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Sono le melodie ancestrali, recuperate attraverso una sensibile ed attenta ricerca dal repertorio tradizionale popolare, a coinvolgere emotivamente l'ascoltatore di Flamenco romano, secondo disco a nome della vocalista Giuppi Paone, in questo percorso quasi interamente accompagnata in duo da un virtuoso della chitarra flamenco, Gabriel de Torres Sanahuja.Dei dieci pezzi in sequenza, il primo, Like a lover, introduce nel mondo delle sonorità jazz, ma si rivela solo un pretesto per mostrare come la Paone, con il suo vocalese di notevole precisione e vivacità, si avvalga nel suo modo di cantare più dei suoni in quanto tali che non già di note e melodie. Il tutto viene pure poggiato sull'accompagnamento essenziale della sola chitarra elettrica, che esalta in modo brillante le sfumature della fresca voce.Dal secondo brano, A la renella, con l'arrangiamento etno dell'introduzione percussiva si entra invece nel vivo del progetto discografico, e questa volta è l'acustica ad accompagnare la voce, le cui inflessioni evocano suoni e sensazioni persi nella memoria musicale della tradizione. Il solo è rimesso alle timbriche flamenco della chitarra, e nonostante l'elevato livello tecnico, Gabriel Torres non si perde dietro virtuosismi stucchevoli ed ostentati, proponendo il proprio tocco pressoché impeccabile con garbo e maestria espressiva.Di nuovo jazz per Lamento dei carcerati in chiave blues, quasi a fondere, nel comune denominatore delle catene, il dolore di matrice nero-africana con quello più caratteristico della canzone dialettale romanesca: lo "stornello", genere d'espressione che, con le sue rime cantilenanti (fior de mortella, fior d'amaranto, fior de' limone, fior d'ogni fiore), presente in ogni manifestazione della vita popolare, oltre a cantare l'amore, restava anche l'unico disperato mezzo di comunicazione tra i carcerati e le rispettive donne. Un'interessante operazione, un po' pretenziosa e tuttavia dal risultato di notevole presa emotiva. E gli assoli riflessivi di contrabbasso e chitarra si prestano abilmente a contribuire alla giusta atmosfera.Intro al contrabbasso con archetto per Fatevi all'uscio, una speranza che è più una preghiera, un dialogo contrappuntistico dove, in un gioco delle parti, l'aggraziata modulazione vocale rappresenta la leggiadría dell'irraggiungibile dama mentre il tono grave del contrabbasso rende la ruvidezza del disperato ortolano innamorato.Nel medley A tocchi a tocchi/La siminzina, di nuovo un abile sincretismo tra tradizione e spunti jazz, specie sulle spazzole dell'andatura sincopata della sezione ritmica. E su questo stesso contesto ritmico si innesta anche l'omaggio alla musica popolare siciliana, con la rilettura di una delle ninna-nanne più note e tramandate, che in questa versione, rinunciando alla filastrocca da nenia dell'originale, ne mantiene tuttavia la natura ipnotica, per dare vita con il suo tempo ternario ad una sorta di danza popolare jazzata, molto trascinante.Inizio spagnoleggiante per Bella, quanno te fece mamma tua, teso a fondere questa volta la tradizione musicale di Italia e Spagna, due paesi d'indole passionale come il carattere dell'interpretazione della vocalist romana. In un terreno certamente più naturale per il musicista iberico, l'approccio spanish al brano e l'ambientazione sonora che ne consegue consentono di mettere più puntualmente in risalto, sulle sei corde di nylon, un virtuosismo adesso più pronunciato.Si torna alla rilettura jazz di uno dei brani più noti della canzone sanremese, L'edera, ma qui, al di là del testo e della melodia, è lo stile vocale della Paone a darne una fresca versione, così come nella successiva Nina, si voi dormite, forse una delle canzoni romanesche più celebri, una serenata la cui delicatezza viene mantenuta ed esaltata dalla sensibile voce della Paone, arricchita dalle corde dell'ottimo Gabriel.Un lavoro legato quindi a
filo doppio con jazz e tradizione popolare, godibile per recupero e ricerca agli
appassionati del genere, ma molto interessante anche per tutti i jazzofili in
quanto a sonorità e vocalità.
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