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Via Veneto Jazz - 2007

dove acquistare e scaricare musica, vendere e proporre la propria musica...
Lorenzo Tucci
Drumonk


1. Green Chimneys 4:54 (T. Monk)
2. Tea For Two 4:08 (I. Caeser - V. Youmans)
3. Hackensack 3:59 (T. Monk )
4. Rhythm-A-Ning 4:37 (T. Monk)
5. Evidence 4:26 (T. Monk)
6. Ask Me Now 5:16 (T. Monk)
7. Bemsha Swing 6:01 (T. Monk)
8. Straight No Chaser 3:17 (T. Monk)
9. Friday The 13th 3:17 (T. Monk)
10. Nutty 5:07 (T. Monk)

Lorenzo Tucci - batteria
Fabrizio Bosso - tromba e flicorno
Pietro Ciancaglini - contrabbasso
 




Via Veneto Jazz is a division of Millesuoni
via Calabritto, 28 - 00010 Roma
tel. +39 06 25213540
Fax +39 06 37513596
web: http://www.millesuoni.it
Via Veneto Jazz is distributed by EMI Music
 


Certamente l'idea di costruire un progetto sulla musica di Monk pensando di realizzarlo con una formazione "pianoless" ha già una propria peculiare originalità. Il complesso suono monkiano è di per sé di difficile riproduzione ed un delicato processo di reinterpretazione e di rielaborazione della sua musica difficilmente potrebbe essere immaginabile senza la "voce" del piano. Un Monk senza Monk è chiaramente un ossimoro ma un Monk pensato, rivisto e riprodotto senza lo strumento che ne caratterizza il linguaggio musicale ed estetico può apparire poco più di una semplice intenzione velleitaria. L'idea del progetto è dunque singolare e si presterebbe in linea teorica a rischi notevoli. Eppure il lavoro che Lorenzo Tucci, nella sua veste da leader, ci presenta è non solo interessante ma davvero bello. L'intenzione di ripensare la musica di Monk abbandonando il piano di Monk – che è un unicum nella storia del jazz, e in questa sua singolarità apparentemente ancora più indisponibile a radicali rivisitazioni – è un'operazione assolutamente ben riuscita. Non può certo sorprendere che l'interplay con il basso di Ciancaglini e la tromba di Bosso funzioni egregiamente. I tre si conoscono benissimo e suonano con un affiatamento invidiabile. La facilità e la fluidità con cui riescono a dialogare ed a costruire, ognuno per suo conto, il proprio discorso musicale è straordinaria. È indubbio che la qualità e l'estro dei singoli musicisti incida in larga misura sull'esito del lavoro, considerando che ad ognuno è richiesto di dare ampiamente spazio alla propria creatività. Una particolare considerazione merita, su questo piano, la tromba di Fabrizio Bosso. La sua qualità di musicista è fuori discussione e segna in modo decisivo la sua caratteristica versatilità che lo spinge ad elaborare ed a proporre linguaggi stilisticamente molto diversi. In questo progetto monkiano la sua tromba, lontana anni luce dal modo in cui potrebbe lavorare un ottone in un idealtipico combo gestito da Monk, ha un approccio che potrebbe essere definito come un vero e proprio "polimorfismo musicale". Al suo caratteristico suono dal timbro chiaro e nitido, dalla voce adamantina ma che gli permette di proporre – volendo utilizzare degli abusati stereotipi – con indifferente valore (eccelso) tanto un lirismo tipicamente cool quanto un virtuosismo da bopper, Bosso unisce un umorismo frizzante, talvolta canzonatorio (si pensi al modo in cui viene puntellato il tema di Tea for two, unico pezzo non monkiano del disco), esplosioni da jungle ellingtoniana ed effetti da musica elettronica (pensate all'incipit di Ask me now o al vigoroso solo su Straight no chaser). Ma il grande spessore di Bosso non finisce per mettere in ombra la sezione ritmica del trio che lavora, come detto, con affiatamento e fantasia. Ascoltate per questo Rhythm-a-ning o la bellissima rivisitazione di Bemsha Swing, dove il duetto iniziale Tucci-Ciancaglini – con il basso suonato con l'arco e una batteria "rumorofona" a sostegno – assume i tratti stilistici del linguaggio free fino all'avvio dell'ostinato che fa partire il pezzo su binari più regolari e permette a Bosso di entrare sicuro e deciso come è del resto sua consuetudine.

Per quanto possa apparire sorprendente l'opera riesce, pur in un quadro decisamente originale, a restituire, in un certo senso, lo "spirito cubista" monkiano. In particolare il modo in cui sono stati ripensati i temi va, a parere di chi scrive, in questa precisa direzione. Il tema sezionato e rallentato di Evidence, quello scomposto, interrotto, ancora rallentato e poi ripreso di Nutty costituiscono esempi luminosi di come si possa radicalizzare anche una scelta interpretativa senza perdere il significato e, appunto, lo "spirito" di un autore o di un'opera. Anche l'andamento ripetitivo del tema di Friday the 13th su cui Bosso sovraincide la sua tromba fino a creare un effetto da "sezione di ottoni" è un'operazione felice che, ancora, conferma la validità innanzitutto della questione più problematica: la scelta interpretativa. Un lavoro autentico, degno di un'attenta considerazione e uscito fuori – ad ascoltarlo – con estrema semplicità, nonostante l'operazione, nella sua stessa progettazione, fosse tutt'altro che semplice.
Alessandro Giamatti Fubini per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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