|
||||||||||||||||||||||||
|
|
|
|||||||||||||||||||||||
![]() |
||||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||
La grande madre Africa
"Il progetto Lingala (nome di una lingua Bantù) nasce nel 2003. L'idea di base parte da alcuni punti "chiave" che sono: l'Africa, intesa come istinto primordiale e punto di riferimento costante; i tamburi, che sono l'espressione più pura di quella matrice; il groove, come obbiettivo imprescindibile; la voce, da utilizzare sia come strumento aggiuntivo sia come linea di arrangiamento e orchestrazione. Da qui, il nostro viaggio verso il jazz. Quel jazz modale che, da John Coltrane a Miles Davis, tanto ci ha influenzato. Durante il viaggio, incontriamo anche la musica cubana, il rock, la fusion e il pop. Tra le principali matrici ispirative di questo disco, anche quelle provenienti dalla musica dei Weather Report, di Joe Zawinul e del Pat Metheny Group". (Azeglio Izzizzari) Nelle parole di Azeglio Izzizzari, band leader dei Lingala nonché ottimo batterista e compositore dotato di grande creatività, c'è tutto il senso di "12th". E si comprende anche la ragione per cui è giusto sostenere che tutte le forme dei brani sono comunque sempre riconducibili ad una radice comune: la grande madre Africa. Ma c'è una cosa che è necessario aggiungere. Se questo disco, caratterizzato anche dalla sorprendente qualità delle registrazioni, fosse stato inciso negli ani '70 sarebbe stato immediato pensare ad esso come ad un concept album. Infatti, quello che Azeglio Izzizzari non dice, probabilmente per la modestia che lo contraddistingue, è che, se è vero che ci troviamo di fronte ad un viaggio attraverso la musica suddiviso in nove momenti (apparentemente) distinti, è altrettanto vero che questo viaggio ha anche lo scopo di raccontare del nostro piccolo grande mondo. A questo punto, occorre fare un'altra riflessione. Si sa, tutte le cose assumono un significato diverso a seconda della prospettiva da cui le guardiamo. E, allora, qual è il punto di osservazione scelto dai musicisti dei Lingala? La risposta è nei versi recitati da Lysette Ngo Mbock in Ebano: poesia del poeta del Camerun Ndjock Ngana, originariamente intitolata "Colore". Spoglia l'uomo Aggiungere altro sarebbe superfluo. Ingiusto, invece, non accennare all'eccellente lavoro di tutti i musicisti. In Tribe, che è un rito ancestrale scandito da un crescendo ritmico, è opportuno sottolineare il contributo del percussionista Govannimparato. Il piano di Francesco Carlesi è tra le sonorità più evidenti in La Quiete, che lo stesso Azeglio Izzizzari descrive così: "E' forse, il brano più intimo e anche quello con sonorità più moderne. Abbiamo curato molto il suo arrangiamento, tanto che abbiamo missato ben 65 tracce!" Quella poliritmia tipica dei musicisti africani e il caldissimo sax di Filiberto Palermini: ecco cosa emerge in Afromania. Ancora più istintuale è Choruba. Il titolo è una crasi delle parole Ciociaria (luogo d'origine di Azeglio Izzizzari) e Yoruba, la tradizione culturale di un'etnia originaria della Nigeria (stanziatasi a Cuba in seguito alle deportazioni degli schiavi) e di cui il partenopeo Giovannimparato è uno dei più grandi conoscitori. Con Fiessentera (la festa), si celebra un omaggio alla musica Cubana, nella sua accezione più afro. Davvero micidiale il binomio Marco Massimi (basso) e Massimo Izzizzari (chitarra), per non parlare della straordinaria sezione fiati: il brano più complesso di tutto il disco. Seguono la già citata Ebano e Warm, che è un momento di magia pura, con uno special dal sapore tipicamente swing. Qui, Francesco Carlesi suona (benissimo) anche l'organo Hammond. Altra special guest dell'album è Rocco Zifarelli. Bellissimo il dialogo a due voci tra la sua chitarra e il sax di Filiberto Palermini, cui segue un altro dialogo non meno interessante: quello tra Azeglio Izzizzari e Giovannimparato. Infine, c'è The words I'll never say: il testo è di Francesco Carlesi e merita di essere sottolineato anche l'ottimo lavoro del fisarmonicista Gerardo Iacoucci. In conclusione, ci troviamo di fronte ad un album che va oltre le rigide
(quanto inutili) distinzioni di genere e che rappresenta, per le capacità strumentali
dei musicisti, l'estrema cura degli arrangiamenti e l'enorme carica emozionale contenuta,
uno dei momenti più alti della produzione discografica recente.
| |||||||
|
|
|
||||||
![]() |
|||||||