Jazzitalia - Fabio Delvò: Dna
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            CASSARA' Elio (chitarra)
            CRISPINO Luca (chitarra)
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            CUOCO Ramon (tromba)
            GADDI Piero (pianoforte)
            GHIDONI Davide (tromba)
            INDRA (gruppo)
            LAVIANO Alfredo (batteria e percussioni)
            LEPORE Fabio (voce)
            MAZZA Cristina (sax)
            ROSSINI Giorgio (voce)
            TATONE Angelo (chitarra)
            VARAVALLO Luca (contrabbasso)
Fabio Delvò
Dna



Autoprodotto (2011)

1. For my brother
2. Jana
3. For my mother
4. Toscana
5. Quiete
6. Pupik
7. Milky air

Fabio Delvò - sassofono soprano e alto
Biagio Coppa - sassofono tenore e soprano
Santino Carcano - contrabbasso
Marco Rizzini - batteria




Fabio Delvò
ama, indubbiamente, una musica scevra da vincoli troppo stretti per aggirarsi così, con la massima libertà, in territori aperti, in spazi condizionati solo dal pulsare simmetrico o asimmetrico della ritmica su cui le voci dei sax possano espandersi e rientrare in modo conseguente e creativo. L'assenza della chitarra o del pianoforte favoriscono un clima vicino alle esperienze di altri quartetti venuti alla luce in questi ultimi anni, uno fra tutti il "Nesso G" dell'etichetta "El gallo Rojo", per rimanere in Italia o in campo internazionale ci approssimiamo allo stile di analoghe formazioni di scuola chicagoana, come il titolato gruppo di Mike Reed "People, places and things". In realtà il sassofonista lombardo rivela a chiare lettere il suo debito verso Steve Coleman e le sue teorie polititmiche e politonali. Malgrado le parentele e le ispirazioni più o meno dichiarate, siamo lontani in "DNA", comunque, dall'opera di un semplice e pedissequo imitatore. Delvò con questo disco produce, invece, una musica piuttosto originale, tesa e densa di intenzioni portate avanti con competenza e "lieve", nel senso di non pesante all'ascolto, ma carica, allo stesso tempo, di significati.
Il basso del compianto artista a tutto tondo Santino Carcano, pittore e musicista, si inserisce in modo pertinente nel discorso globale per mezzo di un accompagnamento asciutto e stringato: poche note ma sistemate al posto giusto. Marco Rizzini marca il tempo e colora il ritmo senza dilatare oltremodo l'importanza del suo compito. C'è, e si sente, ma la sua batteria non trascende il suo ruolo, non soverchia il dialogo fra gli strumenti a fiato, pur avendo carta bianca nello scorrazzare sui motivi. I due sax sono gemelli o meglio appaiono perlomeno gemellati. Si specchiano nell'eloquio "nero", nell'incedere scomposto e ricomposto, nel call and response non sanguigno, semmai controllato, ma caldo. Un solismo che denota un approccio presente, contemporaneo e allo stesso modo primitivo di ritorno. E' un dialogo da cui si evince, da parte del titolare della ditta, la conoscenza non erudita della tradizione della black music, ma anche di quei musicisti che più recentemente hanno rielaborato il linguaggio jazzistico, risciacquando i panni nelle acque della madre Africa.
Fabio Delvò suona il soprano con un fraseggio nervoso, ma non contorto, bene articolato, virtuoso, non virtuosistico. Anche con il sax alto percorre strade analoghe. Biagio Coppa, da parte sua, gli risponde con il suono verace del suo tenore, nel senso che non va a cercare effetti rumoristici, ma esegue egregiamente in modo, diciamo, tradizionale una musica "non tradizionale". Quando passa al soprano non fa che omologare il suo timbro, il suo fraseggio al sound complessivo del quartetto in una sorta di mimetismo espressivo ben riuscito. E questo è un apprezzamento, si capisce.
Il vertice del disco è costituito da "Quiete" una traccia non tranquillizzante, malgrado il titolo, con un andamento lento e sospeso, dove ci si aspetta uno sviluppo che non arriva e tutto si risolve in una partita a quattro nel chiuso di una camera, con un vago senso claustrofobico e accenti di musica euro-colta, unita ad una totale e voluta mancanza di swing.

"DNA" rappresenta al meglio le passioni, gli interessi e l'estetica di un musicista che esce allo scoperto con una prima opera da leader ricca di contenuti, di idee e decisamente coerente.

Gianni Montano per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 30/09/2012

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