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Enten Eller
Euclide

1) Cruna (M. Barbiero) * 7:19
2) Funkhit (M. Brunod) 5:49
3) Il furgone giallo (Barbiero, Brunod) 2:55
4) Isengard part A (M. Barbiero, M.Brunod) 3:37
5) Isengard part B (M. Barbiero, M.Brunod) 5:00
6) Alcide's mood (A. Mandarini) 8:14
7) Briseide (Barbiero, Brunod, Mandarini, Maier, Succi,Rossi) 5:38
8) Marcia lenta (M. Brunod) 5:30
9) Momis dance (G. Maier) 7:05
10) Ifigenia (Barbiero, Brunod) 1:48
11) Porte basse (M. Barbiero) * 0:36

Alberto Mandarini:
Trumpet e flugelhorn
Maurizio Brunod:
electric, acustic guitars e loop
Giovanni Maier:
Double Bass
Massimo Barbiero:
Drums, kalimba e percussion
Achille Succi:
alto sax & bass clarinet
Lauro Rossi:
trombone

Recording, 2,luglio,2003 Ivrea To.
(* music arranged: Mandarini)
Cover: Antonio Muroni "Articolo 18".
Photo: Maurizio Maurizio Gjivovich.
Massimo Barbiero plays UFIP Cymbals & Tamburo drums.

 

"Euclide", teorema della maturità

Quasi vent'anni per costruire un teorema, naturalmente euclideo. Per dar vita ad un'architettura complessa ed estremamente affascinante, per creare un tempio nel quale i suoni sappiano fondersi in maniera ormai pressoché perfetta. Questo è oggi "Enten Eller", progetto musicale ideato attorno al 1984 dal percussionista Massimo Barbiero. Per questo nuovo lavoro, con il quale si ribadisce una condizione di indiscussa maturità, l'ensemble, inizialmente composto da quattro elementi, si è trasformato in sestetto, facendo tesoro dell'esperienza recentemente maturata in diverse esibizioni dal vivo. Per la precisione si tratta dell'ottavo disco pubblicato da "Enten Eller" (il primo risale all' '87): il meccanismo è ormai ampiamente collaudato e, sotto la regia sapiente di Barbiero, il gioco ad incastri tra le varie parti e tra i diversi momenti e le diverse suggestioni offerte, risulta davvero molto coinvolgente.

Se i punti di riferimento, saldamente mantenuti, rimangono Ornette Coleman e l'Art Enseble of Chicago (ma non si possono tacere evidenti echi di Cecil Taylor, di Miles Davis e di Antony Braxton...), non viene assolutamente rinnegata la fondamentale vocazione sperimentale post-free che da sempre caratterizza l'intero progetto. In un viaggio autenticamente emozionante della durata di circa cinquanta minuti, le digressioni e gli incisi sono davvero tanti: come si dice in casi del genere, "non manca la carne al fuoco".

In un percorso dominato dalle composizioni di Barbiero e di Brunod, ma che sa regalare anche due splendidi brani scritti, uno a testa, da Alberto Mandarini e da Giovanni Maier, si parte subito con
Cruna, un pezzo corale, suggestivo, che sa evocare perfettamente atmosfere mediterranee, introdotto splendidamente dal contrabbasso di Maier, al quale si sovrappone ben presto la tromba inconfondibile di Mandarini. Ma non manca certo lo spazio per il sax di Achille Succi, uno dei "nuovi acquisti" dell'ensemble, al quale era assegnato il compito, assolto perfettamente, di non far rimpiangere Tim Berne, presente nei precedenti lavori. Il nostro cammino si dipana adesso tra le sonorità esaltanti e vitali, di matrice rock, di Funkhit, nel quale l'autore non si priva del piacere di deliziarci con l'uso sapiente ed equilibrato della sua chitarra elettrica. La terza tappa è rappresentata dall'atmosfera eterea, solare, quasi mistica, creata dal delicato tocco percussivo di Barbiero ne Il furgone giallo, nel quale si rivela determinante anche l'apporto di Brunod.

Isengard, un capitolo diviso in due paragrafi che sanno combaciare e completarsi a vicenda, sa esaltare il contributo, peraltro costante e prezioso in tutto il disco, del trombone di Lauro Rossi prima, e della bravura di Mandarini poi, libero di correre negli immensi spazi dell'improvvisazione, inseguito, nella parte finale, dal sassofono alto di Succi. Con Alcide's mood entriamo, come per incanto, in un clima da jazz d'altri tempi, con il clarinetto basso che concorre a ricreare un'atmosfera crepuscolare di particolare fascino; il brano cresce e si sviluppa sul walkin preciso e affidabile di Maier (autore anche di un pregevole assolo), per concludersi con un primissimo piano dedicato al drumming di Barbiero.

Ed eccoci giunti a quello che potremmo definire il momento culminante del nostro percorso; eccoci finalmente al vero e proprio fulcro, ma forse sarebbe più appropriato parlare di baricentro, dell'intera opera.
Briseide rappresenta il momento di maggior coralità e più intensa spinta sperimentale: tutti i musicisti hanno contribuito alla scrittura di questo brano e tutti hanno saputo dare il proprio personale contributo nell'esecuzione, dando vita ad un piccolo mosaico nel quale le tessere sono tutte rigorosamente al proprio posto, autentico paradigma rivelatore di tutta l'architettura del progetto e del viaggio offertoci da "Enten Eller".

Ci avvicianiamo lentamente alla meta finale, e lo facciamo rallentando un poco il passo: è giunto il momento di concedersi una pausa riflessiva.
Marcia lenta ce ne offre una splendida occasione: il gioco di rimandi tra tromba e sassofono in essa contenuto, non può che guidarci con sicurezza in questa nostra introspezione. La conclusione (sempre provvisoria, ben inteso) del nostro percorso non poteva non offrirci un altro momento di intenso sperimentalismo: Momis dance non manca di stupirci con la sua forza e con la sua energia. Nel brano, composto da Maier, la chitarra di Brunod, ancora una volta, sa prenderci saldamente per mano per condurci dove da soli mai avremmo osato avventurarci: non lasciatevi spaventare dai brividi, in casi del genere, anzi... Gli ultimi passi verso l'approdo a questo nuovo traguardo del lungo viaggio di "Enten Eller" sono caratterizzati da due brevi momenti di vitalità pura e dal divertimento: Ifigenia e, ancor di più, Porte basse ci ricordano l'importanza dell'ironia e dell'autoironia, del saper prendere talvolta le distanze da noi stessi e da ciò che ci circonda.

Abbiamo percorso un'altra, stupenda, tappa del cammino iniziato, quasi vent'anni or sono, al fianco di Massimo Barbiero e dei suoi (nostri) fidatissimi compagni di cordata... non ci resta che attendere, speriamo presto, una nuova partenza.
Andrea Fogarollo
 






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Data pubblicazione: 23/05/2004

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