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Dodicilune - 2006

dove acquistare e scaricare musica, vendere e proporre la propria musica...
Rino Arbore artrio + Giovanni Amato
Après la Nuit


1. The same soul
2. Free land
3. Promenade
4. Après la nuit
5. Between the sky and sea
6. Loose time
7. Press box
8. Oui, oui
9. Hermes' lyre
10. Due righe da Bologna

Rino Arbore - chitarra
Gianlivio Liberti - batteria
Francesco Cinquepalmi - contrabbasso
Giovanni Amato - tromba




via Trinchese 63
73100 LECCE
Tel. +39 0832.317292
Fax +39 0832 397133
email: info@dodicilune.it
web: www.dodicilune.it


Questo lavoro esibisce uno stile particolare, trasversale, come di rievocazione; non ha una direzione univoca: cosa ben comprensibile se si considera che attualmente sembra non esistere più una musica etichettabile in modo "puro" e che quindi la parola chiave è diventata compenetrazione di linguaggi. Ciò si verifica in modo evidente in un senso "geografico" ma, più sottilmente, accade che si tratti anche di una sensibilità "storica": in questo caso si guarda alla cultura del passato e non solo a quelle esterne alla propria.

Se si prende per buona questa brevissima lettura diventa più semplice inquadrare e leggere il disco dell'Artrio di Rino Arbore, alla chitarra, con la batteria di Gianlivio Liberti ed il basso di Francesco Cinquepalmi, accompagnati dalla tromba di Giovanni Amato. In effetti lo stile di "Après la Nuit" pare voler tagliare diagonalmente almeno venti anni di storia, dagli anni 50 ai 70, per articolare il proprio contenuto. Da ciò viene prima di tutto un'influenza, di tipo tecnico, da grandi esempi della chitarra acustica, John Scofield nel periodo pre-Davis, Bill Frisell e Joe Pass, solo per citarne i più in luce; ma anche, evidentissimo, un debito nell'approccio stilistico alle composizioni, verso il Cool Jazz più maturo (con una certa semplicità si penserebbe volentieri a Chet Baker, forse complice la tromba leggera di Amato). Non manca però una certa impalpabilità, dal gusto molto "night", tipica di artisti più contemporanei.

Un gusto, tuttavia, forse troppo impalpabile. Durante l'ascolto infatti si ha la costante sensazione di una carenza, di una debolezza di fondo che non si riesce a risolvere brano dopo brano, neppure nei momenti effettivamente più energici e lodevoli, come "Between the Sky and Sea" o "Hermes' Lyre", ed alquanto presente in "Loose Time". La musica sembra scivolare lenta, al di là delle intenzioni dei musicisti, il cui lavoro, nondimeno, è lodevole: molto interessanti, soprattutto, il fraseggio ritmico nei solo di Liberti e la presenza di Amato, che durante le sue comparse rende corpo all'opera e sicuramente dà prestigio.

Il risultato in ogni caso non pare giovarne. Arbore scrive in effetti delle belle melodie ed armonie molto intime, di cui uno dei migliori esempi è riscontrabile all'interno del brano che dà titolo al disco stesso, ma il valore di questi momenti sembra schiacciato da questa volontà generale di conferire morbidezza al sound, che si estende troppo oltre ed alla lunga risulta stucchevole, lasciando ogni sforzo sospeso.

Alla fine dell'ascolto, insomma, il disco pare essere così delicato da non lasciare il segno. Forse all'origine del lavoro sta un preciso desiderio di rimanere in sottofondo, di comporre una musica più elitaria, ma anche se così fosse tale desiderio non è reso evidente e quindi difficilmente comprensibile. Probabilmente il mood melanconico, trascinato, di "Après la Nuit", è più adatto come sfondo, per ascolti molto ponderati, notturni, riflessivi.

Nasce la curiosità di ascoltare questo insieme dal vivo per scoprire come verrebbe risolta un'impronta così scura del sound, probabilmente dovuta anche al contesto della registrazione, nella speranza che in concerto lo stile ne giovi, guadagnando forse respiro.
Achille Zoni per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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