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Dinamitri Jazz Folclore & Sadiq Bey
Congo Evidence


1. Congo Evidence
2. Boogie Stop Shuffle
3. Concentrazione
4. Her Short Way'n
5. Rhythmic Chance
6. O
7. Dim Laden
8. Pee Wee's Dream

Dimitri Grechi Espinoza - sax alto
Emanuele Parrini - violino
Mirco Mariottini - clarinetti
Mirco Rubegni - tromba
Beppe Scardino - sax baritono
Gabrio Baldacci - chitarra elettrica
Pee Wee Durante - organo Hammond, tastiere
Andrea Melani - batteria
Simone Padovani - percussioni
Sadiq Bey - voce, poesie


Il secondo disco del Dinamitri Jazz Folclore, un nonetto ben affiatato, ospita in 3 degli 8 brani (tempo totale 43 minuti e 26 secondi) il poeta e rapper afroamericano Sadiq Bey, che ha scritto i testi dell'Otello di Uri Caine, andato in scena in anteprima mondiale alla Biennale Musica di Venezia nel 2003. 5 degli 8 brani sono composti dal leader Dimitri Grechi Espinoza, sassofonista contralto, uno dal tastierista Peewee Durante, mentre gli altri due sono "Congo Evidence" di Duke Ellington e Thelonious Monk e Boogie Stop Shuffle di Charlie Mingus.

L' intenzione del gruppo è infatti quella di esplorare il linguaggio jazzistico dal suo interno, in un viaggio a ritroso: dalla modernità di Ornette Coleman ed Eric Dolphy, al jazz modale del primo John Coltrane; dalla complessità ritmico – armonica del bebop, alle polifonie dello stile New Orleans; dal retaggio del blues rurale all'Africa. In questo caso il gruppo si sofferma sulla scrittura mingusiana, riproponendo con molto rispetto il veloce ed aggressivo 4/4, mentre unisce in una medley, arricchita dal testo recitato di Sadiq Bey, due grandi figure del passato creando, grazie anche a suoni molto bassi dei tamburi, percossi con le bacchette con la punta di feltro, un'atmosfera misteriosa, quasi a riprendere una celebre composizione del "genius of modern music".

Altrettanto interessanti i pezzi originali, a cominciare da quelli in cui spicca la voce di Bey: Concentrazione, un semplice giro di chitarra ripetuto ad libitum, sottolineato da un tempo ostinatamente e ordinatamente mantenuto dalla batteria, arricchita da interventi discreti degli altri strumenti – violino, fiati, percussioni – e riscaldata dal suono dell'Hammond e Dim Laden, una veloce melodia arabeggiante risolta in un funky moderato che fa da base ad una recitazione, crescente per intensità. Her Short Way'n è invece, ipotizziamo, un sentito omaggio del leader alla scrittura di Wayne Shorter – il titolo è quasi un anagramma del nome – che accenna ad alcuni temi del sassofonista americano in una struttura simile ai brani dello splendido periodo Blue Note.

Una ossessiva bossanova funkeggiante, inserisce invece O, brano ad ampio respiro, che risulta il più lungo del disco. Da sottolineare come i molti e diversi strumenti riescano a coesistere in un preciso equilibrio. Merito, riteniamo, della direzione del leader e della capacità di ognuno degli altri musicisti, che avviciniamo in un comune elogio: Emanuele Parrini al violino; Andrea Melani alla batteria; Simone Padovani alle percussioni; Gabrio Baldacci alla chitarra elettrica; Mirco Mariottini ai clarinetti; Beppe Scardino al sax baritono e Mirco Rubegni alla tromba. Last, but not least, Peewee Durante, che inserisce gradevolmente in quasi tutti i brani il suono dell' Hammond ed è anche autore dell'ultima traccia, Pee Wee's Dream, oniricamente ossessiva e densa di suoni liquidi. Come si può notare, nel nonetto manca il basso (elettrico od acustico), ma non se ne avverte l'assenza, anche perchè la tastiera o la chitarra ne svolgono a volte il ruolo con un semplice pedale.
Giovanni Greto per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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