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Blue Note Records
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Miles Davis
Birdland 1951
1. Move
2. Half Nelson
3. Down
4. Out of the Blue
5. Half Nelson
6. Tempus Fugit
7. Move
8. Move
9. Squirrel, The
10. Lady Bird
Miles Davis - trumpet
Art Blakey - drums
J.j. Johnson - trombone
Charles Mingus
- piano
Charles Mingus
- piano
Tommy Potter - bass
Billy Taylor, Big Nick Nicholas - tenor saxophone
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A soli venticinque anni, nel 1951,
Davis già vanta ben due sestetti. Formazioni che sono l'essenza della prima
ondata di quella particolare espressione del jazz chiamata bebop, nome onomatopeico
che indica il tipico pulsare di quel ritmo. Il locale è il Birdland, in onore
del nervoso ed ansioso sassofonista Charlie Parker.
Il recupero su cd, qualche
anno fa, di queste tre sessions ci riporta per davvero alle atmosfere fumose ma
vitali di tanti locali come quello in questione che con le loro sedie e i loro palchi
sono il jazz. Miles ha scritto in lungo e in largo sperimentando e creando sempre
qualcosa di nuovo: in quell'anno a distanza di qualche mese – febbraio, giugno,
settembre - e sempre nello stesso locale sfilano musicisti che con o senza Miles
sono altrettanti modelli che fino ad oggi (e anche per le generazioni...future)
continuano ad influenzare questa musica e oltre ancora. Nomi come Mingus,
Blakey e Rollins non possono lasciare indifferenti gli autentici jazz-addicted
ma neanche gli appassionati dell'ultima ora: siamo davanti a delle leggende o più
semplicemente a dei sicuri punti di riferimento sia per chi suona sia per chi vuole
davvero saper ascoltare questa musica complessa ma accattivante.
Concerti registrati in modo non ufficiale – attraverso numerosi e famigerati
bootlegs che hanno fatto la gioia di tutti gli appassionati del vinile – per un
certo numero di anni durante la loro messa in onda radiofonica nei mesi di giugno
e settembre. L'esibizione di febbraio, invece, è diventata disponibile solo con
questo cd del 2004. Ma il suono è quello che
è e la fedeltà è veramente "primitiva" e sembra uscire da una radio mono, vecchia
e scadente. Ma se accettiamo questi limiti della fonte sonora, il disco è accettabile,
eccome! Ogni sforzo è stato fatto da chi ha "restaurato" il suono per renderlo al
meglio possibile. E Davis gioca già sugli intervalli e le pause con fare
da gatto sornione che attende di graffiare.
Avete tra le mani musica che è storia...
Paolo Scivoletto per Jazzitalia
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