@vodafone.it
Ciao Roberto, purtroppo il canto da autodidatta, soprattutto se si canta con una certa frequenza, non è consigliato; dato che si canta col corpo, ci vuole l'orecchio (e anche l'occhio) allenato di un insegnante per capire se l'emissione di un suono è corretta o meno. Per quanto riguarda il primo quesito la risposta è semplice: appena ti accorgi che la tua voce diventa un po' opaca, non è più come prima e il cantare ti diventa faticoso.. corri subito a fare una visita foniatrica. Visita che io consiglio sempre di fare periodicamente (anche ai miei allievi). Per il secondo quesito, vale quel che ti dicevo in apertura: in queste lezioni ho cercato di spiegarmi al meglio delle mie possibilità sui meccanismi della corretta produzione del suono, ma è evidente che solo dal vivo è possibile correggere eventuali errori nella tecnica.Queste lezioni non hanno l'obiettivo di sostituire le lezioni di canto vere e proprie, fatte dal vivo. Non sono un incitamento all'autodidattismo, nel quale, personalmente, non credo. Il loro obiettivo è invece quello di fare un po' di chiarezza su argomenti che spesso sono tanto confusi e complicati.
Spero comunque di esserti stata d'aiuto. Un caro saluto,
Laura Pigozzi
 
Inserito il 2/8/2006 alle 23.19.27 da "ela_86"
Commento:
Ciao Laura, mi chiamo Elisa e canto in una corale da 9 anni.Mi è piaciuto molto ciò che hai scritto su cosa vuol dire davvero cantare e come mai certe volte ci facciamo problemi a cantare quando qualcuno ce lo chiede.é vero...è come mostrarsi...è bello!
dato che siamo nell argomento volevo avere da te qualche consiglio su come posso stare più calma quando so che alcuni amici vengono a vedere quando canto da sola.Tutte le volte cerco di non far venire nessuno..però, so che dovrò superare questo limite.
ciao Elisa
 
Inserito il 24/12/2006 alle 12.23.22 da "valecami"
Commento:
davvero complimenti! questo sito è grandioso! Sono una ragazza di 14 anni molto molto timida e da 1 anno canto in un coro di giovani in chiesa! mi trovo benissimo e da poco, circa un mese, ho iniziato a fare qualche esibizione.. la mia sfortuna o fortuna (dipende dai punti di vista) è che sono molto molto timida e prima che io cantassi da sola ce ne è voluto un pò! poi però un mio amico musicista.. mi ha detto di tirare fuori la voce.. e che con il tempo la mia paura passerà e nn sarò più timida.. tra circa 4 ore ci sarà la mia 2° esibizione con una mia amica ed il mio amico musicista.. sono tesissima..sopratutto per il fatto di cantare 20 canzoni.. spero di nn deludere nessuno! grazie ai consigli che ho trovato in qst sito sento di potercela fare.! grazie di cuore! poi penso ke alla mia età(14 anni) c'è sempre tempo per migliorare o sbaglio?! baci Camilla92
 

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Data pubblicazione: 08/06/2003

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