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Variazioni sul tema dell'emozione Ogni volta che si ascolta "Blue and green", l'ultimo disco del pianista napoletano Fausto Ferraiuolo, verrebbe voglia premere il tasto "repeat all", e riascoltare tutto dall'inizio alla fine. Sarà per la sua rara abilità nel catturare l'attenzione dell'ascoltatore. Oppure perchè usa un linguaggio che non è soltanto quello del jazz, ma appartiene al mondo delle emozioni. Fausto Ferraiuolo, del resto, ha dichiarato più volte di non sentirsi esclusivamente un jazzista, ma di amare raccontare il suo mondo e ciò che lo circonda attraverso la musica. Se la forma delle sue composizioni (in "Blue and green", sono tutte originali, ad eccezione degli ultimi due brani) è, infatti, quella jazzistica, il senso della sua musica va ben oltre. Come molti sanno, una delle esperienze più intense (e ancora attuale) della carriera artistica del musicista partenopeo, è quella di compositore di colonne sonore per il cinema e per il teatro. Ciò permette di comprendere una delle qualità più grandi di "Blue and green": la capacità di evocare immagini. (Il disco) "Blue and green è un disco che significa molto per me. Anche se mi sono trasferito da molto tempo a Genova, ho voluto continuare a mantenere i legami con la mia città, Napoli. E, soprattutto, ho voluto che non si sciogliesse il trio che avevo fondato nel 1989, quello con Aldo Vigorito al basso e Ivo Parlati alla batteria. Questo disco è, quindi, un atto d'amore nei confronti di ciò che farà sempre parte di me, ovunque andrò". (Sound of night) "Chi, come me, vive nel centro storico di Genova lo sa. E' impossibile comporre musica di giorno. C'è troppo rumore. Quasi tutte le composizioni di "Blue and green" sono state pensate di notte. Da qui, il titolo del primo brano". Già dalle prime note di "Sound of night" emerge lo stile pianistico e compositivo di Fausto Ferraiuolo: un profondo legame con la tradizione classica, una grandissima melodicità e la volontà di dare molto spazio ai musicisti che suonano con lui. Lo testimonia, ad esempio, il solo di contrabbasso di Aldo Vigorito e il ruolo quasi contrappuntistico che assume la batteria di Ivo Parlati. (Emma) "Questo brano è dedicato a mia madre. Ho voluto ricreare un'atmosfera affine a quella del live, in cui la struttura del brano fosse creata e pensata sulla base dell'emozione che nasce dal suonare insieme". Particolarmente interessante la parte finale del brano, ove la batteria prende il sopravvento sugli altri strumenti, pur mantenendosi all'interno di un discorso melodico di grande intensità (From f to g) "E' una storia d'amore che si articola in tre momenti diversi, seppure riconducibili ad unità. Qui, come anche in "A pria", mi sono avvalso della collaborazione del violoncellista Giovanni Ricciardi". La presenza di un violoncellista fa comprendere, già da sola, l'impronta classicheggiante del brano. Però, l'armonizzazione modale di cui fa spesso uso Fausto Ferraiuolo, rimanda anche a delle atmosfere alla Miles Davis. E ciò lo si avverte, soprattutto, nella seconda parte. (In a good mood) "Ovvero, di buon umore. Volevo un brano allegro, quasi a stemperare l'intensità emotiva dei brani precedenti. Ho scelto, allora, di suonare un latin jazz. Tutto qui". Inevitabile il paragone ad alcune composizioni di Michel Camilo, ma l'originalità rimane tutta. Da ascoltare, il solo di contrabbasso di Aldo Vigorito e il finale, in cui Ivo Parlati da una bella prova della sua creatività. (Hands in the sand) "Il titolo di questo brano non l'ho scelto io, ma una persona a me molto cara. In questo caso, non vorrei aggiungere altro!". Si tratta di una ballad con un intro minimalista ed essenziale. Chi conosce la musica di Fausto Ferraiuolo, non potrà non trovare dei richiami, più o meno impliciti, ad un suo precedente lavoro discografico (Guajon), che era interamente dedicato alla canzone classica napoletana. (Blue and green) "Si tratta della composizione che da il titolo all'album ed esprime il mio modo di vedere la musica. Il blue e il verde come momenti di una sola realtà, come la melodia e il contrappunto, il modale e il tonale, la notte e il giorno". Un hard bop molto interessante, anche per chi non ama il genere grazie ad una notevole cura dell'aspetto melodico. Presenti anche delle piacevoli aperture al free jazz. (A pria) "Il titolo prende spunto dal dialetto ligure: significa la pietra. Ho dedicato questo brano alla città dove vivevo prima, che era Pietra Ligure, e l'avevo pensato, originariamente, per uno spettacolo teatrale". Tra i brani in cui emerge maggiormente la forza immaginifica della musica di Fausto Ferraiuolo. (Interlude Norvegian Wood e I love you Porgy) "La musica dei Beatles e quella di Gershwin sono stati due grandi punti di riferimenti. Riarrangiare a modo mio le loro composizioni è stata una sfida. Anzi, una grande avventura!". Se l'interpretazione di "I love you Porgy" può essere riconducibile ai canoni di un jazz tradizionale (seppure il contrabbasso assuma un ruolo insolitamente primario), l'arrangiamento di "Interlude norvegian wood" appare fedele solo all'unicità dello stile di Fausto Ferraiuolo. Infine, rimane soltanto una cosa da aggiungere: nessuna parola potrà restituirvi il senso di "Blue and green", bisogna semplicemente ascoltarlo (preferibilmente ad occhi chiusi).
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