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Michelangelo Decorato è un giovane pianista pugliese, diplomato al Conservatorio di Bari, che da otto anni si interessa, oltre che alla musica classica, anche alla musica jazz. Ha recentemente pubblicato un album a suo nome, "Circle", dove ci presenta brani di sua composizione (eccetto la track n. 6), in quartetto con: Francesco Bearzatti (sax tenore), Andrea Lamacchia (contrabbasso) e Emanuele Maniscalco (batteria).
Incontro Michelangelo nel mio studio. Si mette a curiosare fra i miei numerosi cd ed ascoltiamo qualcosa insieme. Il primo cd che sceglie è di Keith Jarrett, Jarrett Trio at Blue Note, il brano che Michelangelo predilige è In Your Own Sweet Way. Segue Brad Mehldau, Progression, The more I See You. Ancora Jarrett, Straight No Chaser, abbiamo in mano una trascrizione del brano e la stiamo esaminando insieme, ascoltando il cd. Quindi Herbie Hancock, Man-Child…Gershwin's World…The Piano… E' incantato dal fraseggio di Herbie, lo canta sopra ai dischi. Proseguiamo guardando anche alcuni video che lo attraggono in particolare, Miles Davis e Keith Jarrett in versione elettrica, Chick Corea in trio al Blue Note di Tokyo, New Akousic Band, con John Patitucci e Vinnie Colaiuta, di nuovo Herbie Hancock, quindi Kurt Rosenwinkel. Michelangelo dimostra con grande spontaneità il proprio entusiasmo verso questi grandi del jazz, gli artisti che ama maggiormente. Mi parla fra l'altro di Mehldau, mi spiega che Mehldau nelle proprie improvvisazioni si è ampiamente ispirato ai preludi di Fauré. Decorato è un pianista con un solido background classico ed è molto interessato a scoprire le radici dell'arte dei grandi jazzisti contemporanei, come appunto in questo caso, riferendosi a Brad Mehldau. Il trio acustico è una formazione che Decorato ama molto, ma si entusiasma enormemente quando mi riparla del Miles Davis elettrico... o dei Weather Report. La conversazione si sposta sul suo recente album, "Circle", pubblicato da Picanto Records, prodotto da Sergio Gimigliano ed inciso presso l'ottimo Artesuono Studio di Udine. Il progetto doveva essere in trio. Ad un concerto avviene però l'incontro con Francesco Bearzatti. I musicisti decidono di variare la scaletta e suonano questi brani originali di Decorato. Michelangelo si accorge che quello è proprio il sound che ha in mente, il suono che voleva, sin da quando aveva composto i brani. Nasce così il progetto Circle, in quartetto. Ascoltiamo tutto l'album: il disco si apre con Autunno. Si nota subito il dialogo fra Michelangelo al piano e Francesco al sax. Una conversazione equilibratissima, nessuno dice di più di quello che deve dire, incastri perfetti. Segue una parentesi free che si va a collocare molto bene nel clima pacato del pezzo. La concezione del brano è di tipo cameristico. L'obiettivo primario di Decorato è di ottenere quel suono a quattro voci, esattamente "questo" suono che qui possiamo ascoltare ed apprezzare. Il secondo brano è Mary's Rondò, un pezzo in equilibrio fra accordi scuri ed accordi chiari. Con Bambini, Decorato si addentra nel mondo dell'esplorazione delle tonalità. Uno studio nel quale crede profondamente e che sicuramente lo porterà lontano. Il pezzo è jarrettiano, inizialmente. Il gruppo si concede un'altra improvvisazione free, sempre molto equilibrata e sostanzialmente tematica. Circle, a detta di Decorato, è stato il pezzo più difficile da realizzare per il ruolo della batteria. L'autore desiderava una batteria rarefatta, una batteria quasi "da immaginare"… E' un brano di grande respiro dove anche il sax di Bearzatti lascia grandi spazi al piano. E viceversa. Ancora una volta Michelangelo sottolinea l'importanza di avere sempre nella mente il tema, che riaffiora a tratti nell'improvvisazione, viene citato, sezionato, deformato, ma "c'è". Del quinto brano, Dislessic Drums, erano state fatte varie takes, quella prescelta è forse quella più tradizionale. Il pezzo, abbastanza insolitamente per un brano jazz, si chiude sfumando su un lungo pedale. Estate, il celeberrimo pezzo di Bruno Martino, è il solo brano non originale dell'album. La scelta è stata del tutto casuale. Non faceva parte di un progetto a tavolino. Proposto da Bearzatti in sede di incisione, è stato inserito nell'album come un evento davvero spontaneo. In questa track Decorato ci regala un suono hancockiano, ma quello che a lui sta maggiormente a cuore è proprio il sound del quartetto, la fusione fra i componenti, e non quattro singole sonorità individuali. Nel brano seguente, Fedor, appare tutto l'affiatamento che esiste fra il pianista ed il contrabbassista, Andrea Lamacchia, con il quale Decorato collabora da oltre due anni. Questo pezzo, mi fa osservare l'autore, si chiude prima della fine tradizionale del chorus. E' stata un'intuizione "a quattro". Arrivati a quel particolare momento, a quella particolare sonorità, i quattro musicisti hanno sentito che il pezzo si doveva chiudere così… proseguire avrebbe portato fuori strada, quella era la giusta conclusione voluta da tutti e quattro. E così è stato. Quando l'intesa c'è, non vi è bisogno di parole. Abbiamo infine due alternative takes: Circle, in una versione più oscura della precedente e Fedor dove Decorato imbocca decisamente la strada dell'improvvisazione tematica, una scelta difficile, rischiosa, ma che lo affascina enormemente. Ho ascoltato l'album molte volte e non mi stanco di riascoltarlo. Questo
cd crea davvero un'atmosfera avvolgente e la sa mantenere, dall'inizio alla fine
del disco. Un'atmosfera morbida, soffusa, notturna, con due sole incursioni free,
per altro di grande equilibrio. Questo era l'obiettivo di Decorato, ed io,
da ascoltatrice, direi che lo ha perfettamente raggiunto.
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