Jazzitalia - Ropa 11: Amazing Stories
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Giordano in Jazz Autunno/Inverno 2019, edizione del segno delle donne e del piano solo internazionale. Apertura affidata a Linda May Han Oh e poi si continua con Rickie Lee Jones e Brad Mehldau..

Ventisettesima edizione per l'EFG London Jazz Festival, uno dei più importanti festival europei in programma dal 15 al 24 Novembre prossimi con una line up stellare, disseminata fra le principali (e prestigiose) venues della capitale britannica. .

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Ultimi aggiunti:

            ALESSI Piero (batteria)
            CALIGIURI Francesco (sax)
            COLI Alessio (sax)
            D'AVERSA Vanessa (arpa)
            DILIBERTO Silvana (voce)
            DIMONTE Pippi (contrabbasso)
            FINOCCHIARO Franco (contrabbasso)
            GAETA Walter (pianoforte)
            INTUITION QUARTET (gruppo)
            LEOFREDDI Antonio (viola)
            MAZZA Giovambattista (chitarra)
            MECENERO Maurizio (chitarra)
            MILONE Federico (sax)
            RICCIU Daniele (sax)
            RIVA Marco (polistrumentista)
            ROBERTO Davide (percussioni)
            SILVA JOLY Raquel (chitarra)
            SIRAGUSA Nino (chitarra)
            THE JIM DANDIES (gruppo)
            VISCARDI Paolo (chitarra)
Ropa 11
Amazing Stories



Pus(h)in Records 2010

1. London's Diary
2. Pygmy Twylyte
3. Vacuum
4. My Favorite Things
5. Deira
6. Mandala Bay
7. Eternal Hate
8. Riders on the Storm
9. And So Do I
10. Cristallo
11. November in Vegas


Eugenio Mirti - chitarra acustica
Andrea Quaglino - chitarra elettrica
Paolo Inserra - batteria
Michele Anelli - contrabbasso
Ale Muner - tromba
Chiara Onida - voce
Ivan Nirta - chitarra elettrica


Terzo album e nuove storie per i torinesi Rope 11: che si tratti di "amazing stories" probabilmente è vero, nel senso di mirabolanti, sbalorditive, sorprendenti, forse più stranianti che sconcertanti.

L'estetica prefigurata è decisamente non omogenea, per scelta improntata ad uno stile retrò: jazz rock in libertà, una ventata energica di atmosfere anni 70-80, dove la tromba di Ale Muner ripercorre la carica emozionale certamente del Miles Davis elettrico, ma anche di Walt Fowler, Malcom McNabb, Gary Barone, Tom Malone, Sal Marquez, e le chitarre di Ivan Nirta e Andrea Quaglino incedono acide e distorte, in una deriva tutta alla Frank Zappa.

Proprio la struttura inventiva del mago di Baltimora sembra grintosamente prendere il sopravvento nelle evoluzioni della band, nelle suggestioni di un linguaggio jazzistico teso, vibrante, carico di simboli freak e di sfumature d'un hard funk tecnicamente funambolico. Il groove è delineato da variazioni armoniche dal piglio rapido e volutamente eccessivo e graffiante, così come da timbri ritmici sostenuti, tachicardici, eccentrici quanto avrebbe garbato non solo a Frank Zappa ma anche a certo Grunge, a certa New Wave, a certa "fusion modale" di cui non si sono fortunatamente perse le tracce.

Questo dinamismo gutturale nelle progressioni emotive sposta il centro dell'attenzione dalla melodia alla fluttuazione iconoclasta del percepire le note, secondo una forza espressiva poliedrica e destrutturante, in linea con lo styling di Robert Fripp, Adrian Belew, John Abercrombie, Hiram Bullock, Larry Coryell, Bill Frisell, ad esempio.

Allora può essere logico (o alogico, fa poca differenza nel contesto) proporre una sconnessa "My Favourite Things", dimentica del fatto che fu scritta da Rogers ed Hammerstein (ma quanti di noi non la direbbero composta da John Coltrane?) e riletta in modo oscuro ed inquieto; oppure reinventare in maniera tutt'altro che ossequiosa "Riders on the Storm", note dilaniate ma riconoscibili dal giro di basso, secondo una linea melodica resa ancor più lunare di quanto non abbiano fatto i Doors stessi, sostenuta dall'improvvisazione (molto bella, in verità) della tromba acida e percossa negli acuti e dalle flessioni jazzy, antropofaghe e stravolte, della chitarra.

Forse il testo di "Eternal hate" ("Smetti di parlare, non posso sopportare ancora le tue chiacchiere invadenti…voglio dare spazio alla mia mente e dimenticare"), agilmente cantato da Chiara Onida, può essere la dichiarazione di un intento nemmeno tanto nascosto di lanciare energia cinetica tormentata? Forse no, a noi piace pensare che vi sia qualcosa di più intrigante e seriamente cialtronesco, di più furioso col rapporto col mondo musicale (e non solo).

Come Zappa avrebbe detto: " parlare di musica è come ballare di architettura". Ed infatti mentre passava dal rock alla serissima parodia del jazz, da Boulez all'oltraggio tanto minaccioso quanto divertito della "classica", dalla trasgressione futurista degli arrangiamenti orchestrali alla citazione di Coltrane e Monk, con fare ironico e stralunato sezionava straordinarie citazioni di Varèse, Webern e Stockhausen…

Fabrizio Ciccarelli per Jazzitalia













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Data pubblicazione: 06/02/2011

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