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foto di Massimiliano Cerreto Carla Marciano
4tet Recording Session & Words - 20 Dicembre 2004 Ancora carico dello stress del traffico cittadino, entro nella sala dove
Piero De Asmundis, che non so se sia più bravo come pianista o come ingegnere
del suono, già armeggia con la consolle. La prima cosa che faccio, dopo aver
salutato tutti, è chiedere a
Carla Marciano,
Alessandro La Corte e
Aldo Vigorito
di autografarmi la copia di "Trane's groove".
Non abbiamo modo di parlare molto, ci sono altri brani da incidere. Così, sfidando
le ire di Piero De Asmundis, mi nascondo nella sala della batteria e, cercando
di muovermi il più silenziosamente possibile, incomincio a scattare delle foto a
Gaetano Fasano, che (per fortuna) non si lascia distrarre dai flash della
mia vecchia
"Si tratta di strumenti apparentemente molto simili, ma profondamente diversi. Se è molto diffusa l'abitudine di alternare il suono del sax soprano a quello del sax tenore, cosa che amava fare lo stesso John Coltrane, io preferisco le tonalità del sopranino e del contralto".
M.C.: Hai già pensato al titolo del nuovo album?C.M.: Originariamente pensavo a "Trane's 2", ma mi sembra scontato (sorride). Forse, anche il titolo del mio primo album non è stato realmente compreso. Quando pensai a "Trane's groove", non pensavo alla parola groove nell'accezione ritmica, quanto al suo reale significato letterale: il solco. In altre parole, volevo rendere esplicita la mia intenzione di muovermi nel solco tracciato da John Coltrane. M.C.:
C'è o meno il pericolo che qualcuno ti possa
accusare di imitazione? M.C.:
In che direzione sta andando la tua musica? M.C.:
Come definiresti, allora, il tuo modo di
suonare? Il nostro discorso è continuato ancora per molto è ha riguardato principalmente
i brani. Le dichiarazioni di
Carla Marciano
a tal proposito sono, però, riportate nella sezione delle recensione. Tornati allo
studio, ascolto ancora qualche registrazione, ma – per motivi di lavoro - sono costretto
a lasciarli poco dopo. C'è stato, comunque, il tempo per una foto di gruppo. Tornando
a casa mi sentivo davvero bene. E pensare che quasi tutti i brani che ho avuto modo
di ascoltare erano in tonalità minore.
Blue deep blue Ciò che caratterizza maggiormente "A
Strange Day" è un'energia trascinante, che può apparire, a tratti, anche
eccessiva. Proprio come nello stile di
John Coltrane.
Certo, come ricorda il titolo, non si tratta di una giornata come le altre, E non accade spesso neppure che un disco di un'artista italiana sia edito direttamente dalla etichetta americana Black Saint. Ma torniamo ai brani. "Dance of mind nasce da un momento molto particolare della mia vita e la matrice ispirativa principale è una scala armonica d'origine persiana. E' un up tempo in 4/4 in cui viene dato grande spazio all'esposizione dei temi. L'arrangiamento l'ho realizzato in collaborazione con Alessandro La Corte". Da segnalare anche lo straordinario modo in cui Gaetano Fasano e Aldo Vigorito riescono a seguire il viaggio della loro leader. Ed è Alessandro La Corte, con un'iniziale citazione di "Cheek
to Cheek" (Irvin Berlin), ad aprire la splendida ballad intitolata
"Far Away". Ampio spazio
è dato anche al talento di
Aldo Vigorito,
che dà prova di grande sensibilità melodica.
Tra i brani più belli dell'album, c'è senza dubbio "From where?", composto dal pianista salernitano. Qui Carla Marciano adotta il sax sopranino creando un'atmosfera molto orientaleggiante, seppure l'ispirazione principale, come racconta lo stesso Alessandro La Corte, è rappresentata dalla musica di Wayne Shorter e Herbie Hancock: "La parte centrale del brano è quella più articolata dal punto di vista armonico ed è stata pensata in un secondo momento rispetto al tema iniziale, che nasce dallo studio di un groove". Non solo armonia, quindi, ma anche tanto ritmo. Lo testimoniano uno splendido momento di cui è protagonista Aldo Vigorito e l'esecuzione più percussiva che propriamente batteristica di Gaetano Fasano.
Qual è il brano più difficile di John Coltrane? Difficile rispondere con esattezza, ma sono note a molti le difficoltà armoniche (e non solo) di "Giant Steps". Il brano successivo, dal titolo volutamente simile di "Around Steps", prende spunto dal lavoro di Coltrane, soprattutto nelle armonie delle parti A. Una delle grandi differenze è che l'andamento è in ¾ e non in 4/4. Un ulteriore tuffo nel passato. E' la volta della bellissima "Pennies from Heaven", banco di prova dei migliori jazz vocalist di tutti i tempi. Molto interessante il lungo solo di sax alto, cui fa da contraltare la linearità del contrabbasso. Indubbiamente il brano più "americano" del disco. Da segnalare anche la capacità di Gaetano Fasano di suonare alla maniera dei grandi del passato. Ancora un'espressione di profonda e intensa spiritualità: "Spiritual Game". Un gioco in 7/4, in cui poli opposti, che non s'incontreranno mai, cercano comunque di unirsi. Probabilmente uno dei brani più rappresentativi dell'intero album (e anche dei più belli) per la sua alternanza tra luci e ombre, momenti di gioia e altri meno allegri, tutti parte di questa "giornata particolare". Semplicemente superbe le esecuzioni di tutti i musicisti. "Questo brano è, per me, un auspicio a non prendere mai nulla troppo sul serio, ne me né gli altri". Non meno bella, ma sicuramente più rassicurante è la favola in musica raccontata in "A try to remember". C'è un sapore vagamente retrò in questa composizione che la rende perfetta per diventare, un giorno, uno standard. E, infine, c'è "Russian Lullaby", in cui si avverte una citazione della melodia popolare di "Midnight in Moscow", da cui lo stesso Irvin Berlin probabilmente prese spunto. Facile immaginare che questo brano, eseguito dal vivo, possa essere uno dei più coinvolgenti per il pubblico. Ogni racconto ha un inizio e una fine. Se è facile capire il punto di
partenza da cui è incominciato il viaggio di
Carla Marciano,
più difficile comprendere quali saranno, in futuro, le direzioni stilistiche che
prenderà. Di certo c'è che questa giovane donna, dalla figura minuta e dalla straordinaria
sensibilità, si appresta ad essere sempre più riconosciuta come un talento di caratura
internazionale.
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