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Il vibrafono che si interseca nelle trame tessute dal pianoforte. Una ritmica che libera un beat acceso, caldo. Il "piedino" che all'ascolto si muove, dopo il primo brano. Poi le mani vogliono seguire il ritmo. Poi il corpo che vorrebbe danzare sulle note cesellate dai quattro del Modern Art Quartet capitanati da Claudio Lo Cascio. Lo swing è vivo ed i tredici brani di questo lavoro live di Lo Cascio lo testimoniano a chiare lettere. Il Modern Jazz Quartet di Lewis, Clarke, Heat e Jackson riprende corpo.
Un booklet spartano così come si faceva diversi anni orsono. Scevro da foto, da chincaglierie debordanti ed assordanti. Una menzione fugace sul curriculum del leader,la track list ed una nota di John Lewis che, tra le altre, dice: "ho sentito del jazz in tutto il mondo…ma era pur sempre e solo una ripetizione di un'esperienza americana. Qui, invece, per la prima volta nella mia vita ho trovato del jazz basato su di un'esperienza locale ed originale, risuonante delle melodie tradizionali e con caratteri ereditari del posto". E sì, Claudio Lo Cascio, classe 1934 già dal 1975 fonde il folklore con le strutture jazz. E lo fa con una disarmante dimestichezza e con polso fermo. Senza imbastardire né l'uno e né l'altro suono. Senza violentare la tradizione. Forever (We remember you) è un'opera che genera emozioni. E ciò sia nei brani di Lo Cascio che in quelli del leggendario Lewis. La sezione ritmica composta da Lelio Giannetto al contrabbasso e Gianni Cavallario alla batteria alimenta le incursioni ritmico-armoniche di Lo Cascio ed i colori lineari, sempre leggibili e godibili di Enzo Randisi al vibrafono. I commenti improvvisativi guardano sempre all'atmosfera e non agli stacchi in un unico flusso che sembra privo di variazioni, ma che cambia senza sosta. La velocità boppistica cresce ad ogni brano raggiungendo delle vette sonore di contagiosa tensione espressiva in brani come We remember you o Get Off My Bach (di George Sharing). Ambienti blue, romantici ed avvolgenti si ascoltano in Venice e in Olive Leaves che si asciuga in una coerenza descrittiva di particolare sobrietà. Non v'è alcuna caduta di tensione. Sentimento e professionalità sono all'unisono e l'apparato espressivo è mantenuto nel lirismo più profondo. La robusta architettura ritmica,immune da leziosità stilistiche, crea un figure poliritmiche senza tempo. Un affresco sonoro che si muove nei meandri del jazz.
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