| |
Prendere degli standard strasuonati e staccare per suonarli uno dietro l'altro come in un live per farne, invece, un album, è molto ambizioso. E' ambizioso perchè non si può pensare di "reinventarli" per proporrre originalità, non si può pensare di ripeterli perchè queste incisioni vanno fatte
di getto, d'istinto, non si può pensare quindi di essere perfetti dato che l'estemporanea idea dell'uno non può sempre coincidere con quella dell'altro. Ma la sfida è proprio questa, mettersi dinanzi a tali rischi è possbile se si ha una purezza artistica interiore perchè anche se si è consapevoli della imperfezione sempre in agguato, si cerca l'intesa massima possibile consci
comunque della fattibilità. In "Four for Jazz" è proprio questo che va rimarcato: la ricerca di un'intesa trovata laddove magari non ce la si aspettava, con un cambio di tempo, con una progressione ottimale per il solista, con una particolare figurazione ritmica.
L'album va quindi apprezzato (e molto) per il modo diretto e immediato con cui sono affrontati tutti i brani, senza fronzoli, senza orpelli, tema-improvvisazioni-tema-chiusura.
Bosso si esprime ai suoi "soliti" livelli, impeccabile, è tra i migliori.
Moriconi macina walking su walking favorendo una fluidità colta in modo formidabile dal
Manzi nazionale. Una gran duo. De Paula mostra un comping di alto livello, lievemente in "difficoltà" sui 300 di metronomo di Autumn Leaves
o What is this thing called love. Mentre sprigiona classe e liricità in brani come My Foolish Heart o Have You Met Miss Jones? eseguita in bossa. E' però
Bosso che predomina dato che oltre ai pregevoli soli espone anche tutti i temi.
Marco Losavio per Jazzitalia
Invia un commento
| |