Jazzitalia - Giorgio Cuscito: Exotica
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Nuccia 2008
Giorgio Cuscito
Exotica


1. Quiet Village (Les Baxter)
2. Portrait of the $ (G. Cuscito)
3. Love Me Tender (W.W.Fosdick, George R.Poulton)
4. New Rumba (Ahmad Jamal)
5. Taboo (Margarita Lecuona)
6. I Only Have Eyes for You (Al Dubin, Harry Warren)
7. Cat Race (G. Cuscito)
8. Witchcraft (Caroyn Leigh, Cy Coleman)

Giorgio Cuscito - piano, vibes
Guido Giacomini - bass
Alfredo 'alfa' Romeo - drums
Carlo Colombo - bongos & congas
Angelo Berardi - violin
Mieko Matsushita - ukulele




Exotica, già. Per chi non conosca Giorgio Cuscito un titolo rischioso, magari equivoco.

Diamone subito i punti di riferimento: l'afro-cubano, Les Baxter, Ahmad Jamal, il Caribe di Dizzy Gillespie ma anche di Duke Ellington e Lionel Hampton, rievocati con ironia forse talora "lounge", piuttosto esuberante nella volontà di fondere direzioni hollywoodiane, centro / sudamericane e polinesiane con tessiture armoniche tipicamente jazzistiche, swinganti in libertà.



I
n un panorama musicale fatto di contrasti, anche vistosi, l'accostamento potrebbe sembrare una forzatura, in realtà non è così. I casi di musicisti per così dire "ambivalenti" non sono certo una rarità; sicuramente sono un segnale di cambiamento non solo nell'approccio strumentale ma anche nel modo di concepire la comunicazione con il pubblico attraverso sonorità che offrono molte possibilità di percezione.

Ciò non sorprende affatto se si va ad osservare con chi il polistrumentista romano ha collaborato; fra gli altri: Luigi Toth, "Red" Pellini, Tom Baker, Marcello Rosa, Dino Piana, Tony Scott, Gianni Sanjust, Peter Van Wood, Renzo Arbore, Fred Buongusto, Paolo Damiani.

L'intuizione, dietro un'apparente meccanicità, la vitalità quasi fisica del sound e la ricerca "non complessa" portano Giorgio Cuscito ad un'esposizione a largo raggio, vera e possibile, evocata con rappresentazioni acustiche espressive non contraddittorie, ove ognuno senta di essere capace di capire dove finisca la tecnica ed inizi l'emozione.

La versatilità di Cuscito coincide con uno spirito di ricerca, di avventura quasi, fra le atmosfere mainstream di musicisti intelligenti ed innovativi quali quelli citati, secondo una scelta esecutiva intensa e sensibile, raffinata e suggestiva, grazie anche ad una band di assoluto valore.

In tal senso è importante sottolineare l'uso tutt'altro che folkloristico dell'ukulele di Mieko Matsushita, chiara indicazione sull'inventio del progetto stesso. Brani come "Cat Race" e "New Rumba" offrono un modello di vivace gradevolezza in cui il pianismo di Cuscito ha modo di esaltare la propria vis cromatica grazie al supporto ritmico di Romeo alla batteria e Colombo alle congas; allo stesso modo le elaborazioni formali di Berardi al violino forniscono una convincente tessitura all'intenzione evocativa di "Quiet Village", così come Giacobini ha modo di rendere dinamico e fluido l'andamento bop delle improvvisazioni in "Taboo", una delle tracks maggiormente coinvolgenti dell'album.

La specificità timbrica dell'album risulta fortemente comunicativa, estroversa, virtuosa e densa di risorse trasparenti e solari, evitando manifestazioni di imponenza e rifuggendo l'esibizionismo nell' attraversare i territori della rivisitazione con buon gusto ed originalità.

Esotico? Certamente, ma sempre secondo un gran senso del divertissement, una coerenza stilistica ed una riconoscibilità non facile da incontrare.

Fabrizio Ciccarelli per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 10/01/2010

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