Jazzitalia - Recensioni - Roberto Bonati: Bianco il vestito nel buio
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Serata all'insegna del groove per la rassegna Special Guest. Di scena il Soul Train R-Evolution di Michele Papadia con Fabrizio Bosso & Serena Brancale.

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Cammariere, Paoli e Rea, Chano Dominguez e il progetto Hudson di Jack Dejohnette &, John Scofield per la 29ma edizione di Notti di Stelle, il festival jazz della Camerata Musicale Barese.

Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Serena Brancale, Javier Girotto e Martin Bruhn per la II edizione del Festival Special Guest nato dalla collaborazione tra il Teatro Eliseo e il Saint Louis College of Music.

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Storica decisione della ECM: la prestigiosa etichetta di Jazz e Musica Contemporanea rende l'intero catalogo disponibile in streaming sulle piattaforme digitali più diffuse.

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Roberto Bonati
Bianco il vestito nel buio



Parma Jazz Frontiere (2013)

1. Tacea la notte placida
2. Miserere II
3. End Of March
4. Settembre
5. Bianco il vestito nel buio
6. Early Morning
7. Lacrymosa

Alberto Tacchini - pianoforte
Roberto Bonati - basso acustico
Roberto Dani - batteria, percussioni


"Giudizi Finali 1960/1968" raccoglie i liberi e piccanti pensieri dello scrittore catalano Joan Fuster, che, tra le altre, scrisse: "il jazz con i suoi derivati e surrogati ha finito per renderci tutti un po' mulatti". Con Roberto Bonati anche Giuseppe Verdi assume la pigmentazione del creolo e, viceversa, il jazz indossa il frac e lo sparato bianco. Così i giochi in chiaroscuro, tra notazione e improvvisazione oculata, rileggono la celebre aria de "Il Trovatore" "Tacea la notte placida", imbrunita dal gioco di piatti di Roberto Dani e dalle note opportunamente calibrate da Alberto Tacchini, che rendono più lirico il discorso. L'apertura e la chiusura pagano il tributo a Giuseppe Verdi: "Lacrymosa", e già la variante "anglofona" della vocale apre la porta di un Requiem che viene avvolto da un jazz che guarda al Nord Europa, carico di tensioni e di precisi silenzi che allungano le note e le sospendono su delle variazioni armoniche particolarmente suggestive lasciate nelle mani di Tacchini.

Dissipiamo ogni dubbio: le composizioni sono tutte di Bonati (ovviamente ad eccezione delle sopra menzionate), che ha il dono di tenere saldi i disegni geometrici vermigli di Dani con le linee melodicamente scultoree, anche complesse, di Tacchini. E spetta al bassista parmense sottolineare le sfumature, come nelle ordinate e calorose variazioni contemporanee di "Early Morning", dove convince per il sano gusto della scoperta e una certa avanguardia lirica e la naturalezza di espressione nella costruzione del discorso improvvisativo. Dall'archetto di Bonati ne scaturisce una sonorità affascinante, che privilegia gli armonici gravi, conferendo al basso un ruolo in cui timbro e melodia superano di gran lunga le funzioni ritmiche e armoniche, come nella main-title e nelle note smorzate e nelle impennate di "End Of March".

Bonati e sodali spiegano, con belle parole, quanto gli emisferi della musica siano sfacciatamente vicini, a dispetto di quanti pensano l'esatto contrario.

Alceste Ayroldi per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 07/09/2013

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