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La "scuola salernitana" e la
musica della Isla Grande Ma "Cuban Stories" è anche una delle più evidenti testimonianze del grandissimo talento dei musicisti della prestigiosa "scuola salernitana", che è rappresentata, nell'album, da gran parte dei suoi migliori esponenti. Ed è doveroso incominciare proprio dal sassofonista Alfonso Deidda: autore di tutte le musiche (ad eccezione di "Te extrano" e "Alma"), band leader dei Cuban Stories e impegnato anche nelle insolite vesti di percussionista e cantante. «Il mio desiderio di realizzare un disco di musica cubana nasce molti anni fa, dall'ascolto di un concerto dei leggendari Los Van Van. Ma come ricreare quelle orchestrazioni con un organico decisamente più ridotto? Poi, assistendo ad uno spettacolo di Paquito D'Rivera, che suonava in sestetto, sono riuscito a trovare la risposta che cercavo.» (Alfonso Deidda) Questa, però, è soltanto una parte della storia. Alla lavorazione del disco, infatti, ha contribuito in maniera significativa un musicista nativo di Cuba e che, da diversi anni, vive e lavora in Italia: Ernesto Rodriguez, in arte ernesttico. Il noto percussionista, in alcuni brani, dà anche prova delle sue capacità vocali e di paroliere. Tra questi, "Te extrano", composto dal pianista Julian Oliver Mazzariello. «Una volta trovati i musicisti, una delle cose più difficili è stato trovare il sound giusto, e la collaborazione di ernesttico si è rivelata preziosissima in tal senso.» (Alfonso Deidda) Veniamo alle tracce di "Cuban Stories". S'incomincia con "El toque de Eugenio", che deve il suo sapore orchestrale e le atmosfera retrò ad una eccellente sezione fiati. Accanto ad Alfonso Deidda, vi sono, infatti, Sandro Deidda al sax tenore e Giovanni Amato alla tromba. Interessante anche il lavoro di Alessandro La Corte, che simula il suono delle steel drums con la tastiera. «Il titolo è un gioco di parole. Il brano è infatti dedicato ad un mio amico appassionato del gioco del calcio. E' stato pensando a questo sport che mi è venuto in mente il groove saltellante». (Alfonso Deidda) Tutta giocata sui contrasti è "When you see another star". Dopo un intro interamente lasciato al quartetto d'archi, il brano prosegue con una velocissima rumba guaguancò, cui fanno da contraltare armonie più propriamente jazzistiche. Sicuramente più vicina alla tradizione cubana, "Mas Linda", un son montuno, è anche una delle tracce più immediate del disco. Delicatissimo il solo di flauto di Sandro Deidda. Il fruscio del vinile, una voce ed un pianoforte: ecco "Te extrano". Più che una canzone in senso stretto, questo brano è propriamente un racconto con un sottofondo musicale. Ma il titolo dell'album non è, forse, "Cuban Stories"? E' Alvaro Atehortua Martinez, con la sua voce, il protagonista della romanticissima ballad a ritmo di bolero intitolata "Quando una noche". Molto più veloce, e con atmosfere quasi fusion, è la successiva Paquito's Dance. Oltre al solo di marimba, anche questo un sapiente "trucco" di Alessandro La Corte, è il lavoro dei musicisti della "ritmica" ad emergere maggiormente. Dal solo di Dario Deidda agli scambi di battute tra Gaetano Fasano (batteria) e Davide Cantarella (percussioni). «Questo è uno dei primi brani che ho composto ed è ispirato proprio a Paquito D'Rivera.» (Alfonso Deidda) Tema dominate in "Cuban Stories" è l'amore. Ne è ulteriore testimonianza "El amor que pasò". Anche qui la presenza del quartetto ed una sorta di reprise del tema della precedente "Mas Linda". E, a proposito d'amore, come non citare quello per l'Africa. In "Ojo Blindao" e "Que pasa hermano", intervallate dal brevissimo intermezzo bassistico di "Alma", è proprio il richiamo alle radici africane l'aspetto più evidente delle composizioni. Tutto ciò, senza trascurare mai quella dimensione jazzistica che è uno dei punti di forza di uno dei dischi più belli dell'anno.
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