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Selma Hernandes
Encontros


1. Berimbau
2. Cajuina
3. Vo Alfredo
4. O xote das Meninas
5. Asa Branca
6. Folhas secas
7. A primera vista
8. Nitido e Obscuro
9. A Rita
10. Lamentos
11. Mama Africa
12. Samba da bencao
13. O Samba da minha terra

Selma Hernades - voce, pandeiro, tamborin, agogo e shake
Leopoldo Calabria - chitarra 7 corde
Andrea Agostini - clarinetto
Gianni Spoletini - sax baritono
Maurizio Picchiò - batteria e darabukka

Luciano Biondini - fisarmonica su concessione Egea
Rodolfo Littera suona su Berimbau e cuica
Francesco Petreni - batteria su "Vo Alfredo" e "Nitido e obscuro"



"Encontros" di Selma Hernandes, un viaggio tra tutti gli stili musicali del Brasile
di Marcello Migliosi

«La poesia spesso aiuta a capire la vita. La musica mi ha aiutato a capire la mia gente e capire me stessa». Selma Hernandes, cantante di Atibaia di San Paolo del Brasile, sceglie le parole…le dosa. Sa che ogni cosa che dirà potrà raccontare qualche cosa della sua Terra, qualche cosa che gli italiani non conoscono e non sanno. Ad Assisi, nel concerto di piazza del Comune, "Minha alma brasileira", ha ripercorso un po' tutti gli stili della musica "brasileira", dal "choro" dell'800 alle "influenze" del jazz di metà del '900, fino alle contaminazioni elettriche ed elettroniche dei nostri tempi: il movimento della Tropicalia.

Sono giorni felici per la cantante di Atibaia: è pronto il suo primo cd, che sarà in distribuzione non prima del prossimo autunno. Si chiama "Encontros" ed è stato registrato, tra gennaio e maggio di quest'anno, per l'etichetta "Enthropya", di Gabriele Ballabio. Un "sogno" discografico che si è maturato nel corso degli anni: concerto dopo concerto. «Il progetto è diventato davvero nostro – spiega Selma Hernandes - quando abbiamo capito che ogni concerto ci offriva l'occasione per raccontare l'anima brasiliana attraverso l'opera di grandi compositori, restituendole quella purezza che molti stereotipi hanno offuscato: il cd non poteva essere diverso». Gabriele Ballabio dell'Enthropya, sensibile a progetti originali ha colto lo spirito del lavoro e, aggiunge Selma, «lo ha trasformato in un progetto discografico che, con il contributo di musicisti e amici come Luciano Biondini, Francesco Petreni e Rodolfo Littera si è impreziosito ulteriormente». L'album, infatti, oltre al gruppo "storico" di Selma, Leopoldo Calabria (chitarra 7 corde), Andrea Agostini (clarinetto), Gianni Spletini (sax baritono) e Maurizio Picchiò (batteria e darabukka), si avvale anche di "quelle" preziose collaborazioni.

Il pezzo d'apertura dell'album è un afrosamba di Baden Powell e Vincius de Moraes: "Berimbau". Il brano si apre con un'introduzione di chitarra cui si sovrappone il clarinetto che serve da ispirazione ritmicomelodica per la voce di Selma, scambi scambi col clarinetto di Agostini che, nel finale, si concede un virtuosismo di rara raffinatezza. "Cajuina", di Caetano Veloso, è uno "xote" morbido, ma ballabile. Un po' come erano tutti i ritmi derivati dal "forrò". E' la volta, poi, di un vivacissimo "Vo Alfredo", di Guinga e Aldir Blanc, dove la Hernandes dà prova di una "mobilità" vocale che si incardina sulla ritmica, quasi ossessiva, della chitarra di Leopoldo Calabria.

Non si può immaginare la dolcezza del suono della fisarmonica, di Luciano Biondini, con un registro "musette", che apre "O xote das meninas", di Luiz Gonzaga e Ze Dantas. «Il mandacarù che fiorisce nella siccità annuncia l'arrivo della pioggia nel ‘sertao'…»! E il canto di Selma si fa quasi di preghiera: il canto dell'entroterra del "Nordeste" del Brasile. «Quel Nordeste del Brasile – ha ricordato Selmadove la grande povertà spinge le persone a guardarsi di più dentro se stesse. Dove le difficoltà di ogni giorno, spesso si trasformano in poesia e musica». E per dirla come la poetessa, Vera Lucia de Oliveira, che ha scritto la prefazione dell'album di Selma Hernandes: «Del Brasile si dice sia la terra della felicità, della musica, dei colori. Questa immagine stereotipata non fa giustizia alla complessità della cultura brasiliana, che è il risultato di un interscambio intenso di almeno tre culture diverse: quella amerindiana, quella europea e quella africana». Il brano si fonde, quasi senza soluzione di continuità, nel successivo "Asa Branca" di Gonzaga e Teixeira.

Selma ha cantato Folhas secas di Cavaquinho raccontando che la samba si tramanda di maestro in allievo e ogni maestro sa che, quando sarà "una foglia secca", gli resterà comunque il grande orgoglio di poter insegnare la samba a chi è più giovane di lui. "Quando nao tinha nada…quando non avevo niente…ho desiderato…", Selma in "A primiera vista", di Chico César – aperta da un clarinetto che si muove per triadi e per pentatoniche -, racconta la storia dolorosa delle brasiliane: bimbe per troppo poco e donne troppo presto.

Velocissimo, quasi impossibile da suonare e cantare, "Nitido e oscuro", il baiao di Guinga e Aldir Blanc, ispirato ai "modinha" del passato, con Petreni alla batteria. Nel brano di Guinga viene fuori tutta la padronanza vocale di Selma che si muove all'unisono con chitarra e sassofono.

Samba, samba puro, l'ottavo brano, firmato da Chico Buarque de Hollanda, "A Rita", che narra della vendetta di una donna ferita in amore. Qui l'impatto sonoro del gruppo si fa davvero fondamentale. La voce è uno strumento in mezzo agli altri strumenti: con gli anticipi e gli accenti tipici del samba. «Una leggenda – spiega Selmanarra che due persone, due uomini, stessero litigando tra loro. Uno cercava di ferire l'altro e da questo 'battibecco ritmico' è nato il samba».

Ancora un salto nel passato con Lamentos, un "choro" di Pixinguinha e Vinicius de Moraes. Un ottimo sax tenore, quello di Gianni Spoletini – decisamente in crescita –, apre il brano su cui Selma incardina la sua voce che, manco a dirlo, diventa subito ritmica nonostante la lunghezza della linea melodica iniziale. "Mama Africa", un sambareggae, scritto da Chico Cesar, con sfumature addirittura "swingeggianti". Gustoso, anche se si sarebbe apprezzata una maggior dinamica della sezione ritmica: l'assenza del basso si fa, in ogni caso, sentire.

Un inno alla Madre terra degli schiavi, di quel popolo che, dal 1500, fu strappato dalle proprie radici. «Un vero samba è una forma di preghiera. Perché il samba è tristezza che oscilla e la tristezza porta sempre la speranza…», sono le prime liriche de "Samba de Bençao", dei "soliti" Baden Powell e Vinicius de Moraes che si fonde con "O samba da minha terra", di Dorival Caymmi. Se prima c'è stato l'inno all'Africa, nei due brani che, insieme, chiudono l'album c'è tutto il senso di "Encontros": sono la summa felice del valore dell'intero album…«Sicuramente il tempo cambierà tante cose, ma non potrà cancellare tutti gli speciali "Encontros" musicali, culturali e personali presenti in questa avventura». Sono le parole, umili e silenziose, con le quali Selma chiude il "libretto" che accompagna la sua prima fatica discografica.







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Data pubblicazione: 22/10/2005

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