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Il batterista del periodo elettrico di Miles Davis, elemento portante della ritmica delle bands di Horace Silver, George Duke, Peter Gabriel, dei Grateful Dead, della Mahavishnu Orchestra, colui che lasciò sorpresi pubblicando "Spectrum", ancora una volta marca del suo sigillo l'album con uno stile inconfondibile, quasi con una volontà di controllo assoluto d'ogni segno espressivo che col jazz abbia a che fare, secondo quella passione travolgente che lo ha sempre spinto ad esplorare ogni possibile meandro del linguaggio musicale.
A sessant'anni non smette di stupire il vulcanico ed eclettico drummer: passato per le quiete eleganze del "Caravaggio"di Massimo Colombo, eccolo di nuovo a proporre sonorità muscolari, brillanti e decise nei controtempi come nei giochi di rullante / piatti… Energico e divertente è l'incontro con tanti musicisti, non dimenticati protagonisti della scena internazionale di qualche anno fa: Brian Auger, Buddy Miles, Airto Moreira, Jan Hammer; e poi John Patitucci e i quattro Nicolosi (Pino, Rossana, Dora, Lino), gli incisivi Pepe Ragonese alla tromba e Marco Fadda alle percussioni, l'avventuroso chitarrista Frank Gambale, Tutto ciò sarebbe già più che sufficiente a giustificare l'ascolto di "Drum 'n' Voice 2" . Che si oscilli tra funky, hardbop, smooth, fusion, blues, jazz rock, world music o che si intraprendano direzioni caraibiche o sudamericane poco importa: il passo armonico emoziona, scuote e percuote nella fisicità del sound, nelle pulsanti esecuzioni degli artisti; da segnalare, in tal senso, il duttile affiatamento drum ‘n' bass tra Cobham e Berlin / Patitucci / Rossana Nicolosi, l'armoniosa tessitura delle tastiere di Pino Nicolosi, il tribalismo che ognuno può riconoscere nella percussività di Moreira, l'impeccabilità degli interventi di Michele Carrabba al sax tenore. Rispetto al primo volume l'effetto d'assieme è quello di scelte meno pop, nell'intenzione di coniugare le tinte naturali dell'acustico con le più attuali sonorità elettroniche; gli arrangiamenti risultano più espressivi e consoni alla formidabile carica energetica che pervade l'album. Coerente e indicativo in tal senso quanto Cobham ha dichiarato in una recente intervista a Suono: "È stato tutto molto stimolante anche se il progetto s'è rivelato più complesso
del precedente Drum'n'Voice - che aveva un sapore più vicino al pop. Qui è il groove
del jazz a guidare le emozioni audiofile di chi ascolta." Le evoluzioni strumentali, mai spinte all'eccesso, rendono gradevole l'ascolto di un mood tutt'altro che complesso, variegato dall'intuito sapientemente spericolato nell'aspetto compositivo (8 brani sono opera dei Nicolosi): una musica positiva, potremmo dire, divertente sì ma non per questo da sottovalutare artisticamente. Talvolta può anche capitare che il piacere di far musica "in libertà" coincida con la qualità dell'ispirazione… Ci si può allora augurare che a presto si abbia l'opportunità di ascoltare
questo supergruppo dal vivo e che, magari, la Nicolosi Productions voglia
renderne testimonianza con un auspicabile cd live!
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