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Ladies and Gentlemans: Mr Ronnie Jones! Con la sua consueta e storica eleganza il dj/vocalist "missionario" della black music in Italia, illuminante tedoforo della dance, torna in sala d'incisione allo scoccar dei settantanni. E lo fa con tutti i fasti, accompagnandosi ad un turbinante numero di musicisti anche di squisita matrice jazzistica. Basti pensare che le special guests sono: Steve Lukather, Billy Cobham e Bill Evans. Il nutrito gruppo è completato da Fabrizio Bosso, Mimmo Campanale, Riccardo Fioravanti, Joyce E. Yullie, Marco Fadda, Pino e Rossana Nicolosi, Emilio Foglio.
Ronnie Jones ha un'indubbia abilità: rivisitare con particolare ardore e tratti di originalità brani che hanno segnato un'epoca. Again è un icona di ciò che hanno significato dal punto di vista musicale gli anni '70 e '80. Una rappresentazione sincretica di tutti i passaggi sonori che si sono ascoltati nelle discoteche e nei night (termine oramai desueto, ahimè) di quegli anni. Un alternarsi di cover e di brani originali che si riconducono tutti in un ambito ben delineato, ma con ampie rivisitazioni anche in chiave jazz, sostenute dalla verve creativa a volte di Fabrizio Bosso, altre di Cobham o Campanale oppure nei fraseggi di Lukather. Il registro vocale di Ronnie Jones caratterizza l'intero lavoro ed asparge tutto il suo umore sentimentale per le armonie già celebrate da Marvin Gaye, che echeggia a chiare lettere in I am who I am, o nelle note del remake della indistruttibile Do It Again di Donald Fagen. Tutta la maestria del dj si ascolta in ogni brano che si carica di un particolare fascino, di una limpidezza esecutiva e di una detersione del suono poco comune, ma con distrazioni sonore dovute a quanto già diverse volte ascoltato nel tempo. Di sicuro, maggior impatto uditivo hanno le rivisitazioni dei classici del soul, così come accade nella coinvolgente versione di (What) a wonderful world di Herp Albert. La voce di Ronnie Jones avvolge, ha tutto quanto si possa richiedere ad un soul man, canta con l'anima e libera tutta la sua esperienza nel caldo timbro vocale. Il resto lo fanno i musicisti, tutti di grande levatura. Un disco ballabile, anche ad occhi chiusi. Un lavoro "evergreen" che riproduce
gli stilemi di un'epoca. Pecca, però, in originalità creativa, non tanto nei remake,
quanto nelle nuove composizioni. Ma anche questa può essere una scelta dovuta per
rispetto ad un sound irriproducibile.
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