Jazzitalia - Recensioni - Christian Ferlaino: Bad Habits
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Christian Ferlaino
Bad Habits



AUT (2017)

1. Le cattive abitudini dello zampognaro – 06:13
2. All Work and No Play – 02:06
3. Cutting grace – 02:26
4. It Doesn't Take Much – 02:25
5. The Four Bass Hyerarchy – 01:55
6. The Thesaurus of Musical Invective – 02:33
7. Right? – 03:48
8. All's Well That Ends Well – 05:35
9. The Jaw Trick (for Nicola) – 03:52

Chistian Ferlaino - Sassofono contralto


Christian Ferlaino è un musicista nato in Calabria, ma di scuola bolognese, nel giro del collettivo Bassesfere per intenderci, con punti di riferimento in Fabrizio Puglisi ed Edoardo Marraffa. Artista curioso ed inquieto è stato leader di Comanda Barabba, gruppo di punta di un jazz avanzato, ma non caotico, come farebbe presupporre il nome, prima di impegnarsi nel progetto "New Dog", dove collabora con strumentisti olandesi, visto che nel frattempo si è trasferito ad Amsterdam.
"Bad Habits" è, invece, un disco inciso in completa solitudine in Scozia con il sax alto, senza l'utilizzo di sovraincisioni o di altri effetti elettronici. La musica che si ascolta nel cd è dura e ispida, nel suo complesso, ma racchiude cellule melodiche celate sotto una spessa coltre di suoni irregolari e vicini al rumore. Il sassofonista, per mezzo della respirazione circolare, mette in gioco lo spirito dei balli folkloristici della sua terra, mimetizzato dall'uso di un linguaggio mutuato dall'avanguardia europea. Così si ascoltano scale parziali e accidentate, battimenti, frizioni timbriche, sequenze di note doppie o multiple, sostenute da un soffio sottostante, accanto a momenti tendenti al pensoso, all'elegiaco, seguiti magari da veloci serie di impulsi ritmici danzanti. Ferlaino, in questa prova, dimostra di tenere in notevole considerazione il patrimonio culturale della sua regione, ma è influenzato allo stesso modo dalla lezione dei bandleader olandesi Misha MengElberg e Wilhelm Breuker. Anche i due capiscuola dei Paesi Bassi, infatti, hanno lavorato spesso su brani popolari o popolareggianti, esponendone i ritornelli, per poi allontanarsi e dirigersi su atmosfere libere, agitate, sconfinanti volentieri nell'atonale.

La tradizione jazzistica vera e propria, cioè, non abita propriamente da queste parti. Non ci sono problemi per questa ragione.

Fra le nove takes si raccomanda, in particolare, "Le cattive abitudini dello zampognaro", già la denominazione è tutto un programma, per il suo collegamento con le radici calabresi, nell'interattività di un tema etnico e con l'idioma jazzistico contemporaneo, nella pronuncia e nello svolgimento.

L'altoista, a conti fatti, dimostra di saper affrontare con idee e autorevolezza il dialogo con il suo strumento e con sé stesso, rivelando capacità nell' organizzare una narrazione diseguale ed equilibrata, allo stesso tempo, dove il senso della forma prende il sopravvento su un' improvvisazione volutamente sfilacciata, abrasiva in certi punti, mai cortocircuitante. Nulla è lasciato al caso, insomma, in questo album. Tutto è perfettamente sotto il controllo del solitario e valoroso protagonista della registrazione.

Gianni Montano per Jazzitalia













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Data pubblicazione: 09/07/2017

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