Jazzitalia - Stefano Conforti Jazz Quartet : Around Morricone
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Stefano Conforti Jazz Quartet
Around Morricone


1. C'era una volta in America
2. Il clan dei Siciliani
3. Magic Walz
4. Amapola
5. Angel face
6. C'era una volta il West
7. Metti una sera a cena
8. Nuovo Cinema Paradiso
9. Giù la testa
10. Addio a Cheyenne
11. Il mio nome è nessuno

Stefano Conforti - sax alto e soprano, flauto, oboe
Marco Ferrara - piano
David Padella - contrabbasso
Roberto Bisello - batteria
Special guests:

Luca Pernici - trombone in 4
Paolo Sorci - chitarra elettrica in 2 e 11





S
arebbe interessante approfondire il rapporto che lega il jazz alla tradizione della musica europea colta, vedere come gli improvvisatori si siano confrontati, nella pratica, con quell'immenso patrimonio artistico. Si potrebbe ipotizzare, semplificando al massimo, che ci sono stati due modi di reinterpretare. Il primo è quello di utilizzare il materiale musicale d'origine e riproporlo in chiave jazzistica, "swingandolo". Così hanno operato, ad esempio il Modern Jazz Quartet o Bobby McFerrin, o per fare esempi meno nobili, Jaques Loussier con il suo Playbach, Altri, soprattutto negli ultimi anni hanno preferito entrare più direttamente nella scrittura degli autori scelti e di espanderne i significati poetici. Così ha fatto Uri Caine nel suo bellissimo disco dedicato a Mahler, che fa sentire quanto il grande compositore austriaco fosse legato, nel sangue, alla musica ebraica dell' Europa Centrale. A tutto questo ho pensato ascoltando questo disco del quartetto di Stefano Conforti dedicato ad Ennio Morricone, per definizione comune, un grande della tradizione musicale europea,. Ho ascoltato questo buon disco in parallelo con The Big Gundown, l'omaggio reso da John Zorn nel 1986 al maestro romano. Zorn operò appunto nella seconda direzione. Un esempio: il celebre tema de "L' uomo dell' armonica " veniva riletto da sonorità elettroniche laceranti, che ne accentuavano ancora di più il carattere di lungo incubo che già aveva nel film di origine "C'era una volta il west". Conforti ed i suoi musicisti si muovono invece senza esitazioni sul primo sentiero.

Swingano magistralmente sui temi di Morricone. Con perizia, gusto e grande rispetto (amore, direi) per il materiale che usano. Nitidezza melodica, pulizia sonora, senso dell' equilibrio sono i maggiori pregi del loro raffinato lavoro. Alla fine, però, si perde qualcosa. Quelle musiche raccontano, nella loro veste originale, storie forti., malinconie indicibili, epiche lontane. L'eleganza dell' approccio di questo bel quartetto toglie alla musica di Morricone gran parte questo suo fascino. Per fare esempi concreti, il tema conduttore di "Cera una volta il west", o quello di Cheyenne, tratto dallo stesso film, emergono in tutta la loro perfezione musicale ma perdono molta della loro immensa carica emotiva. Non raccontano, non evocano. Rimangono un esercizio perfettamente eseguito. A differenza di The Big Gundown che scavava dentro le emozioni di quelle musiche, pur apparentemente stravolgendole.

E' comunque questo un giudizio del tutto personale, che investe problemi molto complessi. "Around Morricone " è un buon lavoro. Quello che è in discussione è l' approccio. Ma questo è un tema che tocca le sensibilità personali.

Marco Buttafuoco per Jazzitalia
 







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Data pubblicazione: 19/07/2009

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