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C'è un punto di confine tra la musica colta e quella di facile ascolto, tra la musica per intenditori e quella che si rivolge ad un pubblico più ampio: questo disco si pone a cavallo di tale frontiera, attingendo di volta in volta da elementi dell'uno e dell'altro versante. Si tratta di Funk That Jazz, secondo lavoro solista del chitarrista partenopeo Mimmo Langella. Dal jazz al pop, dal funk alla musica tribale, diversi generi sono fusi insieme, amalgamati, in otto brani accomunati tutti dalla stessa matrice: il ritmo, il groove.
Il disco inizia con Follow Me e fin dalle prime note emerge il suono secco, dal gusto retrò, che caratterizza l'intero lavoro. Gli effetti di ambiente qui sono banditi ed il disco ci restituisce un suono chiaro, intelligibile e naturale. All'inizio la chitarra di Langella s'intreccia con lo scat ipnotico di Imparato per poi prodursi in un solo che mostra un linguaggio articolato ed un fraseggio fluido. E' la volta di Scò e le sue sfumature lounge; l'atmosfera è rilassante e viene voglia di sorseggiare un long drink mentre la chitarra disegna linee jazzy impregnate di blues. Il suono è grosso, tinto di una leggera saturazione e si fa più sporco all'aumentare della dinamica, mettendo in risalto tutte le nuances espressive proprie dello stile di Mimmo. In Up Two il ritmo si fa più serrato e carico di tensione anche grazie alle linee sghembe del tema suonato all'unisono dalle chitarre di Langella ed Henderson. Il chitarrista partenopeo sfoggia il suo fraseggio che concilia elementi idiomatici legati alla tradizione ad uno stile personale e poco convenzionale. Il solo si fa sempre più incalzante e frenetico mentre punteggiature out creano elementi d'interesse che espandono il contesto armonico. Il suo collega d'oltreoceano con suono sporco ed aggressivo dipinge atmosfere di volta in volta diverse ora colorando le note con la leva del vibrato a la Jeff Beck, ora variando il senso armonico con l'uso di scale ed arpeggi sempre differenti, oppure soffermandosi a scandire il groove funky insieme a Mimmo. In The Gig_Una Razza fa il suo ingresso Marcello Coleman: si tratta di uno dei pezzi più belli e riusciti dell'album. La sezione ritmica segna il ritmo funky shuffle mentre la chitarra filtrata dal wah suona il tema strumentale. Molto bello il testo per la ricchezza d'immagini poetiche ed il messaggio di uguaglianza. La voce registrata in duplicato riempie l'ambiente stereofonico insieme ad interventi corali cantati dallo stesso Coleman, autore anche dei testi. The Harmony Of Soul è un bel blues minore strumentale. La chitarra di Langella raggiunge il momento lirico più alto riducendo il fraseggio all'essenziale, a poche note cariche di feel e ricche di energia. E' uno stile privo di ogni sovrastruttura, un ritorno alle radici, dove ogni singola nota vibrata, glissata o legata si tinge di un colore intenso e di un messaggio melodico forte. Il fraseggio di Henderson è variegato, sempre energico e carico di tensione, a tratti malinconico, in alcuni momenti rabbioso, in altri commovente. Da segnalare l'ottimo lavoro di Pasquale De Paola alla batteria che nell'esecuzione di un accompagnamento raffinato e discreto ci regala interessanti punteggiature di colore. Un groove ipnotico accompagna le note di In The Air, un pezzo dal sound accattivante e moderno. Ancora una volta bello il testo di Coleman, misto d'inglese e napoletano. Il pezzo è ben concepito, in un crescendo che vede la chitarra e la voce duettare sul ritmo ipnotico costruito da basso e batteria. Come On è un funk dal suono vintage a cui la voce di Coleman conferisce un'aria moderna e pop. La voglia di muoversi ed assecondare con il proprio corpo il ritmo del brano è forte già dalle prime battute, mentre l'orecchio rimane imbrigliato dalle note della chitarra di Mimmo che, senza strafare, mostra tutto il suo bagaglio di artista navigato. L'album si chiude con le atmosfere inquietanti di Jean Paul. Molto belli i cambi di ritmo tra il tema iniziale, la parte degli assoli ed il tema finale; la band dà dimostrazione di saperla lunga in fatto di groove. Il solo di Langella si avvale di un interessante uso del wah che non si limita a colorare, ma gli permette di fraseggiare e creare linee su una singola nota lunga, modulandone l'intenzione. Funk That Jazz è un album costituito da brani diversi, ognuno con il proprio marchio, ma che costituiscono delle parentesi di un discorso omogeneo che li tiene tutti legati da un filo rosso; Mimmo Langella si presenta qui come un artista maturo e consumato, che non ci propone il solito album di chitarra, ma fa del suo strumento un mezzo per valorizzare le proprie composizioni. La partecipazione di
Scott
Henderson conferisce sicuramente un valore aggiunto al disco, ma non
rappresenta altro che la ciliegina su di una torta di per sé già gustosa; il suono
essenziale e raffinato di questo disco lo renderà di certo sempre attuale anche
a distanza di tempo.
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