Jazzitalia - Fabio Delvò: Dna
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Alceste Ayroldi presenta al Conservatorio di Napoli il suo libro sulla legislazione dello spettacolo e il diritto d'autore in musica.

Pubblicato dalla Sher Music Co. un nuovo volume della collana Jazz Songbook dedicato alla musica di Steve Khan.

Blue Note Records e Universal Music Group Africa annunciano la creazione del nuovo marchio Blue Note Africa con la pubblicazione dell'album di Nduduzo Makhathini, "The Spirit Of NTU".

Grammy Award 2022: premi postumi (Chick Corea e Lyle Mays), la voce di Esperanza Spalding e i tre "nuovi talenti" Ron Carter, Jack DeJohnette, Gonzalo Rubalcaba.

Stage di Chitarra Flamenco di Manuel Montero nell'ambito del festival Arte in Vivo a San Lucido (Cosenza).

Esce anche in e-book il libro di Alceste Ayroldi sulla legislazione dello spettacolo e il diritto d'autore delle opere musicali.

Monopoli, sabato 12 marzo - Presentazione libro Alceste Ayroldi.

Nasce Pantuk, sinergia tra Pannonica e Tuk Music.

Alceste Ayroldi pubblica un libro sulla legislazione dello spettacolo e il diritto d'autore in musica .

Si è spento all'età di 95 anni la grande icona della chitarra jazz Franco Cerri..

Annunciato il San Severo Winter Jazz Festival 2021, 7 concerti internazionali dal 29 ottobre al 1 aprile 2022..

Ciao Paolo, musica e Jazzitalia in lutto per la scomparsa del sassofonista Pietro Paolo Mannelli. Aveva 84 anni..

Disponibile dal 2 dicembre per Adda Editore il libro "Paolo Lepore e la Jazz Studio Orchestra" curato da Alceste Ayroldi.

Pubblicato "Bass Way", il nuovo Metodo Didattico per contrabbasso classico e jazz di Marcello Sebastiani..

Esce Pentatonic Pyromania di Mimmo Langella, un manuale per arricchire tecniche e fraseggio per chitarra in ambito Pop, Rock, Jazz e Fusion.

Pubblicato un nuovo testo da Antonio Ongarello dedicato a Scott Joplin: "10 Rags for Jazz Guitar" (trascrizione di "The Enterteiner").

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            BELLADELLI Antonio (voce e contrabbasso)
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            CAPORALE Giorgio (chitarra)
            CAPPI Andrea (piano, tastiere)
            CAPRARESE Cristian (pianoforte)
            CASSARA' Elio (chitarra)
            CRISPINO Luca (chitarra)
            CUOCO Ramon (tromba)
            GADDI Piero (pianoforte)
            GHIDONI Davide (tromba)
            LEPORE Fabio (voce)
            LUPI Benedetta (voce)
            MAZZA Cristina (sax)
            PELLEGRINO Vincenzo (batteria)
            ROSSINI Giorgio (voce)
            TATONE Angelo (chitarra)
            THE JAZZ RUSSELL (gruppo)
            VARAVALLO Luca (contrabbasso)
Fabio Delvò
Dna



Autoprodotto (2011)

1. For my brother
2. Jana
3. For my mother
4. Toscana
5. Quiete
6. Pupik
7. Milky air

Fabio Delvò - sassofono soprano e alto
Biagio Coppa - sassofono tenore e soprano
Santino Carcano - contrabbasso
Marco Rizzini - batteria




Fabio Delvò
ama, indubbiamente, una musica scevra da vincoli troppo stretti per aggirarsi così, con la massima libertà, in territori aperti, in spazi condizionati solo dal pulsare simmetrico o asimmetrico della ritmica su cui le voci dei sax possano espandersi e rientrare in modo conseguente e creativo. L'assenza della chitarra o del pianoforte favoriscono un clima vicino alle esperienze di altri quartetti venuti alla luce in questi ultimi anni, uno fra tutti il "Nesso G" dell'etichetta "El gallo Rojo", per rimanere in Italia o in campo internazionale ci approssimiamo allo stile di analoghe formazioni di scuola chicagoana, come il titolato gruppo di Mike Reed "People, places and things". In realtà il sassofonista lombardo rivela a chiare lettere il suo debito verso Steve Coleman e le sue teorie polititmiche e politonali. Malgrado le parentele e le ispirazioni più o meno dichiarate, siamo lontani in "DNA", comunque, dall'opera di un semplice e pedissequo imitatore. Delvò con questo disco produce, invece, una musica piuttosto originale, tesa e densa di intenzioni portate avanti con competenza e "lieve", nel senso di non pesante all'ascolto, ma carica, allo stesso tempo, di significati.
Il basso del compianto artista a tutto tondo Santino Carcano, pittore e musicista, si inserisce in modo pertinente nel discorso globale per mezzo di un accompagnamento asciutto e stringato: poche note ma sistemate al posto giusto. Marco Rizzini marca il tempo e colora il ritmo senza dilatare oltremodo l'importanza del suo compito. C'è, e si sente, ma la sua batteria non trascende il suo ruolo, non soverchia il dialogo fra gli strumenti a fiato, pur avendo carta bianca nello scorrazzare sui motivi. I due sax sono gemelli o meglio appaiono perlomeno gemellati. Si specchiano nell'eloquio "nero", nell'incedere scomposto e ricomposto, nel call and response non sanguigno, semmai controllato, ma caldo. Un solismo che denota un approccio presente, contemporaneo e allo stesso modo primitivo di ritorno. E' un dialogo da cui si evince, da parte del titolare della ditta, la conoscenza non erudita della tradizione della black music, ma anche di quei musicisti che più recentemente hanno rielaborato il linguaggio jazzistico, risciacquando i panni nelle acque della madre Africa.
Fabio Delvò suona il soprano con un fraseggio nervoso, ma non contorto, bene articolato, virtuoso, non virtuosistico. Anche con il sax alto percorre strade analoghe. Biagio Coppa, da parte sua, gli risponde con il suono verace del suo tenore, nel senso che non va a cercare effetti rumoristici, ma esegue egregiamente in modo, diciamo, tradizionale una musica "non tradizionale". Quando passa al soprano non fa che omologare il suo timbro, il suo fraseggio al sound complessivo del quartetto in una sorta di mimetismo espressivo ben riuscito. E questo è un apprezzamento, si capisce.
Il vertice del disco è costituito da "Quiete" una traccia non tranquillizzante, malgrado il titolo, con un andamento lento e sospeso, dove ci si aspetta uno sviluppo che non arriva e tutto si risolve in una partita a quattro nel chiuso di una camera, con un vago senso claustrofobico e accenti di musica euro-colta, unita ad una totale e voluta mancanza di swing.

"DNA" rappresenta al meglio le passioni, gli interessi e l'estetica di un musicista che esce allo scoperto con una prima opera da leader ricca di contenuti, di idee e decisamente coerente.

Gianni Montano per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 30/09/2012

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