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Caligola Records, 2005
Foto: Luca D’Agostino

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Elena Camerin
Grazie dei Fiori?


1. L'edera
2. Io sono il vento
3. Anema e core
4. Vecchio frack
5. Guarda che luna
6. Resta cumme'
7. Nel blu dipinto di blu
8. Grazie dei fiori
9. Boccuccia di rosa
10. Arrivederci
11. Canzone da due soldi

Elena Camerin - voce
Nicola Fazzini - sax alto; sax soprano
Alfonso Santimone - pianoforte
Danilo Gallo - contrabbasso
U.t.gandhi - batteria


Un progetto non certo facile quello di cercare di rendere vive e palpitanti le canzoni delle nostre nonne, di quell'Italia che ancora cercava se stessa – come un po' tutti i Paesi del resto – dopo la spaventosa catastrofe, determinata dalla seconda guerra mondiale.

Elena Camerin, accompagnata da un ben amalgamato quartetto, ci ha provato e ne è uscito un disco da ascoltare più volte per apprezzarne l'atmosfera che si respira, gli arrangiamenti, il tipo di vocalità e gli assolo che danno un'interpretazione inaspettata a testi spesso infarciti di retorica o di melodramma che ci appaiono indubbiamente lontani. Le canzoni sono datate anni '50, nella maggior parte, e primi '60 e tra esse compaiono i successi dell'allora Regina della canzone italiana, Nilla Pizzi, trionfatrice dei primi festival di Sanremo – Grazie dei Fiori, L'edera – del Mimmo nazionale, Domenico Modugno, il primo ad imporsi oltreoceano e a far diventare una canzone italiana – Nel Blu Dipinto Di Blu – un vero e proprio standard, al punto da essere soprannominato "Mister Volare", dalla prima parola del ritornello della canzone, e del quale la Camerin esegue anche Vecchio Frack e Resta Cummè.

Nel CD trovano posto anche un brano dell'indimenticabile Fred Buscaglione, Guarda che Luna; un'accorata Arrivederci di Umberto Bindi, un successo di Arturo Testa, Io sono il Vento, una sua composizione, Boccuccia di Rosa, una canzone della tradizione napoletana, Anema e Core, e il pezzo finale Canzone da due Soldi, che ricorda come l'Italia abbia sempre avuto una tradizione canterina "sulla strada".

In parecchi pezzi, ci sono momenti di intersecazioni e commenti tra voce e strumenti, quasi una lotta impari tra il più debole e il più forte. In questi casi si avverte uno sforzo nell'emissione vocale che fatalmente ne penalizza le qualità. Assai più convincenti, risultano allora i due episodi in cui la cantante si fa affiancare da un solo strumento, "Resta cummè", un'interpretazione appassionata, accorata, commentata dal corposo contrabbasso di Danilo Gallo, con molta discrezione nei momenti cantati e con un sognante assolo tra una ripresa e l'altra del tema. Azzeccato anche l'effetto eco, quasi a sottolineare la paura dell'amato di essere abbandonato; "Arrivederci", che esordisce con una romantica introduzione del pianoforte di Alfonso Santimone mentre la Camerin,nel modo di declamare un testo desolatamente senza vie d'uscita, ci ricorda la Mina dei tempi migliori. Ci fa venire in mente invece quel modo fanciullesco e sorridente che ha a volte Tiziana Ghiglioni, quando canta "Vecchio Frack".

Molto lunga e interessante, perchè evita fino all'ultimo di far capire chiaramente di che canzone si tratta, l'introduzione strumentale – più di metà del tempo – di "Guarda che luna", caratterizzata da un incalzante lavoro di piatti e mallets di U.T.Gandhi, su cui si insinua il sax contralto di Nicola Fazzini, che opta per una esposizione eterea e delicata, interrotta bruscamente da una Camerin inaspettatamente sguaiata ed aggressiva.

Decisamente swingante la versione di "Nel blu dipinto di blu" e assai simpatico il finale, con il ritornello ripetuto in coro da tutti e 5.

La vita per un cantante jazz è difficile. C'è sempre il rischio di voler strafare, nella declamazione, o di gigioneggiare, quasi a compiacersi di quello che si è appena cantato, alla ricerca di uno stile personale e sopra tutto di un'espressività che trasmetta qualcosa a chi ascolta. Inoltre, rispetto agli altri musicisti, c'è una percentuale maggiore di variabilità, almeno nelle esecuzioni dal vivo, legata alla mancanza totale o all'abbassamento della voce, semplicemente per motivi di salute. Ma quando una vocalità riesce a raggiungere certe parti profonde, accade il miracolo e siamo felici e beati come all'inizio di un nuovo rapporto amoroso.
Giovanni Greto per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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