Jazzitalia - Recensioni - Walter Marocchi Mala Hierba: Alisachni
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Ciao Paolo, musica e Jazzitalia in lutto per la scomparsa del sassofonista Pietro Paolo Mannelli. Aveva 84 anni..

Disponibile dal 2 dicembre per Adda Editore il libro "Paolo Lepore e la Jazz Studio Orchestra" curato da Alceste Ayroldi.

Pubblicato "Bass Way", il nuovo Metodo Didattico per contrabbasso classico e jazz di Marcello Sebastiani..

Esce Pentatonic Pyromania di Mimmo Langella, un manuale per arricchire tecniche e fraseggio per chitarra in ambito Pop, Rock, Jazz e Fusion.

Pubblicato un nuovo testo da Antonio Ongarello dedicato a Scott Joplin: "10 Rags for Jazz Guitar" (trascrizione di "The Enterteiner").

"The Great 78 Project", digitalizzate 25mila vecchie registrazioni, rese gratuite per il download.

Ultimi aggiunti:

            ADJÀ QUINTET (gruppo)
            BELLADELLI Antonio (voce e contrabbasso)
            BLASIOLI Simone (sax)
            CAGNETTA Mariangela (voce)
            CAPPI Andrea (piano, tastiere)
            CAPRARESE Cristian (pianoforte)
            CASSARA' Elio (chitarra)
            CRISPINO Luca (chitarra)
            CRISTOFARO Gaetano (sax e clarinetto)
            CUOCO Ramon (tromba)
            GADDI Piero (pianoforte)
            GHIDONI Davide (tromba)
            INDRA (gruppo)
            LEPORE Fabio (voce)
            MAZZA Cristina (sax)
            ROSSINI Giorgio (voce)
            TATONE Angelo (chitarra)
            VARAVALLO Luca (contrabbasso)
Walter Marocchi Mala Hierba
Alisachni



Working Bee (2013)

1. Apolide
2. Il mago del memè
3. Tango del pesce azzurro
4. Hobo
5. La cueva del gato
6. Nidi
7. Trebisonda
8. Yalistan
9. Esuli
10. Foradada
11. Bonus tracks

Walter Marocchi - Chitarra acustica ed elettrica, bouzouki
Felice Clemente - sax tenore e soprano
Fabrizio Moscata - pianoforte, tastiere, melodica
Carlo Ferrara - basso
Stefano Lazzari - batteria
Antonio Neglia - chitarra acustica, percussioni, fischi, flauto, bandurria, ciaramella
Ornella Vanoni - voce in (5)
Coro Aquilani In - 5
Fabrizio Barbareschi - percussioni in (8)
Altin Manaf - Giovanna Ferrara: voci in (8)
Roberto Romano - clarinetto in (8)


Il termine contaminazione, piuttosto abusato in questa epoca, sottintende l'idea di mescolare generi musicali diversi per dar luogo ad insalate miste ancor più saporite degli ingredienti usati per prepararle. E' consuetudine, in questi casi, rammentare come anche il jazz sia nato dall'incontro di culture ed esperienze dissimili, come altre correnti artistiche più o meno contemporanee. Walter Marocchi prende di petto la questione licenziando un album concept dove la contaminazione viene inquadrata come risultato dell'incontro di gruppi etnici venuti a contatto per movimenti migratori di popolazioni ricche di valori da trasmettere (ma costrette a spostarsi spinte dall'urgenza di soddisfare le necessità primarie, dal bisogno di sopravvivenza).

Il disco si configura come un viaggio a volo di uccello nelle musiche di molti paesi, seguendo le inclinazioni, le preferenze del leader. E' un itinerario che porta lontano e ci fa conoscere più da vicino, però, la visione estetica del chitarrista milanese. Si passa da "Apolide" giocata su ritmi e figure in stile progressive rock degli anni settanta a "Il mago del Memè" un valzer musette articolato, orientato verso atmosfere blandamente rockeggianti. Nel "Tango del pesce azzurro" una voce in secondo piano espone ricette per cucinare piatti tipici della cucina povera su un ritmo di origine argentina abbastanza convenzionale. "Hobo" è un blues rurale, semplice e greve, fortemente cadenzato, non particolarmente significativo. "La cueva del gato", dedicata ai musicisti clandestini cubani, si avvale dell'interpretazione convinta e convincente di Ornella Vanoni ed è uno degli episodi migliori per la grazia e la severità del tema su un testo diretto di denuncia, di indignazione sociale. "Nidi" è un motivo aperto, introdotto dal suono dell'ocarina, marcato da un pianoforte martellante per un andamento melodico che va in crescendo di tensione. "Trebisonda" deve molto alla lezione del progressive degli anni Settanta, nella prima parte e poi si dirige verso una specie di reggae arabeggiante. E' una trovata, ma l'esito non è memorabile. "Yalistan" ha due anime, la greca e la turca, come i testi recitati dalle due voci ospiti, Altin Manaf e Giovanna Ferrara e riesce a far coesistere mondi apparentemente in contrasto in un cocktail di gusto sapidamente mediorientale. "Esuli" è basato su una melodia dolce e dolente. Contiene un bel solo di Felice Clemente al tenore prima e al soprano successivamente. "Foradada" è un brano che echeggia del sound partenopeo- mediterraneo moderno. E' volutamente ripetitiva, ma la frase portante è tirata un po' troppo per le lunghe.

E' un disco dalle diverse sfaccettature sostenuto da un'idea forte, da un impegno etico-civile decisamente riconoscibile. Musicalmente, però, non tutto marcia per il verso giusto. Ci sono tracce consistenti, ben costruite e pezzi in cui i risultati non sono pari alle premesse, alle intenzioni di partenza.

Gianni Montano per Jazzitalia







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inserito il 30/10/2011  da flaniman2 - visualizzazioni: 5769


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Data pubblicazione: 30/09/2013

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