La musica dei "Uedèr", come recitano le note di copertina, maniacalmente
imparata a memoria e suonata per puro divertimento da alcuni musicisti come Picosta,
Faso, Maxx Furian e il compianto eccellente Alex Baroni durante
una vacanza all'Elba. Da lì in poi, dieci anni di concerti e coinvolgimento di praticamente
tutti i migliori musicisti italiani provenienti dalle più disparate esperienze e
scelte artistiche ma con nell'anima sempre quel filo conduttore di una musica che
ha creato negli anni '70 e
'80 una rottura micidiale tra il "classico"
e l'"avanguardia", spazzando in un colpo solo ogni altro tentativo di "innovazione".
Probabilmente non si sapeva da che parte andare e cosa proporre finchè i Weather
Report non hanno fatto quello che nessuno più riusciva a fare: essere se stessi,
cavalcare la propria scelta artistica e culturale liberandosi da tabù e traducendo
in musica tutte le influenze che in quel periodo chiunque aveva, influenze "bastarde"
provenienti dal jazz, dal rock, dal funk, dall'etno da tutto ciò che oramai si ascoltava
e vedeva ma non per questo rinnegabili o da tarpare in luogo di scelte artistiche
più scontate.
Così tutti i musicisti della Biba Band ripercorrono quel sentimento
liberi dal "quotidiano": chi da esperienze pop, chi jazz, chi rock, tutti, grazie
alla Biba Band, rientrano dai ranghi per sfoderare energia pura, ritagliarsi
una parte nell'uragano sonoro fatto da percussioni, batterie, bassi, chitarre, fiati,
cori...e non importa se si è in tanti, importa solo avere quel mood interiore che
è lo spirito della musica e tutto verrà "facile". Si può quindi ascoltare un effetto
octaver del basso ottenuto con...due bassi da Picosta e Faso, così
come molte poliritmie sono dovute alla presenza di due batterie imponenti come quella
di Maxx Furian e Christian Meyer. In mezzo c'è spazio per effetti
e percussioni impeccabilmente suonate da Pacho e Marco Fadda. L'eccellente
armonica di Alberto Borsari che fa da contrappunto alle melodie e si lancia
in vorticosi soli così come in sublime esposizione dei temi. Da sfondo ci sono i
"tappeti" delle tastiere di Antonello Aguzzi che ripartisce i "tasti" con
un frenetico piano di
Stefano
Bollani che quando c'è, sa sempre farsi sentire, e notare.
Un groove, non può essere tale se non si utilizzano fiati e chitarre.
Massimo Greco
alla tromba, Daniele Comoglio al sax alto e Massimo Dedò al trombone
staccano sempre in modo puntuale e preciso. La chitarra di Roberto Cecchetto
funkeggia, tira i soli, graffia il suono, duetta e dialoga con la chitarra di
Bebo Ferra.
Infine, un coro costituito da voci bianche e nere, maschili e femminili...Paola
Folli, Barbara Boffelli, Francesca Tourè, Stefano De Maco
e...Elio, insieme per, è proprio il caso di dirlo, dare voce ad una musica
che arriva in tutti coloro che hanno condiviso gli stessi miti artistici. Nel complesso
vi è un interplay di alto livello con una notevole distinzione dei suoni che sembrano
orchestrati a dovere, stacchi, controlli dinamici, cambi di tempo e se si pensa
che è un live viene da chiedersi: "ma quando avete provato?". Probabilmente
mai e magari è proprio questa la chiave di un gruppo così. Nessuno spettro sul palco,
nessuna emulazione di Zawinul o Shorter o Acuna o Jaco o Badrena ma profondo rispetto
verso dei giganti che hanno avuto il coraggio di cambiare e di essere liberi, di
trasmettere felicità come quella che si percepisce dalle fotografie riprese durante
il concerto.
Album quindi da consigliare a tutti coloro che hanno amato quei suoni
e che non li considerano deja vu ma a cui piuttosto alletta l'idea di lasciarsi
andare ai ritmi e alle musiche della Biba "Uedèr" Band.
Marco Losavio per Jazzitalia