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La fondamentale rilevanza della voce nella relazione madre – bambino sarà oggetto
del prossimo seminario di marzo/aprile 2006
(data in via di definizione) Sommario:
Per introdurre il tema del seminario, "La voce e la pulsione",
ho deciso di inaugurare il lavoro della giornata facendo ascoltare una versione
live di
Autumn Leaves
Prima di entrare nel vivo del seminario, vorrei però chiedere ai partecipanti
di fare una breve presentazione di se stessi e di raccontare, se possibile, cosa
hanno pensato o sentito in relazione ai particolari suoni emessi dalla cantante
nel brano che ha aperto i lavori. 1. Rilievi sull'ascolto del brano e aspettative dei partecipanti al seminario Ecco alcune delle osservazioni del pubblico presente in sala:
2. Le labbra vocali Mostro ora alcune immagini a colori di corde vocali. Dal momento che alcuni presenti in sala non avevano mai visto l'immagine delle corde vocali, spiego il loro funzionamento: quando le corde sono aperte siamo in fase respiratoria, quando sono chiuse stiamo fonando, cioè parlando o cantando. Quando sono accollate in realtà non sono così chiuse come appaiono nelle immagini, perché nella fonazione il rivestimento epiteliale più esterno delle corde (il più esterno dei 5 strati) sfrega contro l'altro. Il più esterno è il più squamoso, il meno liscio, mettendosi in vibrazione produce il suono. Un tempo le pliche vocali venivano definite corde vocali, nome che evoca uno strumento musicale. Oggi si preferisce (e anch'io lo preferisco) chiamarle labbra vocali, una denominazione più anatomica, più vicina al corpo e che rende ragione di quella somiglianza morfologica delle labbra vocali alle labbra del … sesso femminile. Quando un cantante per la prima volta vede l'immagine delle sue labbra vocali, spesso a seguito di una visita foniatrica, la scoperta di quella somiglianza morfologica lo lascia abbastanza smarrito…. specie se si tratta di un cantante uomo. 3. L'improvvisazione jazzistica e i suoni prelinguistici Ho scelto il brano di apertura del seminario per introdurre la mia teoria sulla questione dell'emozione e la voce. Il livello emozionale del suono è più evidente laddove l'artista utilizza stilisticamente fonemi non strettamente linguistici che sconfinano quasi nel verso animale e nell'urlo. Esiste anche almeno anche un'altra artista che è maestra nell'arte della vocalizzazione con suoni originali ed è Sainkho Namchylak, monaca di Tuva, regione siberiana vicina alla Mongolia, che utilizza –tra l'altro- le sue capacità sonore per entrare in trance. Quella regione del mondo è famosa per questo genere di canto (canto degli armonici), una modalità vocale che ispirò anche, tanti anni fa, l'indimenticabile Demetrio Stratos. Sainkho Namchylak si produce in concerti in tutto il mondo: è stata, abbastanza di recente, per due volte, anche a Milano. Ho scelto però di far ascoltare Rachelle Ferrell perché più vicina alla nostra sensibilità musicale occidentale e jazzistica, più adatta dunque a intendere per noi come l'emozione che si condensa nel suono, possa trovare una via d'espressione, una forma nell'improvvisazione vocale jazzistica. Nel canto jazz trovano posto tutti quei fonemi, umanamente producibili ma che vengono perduti nell'adattamento alla lingua. I fonemi perduti e sacrificati per poter parlare, nel canto vengono recuperati. E' facile riconoscerli nelle improvvisazione scat anche meno sofisticate di quelle ascoltate. 4. Suono e parola: i due emisferi cerebrali Il nostro cervello è ripartito in aree funzionali diversificate. Relativamente alla fonazione, all'emisfero sinistro pertengono le competenze di elaborazione del linguaggio e della significazione della parola, mentre a quello destro sono affidate le attitudini relative al suono, all'emozione e anche all'attività onirica Il corpo calloso mette in comunicazione i due emisferi cerebrali in modo che il soggetto possa così associare suono e parola. La funzione del suono va ben al di là del servire il linguaggio. Vorrei citarvi un testo, appena uscito in Francia, su neuroscienze e psicanalisi (Gérard Pommier, Comment les neurosciences démontrent la psychanalyse, Flammarion, Paris, 2004) che fa il punto della situazione a cui sono giunti gli studi neurobiologici e la loro rilevanza sul piano psicanalitico. L'autore evidenzia alcuni aspetti sulla funzione del suono in relazione alla crescita cerebrale. C'è un fenomeno neurologico - che si chiama attrizione – e che spiega come i neuroni non utilizzati degenerino, decadano nel loro funzionamento. Il bagaglio neuronale innato si modella, dunque, secondo le circostanze dell'esistenza. Ora, ci sono evidentemente neuroni che registrano il suono. Se il bambino ascolta alcuni suoni, i neuroni corrispondenti prosperano. Se alcuni suoni non vengono ascoltati, le aree percettive e fonatrici di quei particolari suoni mancanti, decadono. Ad esempio, i bambini giapponesi non ascoltano mai i fonemi ‘ra' e ‘la', quindi non solo non sapranno riprodurli bene da adulti, ma tenderanno anche a confonderli tra loro. Quello che ci interessa di questa digressione è il fatto che quando i neuroni che registrano i suoni sono danneggiati, le conseguenze d'involuzione del sistema nervoso e dell'arresto della crescita sono enormi. Un altro esempio ci chiarirà la ripartizione degli emisferi durante la fonazione. Le vocali sono percepite in entrambi gli emisferi, in quanto sia significative che sonore. Le consonanti solo dall'emisfero sinistro (area di Broca) in quanto decisamente meno sonore e musicali rispetto alle vocali. L'emisfero destro è musicale, sonoro. Quello sinistro sillabico, significante, linguistico. (Delle conseguenze di questi aspetti, come la differenza di un cervello maschile o di un cervello femminile durante l'ascolto, come anche della differenza di ascolto da parte di un cervello maschile di una voce maschile o femminile, ho parlato alla trasmissione RAI - L'Italia sul due – del 26 ottobre 2005). Le vocali sono estremamente sonore, come sa ogni cantante che si eserciti. Non per caso gli esercizi di training vocale sono costruiti sulle vocali e vengono chiamati, appunto, esercizi di vocalizzazione. Ogni parola udita dunque si ‘biforca' nei due emisferi: il destro ne registra il suono, il sinistro il senso. In alcune lingue la presenza delle vocali è estremamente massiccia, come ad esempio la lingua giapponese e le lingue di alcune isole polinesiane. In questi popoli è stata rilevata una sollecitazione più importante dell'emisfero destro, rispetto ai popoli che parlano altri idiomi. 5. Come il suono ci modella Se il suono può far decadere o proliferare aree cerebrali, significa che esso modella in qualche modo la nostra materia neuronale, le sue sinapsi, il suo modo di funzionare, in breve modella la fisicità del nostro corpo. Infatti, lo stile vocale di ciascuno si costituisce lentamente a partire dai suoni che ascolta. Per esempio i suoni ascoltati nell'infanzia modellano il bambino, lo modellano anche psicologicamente. Voci aggressive lo renderanno insicuro e, con molta probabilità, aggressivo per reazione. Inoltre, il nostro stile vocale, il modo che abbiamo di parlare, in qualche
maniera si sedimenta ed entra a costituire la nostra intonazione, il nostro ritmo
del discorso. E, si può aggiungere, come dice Proust, "la nostra intonazione contiene
la nostra filosofia della vita… i genitori immergono l'individuo in tratti abituali
che sono i tratti del viso e della voce, ma anche una certa maniera di parlare,
certe frasi ripetute, che quasi incoscienti come un'intonazione, quasi altrettanto
profonde, indicano, come quelle, un punto di vista sulla vita" (A la recherche du
temps perdu, ed. de la Pléiade, p.909). A questo punto alcune domande dal pubblico mi obbligano ad una lunga digressione
sui rapporti genitori-bambino nella nostra contemporaneità e le serie questioni
che i nuovi modelli di comportamento familiare propongono. Di questa digressione
tralasciamo la trascrizione. La parte conclusiva della giornata è dedicata all'analisi della voce di quei partecipanti che lo desiderano. La loro performance, che può essere di canto, di recitazione o anche di semplice lettura di un testo, è finalizzata a fornire materiale di riflessione sui particolari aspetti della voce, in modo che, a partire da voci concrete, si possano approfondire alcuni aspetti già trattati teoricamente nella prima parte della giornata ed, eventualmente, segnalarne di nuovi, di modo che l'esibizione di ciascuno sia un dono per tutti gli altri. © 2000, 2006 Jazzitalia.net - Laura Pigozzi - Tutti i diritti riservati
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