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Sofisticato, elegante, impalpabile: questo è il jazz con cui ci delizia Bill Charlap, ultimo acquisto della Blue Note Records. Con uno swing che sembra appena uscito dal Cotton Club, questo artista si è inserito nel panorama jazzistico mondiale in punta di piedi, senza fare rumore se non quello degli applausi ricevuti nell'ultima edizione di Umbria Jazz, nella classica formula "trio" con Kenny e Peter Washington. Uno dei loro ultimi lavori, " Written in the stars", è un mix di atmosfere metropolitane che catapulta nella New York in bianco e nero degli anni '50.Incontenibile la batteria di Kenny Washington in " In the still of the night", dove rivela grinta e passione paragonabili al "nostro" Manzi.Più timido e introverso il contrabbasso di Peter, ma accompagna bene i suoi colleghi, accentuando le sfumature quasi nostalgiche del piano e sinuose della batteria. Un viso dai tratti infantili, quello di Charlap, che nasconde un carisma musicale capace di rasserenare il demone che c'è in ognuno di noi, confermando ancora una volta la "miracolosa cura del jazz", come nell'interpretazione di " The man that got away" di Gershwin. Nato e cresciuto nella Grande Mela Bill ha alle sue spalle solide radici artistiche, con un padre compositore e una madre cantante. Dal '95 in poi suona con Phil Wood, Benny Carter, Tony Bennett e Gerry Mulligan, collezionando ben 50 dischi.Durante il Festival umbro si è esibito ogni giorno proponendo pezzi sempre diversi, mai banali; testimonianza questa di un'instancabile verve. E dunque non sorprende che il mecenate Carlo Pagnotta l'abbia voluto alla sua corte per festeggiare i trent'anni di uno degli eventi musicali di più ampio respiro. Si è fatto interprete di virtuosismi sonori, raffinati e delicati. Aristocratici, ma mai snob. Sembrava sfiorare appena i tasti del pianoforte, con gli occhi socchiusi e un'espressione concentrata, ma serenamente distesa. Ha permesso agli spettatori di condividere con lui un momento intimo, di completa osmosi musicale (vedi " I'll never go there anymore"). Ad ascoltarlo, seduto in platea, anche Stefano Bollani.Il cd è prodotto dal famoso Joel Moss e dedicato a Moose Charlap, suo padre. Consiglio:da ascoltare sorseggiando un vino corposo e dolce, come un
Sauternes del '97.
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