Jazzitalia - Ropa 11: Amazing Stories
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Giordano in Jazz Winter 2018: Bollani, Cincotti, Level 42, Alex Han e il gospel natalizio per l'edizione winter 2018, nella stupenda cornice del Teatro Umberto Giordano e non solo..

26ma edizione di Umbria Jazz Winter: nel cartellone i più bei nomi del jazz italiano e personaggi di culto del jazz americano. Una edizione che si segnala anche per alcune esclusive. .

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Ventisettesima Edizione per l'EFG London Jazz Festival, unanimemente riconosciuto come uno degli eventi più sfavillanti all'interno dell'offerta culturale della capitale inglese.

Sessantesimo anniversario del Bologna Jazz Festival, sui palchi e nei club anche di Modena e Ferrara, con un ricco programma e molti eventi didattici, culturali .

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Esce il 19 ottobre "La Fenice", registrazione del concerto che Keith Jarrett ha tenuto a Venezia nel luglio 2006.

Pubblicato un nuovo testo da Antonio Ongarello dedicato a Scott Joplin: "10 Rags for Jazz Guitar" (trascrizione di "The Enterteiner").

Storica decisione della ECM: la prestigiosa etichetta di Jazz e Musica Contemporanea rende l'intero catalogo disponibile in streaming sulle piattaforme digitali più diffuse.

"The Great 78 Project", digitalizzate 25mila vecchie registrazioni, rese gratuite per il download.

Ultimi aggiunti:

            COLI Alessio (sax)
            D'AVERSA Vanessa (arpa)
            DI VEROLI Angelo (batteria)
            FABBRINI Franco (contrabbasso)
            FUMO Marco (piano)
            GALATRO Francesco (contrabbasso)
            LI VOTI Dario (batteria)
            MENEGOTTO Mauro (batteria)
            MUZZU Manuel (basso elettrico)
            NASONE Antonio (chitarra)
            PANTALEO Gianluca (basso e contrabbasso)
            PANTIERI Filippo (piano)
            PILATO Frank (chitarra)
            PISANELLO Donatello (chitarra)
            RAVERA Leo (piano)
            SIRAGUSA Antonino (chitarra)
            SIRAGUSA Nino (chitarra)
            SPARTà Gaetano (pianoforte)
Ropa 11
Amazing Stories



Pus(h)in Records 2010

1. London's Diary
2. Pygmy Twylyte
3. Vacuum
4. My Favorite Things
5. Deira
6. Mandala Bay
7. Eternal Hate
8. Riders on the Storm
9. And So Do I
10. Cristallo
11. November in Vegas


Eugenio Mirti - chitarra acustica
Andrea Quaglino - chitarra elettrica
Paolo Inserra - batteria
Michele Anelli - contrabbasso
Ale Muner - tromba
Chiara Onida - voce
Ivan Nirta - chitarra elettrica


Terzo album e nuove storie per i torinesi Rope 11: che si tratti di "amazing stories" probabilmente è vero, nel senso di mirabolanti, sbalorditive, sorprendenti, forse più stranianti che sconcertanti.

L'estetica prefigurata è decisamente non omogenea, per scelta improntata ad uno stile retrò: jazz rock in libertà, una ventata energica di atmosfere anni 70-80, dove la tromba di Ale Muner ripercorre la carica emozionale certamente del Miles Davis elettrico, ma anche di Walt Fowler, Malcom McNabb, Gary Barone, Tom Malone, Sal Marquez, e le chitarre di Ivan Nirta e Andrea Quaglino incedono acide e distorte, in una deriva tutta alla Frank Zappa.

Proprio la struttura inventiva del mago di Baltimora sembra grintosamente prendere il sopravvento nelle evoluzioni della band, nelle suggestioni di un linguaggio jazzistico teso, vibrante, carico di simboli freak e di sfumature d'un hard funk tecnicamente funambolico. Il groove è delineato da variazioni armoniche dal piglio rapido e volutamente eccessivo e graffiante, così come da timbri ritmici sostenuti, tachicardici, eccentrici quanto avrebbe garbato non solo a Frank Zappa ma anche a certo Grunge, a certa New Wave, a certa "fusion modale" di cui non si sono fortunatamente perse le tracce.

Questo dinamismo gutturale nelle progressioni emotive sposta il centro dell'attenzione dalla melodia alla fluttuazione iconoclasta del percepire le note, secondo una forza espressiva poliedrica e destrutturante, in linea con lo styling di Robert Fripp, Adrian Belew, John Abercrombie, Hiram Bullock, Larry Coryell, Bill Frisell, ad esempio.

Allora può essere logico (o alogico, fa poca differenza nel contesto) proporre una sconnessa "My Favourite Things", dimentica del fatto che fu scritta da Rogers ed Hammerstein (ma quanti di noi non la direbbero composta da John Coltrane?) e riletta in modo oscuro ed inquieto; oppure reinventare in maniera tutt'altro che ossequiosa "Riders on the Storm", note dilaniate ma riconoscibili dal giro di basso, secondo una linea melodica resa ancor più lunare di quanto non abbiano fatto i Doors stessi, sostenuta dall'improvvisazione (molto bella, in verità) della tromba acida e percossa negli acuti e dalle flessioni jazzy, antropofaghe e stravolte, della chitarra.

Forse il testo di "Eternal hate" ("Smetti di parlare, non posso sopportare ancora le tue chiacchiere invadenti…voglio dare spazio alla mia mente e dimenticare"), agilmente cantato da Chiara Onida, può essere la dichiarazione di un intento nemmeno tanto nascosto di lanciare energia cinetica tormentata? Forse no, a noi piace pensare che vi sia qualcosa di più intrigante e seriamente cialtronesco, di più furioso col rapporto col mondo musicale (e non solo).

Come Zappa avrebbe detto: " parlare di musica è come ballare di architettura". Ed infatti mentre passava dal rock alla serissima parodia del jazz, da Boulez all'oltraggio tanto minaccioso quanto divertito della "classica", dalla trasgressione futurista degli arrangiamenti orchestrali alla citazione di Coltrane e Monk, con fare ironico e stralunato sezionava straordinarie citazioni di Varèse, Webern e Stockhausen…

Fabrizio Ciccarelli per Jazzitalia













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Data pubblicazione: 06/02/2011

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