Jazzitalia: la musica jazz a portata di mouse...
versione italiana english version
 
NEWS
Bookmark and Share Jazzitalia Facebook Page Jazzitalia Twitter Page Feed RSS by Jazzitalia - Comunicati Feed RSS by Jazzitalia - Agenda delle novit�


WD 116

Ondina Sannino - Riccardo Distasi
Homage to Wayne Shorter

1) FOOTPRINTS
2) BEAUTY AND THE BEAST
3) E.S.P.
4) ADAM'S APPLE
5) FEE-FI-FO-FUM
6) MAHJONG
7) NEFERTITI
8) BLACK NILE
9) WAYNE

Ondina Sanninio -
vocals
Riccardo Distasi -
piano, keyboards
Fabrizio Bosso -
trumpet
Stefano Calcagno -
trombone
Giulio Martino -
tenor and soprano sax
Mike Stern -
guitar
Aldo Vigorito -
double bass
Giuseppe La Pusata -
drums
Pasquale Bardaro -
vibes
Emidio Ausiello -
percussion


via L. Fioravanti 26
64020 Nepezzano (TE)
Tel./Fax 0861.558611
info@widesound.it

Il giornale della Musica - novembre 2002 - Pietro Mazzone
Felice esordio discografico della vocalist campana Ondina Sannino questo omaggio a Shorter: i due leader rileggono autentici testi sacri del jazz moderno attraverso solari, raffinati arrangiamenti per piccola orchestra. In coppia con il pianista arrangiatore Riccardo Distasi, la Sannino firma un album coraggioso, che sceglie una strada piuttosto impervia, riuscendo poi a percorrerla brillantemente. Alla Sannino va riconosciuto il merito di aver rivestito diversi temi che, attraverso il suo canto, acquistano nuove sfumature, si proiettano in una luce diversa.
Canto non scontato, va detto: il che significa che nelle sue interpretazioni (e in assoli scat sempre ben modellati) si avverte una preparazione ma non vi predomina un certo serioso scolasticismo che da tempo affligge la vocalità jazz (e non solo in Italia).



NOTE SU "HOMAGE TO WAYNE"
di Ondina Sannino
L'idea di un omaggio a Shorter è nata con la serie di concerti da me organizzati per una rassegna, tutti ispirati a grandi compositori del jazz.

Aldo Vigorito - Riccardo Distasi - Fabrizio Bosso - Ondina SanninoR
iccardo ha accettato con entusiasmo di scrivere gli arrangiamenti per alcuni di questi progetti, che prevedevano un organico allargato (nel caso di Shorter sette elementi). Il risultato ci ha talmente soddisfatto che abbiamo deciso di continuare il discorso iniziato con i concerti e ricavarne un cd (il primo!) a nome di entrambi, avviando un lungo lavoro di rimaneggiamento e perfezionamento dei primi arrangiamenti, che prevedeva la presenza in alcuni brani di altri strumentisti, oltre a quelli che vi avevano già preso parte. I motivi che mi hanno spinto a scegliere la musica di Shorter quale tema del cd sono molteplici: innanzitutto mi ha profondamente colpito la sua scrittura così particolare, molto diversa da quella di altri jazzisti, e nello stesso tempo così variata, capace di passare dallo swing al funk con la massima disinvoltura, fornendo un materiale di base che grazie a questa varietà risulta di per sé già gradevole all'ascoltatore e che costituisce nello stesso tempo un potente stimolo specialmente per quanto attiene all'improvvisazione, dove quelle strutture armoniche così atipiche mettono alla dura prova le capacità degli esecutori. Un'altra motivazione mi coinvolge come cantante: sono da sempre alla ricerca di brani strumentali (specialmente di autori contemporanei) da trasformare in "canzoni" scrivendo testi in inglese perché trovo molto stimolante percorrere nuove strade, creare qualcosa di nuovo ma partendo da un materiale musicale di altissima qualità - Mike Stern - Giulio Martinocome appunto quello di Shorter, mettendo me stessa alla prova nel tentativo di interpretare vocalmente melodie a volte ostiche, spigolose, in quanto nate da e per lo strumento, non per il canto. Se devo scrivere dei testi cerco di informarmi se possibile sulle fonti di ispirazione dell'autore, ma se non trovo notizie mi ispiro direttamente al titolo e costruisco il testo su di esso. Per me è importantissimo creare un "ponte" tra testo, musica, l'interpretazione che ne do e l'arrangiamento, che devono fondersi tra loro armonicamente.

Per fare questo studio per lungo tempo sia la parte con parole che quella improvvisata: fare questo con i brani di Shorter mi ha richiesto un anno di studio durante il quale sono spesso caduta in crisi per trovare la soluzione interpretativa che mi sembrava più giusta a seconda dei casi. Sull'efficacia di quanto mi sono proposta di trasmettere dovranno giudicare gli altri ascoltando il cd, ma quanto meno posso affermare in tutta coscienza di aver tentato del mio meglio per riuscirci. Io e Riccardo abbiamo inoltre discusso a lungo per trovare una chiave di lettura globale del lavoro - che nelle nostre intenzioni doveva svolgersi nel pieno rispetto della scrittura dell'autore - e della coerenza stilistica interna ad esso, riferita cioè ai singoli pezzi: anche questo lavoro fa parte di quella "unità" artistica che secondo noi distingue un progetto musicale da una jamsession ben suonata. Abbiamo inoltre coordinato svariate prove con i musicisti che hanno preso parte al disco, proprio allo scopo di farli "entrare" il più possibile nello spirito del progetto, perché al di là dell'abilità del singolo esecutore, quello che dà una marcia in più alla musica secondo noi è l'interazione tra i musicisti, il gioco di squadra, (detto anche interplay). A questo proposito io e Riccardo ci permettiamo di affermare che riteniamo il risultato più che soddisfacente da questo punto di vista.

Emidio Ausiello - Giuseppe La PusataPassiamo adesso ad una analisi più approfondita dei singoli brani contenuti nel cd:

1)
Footprints. Brano di apertura del cd, comincia con una introduzione nella quale, a partire dal canto, si aggiungono man mano tutti gli strumenti, fino a raggiungere un momento di massima tensione, che improvvisamente si scioglie dando spazio al tema. Il canto qui, coerentemente al clima lirico-descrittivo suggerito dal testo, è volutamente etereo, impalpabile e sussurrato. Mi immagino di affacciarmi ad una finestra dalla quale ammiro la luna. Poi il pensiero si sposta alle "orme" (footprints) lasciate dall'uomo sulla luna, e che tutti hanno dimenticato. Debbo onestamente dire che quando Shorter compose il pezzo (1966) l'uomo sulla luna non era ancora arrivato, e sicuramente lui si riferiva a chissà cos'altro parlando di orme......La coerenza stilistica è data dal ripetersi, alla fine dei soli, di un momento di tensione che poi si scioglie nel tema finale, proprio come all'inizio. L'utilizzo della percussione che dialoga in taluni momenti con la voce, insieme con il tipo di improvvisazione vocale, ben lontana dal tradizionale scat, danno al brano un delicato sapore etnico.

Ondina Sannino - Giulio Martino, Fabrizio Bosso e Stefano CalcagnoMike Stern e Riccardo Distasi - Tutto il gruppo2)
Beauty and the beast - Questo è l'unico pezzo nel cd nel cui arrangiamento non ci siamo rifatti all'originale in Native dancer, in cui il brano era un funk molto lento, ma ci siamo ispirati all'arrangiamento di Bill Mays in un disco di Mark Murphy, (Beauty and the beast-Muse, 1985) autore tra l'altro delle liriche. Mays ha trasformato in latin il brano in questione e la cosa è piaciuta tantissimo a me e Riccardo, ed abbiamo seguito questa strada per la rielaborazione del brano. La tonalità scelta - essendo un contralto- mi ha permesso di utilizzare i colori più scuri della mia voce.

3)
E.S.P. Composto da Shorter e Davis, e tratto da un disco di quest'ultimo, inciso in quel magico periodo in cui Shorter entra a far parte del quintetto di Davis, è stato sicuramente uno dei temi che ci ha posto più problemi sia in sede di arrangiamento che, personalmente parlando, in sede di interpretazione. Entrambi eravamo dubbiosi sulle soluzioni da adottare in un brano tendenzialmente fast ed allo scopo di evitare la "monotonia" di questo tipo di pezzi ("monotoni" nel senso che a volte sembrano uguali dall'inizio alla fine), ci è sembrato opportuno giocare sui cambiamenti di tempo e di velocità. Il brano dunque inizia con una versione lenta del tema, introdotta da una intro scritta ad hoc da Riccardo e giocata su un ritmo tipo un bajon lentissimo, con un accompagnamento molto scarno, nel quale le percussioni hanno un ruolo essenzialmente coloristico, e punteggiata da piccoli interventi del vibrafono, seguita dalla versione fast swing del tema, con relativi assoli e con la "sorpresa" finale dell' ultimo chorus di improvvisazione del sax, che prima del tema finale spezza la tensione con un improvviso ed inaspettato dimezzamento della velocità metronomica, ritornando poi alla velocità precedente con l'attacco del tema finale, sottolineato dall' intervento discreto delle sezioni di fiati. Parlavo prima delle difficoltà interpretative, sia perché qui la melodia è particolarmente ostica da intonare, sia perché soprattutto la parte fast del tema pone al cantante difficoltà di ordine tecnico inerenti all'espressività, all' uso dei colori timbrici e delle dinamiche, da valutare attentamente in fase di studio.

Pasquale Bardaro - Stefano Calcagno4)
Adam's apple. Nell' arrangiamento ci siamo voluti rifare - nell'uso delle sezioni e nel tipo di riffs usati - al rhythm'n'blues vecchio stile, con l'intervento quanto mai appropriato al genere della chitarra di Stern. Le difficoltà nell'interpretazione sono state risolte con l'utilizzo di una vocalità molto morbida, che rifugge volutamente da prevedibili concessioni allo stile "gridato" del rhythm'n'blues tradizionale, per rimanere canto "jazz", e che segue espressivamente l'ironia del testo che si rifà all'episodio biblico di Adamo ed Eva nell'Eden (come sembra suggerire lo stesso titolo), cercando un moderato uso dei colori timbrici e delle dinamiche. Su questi ultimi più che su altri parametri si basa l'impostazione del solo vocale.

5)
Fe-fi-fo-fum. Ispirato alla favola anglosassone di Jack e la pianta di fagioli e testimonianza dell'interesse di Shorter per il mondo delle fiabe (vedi temi come Beauty and the beast e Pinocchio), si apre con una intro scritta da Riccardo nella quale la voce lavora insieme alle sezioni, prima dell'ingresso del tema, anch'esso giocato su una vocalità morbida e giocosa, che tenta di smussare le asperità della melodia poco "cantabile". Il binomio voce-sezioni continua nel solo scritto ad hoc e nel finale. Il titolo del pezzo, il cui testo racconta la favola di Jack and the beanstalk, è un suono onomatopeico che riproduce il fischiettare dell'orco che sente "l'odore del sangue di un Inglese". ("Fe-fi-fo-fum, I smell the blood of an Englishman!")

Fabrizio Bosso, Riccardo Distasi, Ondina Sannino, Giuseppe La Pusata, Emidio Ausiello, Stefano Calcagno, Aldo Vigorito e Giulio Martino6)
Mahjong. Composizione di Shorter di ispirazione orientale (mahjong è una specie di domino cinese). Nell'arrangiamento questo carattere "orientaleggiante" viene portato alla luce, con l'aiuto delle percussioni e dell'intervento del vibrafono. Anche nella costruzione dell'assolo vocale si avverte la ricerca di sonorità (colori ed effetti percussivi) nelle quali echeggia la dimensione "etnica" del brano. E' l'unico brano del Cd che non prevede testo ed in cui la voce lavora esclusivamente come "suono" insieme alle sezioni.

7)
Nefertiti. Bellissimo tema dall'omonimo disco di Davis, ma composto sempre da Shorter. L'atmosfera "magica", quasi sospesa del tema è sottolineata da una introduzione scritta da Riccardo e dall'uso del pad elettronico all'entrata della voce, dove la ritmica sospende per un attimo l'accompagnamento per rimanere- anche musicalmente- in quell'indefinito dove si mescolano storia e leggenda (quella della principessa egiziana Nefertiti). Il brano, giocato su due tonalità diverse (quella originale per gli strumenti e quella trasposta per la voce) acquista in profondità, senza mostrare fratture a causa dell'espediente usato, ma rimanendo in quella dimensione sognante e surreale (che l'interpretazione vocale cerca di sottolineare) che Shorter ha creato con il tema.

8)
Black Nile. Tipico (ed unico) brano bop di tutto il Cd, ispirato secondo Shorter dalla civiltà egizia che secondo lui nel momento di massima espansione era una civiltà "nera" (nel senso della razza degli egiziani). L'arrangiamento, lo stile dell'interpretazione vocale e di tutti i soli si rifà abbastanza fedelmente all'originale ed allo spirito bop della composizione.

9)
Wayne. Unica composizione originale di tutto il cd, è un sentito omaggio alla musica del "maestro" che tanto ha dato (e fortunatamente continua a dare) al mondo del jazz come autore e come esecutore. Strutturalmente è una piccola suite, in cui la parte principale, una ballad melodica e sognante, è interrotta da una parentesi "ritmica" in cui la voce dialoga con basso e batteria.

Contacts:
Management: Elia Pirollo (+39 338 717184) info@noceraracconta.it
Ondina Sannino (+39 333 7004666, +39 081 8717409) ondinasannino@libero.it
(prossimamente: http://www.ondinasannino.it)
Riccardo Distasi web: http://distasi.cjb.net



Invia un commento


Questa pagina è stata visitata 12.682 volte
Data pubblicazione: 08/11/2002





Bookmark and Share



Home |  Articoli |  Comunicati |  Io C'ero |  Recensioni |  Eventi |  Lezioni |  Gallery |  Annunci
Artisti |  Saranno Famosi |  Newsletter |  Forum |  Cerca |  Links | Sondaggio |  Cont@tti