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Trevor Watts &
The Celebration Band

1. 8 in 7
2. Alone With You
3. Tar (Ta)
4. Spring Sunrise
5. In The Street
6. Out of the Street

Trevor Watts:
alto & sop sax, djarabouka, moroccan table, cabassa piano, keybds
Rob Leake:
tenor & soprano sax
Amy Metcalf:
tenor sax
Marcus Cummins:
alto and soprano sax
Geoff Sapsford:
guitar
Jamie Harris:
djembe
, djarabouka, indonesian drum
Roger Carey:
bass guitar
Giampaolo Scatozza:
drums

 

E' un piacere sentire lo storico compositore, arrangiatore, multisassofonista inglese TREVOR WATTS insieme alla CELEBRATION BAND, ensemble di giovani musicisti con tre sassofoni, chitarra, basso, batterie e percussioni. E' un piacere perche WATTS produce una musica mentalmente (e materialmente) indipendente e vi travasa le sue molteplici esperienze, dalla scena del free brittanico all'intenso incontro con le musiche africane Registrato in studio ad Hastings, l'album ha il calore dell'esibizione live, sei lunghi pezzi (con l'eccezione di "In The Street") dove primeggia il lavoro di squadra delle due macrosezioni (ance e ritmica) e si fanno notare, oltre al sempreverde leader, Rob Leake al sax tenore, Roger Carey al basso e Giampaolo Scatozza alla batteria. La conclusiva "Out Of The Street" esprime tutta la carica libertaria di questa musica gioiosa, ritmica e collettiva che figurerebbe benissimo in un film di Ken Loach.
Luigi Onori - Il Manifesto -
2 novembre 2002


In Italia il nome di TREVOR WATTS è ancora fortemente associato alla stagione del jazz britannico degli anni sessanta/settanta, alla musica dello SPONTANEOUS MUSIC ENSEMBLE e degli AMALGAM. Il primo lo vedeva lavorare con JOHN STEVENS sulla libera improvvisazione mentre il secondo (con BARRY GUY, PAUL RUTHERFORD, ancora JOHN STEVENS, KEITH TIPPETT, COLIN McKENZIE e altri) legava elementi di jazz (dal bop al free) con il folk, il blues e il rock.
Watts e stato il leader degli AMALGAM nei suoi 13 anni di vetta ma nel frattempo guidava altri organici e collaborava con l'Open Circe di STAN TRACEY, col gruppo di LOUIS MOHOLO e con la LONDON JAZZ COMPOSERS ORCHESTRA.
Anche se c'è ovviamente continuità con quelle esperienze artistiche, l'ensemble di questo disco si lega maggiormente alla sintesti operata da Watts a partire dal
1982. Ci riferiamo al MOIRE MUSIC, formazione dall'organico mutevole ma fedele ad alcuni concetti di fondo: forte spinta poliritmica di stampo africano, temi esuberanti e assoli di grande valenza melodica. L'esperienza del Moire e ancora significativa per il sassofonista in quanto ripropone la lunga partnership col chitarrista Colin McKenzie ma il nuovo ensemble, THE CELEBRATION BAND, e ora al centro dei suoi nuovi concetti espressivi.
La formazione s'è costituita nel
2000 e questo e il suo primo disco, registrato ad Hastings nell'aprile dell'anno successivo.
Si tratta di un ottetto, comprendente una sezione sax (lo stesso leader e MARCUS CUMMINS al sax contralto e soprano, ROB LEAKE al tenore e soprano, AMY METCALF al tenore), e una ritmica con chitarra, basso e una doppia presenza percussiva composta da GIAMPAOLO SCATOZZA alla batterie e JAMIE HARRIS alle percussioni etniche.
La differenza principale tra il Moire e la Celebration Band sta nel piu accentuato ruolo che assumono in quest'ultima composizione e arrangiamento: non più le lunghe improvvisazioni di Watts e McKenzie sul fondo percussivo ma ampie parti all'unisono e una varieta di situazioni che stimolano gli interventi dei solisti. La dimensione percussiva resta di grande efficacia ma si amalgama maggiormente all'insieme melodico-armonico.
E' una musica esuberante, di grande impatto e forza (sembra prodotta da un'orchestra di almeno 13/14 elementi) che dietro l'impatto iterativo delle sue trame nasconde complessita e originalita).
Sopra la vaporiopinta tessitura poliritmica di SCATOZZA e HARRIS (ritmi nordafricani che si accostano ad altri centro e sudamericani) la sezione sax si muove con tale trasporto e passionalita che il corpo inizia a muoversi da solo (lasciando il cervello del vostro critico alle sue analisi formali). Una musica smagliante, dunque, che si snoda senza cali di tensione e s'impone per il grande solista che conosciamo, sia al contralto (spigoloso e tagliente) che al soprano (dalla sonorita nasale simile all'orientale shenai) ma anche i suoi giovani partner fanno un'ottima figura, dimostrando inventiva e tecnica.
Inutile entrare nel dettaglio dei vari brani, tutti danzanti, briosi ma niente affatto uniformi. E' un disco particolarmente riuscito e fruibile, a vari livelli di approfondimento, da un pubblico di ampie dimensioni. Anche gli amanti dell'acid jazz, ad esempio, troveranno pane per i loro denti.
valutazione ****
Angelo Leonardi - Musica Jazz -
marzo 2002
 

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Data pubblicazione: 12/01/2003





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