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Egea - 2005

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Enrico Pieranunzi e Ada Montellanico
Danza di una Ninfa (Storie di Tenco)


1. Mi sono innamorato di te
2. Da quando
3. Mia cara amica
4. Quasi sera
5. Danza di una ninfa sul lago
6. Che cos’è?
7. Ho capito che ti amo
8. Il tempo passò
9. In qualche parte del mondo
10. O me

Ada Montellanico - voce
Enrico Pieranunzi - pianoforte, arrangiamenti
Paul McCandless - sax soprano, oboe, corno inglese, clarinetto basso, flauto
Bebo Ferra - chitarra
Piero Salvatori - violoncello
Luca Bulgarelli - contrabbasso
Michele Rabbia - batteria, percussioni
Arkè String Quartet


EGEA Records & Distribution
C.so Mazzini, 12
12037 SALUZZO (CN)
Tel. +39 0175 217323
Fax: + 39 0175 475154
E-mail: info@egearecords.it
www.egearecords.it


Danza di una ninfa: viaggio nella poesia di Tenco
Marcello Migliosi per Jazzitalia

Era la notte di un freddo inverno, quella del 27 gennaio 1967. Un colpo di pistola squarcia il silenzio e la camera 219 della dependance del Savoy si riempie di morte: Luigi Tenco, genio incompreso, si toglie la vita. Tronca la sua breve, ma intensa esistenza, non prima di aver lasciato un messaggio di protesta: "Io ho voluto molto bene al pubblico italiano – scrisse quel figlio di contadino - e gli ho dedicato, inutilmente, cinque anni della mia vita. Faccio questo, non perché stanco della vita (tutt'altro), ma come atto di protesta contro un pubblico che manda 'Io tu e le rose' in finale e ad una commissione che seleziona 'La rivoluzione'. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi". Che il suo gesto abbia chiarito le idee a chi sta nella "stanza dei bottoni" al Festival di Sanremo, non è certo assodato. Ma una cosa è certa, e Danza di una ninfa né è la conferma, Luigi Tenco ha lasciato un messaggio di sé fortissimo. Indelebile!

L'album, in cui suonano anche Paul McCandless (sax, oboe, corno, clarinetto e flauto), Bebo Ferra (chitarra), Luca Bulgarelli (contrabbasso), Michele Rabbia (batteria), Piero Salvatori (violoncello) e gli "Arkè String Quartet", si apre con "Mi sono innamorato di te" su un'introduzione di sax soprano densa di significato lirico e strumentale. Una mistura, riuscita, di sonorità contemporanee e di armonie – mai banali – che sostengono la voce di Ada Montellanico. Voce e piano, come nelle migliori tradizioni jazzistiche, con qualche intervento del soprano di McCandless. L'arrangiamento è raffinato, senza esasperazioni stilistiche. Anche nel solo Pieranunzi si "appoggia" con eleganza sulle soluzioni armoniche che sostengono anche il fraseggio di sax che ne segue.

Da quando, diventa più audace dal punto di vista musicale. Ma è "filologicamente" molto coerente con l'opera di Tenco. E' il primo, dei quattro brani, mai incisi dal grande cantautore e alla cui "musicazione" ha contribuito Ada Montellanico. Gli altri sono: Danza di una ninfa sotto la luna, O me e Mia cara amica. Ed è proprio questo, il terzo brano dell'album, che si presta egregiamente ad un arrangiamento molto jazzistico e se vogliamo, anche un po' trasgressivo, che nei soli riacquista però una visibilità più tradizionale e magari anche più tonale. Le improvvisazioni, compresa quella di Enrico Pieranunzi, sono particolarmente ritmiche.

Quasi sera rispetta la "melancolia" di Luigi Tenco, ne rispetta la musicale poesia e gli arrangiamenti sottostanno all'imperativo, supremo, di disegnare nella fantasia di chi ascolta le ombre e le forme incerte, che scorrono davanti agli occhi al calar delle tenebre, su una spiaggia, lungo il mare. Il pianoforte è incatenato alla voce della Montellanico: si tengono per mano, Ada ed Enrico!

Danza di una ninfa sotto la luna
è davvero eterea! Una composizione che si adagia sulle altrettanto eteree liriche di Tenco per ottenere un risultato raffinato, colto. L'oboe assegna al brano un'atmosfera rarefatta, quasi impalpabile, sui cui emerge un po' di chitarra, restituendo al brano tenui sonorità mediterranee. Di certo il più bel brano dell'album.

Che cos'è? ha una dimensione decisamente più jazz, è un medium dove la sezione ritmica, almeno fin tanto che è di supporto alla voce, è in "due", poi un lanciatissimo "quattro", per i soli di Pieranunzi e McCandless.

Il lavoro realizzato per l'etichetta Egea è un vero e proprio viaggio all'interno del mondo poetico e musicale di Luigi Tenco. Anche Ho capito che ti amo non si discosta. Molto "aperto" come dimensione ritmica – quasi a voler rispettare un esercizio stilistico in cui il cantautore era maestro: imbracciare la chitarra e "raccontare" la sua poesia con libertà di movimento ritmico -, si sostiene su una intelaiatura armonica molto studiata e raffinata.

Il tempo passò ha un nonsoché di classicheggiante, è un brano senza tempo, senza collocazione temporale. Tenco lo scrisse con Reverberi raccontando di un'esistenza che par avere la sua massima espressione musicale nel profondo solo di Pieranunzi.

In qualche parte del mondo porta proprio la firma dello stile degli anni Sessanta e non si discosta – anche nella struttura armonica elaborata da Pieranunzi – dal modello espressivo di Luigi Tenco.

Ottima l'impalcatura dell'Arkè String Quartet in In qualche parte del mondo, che va a sostegno del brano, di certo, più elaborato e ambizioso del Cd.

O me ha espressioni swing nella sezione ritmica che si incardinano nel piano, a volte un po' latino, di Enrico Pieranunzi. Il brano è un rincorrersi elegante di poesia e musica: eccellenti le frasi all'unisono.

Ascoltando e riascoltando questo album ci si rende conto che mai binomio – Pieranunzi Montellanico – fu più azzeccato per rileggere i brani del cantautore piemontese. Chissà se Luigi Tenco, nella sua breve e intensa vita, avrebbe pensato e sperato tutto questo.




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Data ultima modifica: 05/01/2008

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