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Prodotto da Villani Studio e Daniele Esposito
Produttore esecutivo: Wakepress s.a.s per NoVoices Records
Distribuzione: Wakepress s.a.s. (www.novoices.it)
Registrato presso il Villani Studio (L'Aquila), dal 22 al 24 novembre 2003, da Corrado Taglialatela
Missato e masterizzato da Corrado Taglialatela
Foto: Andrea Abita
Grafica: Carlo Ventura
Codice: NV1305
Daniele Esposito
Departures


1. Airport (Daniele Esposito) 5,10
2. Earth (Daniele Esposito) 1.45
3. Satellite (Daniele Esposito) 6,19
4. Tears' drops (Daniele Esposito) 6,14
5. Droid on asteroids (Daniele Esposito) 4,08
6. My people (Daniele Esposito) 5,48
7. Seaport (Daniele Esposito) 6,48
8. Snow in the park (Daniele Esposito) 4,16
9. Swan (Daniele Esposito) 1,15
10. Breakfast (One) (Daniele Esposito) 5,24
11. My people (reprise) (Daniele Esposito) 2,47

Daniele Esposito - contrabbasso
Francesco Villani - pianoforte
Pierluigi Villani - batteria



E se partire fosse un po' sognare?
Massimiliano Cerreto per Jazzitalia

La passione per la musica alla ECM, la profonda ricerca nel campo della scrittura musicale, uno stile esecutivo sempre elegante e mai invadente, e una grande capacità immaginifica. Questi alcuni tratti che delineano il contrabbassista e compositore Daniele Esposito: a pieno titolo uno dei migliori nuovi esponenti della scena jazzistica partenopea. E questi sono anche gli elementi che caratterizzano anche Departures, il suo primo disco solista.

Ma perché intitolare un disco Departures? "Anche se l'album esce solo adesso, grazie anche all'attenzione di Fabrizio Alessandrini (titolare dell'etichetta Nda), esso è frutto di un periodo della mia vita in cui la composizione aveva assunto un ruolo centrale nella mia vita. E, ogni volta che pensavo alle armonie, mi sembrava di iniziare un viaggio dentro me stesso, di allontanarmi sempre più dal mondo esterno." (Daniele Esposito)



Eppure, alla complessità delle armonie, e alla conseguente difficoltà esecutiva, fa da contraltare un'incredibile immediatezza dell'ascolto. Sarà perchè le sue composizioni rivestono la forma della ballad. Sarà per il talento di Francesco Villani, che qui emerge in maniera considerevole, data anche la centralità del pianoforte Senza trascurare la grande attenzione alle dinamiche e ai "colori" da parte del batterista Pierluigi Villani. Ed è proprio per queste ragioni, cui va aggiunta la forte capacità evocativa dei brani, che anche ascoltatori lontani dal mondo del jazz possono apprezzare il lavoro del trio capitanato da Daniele Esposito. "Nelle note di copertina c'è scritto che tutte le composizioni, come anche gli arrangiamenti, sono miei. Ma non posso negare che l'apporto creativo dei miei compagni d'avventura sia stato determinante. E, poi, mi piacerebbe che l'ascoltatore comprenda che si tratta principalmente del disco di un trio." (Daniele Esposito)

C'è un'altra domanda che merita una risposta: perché, pur provenendo da una tradizione musicale consolidata come quella del jazz napoletano, l'ispirazione principale dell'album proviene, invece, da quella di matrice nordeuropea? "Non si tratta di un rifiuto, ma di una scelta maturata nel tempo. Quello dell'ECM è diventato, nel corso degli anni, un linguaggio al cui interno si muovono diverse correnti: tutte, però, legate al valore della ricerca e della sperimentazione. Più in particolare, ho sempre ammirato molto il lavoro di Anders Jormin, del trio di Bobo Stenson." (Daniele Esposito)

Ma, in tutto questo, cosa che spazio ha la capacità immaginifica di cui si è accennato precedentemente? Eccovi, allora, il racconto dei brani da parte dello stesso Daniele Esposito.

(Airport) "Qualche tempo fa, rimasi molto affascinato dall'ascolto di un disco di Brian Eno. Si intitola Music for airports (EG, 1978). Pur trattandosi di un genere distante dal jazz, mi colpì il concetto di ambient music. In questo brano ho, quindi, cercato di finalizzare tutto alla creazione di un ambiente. La melodia è molto semplice e l'approccio tematico affine a quello della forma canzone. C'è, poi, anche un piccolo solo di contrabbasso, che mi permette di dialogare con il piano di Francesco Villani."

(Earth) "Un disco di un contrabbassista senza neppure un vero e proprio solo di contrabbasso? Sono stati proprio i miei amici ad invogliarmi a farne almeno uno. Inutile aggiungere che è tutto improvvisato. Pur non essendo stato particolarmente "pensato", il mio tentativo è stato comunque quello di dargli un'impronta melodica. Il titolo, poi, mi è venuto in mente pensando ad un libro che avevo letto da poco e che parlava del mondo."

(Satellite) "Era un periodo in cui Marte era molto visibile dalla Terra, e io mi ero recato all'osservatorio astronomico di Napoli. Quel giorno, la celebre Margherita Hack tenne anche una lezione sui satelliti. Così, ho immaginato un movimento. Anzi, il movimento. La ritmica, composta da batteria e basso, è il pianeta intorno al quale ruota il tema, che è volutamente circolare. Inoltre, il solo di pianoforte è volutamente ampio, con un tema molto dilatato. Questo è anche l'unico brano in cui Pierluigi Villani interpreta un groove tanto definito."

(Tear's drops) "Un brano in tre quarti con un tema molto lungo e con un armonia che rimane sempre sospesa. L'idea principale è quella di descrivere un dialogo tra due persone, che vengono interpretate, un po' come se fossimo in un contesto teatrale, dal contrabbasso e dal pianoforte. Le parole sono note piccole piccole, che assomigliano a delle gocce. Ecco la ragione del il titolo."

(Droid on asteroid) "Ho immaginato un robot che guarda l'universo dall'asteroide su cui si è rifugiato per il desiderio di allontanarsi dal mondo. Gli accenti della parte ritmica corrispondono agli oggetti che ruotano intorno al suo asteroide. Molto bello, a mio avviso, il lavoro di spazzole di Pierluigi Villani: perfettamente in armonia con la leggerezza del brano."

(My people) "Una ballad alla Keith Jarrett, molto jazzistica, di ampio respiro. Il ruolo di Francesco Villani è più importante che mai. Il suo solo è così bello che l'ultima traccia, il reprise, parte proprio da li. Anche qui c'è un ottimo lavoro di spazzole."

(Seaport) "Il mare, quello vero e quello che ci portiamo tutti dentro, è una fonte inesauribile di ispirazione. Qui, ho voluto giocare sull'alternanza di momenti tematici diversi, soprattutto per l'intenzione. C'è un inizio molto introspettivo ed una parte B, un vero e proprio frammento di canzone, che è molto spensierata. Dopo un mio breve solo mio ed uno di Francesco Villani si torna al tema B."

(Snow in the park) "Di questo brano mi limito a dire che nasce dall'immagine di alcuni bambini che giocano in un parco innevato. Una scena insolita per noi che viviamo a Napoli! In termini musicali, ho voluto che la tonalità fosse rigorosamente maggiore."

(Swan) "Il cigno è la metafora di una creatura inavvicinabile. Qui c'è solo un tema, che viene ripetuto due volte con l'intervallo di una pausa in mezzo: quasi una sorta di tentativo perenne e mai riuscito di raggiungere questa creatura."

(Breakfast) "Era un periodo in cui mi svegliavo molto presto la mattina. Cosa non proprio comune a chi, come noi, lavora principalmente di notte. Ho composto questo pezzo di mattina, ed è venuto fuori come un cornetto caldo! Si tratta di uno dei primissimi che ho scritto ed anche dell'inizio di una fase della mia vita in cui si incominciava a delineare la mia identità musicale, che vorrei fosse in costante mutamento."

E se partire fosse un po' sognare?







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Data pubblicazione: 04/07/2006

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