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GoJazz 2003, GO60612
Dario Deidda
3 From The Ghetto


1. Liberty City (J. Pastorius)
2. J.P.C. (D. Deidda)
3. Evidence (T. Monk)
4. Mutual (J. O. Mazzariello)
5. Tangario (D. Deidda)
6. Chorinho Amalfitano (D. Deidda)
7. 3 From The Ghetto (D. Deidda)
8. Drugs Market Dance (D. Deidda)
9. Gimme a Stone (D. Deidda)
10. Tiberian Island (M. Siniscalco)
11. Mr. Brown's Brownies (D. Deidda)
12. CD-Rom bonus track: O' Café

Dario Deidda - acoustic bass (1/4/8/10/11) and electric bass (2/3/5/6/7/9/12)
Julian Oliver Mazzariello - piano, organ, Fender Rhodes
Stéphan Huchard - drums

Gaetano Fasano - percussion
(2/7/8)
Stefano Di Battista - soprano sax
(6)
Alfonso Deidda - alto sax
(8)
Sandro Deidda - tenor sax
(8)
Gegé Telesforo - vocals
(10)
Joel Adams - trombone
(10)



Parte con Liberty City di Jaco Pastorius – più che un omaggio, una dichiarazione d'amore e d'intenti – l'album 3 from the Ghetto a nome di Dario Deidda, bassista apprezzato tanto nel circuito jazzistico italiano – da Gatto a Rava e Fresu, da Pieranunzi a Massimo Urbani e Franco D'Andrea, Stefano Di Battista e molti altri – ed internazionale – da Jerry Bergonzi a George Garzone e Kenny Wheleer, da Randy Brecker a Michel Petrucciani, Dave Liebman, Steve Grossman, George Coleman, Benny Golson, Ben Sidran, Steve Turre, Ernesttico, Javier Girotto ed altri ancora –, quanto noto per le collaborazioni nell'ambito della musica d'autore italiana, una fra le tante quella con Pino Daniele. La tastiera è affidata, in tutte le sue forme e potenzialità, alle agili dita di Julian Oliver Mazzariello, mentre sopra le sprizzanti percussioni del francese Stéphane Huchard, il bassista salernitano si cimenta acusticamente al contrabbasso, con il groove che ne caratterizza il portamento. Atmosfera invece soft per il primo brano originale dello stesso Deidda, J.P.C., con un romanticissimo ma anche visceralmente swingante Mazzariello, accompagnato dalle percussioni di Gaetano Fasano: il basso – elettrico, questa volta – è un continuo e prolungato volo su arpeggi che ricalcano pacatamente le ampie volute armoniche della composizione.

Riarmonizzazioni elettriche per Evidence di Monk, articolato, pulsante e torrenziale il periodare di Deidda, rilucente l'assolo di Mazzariello al Fender Rhodes: ardito ma di buona presa sull'orecchio il loro rivolgimento di questo "classico" del bop. Tornano i toni languidi del piano in Mutual (non a caso scritta dal pianista), ballad lenta e struggente cadenzata dal rullante del francese – prima frusciante, poi secco – e punteggiata dai bassi incavati del nostro. Si passa a perlustrare pure i territori tangueri, con Tangario, nel quale l'assolo del giovane bassista riesce a fondere splendidamente le cadenze argentine con il carattere partenopeo-popolare di certe sue innegabili inflessioni musicali, mentre il taglio jazzistico dell'appassionato brano è invece sbalzato dall'improvvisazione del piano. Arricchito dalla presenza del sassofonista Stefano Di Battista è il successivo Chorinho Amalfitano, dove il soprano riecheggia della malinconia ma anche della solarità tipiche della terra ispiratrice di quest'altra intima pagina sortita fuori dal pentagramma del bassista campano. Trascinante lo scambio fra Di Battista e Mazzariello: non a caso quest'ultimo milita stabilmente nel quartetto del sassofonista capitolino.

Segue la traccia che dà titolo all'intero cd, 3 from the Ghetto, un orecchiabile reggae in tonalità minore che si imprime in testa con il suo motivetto semplice, breve, misurato, accattivante, esposto dal piano del solito buon Mazzariello, le cui frasi sono rafforzate all'ottava dal bassista: sotto, pacate, le armonie dell'organo percorse dal bongo e dal djembè di Fasano, e, a sostenere il tutto, ancora il drumming quadrato del francese, che a tratti rilancia sferzate sui piatti o sul rullante a siglare la chiusura di un chorus e l'inizio del successivo. Un 6/8 spinto per Drugs market dance, terreno fertile per il sax contralto di Alfonso Deidda ed il tenore del fratello Sandro – tutti e quattro i Deidda sono versati musicisti – le cui note si aprono agli avvincenti obbligati all'unisono, di cui il pezzo è intriso. Martellante, il suo ritmo viene letteralmente catturato dalla mano sinistra del pianista che al proprio turno cuce sull'intelaiatura armonica uno sfavillante assolo, seguìto ancora dall'intervento del sax, che trasporta l'intero gruppo al repeat finale.

Collocato all'interno del cd, Gimme a Stone, un prezioso solitario del leader che ha dello straordinario, fra colpi sul pick-up (forse tenuto da delay) ed un fraseggio di precisione ritmica tale da rendere tutti gli strati del brano – scansione, armonia, melodia – in modo lucido e compiuto. E non poteva mancare un brano in combutta con l'amico (e produttore) Gegè Telesforo, il quale cómpita uno dei suoi noti scat per Tiberian Island. A dare buona prova di sé in questo pezzo di Marco Siniscalco è lo sviluppo solistico dello spigliatissimo e fraseggiato trombone di Joel Adams, che alla fine del proprio giro rilascia un grandioso unisono con il contrabbasso. Ma pure Mazzariello, arricciando le proprie note sui tasti del Fender Rhodes, non è da meno. Spazio – troppo breve – anche per un break di Huchard, a precedere uno dei migliori scioglilingua del vocalista, con il quale il pezzo si chiude. Ultimo brano in successione è Mr. Brown's Brownies, in cui ancora il basso acustico di Deidda si abbina felicemente al piano del fidato Mazzariello: ne risulta un blues con screziature boogie ed accompagnamento di battimani ed incitazioni vocali – fra gli altri senza dubbio Telesforo – che lascia intuire la spontaneità della session in studio di registrazione.

Ed un assaggio "visivo" di quanto possa accadere dentro – e fuori – da una sala d'incisione è dato in epilogo dalla bonus-track in CD-Rom O' Café, protagonisti il batteur francese, il pianista anglo-salernitano ed il bassista salernitano: una divertente videoclip esplicativa di come il caffè possa fare da amalgama per chi provenga da differenti latitudini. Proprio come avviene per il jazz.

Un disco intenzionalmente variegato, che nella trasversalità degli umori attraversati riesce a mettere in luce l'agevolezza con la quale il titolare ed i suoi affiatati alfieri sono capaci di affrontare vari linguaggi musicali.
Antonio Terzo per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 18/01/2006

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