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Prodotto da Arild Andersen
Etichetta: ECM (www.ecmrecords.com)
Registrato e missato in luoghi diversi dal 2002 al 2003
Foto di copertina: Giorgios Vavilousakis
Grafica: Sascha Kleis
Codice: ECM 1908

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Arild Andersen Group
Electra


1. Birth Of The Universe - 0,16
2. Mourn - 5,18
3. The Big Lie - 6,26
4. Chorus I - 4,03
5. Electra Song Intro - 1,35
6. Electra Song - 5,01
7. Electra Song Outro - 2,01
8. Chorus II - 2,43
9. 7th Background - 11,01
10. One Note - 0,10
11. Whispers – 3,22
12. Divine Command – 2,24
13. Clytaemnestras Entrance – 3,24
14. Loud Sound – 0,21
15. Chorus III – 4,12
16. Opening – 9,32
17. Chorus IV – 2,24
18. Big Bang – 0,32

Arve Henriksen - tromba
Eivind Aarset - chitarre
Paolo Vinaccia - batteria e percussioni
Patrice Héral - batteria, percussioni, voce
Nils Petter Molvær - drum programming
Savina Yannatou - voce
Chrysanthi Douzi - voce
Elly-marina Casdas - cori
Fotini-niki Grammenou - cori
Arild Andersen - contrabbasso e drum programming



7 note per una tragedia
C
hiedersi a cosa possa servire la tragedia, intesa come espressione artistica e non solo quale tra le forme più antiche di teatro, significa interrogarsi sul significato stesso dell'arte. Ed è una di quelle domande che, forse, sarebbe meglio non porsi mai. Perché non c'è una risposta. Anzi, le risposte vi sono, ma nessuna è in grado, da sola, di offrire una reale visone d'insieme della realtà. Già, questa realtà che, scomposta in molteplici frammenti, si presenta a noi in forme e significati diversi. Del resto, la stessa parola tragedia non ha un significato univoco. Interessante, però, è la definizione che ne da Aristotele. Ovvero: rappresentazione di un'azione nel suo stesso divenire. Tragedia, quindi, come qualcosa di diverso dalla narrazione, che è rappresentazione di ciò che è già avvenuto. Tragedia, allora, come rappresentazione di ciò che è, di ciò che avviene contestualmente alla realtà dello spettatore, seppure su un piano diverso. Questo discorso può anche essere traslato sul piano della musica. La musica che ascoltiamo, sia che si tratti di una registrazione sia nel caso di un'esecuzione dal vivo, non è un qualcosa che trova espressione in una dimensione temporale contestuale alla nostra di ascoltatori? Eppure, la realtà dell'interprete/attore è, comunque, diversa da quella dell'ascoltatore/spettatore.

Ma veniamo ad Electra. A distanza di molti secoli dal 420 A.C., anno in cui si dice sia andata in scena la prima volta, la tragedia di Sofocle (omonima e successiva a quella di Euripide Nda) essa torna in scena, ma in una dimensione musicale. Più precisamente, avviene nel 2004, in occasione delle Olimpiadi. A commissionare l'opera ad Arild Andersen, l'originalissimo contrabbassista norvegese, è lo Spring Theatre di Atene, diretto da Yannis Margaritis. E, poco dopo, viene pubblicato anche questo disco, per l'etichetta ECM. Ma qui la matrice jazzistica nord europea, pur essendo presente, non assume un ruolo dominante. Le influenze maggiori appaiono essere, invece, quelle provenienti dalle tradizioni del mediterraneo. Esiste, infatti un profondo legame tra Arild Andersen e la Grecia, e sin dagli anni '90.

Electra è, pertanto, un disco un leggermente atipico nell'ambito del catalogo ECM. Infatti, uno dei pochissimi riferimenti musicali che vengono alla mente, in particolare nei brani intitolati "Chorus I,II,III e IV", è alla colonna sonora del film di Martin Scorsese: "L'ultima tentazione di Cristo", che era firmata da Peter Gabriel (l'album si chiama "Passion"). Più in generale, va sottolineato che a meritare attenzione è proprio la molteplicità delle direzioni musicali intraprese da Arild Andersen, qui anche autore di alcune sequenze ritmiche. Appare quasi che il celebre musicista norvegese abbia attinto dalla sua produzione solistica precedente, pur creando qualcosa di nuovo e originale. In questa fusione di acustica ed elettronica, emergono in modo significativo anche il lavoro del trombettista Arve Henriksen e le chitarre di Eivind Aarset. Da non trascurare, poi, l'interessante il binomio Patrice Heral e Paolo Vinaccia: unico artista italiano (ma da oltre 25 anni in Norvegia).

Una domanda non meno difficile di quella iniziale è questa: perché ascoltare Electra? La risposta non può che essere soggettiva: un aspetto che sarebbe doveroso sottolineare in tutte le recensioni. A mio avviso, quindi, non è possibile non confrontarsi, prima o poi, con il mito di Elettra, e con tutte le sue possibili interpretazioni e rivisitazioni, tra cui quella in chiave psicoanalitica da parte di Freud. In secondo luogo, perché ci troviamo di fronte ad un'espressione artistica che si muove sul duplice piano della letteratura e della musica e che rappresenta anche un ponte tra passato e futuro. Seppure, la percezione di essa, in quanto tragedia, può essere sempre e soltanto attuale. Un po' come la vita.
Massimiliano Cerreto per Jazzitalia



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Data ultima modifica: 11/02/2008

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