Jazzitalia - Davide Scagno: Countdown
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XI edizione del CEMM Summer Camp aperto a tutti i musicisti professionisti e amatori, iscritti a scuole di musica, istituti musicali e Conservatori all'interno delle prestigiose Fattorie di Celli.

BariJazz: il 22 luglio annunciato a Fasano Caetano Veloso, ultima data del tour italiano.

Cinquant'anni di ECM, al Teatro la Fenice un evento speciale con i tre concerti di Anouar Brahem, Egberto Gismonti, Enrico Rava. .

Il leggendario chitarrista Kenny Burrel in gravi difficoltà di salute e finanziare. Lettera della moglie per poterlo aiutare!.

Ecco la segnalazione di tutti i pezzi mancati dalla prestigiosa Collezione Attilio Berni a seguito del furto subito lo scorso 20 aprile 2019. Diamo un contributo al ritrovamento..

Marsicovetere Jazz Contest 2019 - ad agosto il contest riservato a giovani musicisti italiani, gruppi e solisti, di età inferiore a 35 anni.

Furto di Sax alla collezione privata del Maestro Berni. Trafugato anche un Selmer appartenuto a Sonny Rollins.

Il compositore e arrangiatore Luigi Giannatempo, invitato al Birdland di New York per collaborare ad un Tributo a Clark Terry..

Bargajazz Festival 2019 - Pubblicati i bandi per partecipare alla XXXI edizione del concorso internazionale per orchestra jazz dedicato alla musica del trombettista Dave Douglas..

Premiato a livello internazionale il film Claudio Fasoli's Innersounds, un viaggio nei processi creativi del jazzista Claudio Fasoli.

Lorenzo Vitolo, pianista jazz, vince il prestigioso concorso per solisti Leiden Jazz Award 2019.

"La batteria jazz, strumento per...tamburi e griot", libro a cura di Enzo Lanzo con 21 assoli di batteristi jazz che hanno rivoluzionato il jazz drumming.

Quest'anno la ECM compie 50 anni, mentre la Ducale, distributrice in Italia, ben 60! Ancora oggi il catalogo si arricchisce con una costanza unica.

Pubblicato un nuovo testo da Antonio Ongarello dedicato a Scott Joplin: "10 Rags for Jazz Guitar" (trascrizione di "The Enterteiner").

Storica decisione della ECM: la prestigiosa etichetta di Jazz e Musica Contemporanea rende l'intero catalogo disponibile in streaming sulle piattaforme digitali più diffuse.

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            THE JIM DANDIES (gruppo)
            VISCARDI Paolo (chitarra)
Davide Scagno
Countdown



Autoprodotto 2011

1. Don't Forget
2. Walking in N.Y.
3. Intervista a Cappuccetto Rosso
4. Autogigarock
5. Right Time (To Begin)
6. The Land
7. Rebus / Countdown
8. As You Want

Davide Scagno - pianoforte


Davide Scagno è un fine dicitore di musica, che ha portato avanti, con coraggio, le sue idee, senza compromessi. Due album precedono Countdown: Triosphera (con Sergio Pescara e Stefano Profeta) e About Us, in duo con il sassofonista Antonello Monni. Chi ascolterà "Countdown" - solipsistico viaggio del quarantaduenne pianista di Borgosesia -, avrà la sorpresa di ascoltare la musica classica, la narrazione filmica, e l'improvvisazione jazzistica, messe nello stesso crogiolo, e che fruttano intelligenti e vitali sonorità.

QUATTRO CHIACCHIERE CON Davide Scagno

Countdown, il suo ultimo lavoro, è in piano solo. Un approdo impegnativo, soprattutto per il fatto che le composizioni sono tutte originali ed a sua firma. Come è nata l'idea?

L'idea è arrivata da sola, direi nel momento "giusto" (vedasi il brano ‘Right Time To Begin'). Le spiego: un progetto in piano solo penso sia un punto d'approdo molto importante per ogni pianista che fa della creazione artistica il punto focale della sua attività. Un approdo importante e delicato e quindi, c'è qualcosa dentro di te che ti dice: "questo è il momento giusto, muovi le mani!"…

Raramente si riesce ad ascoltare lavori che fondono con naturalezza il jazz con la musica classica. Era un suo intendimento preciso, oppure hanno giocato un ruolo importante e, direi, spontaneo i suoi studi accademici?

Come in ogni creazione artistica, il risultato non può essere troppo ‘studiato' e ‘mediato' da intendimenti eccessivamente precostituiti, si perderebbe la naturalezza e la spontaneità della comunicazione tra il compositore e l'ascoltatore. Le dicevo prima, era semplicemente arrivato il momento ‘giusto' per far uscire tutto quello che ho studiato, che ascolto, praticamente tutto quello che sono.

Esemplare mi sembra "Intervista a Cappuccetto Rosso", il cui titolo meriterebbe una spiegazione…

Di solito è molto più facile dare un titolo ad un brano cantato perché l'ascoltatore ha una storia da seguire e che di solito viene appunto riassunta nel titolo; in questo caso, si tratta di composizioni strumentali basate su sensazioni, emozioni, ritmi, dinamiche; alcune volte vere e proprie evasioni oniriche, insomma delle narrazioni! Per esempio, ascoltando ‘Walking in NY' si sentono delle voci e le dinamiche della città fremente; ascoltando "Intervista a Cappuccetto Rosso" si possono ascoltare la voce della protagonista di una favola che ne ha passate di tutti i colori, prima di arrivare al suo lieto fine e mi divertiva l'idea a inserirla in un contesto più ‘moderno' come potrebbe essere quello di un racconto-intervista in un talk show, in cui, oltre alla "cronaca" degli avvenimenti, traspaiono anche le sensazioni e le emozioni di chi ha vissuto il fatto e lo racconta con trasporto.

Uno spiccato senso per la melodia pervade tutto il lavoro, così come è evidente il senso narrativo. Quale è il fil rouge del disco?

Appunto, l'ha appena detto lei: il fil rouge è dato proprio dalla commistione di almeno tre codici di comunicazione: quello musicale ovviamente, quello letterario e quello visionario, il racconto e le varie tinte che questo può assumere. Spesso mi hanno detto che le mie composizioni potrebbero essere colonne sonore di film. Beh, forse non a torto! Sicuramente, la mia voluta, quasi ossessiva, ricerca melodica, riesce a stimolare molto l'immaginazione dell'ascoltatore. Se un tema si può cantare senza pensarci troppo, allora è un buon tema e facilmente arriverà a far vibrare le giuste corde dell'ascoltatore: questa è comunicazione, ovvero lo scopo principale, a mio avviso, dell'espressione artistica in genere.
Da un punto di vista più propriamente tecnico, ciò che lega tutto quanto è il "suono", infatti i miei studi pianistici da sempre vertono sulla ricerca e sul controllo del suono che lo strumento e lo strumentista sono in grado di dare (cosa non del tutto immediata e semplice sul pianoforte, vista la poca "compromissione" fisica del musicista sulla produzione timbrica del suono stesso): forse questo è l'elemento più importante da tenere presente nel proprio lavoro artistico. Questo aspetto ha, infatti, anche determinato la ricerca che mi ha portato a scegliere la sala di registrazione e il pianoforte da utilizzare.

Chi è stato il suo mentore o, comunque, chi o cosa l'ha condotta verso la musica, prima ed il jazz, dopo?

Come ho riportato nei credits: mio padre (Vittorio, grande appassionato di musica) e i miei primi due maestri di quando ero ragazzino! (Franco Bognetti e Luigi Ranghino), e da li in avanti tutte le esperienze e gli incontri, diretti ed indiretti, di carattere musicale. Nessuno escluso. Nello specifico, ho deciso di cominciare ad approfondire il linguaggio jazz, dopo aver ascoltato per radio le note del "Koln Concert" di Jarrett: avevo 17 anni ed è stato come andare a sbattere con la faccia contro un treno in corsa. Non credevo alle mie orecchie, non capivo cosa stesse succedendo, sapevo solo che non riuscivo a credere a tanta bellezza. Ne ero letteralmente rapito, sbalordito: in totale balìa. Senza scampo, insomma! Quel disco ha qualcosa di magico e non occorre essere musicisti, o musicofili per rendersene conto, basta ascoltarlo. Poi, è venuto naturalmente tutto il resto…e la lista è infinita.

Come lei stesso dice nelle note di copertina, il suo primo progetto è stato in trio, il secondo in duo e quest'ultimo in solo. Il prossimo invece?

Anche se ancora in fase embrionale, sto portando avanti un ambizioso – direi - progetto per due pianoforti, che ancora una volta approfondisce la commistione (contaminazione)fra le mie passioni: il jazz e la classica. Però questa volta appunto non sarò da solo: mi avvarrò della preziosa collaborazione della bravissima pianista Daniela Novaretto. Non vi svelo oltre per non rovinare la sorpresa, anche a me stesso!

Secondo lei jazz e classica possono convivere senza troppo disturbare gli estremisti di entrambe le fazioni?

Ciò che penso in merito alle "contaminazioni" stilistiche è chiaramente testimoniato dalla direzione artistica che prende il mio impegno musicale: come sempre, un aspetto primario è quanto questa scelta possa essere recepita dal pubblico prima e da chi si occupa della direzione artistica nell'organizzazione dei concerti poi. Non nascondo che con "Countdown" (proposto sia al circuito jazz che a quello classico, perché a mio avviso per entrambi si presta ad essere presentato; però, troppo jazz per il classico e troppo classico per il jazz) ho trovato qualche "diffidenza": sempre in fase di proposta ed organizzazione, il pubblico mi ha finora, invece, molto gratificato ed incoraggiato.

Lei svolge anche attività didattica. Quale è l'approccio dei giovani verso il jazz? E quanto è cambiato il rapporto con la musica nell'universo giovanile nel tempo?

Questa domanda è molto impegnativa, ma risponderò sulla base appunto della mia personale esperienza di didatta. Molto è il fermento giovanile in tutti i sensi e verso tutti i generi, e per fortuna, perché dovrebbero cessare queste barriere che impediscono un ascolto scevro da ogni pregiudizio di genere, ecco cosa è cambiato: tutti a pensare al loro "piccolo" mondo e alla fine ci troviamo in un Paese, che è stato la culla della grande musica classica e operistica e che ora non lascia spazio all'ascolto, al proliferare di progetti e non sostiene neanche nella scuole la musica. Indubbiamente resta il fatto che ci siano tantissimi giovani talenti di valore che hanno voglia di credere nel loro sogno e nonostante le difficoltà decidono di perseguirlo: c'è solo da sperare che possano trovare gli spazi adatti alle loro proposte; opera assai ardua, di questi tempi in cui il "monopolio" la fa da padrone.

Cosa è scritto nell'agenda di Davide Scagno?

…in caso di smarrimento…non perdersi d'animo, che è il momento buono per trovare e sperimentare nuove strade! Ci vuole solo un po' di coraggio.

Alceste Ayroldi per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 26/06/2011

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