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Count Basie
America's #1 Band: The Columbia Years

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2003 CD Sony - 87110

Disc I
Jones-Smith, Inc.
1. Shoe Shine Boy
2. Evenin'
3. Boogie Woogie (I May Be Wrong)
4. Oh, Lady Be Good
Basie's Bad Boys
5. I Ain't Got Nobody
6. Goin' To Chicago
7. Live And Love Tonight
8. Love Me Or Leave Me
Count Basie Kansas City Seven
9. Dickie's Dream
10. Lester Leaps In
Count Basie & His All-American Rhythm Section
11. How Long Blues
12. Royal Garden Blues
13. Bugle Blues
14. Sugar Blues
15. Farewell Blues
16. Cafe Society Blues
17. Way Back Blues
18. St. Louis Blues
Count Basie Octet
19. Neal's Deal
20. Bluebeard Blues
21. The Golden Bullet
22. You're My Baby, You

Disc II
The Small Group Recordings (Continued)
(Selections 1-8)
Count Basie Octet:
1. Song Of The Islands
2. These Foolish Things Remind Me Of You
3. I'm Confessin'
4. One O'clock Jump
5. I Ain't Got Nobody
6. Little White Lies
7. I'll Remember April
8. Tootie
Selections 9 To 23 On Disc II (And All Of Disc III)
Are Full-Band Selections By Count Basie And His Orchestra
9. Rock-A-Bye Basie
10. One Hour
11. Taxi War Dance
12. Twelfth Street Rag
13. Miss Thing, Part 1
14. Miss Thing, Part 2
15. Nobody Knows (Take 1)
16. Pound Cake
17. Song Of The Islands
18. Clap Hands, Here Comes Charlie
19. Tickle Toe
20. Louisiana
21. Easy Does It
22. Somebody Stole My Gal
23. I Want A Little Girl
 

Disc III
1. Five O'clock Whistle
2. Broadway
3. It's The Same Old South
4. Jump The Blues Away
5. The Jitters
6. 9:20 Special
7. Goin' To Chicago Blues
8. Harvard Blues
9. One O'clock Jump
10. It's Sand, Man
11. Ain't It The Truth
12. Taps Miller
13. Avenue C
14. Blue Skies
15. Queer Streeet
16. Lazy Lady Blues
17. Rambo
18. The King
19. Hob Nail Boogie
20. Mutton Leg
21. Stay On It
22. Little Pony

Disc IV
At The Famous Door:
1. One O'clock Jump
2. Swingin' The Blues
3. Rock-A-Bye Basie
4. Don't Worry ‘Bout Me
5. Time Out
6. Boogie Woogie Blues
7. Roseland Shuffle
8. White Sails
9. Clap Hands, Here Comes Charlie
10. One O'clock Jump
At The Savoy Ballroom
11. They Can't Take That Away From Me
12. Swing, Brother, Swing
At The Meadowbrook Lounge
13. I Can't Get Started
At The Panther Room
14. Moten Swing
15. Ebony Rhapsody
16. Darn That Dream
17. Take It, Pres
18. Baby, Don't Tell On Me
19. I Got Rhythm
At Cafe Society Uptown
20. 9:20 Special
21. Elmer's Tune
22. Jumpin' At The Woodside
 


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"A Kansas City sembrava di essere a New Orleans. Era una città dove contava sopratutto il blues e questo era veramente ciò che mi interessava. Se mi sono innamorato di Kansas City è stato solo perché vi ho ritrovato il vero blues. Era semplicemente meraviglioso e non so neanche bene come è cominciato: improvvisamente molti ragazzi della regione si sono messi a fare quella loro fantastica musica…" (Count Basie)

Il periodo che Basie trascorse alla Columbia è stato spesso oggetto di mistificazioni e scritture apocrife, soprattutto per la frammentarietà delle informazioni storiche che riguardarono i primi passi della sua formidabile carriera. Lo storico produttore Orrin Keepnews (già artefice della maggior parte degli splendidi box di casa Fantasy), ha avuto finalmente la possibilità di ridare un senso più definito a quel momento cruciale, con l'aiuto della tecnologia che per la prima volta si è applicata sulle registrazioni che apparvero su etichetta Vocalion, Okeh e Columbia tra il 1936 e il 1951, con un criterio che non riguarda solo la pur importante successione cronologica, ma soprattutto il cosiddetto "body of work", coerentemente inteso riguardo a organici e repertorio.

Agli inizi degli anni
'30 l'America si era appena lasciata alle spalle un periodo drammatico soprattutto dal punto di vista economico: anche il jazz ovviamente ne risentì e Basie, che in quel momento faceva il pianista in una quotata orchestra da ballo guidata dal contrabbassista Walter Page, ricevette un altra proposta da Bennie Moten per tornare a Kansas City insieme al cantante Jimmy Rushing e al suo primo leader, nella formazione più in voga del momento. Nel Missouri Count aveva trovato il primo ingaggio della sua vita, tornare da quelle parti non poteva quindi che fargli piacere. Con Moten si fece le ossa per cinque anni, e alla sua morte (avvenuta nel 1935), era ormai pronto per spiccare il balzo da solo.

Dopo aver lavorato come solista in qualche cabaret, Basie all'inizio del nuovo anno trovò un ingaggio al "Reno", un locale abbastanza malfamato sulla 12esima strada, nel cuore del ghetto negro. La leggenda parte da qui: fonda un piccolo gruppo intorno alla figura del trombettista "Hot Lips" Page, ma insieme a loro due ci sono anche Lester Young e la tromba spiritata di Carl "Tatty" Smith, tutti accomunati in una estetica che fa dello swing il suo inebriante denominatore. Da quel locale spesso venivano effettuate delle trasmissioni radiofoniche: una sera è sintonizzato anche John Hammond, un uomo ricco e innamorato della musica al punto da consacrare la sua vita alla scoperta di nuovi talenti. Folgorato da quello che sente, il produttore arriva a Kansas City con un contratto da fare firmare con l'approvazione di "un certo" Benny Goodman. Nel frattempo alla chitarra arriva Freddie Green e alla batteria "Papa" Jo Jones: con quel formidabile supporto ritmico la Basie Orchestra ben presto non avrebbe avuto rivali. A quell'epoca c'era già la concorrenza di altri formidabili leader come Duke Ellington, Louis Armstrong, Artie Shaw e Chick Webb: fu così che nei primi giri a Chicago e New York, voluti fortemente da Hammond, l'accoglienza non fu quella sperata anche perché sul mercato discografico non c'era niente che documentasse i fermenti nati a Kansas City.

Il 9 ottobre del
1936 Basie e suoi incidono per la Vocalion quattro fra i loro brani preferiti, "Shoe Shine Swing", "Evening", "Boogie Woogie" e "Oh, Lady Be Good!": Young è già un magnifico musicista nel linguaggio declinato che è il cosiddetto stile "jump" che deriva dai riff del blues; gli arrangiamenti scritti sono pochi anche perché non tutti tra i suoi solisti sanno leggere la musica, meglio mandare a memoria dei semplici passaggi che una volta eseguiti, liberavano una tale carica da rimanere ben impressi nella mente di chiunque li stesse ascoltando. Nel primo e parte del secondo cd (un totale di 30 brani appannaggio quindi degli organici ristretti), anche un raro estratto delle sedute riguardanti i Basie "Bad Boys" del 1939 (apparse però solo nel 1951), che mostrano l'abilità del leader nel suonare l'organo, oltre a una serie di preziosi soli infilati da Lester Young il quale continua a splendere nei "Kansas City Seven" di qualche mese dopo, con quella "Lester Leaps In" che diventerà il suo marchio di fabbrica.

Del
1942 è invece la session con gli "All American Rhythm Section" che aggiungeva il perentorio sax di Don Byas alla straordinaria abilità del Conte nel citare il piano stride o il boogie-woogie ai suoi aforismi pianistici. In chiusura un altro paio di sedute con formazione allargata ad ottetto: la prima è del 1950, con un'altra formazione stellare che comprendeva anche Buddy De Franco, Buddy Rich, Charlie Rouse, Serge Chaloff e Clark Terry, mentre nella seconda (1957), ci sono anche Wardell Gray e Gus Johnson. Un'autentica lezione di cosa volesse significare lo swing in 4/4, un sinonimo della musica di Basie, qui sigillato in maniera pressoché definitiva.

Dalla metà del secondo cd fino a tutto il terzo (per 32 brani complessivi), c'è invece un compendio delle sue leggendarie orchestre fino al
1951, caratterizzate dallo stesso sound incalzante che si poggiava su una spinta ritmica che non aveva eguali, grazie anche a una galleria di solisti senza eguali.

Fra tanto oro è veramente difficile scegliere, anche se "
9:20 Special" (con la partecipazione straordinaria di Coleman Hawkins), "One O'Clock Jump", "Tickle Toe" e "Louisiana" sono divenuti negli anni degli autentici testi sacri: Basie coordina i suoi con interventi di pregevole fattura: mentre la mano destra disegna frasi melodiche essenziali, la sinistra forma le melodie con pochi lucidissimi tocchi. Tra i suoi compagni spicca la sinuosa tromba di Buck Clayton e ritorna la voce di Jimmy Rushing ("Goin' To Chicago Blues"), alfiere di quel modulo shouter che avrebbe rivitalizzato anche le sorti del blues tradizionale.

Le chicche più gustose rimangono invece sul quarto disco con 22 brani (19 totalmente inediti), tratti da una serie di registrazioni radiofoniche di cui si è spesso favoleggiato e che finalmente hanno un suono che definire stupefacente, viste le condizioni di ripresa originali, sarebbe riduttivo. Dal Savoy, anno
1937, con un apparizione anche di Billie Holiday (il cui genio e sregolatezza per qualche mese caratterizzò anche la Count Basie Orchestra, fino al licenziamento avvenuto comunque a malincuore) e splendidi duelli tra Young ed Herschel Evans, al "Famous Door" di New York (1939) e l'ingaggio del 1941 al Cafè Society Uptown con Harry Edison alla tromba, Basie lustra ancora i suoi gioielli e tra queste performance la nostra preferenza va a "Darn That Dream" illuminata dal tono dolcemente confidenziale di Helen Humes, colei che aveva sostituito proprio la Holiday nell'Orchestra.

Oltre a questa musica straordinaria c'è un libretto di ben 92 pagine con foto mai viste e un saggio di Loren Schoenberg che documenta lo sviluppo della band attraverso le epoche dello swing e del bop. Della fantastica rimasterizzazione a 24 bit abbiamo detto, aggiungiamo che il box viene venduto anche a medio prezzo con una reperibilità che non dovrebbe essere difficile. Opera monumentale da consigliare a tutti.
Vittorio Pio per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 05/01/2008

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