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Hukapan - HUK012
www.hukapan.it
www.bibaband.it
Biba Band
Live


1. Victims of the Groove (Joe Zawinul)
2. Rockin' in Rhythm (Ellington-Mills-Carney)
3. Afro Part (Biba jam)
4. Jungle Part (Biba jam)
5. (Reprise) Rockin' in Rhythm
6. Confians (Mino Cinelu)
7. Three Views Of A Secret (Jaco Pastorius)
8. No Mercy for Me (Mercy, Mercy, Mercy) (Oliver/Zawinul)
9. Guitar Intro (R. Cecchetto)
10. Black Water (Veasley/Zawinul)
11. Volcano for Hire (Joe Zawinul)
12. Can it be Done (W. Tee)
13. Man in A Green Shirt (Joe Zawinul)
14. Saduva (Miriam Makeba)
15. Fanny Mae (Brown/Lewis/Robinson)

Antonello Aguzzi - tastiere
Barbara Boffelli - voce
Stefano Bollani - piano
Alberto Borsari - armonica
Roberto Cecchetto - chitarra
Daniele Comoglio - alto sax
Massimo Dedo - trombone
Stefano De Maco - voce
Elio - voce, flauto
Marco Fadda - percussioni
Faso - basso
Paola Folli - voce
Maxx Furian - batteria
Massimo Greco - tromba
Christian Meyer - batteria
Pacho - percussioni
Picosta - bassi, chitarra
Francesca Touré - voce
Bebo Ferra - chitarra


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La musica dei "Uedèr", come recitano le note di copertina, maniacalmente imparata a memoria e suonata per puro divertimento da alcuni musicisti come Picosta, Faso, Maxx Furian e il compianto eccellente Alex Baroni durante una vacanza all'Elba. Da lì in poi, dieci anni di concerti e coinvolgimento di praticamente tutti i migliori musicisti italiani provenienti dalle più disparate esperienze e scelte artistiche ma con nell'anima sempre quel filo conduttore di una musica che ha creato negli anni '70 e '80 una rottura micidiale tra il "classico" e l'"avanguardia", spazzando in un colpo solo ogni altro tentativo di "innovazione". Probabilmente non si sapeva da che parte andare e cosa proporre finchè i Weather Report non hanno fatto quello che nessuno più riusciva a fare: essere se stessi, cavalcare la propria scelta artistica e culturale liberandosi da tabù e traducendo in musica tutte le influenze che in quel periodo chiunque aveva, influenze "bastarde" provenienti dal jazz, dal rock, dal funk, dall'etno da tutto ciò che oramai si ascoltava e vedeva ma non per questo rinnegabili o da tarpare in luogo di scelte artistiche più scontate.

Così tutti i musicisti della Biba Band ripercorrono quel sentimento liberi dal "quotidiano": chi da esperienze pop, chi jazz, chi rock, tutti, grazie alla Biba Band, rientrano dai ranghi per sfoderare energia pura, ritagliarsi una parte nell'uragano sonoro fatto da percussioni, batterie, bassi, chitarre, fiati, cori...e non importa se si è in tanti, importa solo avere quel mood interiore che è lo spirito della musica e tutto verrà "facile". Si può quindi ascoltare un effetto octaver del basso ottenuto con...due bassi da Picosta e Faso, così come molte poliritmie sono dovute alla presenza di due batterie imponenti come quella di Maxx Furian e Christian Meyer. In mezzo c'è spazio per effetti e percussioni impeccabilmente suonate da Pacho e Marco Fadda. L'eccellente armonica di Alberto Borsari che fa da contrappunto alle melodie e si lancia in vorticosi soli così come in sublime esposizione dei temi. Da sfondo ci sono i "tappeti" delle tastiere di Antonello Aguzzi che ripartisce i "tasti" con un frenetico piano di Stefano Bollani che quando c'è, sa sempre farsi sentire, e notare.

Un groove, non può essere tale se non si utilizzano fiati e chitarre. Massimo Greco alla tromba, Daniele Comoglio al sax alto e Massimo Dedò al trombone staccano sempre in modo puntuale e preciso. La chitarra di Roberto Cecchetto funkeggia, tira i soli, graffia il suono, duetta e dialoga con la chitarra di Bebo Ferra. Infine, un coro costituito da voci bianche e nere, maschili e femminili...Paola Folli, Barbara Boffelli, Francesca Tourè, Stefano De Maco e...Elio, insieme per, è proprio il caso di dirlo, dare voce ad una musica che arriva in tutti coloro che hanno condiviso gli stessi miti artistici. Nel complesso vi è un interplay di alto livello con una notevole distinzione dei suoni che sembrano orchestrati a dovere, stacchi, controlli dinamici, cambi di tempo e se si pensa che è un live viene da chiedersi: "ma quando avete provato?". Probabilmente mai e magari è proprio questa la chiave di un gruppo così. Nessuno spettro sul palco, nessuna emulazione di Zawinul o Shorter o Acuna o Jaco o Badrena ma profondo rispetto verso dei giganti che hanno avuto il coraggio di cambiare e di essere liberi, di trasmettere felicità come quella che si percepisce dalle fotografie riprese durante il concerto.

Album quindi da consigliare a tutti coloro che hanno amato quei suoni e che non li considerano deja vu ma a cui piuttosto alletta l'idea di lasciarsi andare ai ritmi e alle musiche della Biba "Uedèr" Band.
Marco Losavio per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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